lunedì 30 giugno 2014

William Katz scrive "Anniversario di Sangue", thriller che prende dalla prima all’ultima pagina

William Katz scrive "Anniversario di Sangue", thriller che prende dalla prima all’ultima pagina
COMO - Anniversario di Sangue, libro di William Katz. Sperling Paperbach s.r.l., Super Best Seller, 290 pagine. Conosco già Katz come autore e, di lui, ho sempre apprezzato il modo asciutto e veloce di scrivere. Anche in questo romanzo non ha usato fronzoli o frasi fatte; la storia viene narrata con lucidità ed è ricca di colpi di scena. Un thriller che prende dalla prima all’ultima pagina, che spinge a leggere, a proseguire, confluendo da una situazione all’altra, come la teoria dei vasi comunicanti.
Bret e la moglie Sarah per il loro ventesimo anniversario di nozze, decidono di ripetere la cerimonia. Con loro gli amici di sempre Shel e Ramy, che si giureranno di nuovo eterno amore, così come fecero nelle loro prime nozze a quattro.
Sembrerebbe tutto così romantico, perfetto… invece Bret e Ramy hanno una relazione che i loro rispettivi coniugi scoprono, ma che preferiscono tacere, perché la speranza è l’ultima a morire. Ma c’è di più, Sarah scopre che l’adorabile marito non ha una sola relazione extra coniugale, ma bensì due! Non sa cosa pensare: da una parte c’è lui, la sua solidità e il suo amore, dall’altra quest’altro uomo che lei non conosce.
Eppure, è lui a volere fortemente le seconde nozze, ha organizzato tutto, anche il nuovo matrimonio dei loro amici, così come era avvenuto la prima volta… loro quattro ancora insieme e ripromettersi amore.
Bret e Ramy, intanto, stanno tramando per far sì che l’omicidio che hanno intenzione di perpetrare contro i loro coniugi, passi come un attentato terroristico. 
Tutto è fasullo in questo romanzo, non ci sono certezze, non ci sono lieti fine, per nessuno.
Ben costruito, ingegnoso, freddo, calcolato, una storia che regge.
Forse il finale è, rispetto a tutto il libro, un poco frettoloso, con una conclusione descritta sommariamente, ma di certo non rovina l’atmosfera respirata per tutte le pagine.

di Miriam Ballerini

Boss e immigrazione clandestina del commercio di morte, testimonianze in "Confessioni di un trafficante di uomini"

Boss e ’immigrazione clandestina del commercio di morte, testimonianze in "Confessioni di un trafficante di uomini"
MILANO - Mentre contiamo i morti e i cadaveri diventano sempre più fredde statistiche, dall'altra parte del Mediterraneo, o in luoghi lontani e al sicuro, i trafficanti di migranti contano i soldi. Cercano nuovi clienti. Studiano nuovi modi per forzare e violare la fortezza Europa che è sempre più chiusa. Un viaggio sulle rotte dei trafficanti e le loro parole raccolte per la prima volta in presa diretta permette di svelare le regole della più spietata agenzia di viaggi del mondo.
Capire è il primo passo per provare a fermare quello che sta accadendo.
Nel libro "Confessioni di un trafficante di uomini", di Andrea Di Nicola e Giampaolo Musumeci (Chiarelettere, collana Reverse, pagine 176).
“Dietro alle decine di migliaia di migranti che ogni anno arrivano in Europa c’è un’industria fatta di grandi professionisti del crimine, gente in doppiopetto, uomini d’affari il cui fatturato mondiale è secondo solo a quello della droga.”
Per la prima volta parlano gli uomini che controllano il traffico dei migranti. Un sistema criminale che gli autori di questo libro hanno potuto raccontare dopo aver percorso le principali vie dell’immigrazione clandestina, dall’Europa dell’Est fino ai paesi che si affacciano sul Mediterraneo. Ecco cosa si muove dietro la massa di disperati che riempiono le pagine dei giornali. Una montagna di soldi, un network flessibile e refrattario alle più sofisticate investigazioni. La testimonianza dei protagonisti conduce dentro un mondo parallelo che nessuno conosce. Ora finalmente possiamo vedere in presa diretta la più spietata agenzia di viaggi del pianeta.
Andrea Di Nicola insegna Criminologia all’Università di Trento. Da anni conduce ricerche sulle migrazioni clandestine organizzate e sulla tratta di persone a scopo di sfruttamento.
Giampaolo Musumeci, giornalista, fotografo e videoreporter, si occupa di conflitti, immigrazione e questioni africane per radio, tv e giornali italiani e internazionali.

Vinicio Capossela, con “Il Carnevale degli animali e altre bestied’amore”, alle Cave di Fantiano

GROTTAGLIE (TARANTO) - "... Chi sono, gli animali che compaiono nei nostri sogni, e perché vengono proprio a noi che abbiamo trascorso gli ultimi due secoli a sterminarli regolarmente, a un ritmo sempre più rapido, senza pietà, specie per specie, in ogni parte del mondo? Eppure con quanta incrollabile fiducia continuano a entrare nella nostra anima del sogno, nelle nostre fantasie infantili, nel nostro immaginario artistico."
 James Hillman "Animali del sogno"
Nella magnifica cornice del teatro naturale delle Cave di Fantiano di Grottaglie (TA), il 3 luglio 2014 Vinicio Capossela presenterà il suo spettacolo “Il Carnevale degli animali e altre bestie d’amore”.
Quello di Capossela, sarà il primo dei 14 appuntamenti organizzati per l’estate jonica dall’Associazione Musicale Domenico Savino nell’ambito del “Festival della Città delle Ceramiche” e che si svolgerà a Grottaglie dal 3 al 16 luglio.
“Il Carnevale degli animali e altre bestie d’amore” è un vero e proprio concertato di musica, letteratura, canzoni e recitativi che comprende l'esecuzione del Carnevale degli animali, una suite composta da Camille Saint-Saens nel 1886, articolata in quattordici brani di breve durata ispirati ad altrettanti animali o personaggi, e una serie di canzoni di Vinicio Capossela,  in parte edite “La Cicogna”, Zarafà”, e in parte inedite, cucite insieme in un racconto che conduce il pubblico tra le storie di animali celebri, simbolismi e bestiari. Bestie cantate per farci un giro da "bestie incantate", come venivano chiamate le bestie che si esibivano con i saltimbanchi. Soltanto che le bestie sotto incantesimo siamo noi, come ben scrive  James Hillman in "Animali del sogno". Durate il concerto si alternano canzoni che attingono alla più svariata letteratura, da “L’usignolo e la rosa” di Wilde a “Bestiario d’amore” di R. De Fournival.

Animali classici e animali cantati di Vinicio Capossela, rivisti e riorganizzati dal Trio Amadei per l’orchestra da camera composta dai Solisti della Vianiner Philarmoniker a cui si unisce la formazione composta da Vincenzo Vasi al theremin, Asso Stefana alle chitarre, Zeno de Rossi ai tamburi, e Peppe Frana all’oud e strumenti medievali.
Per presentare il concerto Capossela ha scritto: “Bestiari... gli animali... maschere d'enigma... maschere d'accesso al sacro... deita' misteriche con cui dividiamo il creato. I bestiari medievali studiavano gli animali, seppur non in senso zoologico o scientifico, ma per uscire dal reale ed entrare nel vero. Le nature degli animali rappresentano le tante nature dell'uomo, dell'amore, del peccato. La signoria dell'uomo, trasformata man mano in indifferenza, cecità, non conoscenza. Gli animali sono usciti dalle nostre vite e sono entrati nei cartoni animati e nei documentari, oppure sulla tavola, dove si consuma il nostro principale rapporto con loro: mangiarli. Stanno lì', grandi sfingi di pietra, custodi di templi, accompagnatori di deità, o forse Dei essi stessi. Come non si siano organizzati per scacciare l'uomo, resta un mistero. Rinunciare agli animali è amputarsi dell'accesso alla natura che, come dice Psarantonis, è il Dio. Dunque l'animale è la manifestazione del divino, di un’altra lingua che si parla sulla terra, quella che fa dire a Céline, ammirato, per la morte del suo cane: "Se ne e' andata dopo tre piccoli rantoli, senza lamentarsi... in posizione davvero bellissima, come in pieno slancio, in fuga […] senza trallalà, la messa in scena che nuoce sempre agli uomini." Nell'amore siamo governati dalla nostra parte più istintuale. Possiamo studiare, come ha fatto Richard de Fournival, i comportamenti, le nature che si rivelano nel sentimento amoroso, paragonandole a quelle degli animali, come erano conosciuti nel Medioevo.

Vinicio Capossela, con “Il Carnevale degli animali e altre bestie d’amore”, alle Cave di Fantiano
Il bestiario d'amore e' lo zoo che conteniamo in noi stessi, quando  la passione apre le gabbie”
Il teatro all’aperto delle Cave di Fantiano, immerso in un parco nato dal recupero di antiche cave di tufo e sabbia, ospiterà altri due appuntamenti in cartellone per il “Festival della Città delle Ceramiche”: “Elisir d’amore” di Donizzetti (10 luglio) e “La traviata” di Verdi (16 luglio). Sette concerti si terranno nel Castello Episcopio di Grottaglie ed altri quattro nel Giardino Mediterraneo.
L’evento gode del patrocinio della Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo, Cultura e Turismo – della Provincia di Taranto, del Comune di Grottaglie, di Puglia Events, del Gal Colline Joniche e dell’Endas Puglia ed del sostegno dei Lions Club di Grottaglie e dell’associazione culturale Koiné.

domenica 29 giugno 2014

Esoterismo ad Agnone, nella terra dove il nome Italia fu per la prima volta utilizzato durante la Guerra Sociale del 91 a.C.

AGNONE (ISERNIA) - Istanze dell'esoterismo passato e presente. Agnone (IS), 12-14 settembre 2014. Il Palazzo della Città www.palazzodellacitta.it e l’Accademia Atene del Sannio www.accademiaitalia.eu presentano un focus di tre giornate che intende offrire molteplici valenze ai partecipanti. Assistere alle relazioni in programma avvalendosi di un confronto costante con gli studiosi stessi e con gli altri convenuti. Un soggiorno di media montagna isolato dalle grandi vie di comunicazione, immerso nella semplice pace rurale. La riscoperta delle tracce delle culture avvicendatesi nell’entroterra italico secondo una prospettiva né “minore” né “micro”, ma piuttosto profonda e verace (ci troviamo nelle terre dove il nome Italia fu per la prima volta usato formalmente dalla confederazione di popoli che sfidò il potere Romano durante la Guerra Sociale del 91 a.C.). I partecipanti saranno alloggiati ad Agnone nel quattrocentesco Palazzo della Città, oggi ristrutturato e adibito a struttura ricettiva.

Agnone: storica terra di insediamento sannitico, luogo di ritrovamento della cosiddetta Tavola Osca (III sec. a.C.), stele di bronzo con inscritto sulle due facce un cerimoniale sacro. Rifondata come borgo longobardo, nel 1100 accoglie una colonia Veneziana dedita alla pratica dell'oreficeria. Fiorente in epoca Angioina, ospita un soggiorno della regina Giovanna II. Guadagna la dignità di Città nel 1404. Patria di letterati ed artigiani. Nel '400 Marino Ionata scrittore dell'elaborato poema escatologico El Giardeno, Baldassarre Labanca filosofo ottocentesco di caratura europea, Luigi Gamberale primo traduttore in italiano del panteismo naturalistico di W. Withman e delle sue Leeves of Grass.

Sede della più antica fonderia di campane del mondo che utilizza ancora metodi di lavorazione risalenti al medioevo.

Pietrabbondante (IS): sede del più importante santuario e centro politico della civiltà Sannita. Capoluogo della relativa marca longobarda in seno al Principato di Benevento.

Programma:

Venerdì
Arrivo, registrazione, ore 13 aperitivo e pranzo tipico; ore 15 passeggiata nel quartiere Veneziano di Agnone (1100), belvedere “La Ripa”; lectio ore 16-19.

1) “Espressioni dell'esoterismo e delle correnti misteriche nella società.” 
     di Antonio Sposito, sociologo, docente di scienze sociali, umane e relazionali.
La lectio, attraverso la descrizione degli scenari nei quali si muovono gli "attori misterici", portatori di un "segreto" e di un senso "altro" rispetto alle ideologie dominanti, verterà sulle dinamiche interattive tra i membri dei gruppi esoterici, nonché tra questi e il sistema sociale di riferimento, considerato anche dal punto di vista storico e culturale.

Esoterismo ad Agnone, nella terra dove il nome Italia fu per la prima volta utilizzato durante la Guerra Sociale del 91 a.C.
Ore 20 degustazione di vini molisani accompagnati da fantasie gastronomiche e musica dal vivo.

Sabato
Colazione, ore 10 visita fonderia; ore 11 partenza per Santuario Sannitico di Pietrabbondante, rientro in Agnone; ore 13 pranzo; ore 15 visita tracce templari, Cappella San Francesco Caracciolo, Cappella Santa Chiara; lectio ore 16-19.

2) “Spiritualità e segreto;  esoterismo ed exoterismo: differenze”. 
di Stefano Arcella, saggista, studioso delle "religioni" misteriche dal mondo greco-romano al Novecento.
Il significato e il valore dei Misteri. Conoscenza spirituale, pensiero sintetico-intuitivo e intelligenza del “cuore”. Pensiero dialettico, quantitativo e cultura profana. Il Silenzio presso i Pitagorici della Magna Grecia e nel linguaggio simbolico della tradizione religiosa romana. Distruzione del dèmone della dialettica: confronti fra Occidente e Oriente. La Tradizione è perenne, non è il passato. Il “tràdere”(il tramandare) ha radici profonde nell'interiorità dell'uomo, nell'istanza della Trascendenza.

Ore 20 degustazione di vini nazionali accompagnati da fantasie gastronomiche e musica dal vivo.

Domenica
Colazione; lectio ore 10-13.

3) “Proiezioni esoteriche nell’arte.”
di Maurizio Vitiello, sociologo, critico d’arte.
Attraverso immagini insolite si declineranno letture di segmenti visivi di interesse misterico, dall’antichità al contemporaneo. Con l’apporto della sociologia e della critica dell’arte si  viaggia alla scoperta di contenuti di conoscenza. Le opere d’arte sono veri e propri strumenti per esplorare “l’identità del mondo”.

Donne e costumi. Mondo arabo, mondo albanese. Mostra a Cosenza presentata da Pierfranco Bruni - FOTOGRAFIE

Donne e costumi. Mondo arabo, mondo albanese
COSENZA - Il mondo Mediterraneo dei Costumi delle donne degli anni Quaranta, letto da Pierfranco Bruni, in uno studio che è diventato una mostra. Pierfranco Bruni: la cultura di un popolo è anche nella civiltà dei costumi e nella tradizione dell’abbigliamento. Soprattutto il mondo mediterraneo offre spaccati di umanità attraverso l’abito che si indossava e propone dei precisi dettagli per comprendere la storia di una comunità in una visione sia estetica che etica”.
“Donne e costumi. Il mondo Arabo. Il mondo Albanese”. È il titolo di una mostra in corso di svolgimento al Terrazzo Pellegrini di Cosenza. La mostra è stata presentata da Pierfranco Bruni, esperto di letterature ed etnie del Mediterraneo e responsabile del Progetto “Minoranze storiche” del ministero dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo.
Si tratta di un percorso storico di alcune forme antropologiche che offrono una chiave di lettura della cultura del Mediterraneo attraverso i costumi e gli abiti tra anni Trenta e Quaranta.
Pierfranco Bruni, profondo conoscitore delle culture del Mediterraneo, continua a lavorare sul rapporto tra letteratura e modelli etnici all’interno di un contesto geopolitica che è quello che intreccia la realtà dei Balcani e la realtà dei Mediterranei.
Il titolo dello studio è il seguente: "Le donne arabe e albanesi nei vestimenti mediterranei".
Più volte, con numerose pubblicazioni, Pierfranco Bruni si è soffermato su questi incisi grazie a testi che sono stati tradotti sia in albanese che in arabo. Già a qualche decennio fa risale il suo imponente studio dal titolo: “Mediterraneo. Percorsi di civiltà nella letteratura”.
Bruni studiando le letteratura e le etnie del Mediterraneo ci propone una chiave di lettura che è quella dei “vestimenti” delle donne in uno scavo che rimanda al rapporto tra l’Italia e il Mediterraneo tra gli anni del Regime.
La mostra che è stata presentata anche su Rai Uno propone uno spaccato importante e delinea una dimensione tra l’Immagine, la Letteratura e lo scavo Etno-antropologico stesso.
Si tratta di un interessante e originale itinerario per immagini di donne arabe e albanesi  e risale alla temperie degli anni tra il 1930 e 1940. Quaranta immagini  con costumi tipici di quel tempo che rispecchiano le culture albanesi e arabe con i volti, la vestitura,  la posa.
Tre aspetti che la mostra porta come elemento centrale. Sono immagini che offrono uno spaccato interpretativo sia storico – geografico che antropologico. È proprio l’aspetto antropologico l’elemento predominante oltre chiaramente quello fotografico.



Arpa e musica nel cuore della Val d’Agri, a Viggiano il Festival che si avvicina alla sensibilità popolare

VIGGIANO (POTENZA) - Non c'è solo l'arpa delle grandi orchestre o dei salotti sfarzosi, ne esiste anche un'altra capace di avvicinarsi alla sensibilità popolare. È quella che sceglie di ascoltare i racconti degli individui, le loro sofferenze, le loro gioie e la loro storia. Viggiano (Potenza), città dell’arpa e della musica situata nel cuore della Val d’Agri, ospita anche quest’anno, dal 29 luglio al 3 agosto, 2014 la “Rassegna dell’Arpa Viggianese”, giunta alla settima edizione. Un evento che celebra la secolare tradizione lucana - raccontata anche da Giovanni Pascoli in una lettera indirizzata a Giosuè Carducci il 24 luglio del 1884 - con una settimana di concerti, workshop, esposizione di strumenti, seminari e aperitivi musicali.
Le prime tracce di arpisti a Viggiano risalgono alla prima metà del 1700. La tradizione è certa e documentata solo nel secolo successivo, quando il terribile terremoto del 1857 distrusse il paese, che fu ricostruito solo grazie al benessere dei tanti musicisti girovaghi. I quali, suonando nelle principali città d'Europa e degli Stati Uniti – come testimoniato dai pastori che imbracciano arpe portative presenti nei presepi del ‘700 napoletano custoditi nel Museo di San Martino - inviarono i loro risparmi alle famiglie. Grazie alla musica quindi, Viggiano "trasformò in casa ogni tugurio" e ogni musicante espresse la gratitudine verso il proprio strumento inserendo nella chiave di volta del portale il simbolo del suo benessere.
Il programma dei concerti della “Rassegna dell’Arpa Viggianese 2014” come consuetudine abbraccia vari stili: dalle arpe celtiche e bretoni ai ritmi popolari, da jig e reel irlandesi a muiñeire galiziane, dalle pizziche e tammurriate a sonorità contemporanee, classiche e di ricerca. In scena sul palco naturale del Mandorleto della cittadina potentina, a quota 1000 metri d’altitudine, sia arpisti di fama internazionale che grandi interpreti del folk.

In cartellone, tra gli altri, le esibizioni del britannico Ieuan Jones, del maestro della cornamusa asturiana Hevia, del cantante-attore Marcello Colasurdo, di Vincenzo Zitello (il più famoso e richiesto arpista italiano al mondo), del Green Circle Celto Jazz, di Sara Simari (prima arpa con la Roma Sinfonietta), dell’ensemble triestino Girotondo D’Arpe guidato da Tatiana Donis, della cantante-arpista tedesca Nadia Birkenstock con il percussionista gallese Steve Hubback, del Rosellina Guzzo trio, di Anna Loro, del trio Brigan, della Pop Harp ovvero il duo Carboni-De Aloe e della Nuova Compagnia di Canto Popolare che ritirerà anche il “Premio arpa popolare” nella serata conclusiva del festival. In scena anche l’Orchestra da Camera di Viggiano, l’Ensemble di Percussioni di Gennaro Damiano e soprattutto l’orchestra della scuola dell’arpa viggianese, che comprende i migliori talenti lucani e che avrà come ospite il musicista paraguayano Lincoln Almada. Nel weekend, inoltre, al termine dei concerti si terrà il dj set dello Staff Delirio. Ogni mattina, invece, sono in programma i workshop con i protagonisti del festival, mentre di pomeriggio si terranno i concerti degli allievi che partecipano ai corsi musicali estivi.
Sono poche le città che possono annoverare una tradizione così radicata e consolidata, costituita da un connubio sorprendente tra musica popolare e colta. Tra musicisti di strada e virtuosi interpreti d’orchestra, tra artigiani del legno e liutai raffinati, tra esecutori ad orecchio e compositori eccelsi.
La Rassegna dell’Arpa Viggianese è un evento organizzato dall’associazione culturale Art.9, finanziato dagli assessorati comunali alla Cultura e al Turismo e allo Spettacolo, con il patrocinio della Regione Basilicata, della Provincia di Potenza, della Comunità montana Alto Agri e dell’Ente Parco nazionale dell’Appennino Lucano.

Arpa e musica nel cuore della Val d’Agri, a Viggiano il Festival che si avvicina alla sensibilità popolare
Tutti gli eventi in programma sono ad ingresso gratuito. 

Fondazione Italia Usa, Lucio D’Ubaldo e Stefano Dambruoso consegnano tre medaglie a studenti di università americane

Fondazione Italia Usa, Lucio D’Ubaldo e Stefano Dambruoso consegnano tre medaglie a studenti di università americane
ROMA - La Fondazione Italia Usa attribuirà, all’interno della cerimonia del Premio America, tre medaglie della Camera dei deputati destinate ad altrettanti studenti di università americane. Le medaglie verranno consegnate dal presidente della Fondazione Italia Usa, senatore Lucio D’Ubaldo, insieme con il deputato questore di Montecitorio, Stefano Dambruoso, in rappresentanza della Camera dei deputati. La cerimonia del Premio America si terrà a Roma, presso la Camera dei deputati, Aula dei Gruppi Parlamentari, il 9 ottobre 2014 alle ore 17, con l’adesione del presidente della Repubblica italiana. Il Premio America istituito dalla Fondazione Italia Usa è destinato ad alte personalità di chiara fama, di qualsiasi nazionalità, che si siano distinte per il loro operato ed abbiano raggiunto importanti risultati a favore dell’amicizia transatlantica. Tra i premiati delle scorse edizioni ricordiamo Andrea Bocelli, Paul Bremer, Carla Fendi, Oscar Farinetti, Emilio Carelli, Franco Frattini, Jeremy Rifkin, Enrico Vanzina, Lapo Elkann, Gianni Riotta, Edward Luttwak, Carlo Rossella, Laura Biagiotti, Antonio Campo Dall’Orto, Peter Secchia, Justine Mattera, Emma Bonino, Massimo Ferragamo, Igor Man, Ennio Morricone, Franca Sozzani, Walter Veltroni, Umberto Veronesi, Renzo Arbore, Renato Balestra, Maria Grazia Cucinotta, Alain Elkann, Piero Fassino, Paolo Mieli.

La Fondazione Italia Usa nasce per testimoniare l’amicizia tra gli italiani e il popolo americano ed intende svolgere un ruolo pubblico con carattere apartitico al di qua e al di là dell’Atlantico. L’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma ha partecipato ufficialmente all’atto costitutivo della Fondazione, rappresentata dal ministro consigliere per gli affari pubblici.

sabato 28 giugno 2014

Sistema bancario italiano sempre considerato, e lo è, vero salvagente sia per le imprese sia per le famiglie

Sistema bancario italiano sempre considerato, e lo è, vero salvagente sia per le imprese sia per le famiglie
ROMA - Il sistema bancario in Italia è un salvagente tra i naufragi di una politica finanziaria. I mercati e la politica europea. Una lettura di un sistema di società che necessariamente attraversa stagioni di transizione. Sul piano sociologico sono importanti mutamenti perché creano sul piano economico delle interazione tra i bisogni e le realizzazioni, tra una staticità storica e in evoluzione a volte veloce. È naturale che ormai siamo entrati in un sistema in cui il mercato definisce e capitalizza istanze anche di eredità culturale.
I mercati hanno una loro politica internazionale in una struttura ampia e articolata. Il sistema degli Istituti bancari opera in una via di mezzo tra una politica finanziaria internazionale e le istanze territoriali.
Tali istanze hanno una precisa funzionalità tra crescita e sviluppo, tra investimenti e recupero. Proprio per questo sono le banche che sostengono la affidabilità di capitale che è l'economia di un Paese.
La filosofia del diritto e il rapporto con la finanza pubblica stabiliscono il dato prioritario nel rapporto Pil di una società  appunto in transizione.
Dal momento che abitiamo tali società diventa importante la funzione reale del sistema bancario in un Paese in cui questo sistema è stato sempre considerato, e lo è, un vero salvagente sia per le imprese che per le famiglie. 
Soprattutto in contesto in cui il nostro tempo è tempestato dal vento d'altura, da un naufragio in cui versa la nostra politica  finanziaria le cui responsabilità sono direttamente politiche da anni antichi.

di Micol Bruni

La Mafia uccide solo d'estate al Giffoni Film Festival 2014, là dove non c'è grandezza senza differenza

La Mafia uccide solo d'estate al Giffoni Film Festival 2014, là dove non c'è grandezza senza differenza
GIFFONI VALLE PIANA (SALERNO) - Parola d'ordine per la nuova edizione del Giffoni Film Festival, quest'anno alla sua 44esima edizione è: Be Different. E allora dal 18 al 27 luglio 2014, per ogni giorno, un motivo per essere diversi: “La differenza è ricchezza, è il potere di cambiare partendo da un elemento “anomalo” che, distaccandosi da quella che viene intesa come norma, cambia la nostra visione del mondo. La differenza è la cifra esatta della bellezza, la capacità di innalzarsi al di sopra della folla con passo leggero. La differenza è la sostanza del nostro essere e la forza della nostra evoluzione". Questo quanto afferma Claudio Gubitosi  del GFF. E allora il nostro invito è Be different,  perché essere diverso è l’unica via per cambiare il mondo intorno a te, per creare, per inseguire il domani e farlo proprio, per cercare la propria strada senza temere lo scandalo o l’essere un monstrum, ovvero oggetto di stupore e meraviglia, l’essenza di cioè che è grande, meraviglioso e spaventoso proprio per il suo essere diverso.
"Non c’è grandezza senza differenza. Il genio è diverso e per la sua differenza compie un percorso doloroso attraverso la vita ma è dalla sua differenza che otteniamo il dono dell’arte, la forza dell’invenzione. Essere diverso è il peso che ogni ragazzo porta con sé. Se la similitudine è rassicurante segno di appartenenza ad un gruppo, ad una famiglia, ad una società di uguali, la differenza viene vissuta come difficoltà, limite, castigo piuttosto che come potenzialità infinita di trasformazione. Cos’è la giovinezza se non il potere di essere ciò che si vuole? E la più grande differenza non è forse quella di avere ancora tra le mani il proprio futuro?"
Come da tradizione, molti i giovani talenti presenti a questa edizione: si comincia con Pif il 18 Luglio che incontrerà le giurie Generator che assisteranno alla proiezione del suo film La Mafia uccide solo d'estate. Sua opera prima da regista.
Grande attesa tra le giovanissime, ma non solo, per la presenza dal 19 luglio del bellissimo "White Collar" man, ovvero Matt Boomer protagonista della nota serie televisiva. che sarà presente per ricevere il Giffoni Award.
Entusiasmo alle stelle anche per le bambine affascinate dai miti argentini come Micaela Riera protagonista della serie trasmessa in esclusiva su Disney Channel "Cata e i Misteri della Sfera".  
In occasione dell’incontro con i giurati della sezione Elements +10 (10-12 anni), il 19 luglio, Micaela interpreterà un brano della colonna sonora della serie. A seguire un episodio in anteprima.
E non potevano  mancare gli eroi della serie "Gomorra" che tanto ha fatto parlare di se, prima dopo e durante la sua programmazione. Sabato 19 luglio ci saranno Marco D’Amore e Salvatore Esposito, che incontreranno le giurie ufficiali del GFF e con loro parleranno della loro esperienza di attori del Sud che hanno raggiunto il successo e la visibilità del grande pubblico, soffermandosi soprattutto sulla serie tv  di cui sono protagonisti  ideata dallo scrittore Roberto Saviano, basata sul suo omonimo libro, diretta da Stefano Sollima, Claudio Cupellini, Francesca Comencini, prodotta da Sky, Cattleya, Fandango e Beta Film e in onda su Sky Atlantic.
Dunque, appuntamento da non perdere quello del GFF 2014, per tutti coloro che vogliono vedere sfilare sul carpet i loro beniamini.


di Lucia Maglitto

Sin Nombre di Cary Fukunaga, premiata al Sundance Film Festival 2009,per il cinema di laeffe

MILANO - Su laeffe (canale 50 DTT e tivùsat, 139 di Sky) prosegue con successo la rassegna cinematografica laeffeFilmFestival che nel mese di luglio, oltre agli appuntamenti del lunedì e del venerdì, si arricchisce di una nuova serata: il mercoledì. Per tutto il mese una ricca offerta cinematografica con tante storie e personaggi diversi, suggestioni e occasioni per riflettere su quell’immagine dilatata di mondo che il cinema d’autore ama indagare e raccontare.
Un cartellone ricco di proposte diverse con alcune delle pellicole premiate a livello internazionale in diversi festival e rassegne: Sin Nombre (7 luglio) di Cary Fukunaga, premiata al Sundance Film Festival 2009 per la miglior regia e miglior fotografia; Le Invasioni Barbariche (23 luglio) di Denys Arcand, vincitrice dell’Oscar e del David di Donatello nel 2004 come miglior film straniero; Finché nozze non ci separino (25 luglio) di Julie Lipinski, che ha conquistato due premi al MIFF 2007.
Un’estate all’insegna del grande cinema, che come sosteneva Buňuel resta “lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell’istinto”, per raccontare, in una parola, l’uomo. La ricerca di laeffeFilmFestival si arricchisce per il ciclo estivo di due prime visioni in chiaro Un Amore di Gioventù e I Love Movies.

Lunedì 14 luglio, alle ore 21.10, Un Amore di Gioventù, pellicola di Mia Hansen-Løve che ne ha firmato anche la sceneggiatura. La Hansen-Løve, prima attrice e poi sposa del regista francese Olivier Assayas, gira il suo terzo film alla maniera di Truffaut, ricreando sul set momenti e situazioni vissute nella vita reale. A dominare la storia, quasi fino a fagocitarla, l’amore unico e totalizzante di Camille, quindicenne che sperimenta per la prima volta questo sentimento per il diciannovenne Sullivan.


Quando quest’ultimo la abbandona per partire in cerca di fortuna alla volta del Sudamerica, la ragazza ne resta straziata, arrivando a dubitare che la sua vita valga la pena di essere vissuta senza l’oggetto del suo amore. La pellicola ha ricevuto una menzione speciale al Festival di Locarno.

Lunedì 28 luglio, è la volta di I Love Movies, commedia scritta e diretta da Paul Soter, membro del gruppo comico Broken Lizard. Neil, tranquillo proprietario di una videoteca, vede la sua vita stravolgersi a causa dell’arrivo di Violet, donna affascinante e spericolata decisa a coinvolgerlo in quelle avventure che fino ad ora l’uomo aveva visto solo nei film gialli di cui è tanto appassionato. Un film vivace che grazie ai due interpreti Lucy Liu e Cillian Murphy, è capace di intrattenere, ripercorrendo con freschezza alcuni grandi topoi di genere del film noir e dei grandi gialli che hanno fatto la storia del cinema.


Calendario luglio laeffeFilmFestival:
Lunedì 30 giugno
h 21.10 – L’Estate di Kikujiro di Takeshi Kitano. Con  Takeshi Kitano, Kayoko Kishimoto, Yusuke Sekiguchi, Kazuko Yoshiyuki. (GIAPPONE, 1999 – 116’)
Mercoledì 2 luglio
h 21.10 – Almanya – La mia famiglia va in Germania di Yasemin Samdereli. Con Vedat Erincin, Fahri Ogün Yardim, Lilay Huser, Demet Gül, Denis Moschitto. (GERMANIA, 2011 – 101’)
h 23.00 – Solo un bacio per favore di Emmanuel Mouret. Con Virginie Ledoyen, Stefano Accorsi, Emmanuel Mouret, Julie Gayet, Michaël Cohen. (FRANCIA, 2007 – 97’)
Venerdì 4 luglio
h 21.10 – Gara di cuori di Samir Karnik. Con Aishwarya Rai, Amitabh Bachchan, Om Puri, Vivek Oberoi, Tinnu Anand. (INDIA, 2004 – 120’)
Lunedì 7 luglio
h 21.10 – Sin nombre di  Cary Fukunaga. Con  Edgar Flores, Paulina Gaitan, Kristian Ferrer, Tenoch Huerta, Diana Garcia.  (MESSICO, 2009 – 96’)
Mercoledì 9 luglio
h 21.10 – American Life di Sam Mendes. Con John Krasinski, Maya Rudolph, Carmen Ejogo, Catherine O'Hara, Jeff Daniels. (GRAN BRETAGNA, 2009 – 98’)
h 23.00 – Wristcutters – una storia d’amore di Goran Dukic con Tom Waits (USA, 2006 – 88’)
Venerdì 11 luglio
h 21.10 – Senza zucchero di R.Balki. Con  Amitabh Bachchan, Tabu, Zohra Sehgal, Paresh Rawal, Swini Khera. (INDIA, 2007 – 114’)
Lunedì 14 luglio – prima vision in chiaro
h 21.10 – Un amore di Gioventù di  Mia Hansen-Løve. Con  Lola Creton, Sebastian Urzendowsky, Magne Brekke, Valérie Bonneton, Serge Renko. (FRANCIA/GERMANIA, 2011 – 111’)
Mercoledì 16 luglio      
h 21.10 – Delirious – Tutto è possibile di Tom DiCillo. Con Steve Buscemi, Michael Pitt, Joe D'Onofrio, Billy Griffith, Phillip Bloch. (USA, 2006 – 102’)
h 23.00 – Pantaleon e le visitatrici - Pantaléon y las visidatoras di Francisco J. Lombardi con Salvador del Solar, Angie Cepeda, Pilar Bardem, Patty Cabrera. (SPAGNA/PERU’, 2000 – 142’)
Venerdì 18 luglio
h 21.10 – Sposerò mia moglie di Vipul Amrutlal Shah. Con Akshay Kumar, Katrina Kaif, Rishi Kapoor, Upen Patel, Nina Wadla, Clive Standen. (INDIA, 2007 – 137’)
Lunedì 21 luglio
h 21.10 – Cinqueperdue – Frammenti di vita amorosa di François Ozen. Con Valeria Bruni Tedeschi, Françoise Fabian, Michael Lonsdale, Stéphane Freiss, Géraldine Pailhas. (FRANCIA, 2004 – 90’)
Mercoledì 23 luglio      
h 21.10 – Le invasioni barbariche di Denys Arcand. Con Remy Girard, Stéphane Rousseau, Dorothée Berryman, Louise Portal, Dominique Michel. (CANADA/FRANCIA, 2003 – 99’)
h 23.00 – L’età barbarica di Denys Arcand. Con Marc Labreche, Diane Kruger, Sylvie Léonard, Caroline Neron, Rufus Wainwright. (CANADA, 2007 – 111’)
Venerdì 25 luglio
h 21.10 – Finché nozze non ci separino di Julie Lipinski. Con Hélène De Fougerolles, Jonathan Zaccaï, François Berléand, Marisa Berenson, Michel Duchaussoy.  (BELGIO, 2004 – 104’)
Lunedì 28 luglio
h 21.10 – I Love Movies di Paul Soter. Con Cillian Murphy, Lucy Liu, Jason Sudeikis, Callie Thorne, Michael Panes. (USA, 2007 – 92’)

venerdì 27 giugno 2014

Dopo Sarajevo 1914. Fucilazione di 28 militari della valorosa Brigata Catanzaro avvenuto il 16 luglio 1917

ROMA - Di seguito, un episodio ben più tardo, rispetto all'attentato di Sarajevo di cui domani, 28 giugno 2014, ricorre il centenario. Il fatto che descrivo è la fucilazione di 28 militari della valorosa Brigata Catanzaro avvenuto il 16 luglio 1917, durante la guerra che l'attentato di Sarajevo aveva scatenato. Vengono fucilati perché nessuno vuole sentire la loro legittima protesta per essere considerati carne da macello. La sordità (la crudeltà) dei generali nei confronti dei soldati è lo specchio dell'Italia di allora, estranea e matrigna rispetto ai propri contadini, alla propria gente, agli italiani.

Il muro. Grigio, screpolato, macchiato dall’umidità di mille inverni, ferito al sommo da erbacce - forse gramigna: semi portati dal vento, fecondità dell’aria che attecchisce ovunque, anche là dove non c’è terra, e succhia l’intonaco come un seno inaridito. Il muro. Roso dal tempo: vi affiorano qua e là pietre bianche, irregolari, quasi macchie lunari come se ne possono vedere nelle notti serene, quando l’astro raggiunge il suo massimo splendore.
Il cancello. La  griglia rugginosa affonda i perni come coltelli nel corpo martirizzato di calce e di pietre, e lascia affiorare la luce densa, lattiginosa dell’altrove. 
La luce. Ineffabile, indifferente alla vita come alla morte, proietta le ombre esigue delle sbarre di ferro - ma molto ravvicinate, quasi sovrapposte: è l’ora del sole allo zenit in un cielo pallido, uniforme, afoso. 
Il Campo Santo.  Al di là del cancello c’è il Campo Santo di Santa Maria la Longa. Potrebbe esserci anche il limbo, o le colonne d’Ercole, o l’ingresso dell’anima più remota, o gli spazi della memoria bruciati al contatto col presente.

Gli alberi. Non i cipressi di cui parla d’Annunzio, cresciuti dentro il Campo. Alberi dalle chiome indefinibili, dai tronchi levigati, carne bruna che pare ansimare nell’immobilità a cui la condannano le radici.
L’erba. Essiccata da troppe giornate roventi, tagliente come lama, pungente e ribelle al passo, scricchiola sotto l’orma come guscio di chiocciola, come  membra di locuste o di grilli - e tace.
Scarpe. Innumerevoli paia di scarpe da montagna con gli occhielli appaiati, con i lacci che s’uniscono e dividono in complicati intrecci, con le suole incrostate di terra secca; scarpe dai tacchi quadrati, forti, per aderire ai sentieri impervi della guerra - divelte dal terreno: radici anch’esse, ma esposte in una nudità oscena.
Fasce. Ancora strette ai polpacci magri; e ginocchi, e gomiti, e schiene su cui la stoffa s’increspa, e bottoni prigionieri nelle asole, e bretelle tese, e lembi di camicie che macchiano il grigio dei vestiti come la neve disciolta sul prato, a primavera:  bianchi lembi di camicie stesi come una sindone sulla nuca dei morti. 
I morti. Caduti ondeggiando sotto la raffica dei colpi, ammucchiati in doppia fila ai piedi del muro, le facce riverse sull’erba pungente, le bocche aperte per il canto funebre intonato solo pochi minuti prima davanti al plotone d’esecuzione: sono gli uomini della Brigata Catanzaro fucilati a sorte per una colpa che è di tutti. E di nessuno.
Un soldato. In disparte, vivo tra i morti, ha il berretto degli ufficiali, la giubba chiara, i calzoni alla zuava, fasce e scarponi. È d’Annunzio? non ha la figura snella e minuta del poeta, che pure è stato lì - forse c’è ancora, al riparo dallo sguardo immortale dell’obbiettivo fotografico. Una mano sospesa a mezz’aria, forse armata di un frustino o di una stoppia, l’altra mano appoggiata al viso, il mignolo sulle labbra serrate, l’ufficiale guarda attonito i morti. Allo stesso modo, nel Giudizio michelangiolesco della Sistina, il peccatore contempla l’abisso del male. E della propria coscienza.
Un altro soldato. Il capo scoperto, il berretto in mano, se ne sta ritto in mezzo a quell’impasto di grigio e di bianco, di braccia, di gambe, di fasce, di scarpe. Non giudica, non assolve. Ascolta il canto che viene dalla terra.
Anche d’Annunzio ascolta il canto tra le zolle intrise di  sangue e di materia grigia - gli ultimi pensieri di quegli uomini: ora le mosche assetate vi placano l’ansia di vivere. La sua scrittura testimonia quello che l’immagine cela per pudore, o semplicemente perché il poeta s’è allontanato mentre il fotografo scatta le immagini. Sta correndo al suo campo d’aviazione, cerca un paio d’ali artificiali per volare lontano dal dolore. Impossibile. Il dolore ha le ali, lo seguirebbe. Con la mente sconvolta, “primogenito fra i morti” come si definisce egli stesso, torna ai piedi del muro, si china a terra. L’occhio fotografico ora non guarda più. Ora, solo l’occhio affaticato del poeta ci guida.
La Brigata Catanzaro si ribella il 15 luglio 1917, terzo anno di guerra. 
Alle dieci e mezzo di sera, un violento scoppio di fucileria: d’Annunzio lo sente, il campo d’aviazione è vicino.
Dissanguata dai combattimenti del 23 e del 24 maggio, consumata in troppe trincee, stremata, priva di speranza - nella Catanzaro si muore, lo sanno tutti -, accantonata per poco tempo a Santa Maria la Longa,  richiamata d’improvviso sul Carso - e sul Carso si muore: anche questo tutti lo sanno - grida. Gridano i sobillatori, gridano gli altri, forse anche costretti dai capi. L’urlo sale fino al cielo: razzi multicolori accendono l’aria scura e densa della notte estiva, danno il segnale della rivolta alle altre Brigate. Santa Maria la Longa diventa la trincea degli Italiani contro gl’Italiani, un serpente che divora la propria coda. Poi, alle tre del mattino il fuoco si spegne: sette i caduti nelle file del Comando.
16 luglio, poco dopo mezzodì. Ventotto militari presi a sorte vengono allineati contro il muro della strada che porta al cimitero. Le giubbe sembrano confondersi con l’intonaco vecchio, sbriciolato, trafitto dai semi dell’aria. Non le facce, però. Le facce emergono da quel grigiore uniforme spaventate, inermi, con l’ultima parola di verità, col canto delle case lontane affiorante sulle labbra. D’Annunzio è davanti a loro, gli occhi negli occhi; riconosce  le nenie infantili nelle voci, le canzoni giovanili, i cori della chiesa e dell’oratorio; vede nella pelle bruciata dal sole il lavoro della mietitura, nelle gambe molli  la postura dei contadini che sanno fermare il passo come se nella terra avessero messo radici.
Dopo Sarajevo 1914. Fucilazione di 28 militari della valorosa Brigata Catanzaro avvenuto il 16 luglio 1917La raffica dei fucili è breve, dirompente. Il muro frana sull’erba - no, sono i corpi a cadere, come ciottoli: e il canto penetra nella terra come l’acqua piovana. La terra ora è il cielo.  Il poeta fruga invano tra le stoppie in cerca d’un fiore; più in là trova foglie d’acanto e le adagia sotto i volti, sotto le bocche aperte, per lenire il contatto con la terra. Ma un giovane - uno di quelli che hanno confessato con lo sguardo la loro innocenza, giace supino, qualcuno l’ha spostato dalla posizione riversa. Ha gli occhi degli animali morti appesi ai ganci delle macellerie, la bocca spalancata, la gamba destra contratta, l’altra distesa in un’involontaria offerta ai viventi dell’afa estiva. Ma la mano, avvezza ad anni e anni di mietitura, ancora stringe fra il pollice e l’indice un ciuffo d’erba.

di Pia Di Marco

Banche vero sostegno dell’economia di una Nazione. Mercati internazionali in una eterogeneità di questioni di investimento

ROMA - Seguo con molta attenzione e interesse sia dal punto di vista storico sia giuridico, non da oggi, il rapporto tra processi economici e presenza degli Istituti bancari all’interno dei territori. Soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia.  Proprio nei momenti di crisi e di passaggi epocali, in termini sia socio-economici sia storico – culturali, gli Istituti bancari svolgono un ruolo di presenza in positivo, perché costituiscono un osservatorio fondamentale in una chiave di lettura che non tocca soltanto l’aspetto finanziario, ma soprattutto un contesto che non è immaginario bensì reale che si registra nelle fasi in cui il dialogo tra politica, cultura e mercato assume un maggiore peso.
Già intorno all’Unità d’Italia, ma anche prima, in modo particolare nel Regno di Napoli, gli Istituti bancari ebbero una loro influenza notevole perché esercitarono una funzione forte nello sviluppo del territorio e costituirono l’asse intorno al quale le politiche economiche svilupparono una loro precisa attrazione nelle decisioni che caratterizzarono la scelta anche dei Governi.
Bisogna  ormai dare maggiore spazio ad una politica delle banche in modo particolare nelle aree di maggiore depressione e di maggiore recessione.
L’Unità d’Italia, al di là delle politiche europee e nazionali, stabilì un principio di fondo che è quello del rapporto tra la tutela del denaro, grazie proprio agli Istituti bancari, e lo sviluppo che nasce da un investimento tra costi e benefici nei territori in cui è possibile praticare anche una politica economica imprenditoriale.

L’età giolittiana segnò un momento particolare e il legame, al di là delle polemiche irrisorie che sorsero sulla gestione governativa giolittiana, straordinario fu sancito tra una politica di sviluppo e una politica di garanzia e di fiducia delle banche. Ma anche durante il fascismo le banche ressero molte cadute economiche del Regime.
Se non ci fossero stati robusti presupposti offerti dalla catena finanziaria delle banche neppure il Piano Marshall  avrebbe retto all’urto delle potenze europee e internazionali.
Il Paese Italia si è sempre retto sulla tutela delle banche. Ed è un dato consolidato sia in una chiave di lettura politica che giuridica. Il Piano Marshall è stato un Progetto di ricostruzione certamente con fondi  statunitensi.  Nel 1948 venne istituita  l’Organizzazione per la Cooperazione Economica Europe. Ma senza un articolato modello di tutela bancaria non avremmo retto all’urto delle crisi.
Credo che sia da ristudiare anche la questione legata alla Cassa per il Mezzogiorno e il ruolo significativo e incidente nei territori delle banche popolari. Gli anni Cinquanta e Sessanta sono stati anni importanti e senza la manifesta volontà delle banche popolari, in particolare, non avremmo avuto lo sviluppo che l’Italia ha sottolineato come Nazione centrale nel bacino euro-mediterraneo.
Quando si parla di Mediterraneo non si può prescindere dal ruolo che hanno avuto e hanno determinare operazioni economiche di investimento. È difficile poter investire, con strumenti di tutela, nella realtà mediterranea, eppure il coraggio è una scelta culturale e di civiltà.
Su questa strada bisogna raccordare l’antropologia di un Paese con la progettualità economica. Più salde sono le strutture bancarie più garanzia si offre non solo a un territorio ma ad una politica di gestione finanzia che significa investimento, sviluppo e capitalizzazione delle risorse.
La nuova economia esercitata dalle banche, ovvero la politica economica e finanziaria, ha, almeno, in una sintesi comparata, tre fasi.
La prima resta legata storicamente all’Unità d’Italia e alla temperie post risorgimentale sino alla caduta del fascismo; la seconda è legata al legame con il Piano Marshall e al contenimento di una società in transizione  costantemente mutevole anche sociologicamente, che ha riguardato gli anni dell’alzamento del salario e quindi dell’equo benessere; la terza ha toccato l’espansione di alcuni Istituti bancari e il rapporto con le economie internazionali anche nella contingenza del 2001.
C’è ancora una quarta fase che è quella attuale, nella quale la precarietà è forte e il Paese ha avuto un balzello notevole che si è riversato anche sugli investimenti e su una economia più generale e globalizzata, ma fino a quando reggono gli Istituti bancari il Paese non crollerà.
L’economia di questa nostra Italia ha bisogno di confrontarsi con le nuove culture e con le trasformazioni che pongono i mercati internazionali in una eterogeneità di questioni di investimento. Capire la storia di un Paese significa comprendere le crisi e lo sviluppo dei territori, i quali si reggono su due pilastri: uno economico l’altro chiamiamolo culturale (ma va inteso come antropologico, sociologico, storico).
Le banche assorbono le due istanze e tengono in piedi lo sviluppo di un Paese. C’è una storia, quasi recente, che va ricontestualizzata ed è quella del crollo dei mercati degli anni Settanta per circa un decennio. Le banche sono il vero sostegno dell’economia di una Nazione.

di Micol Bruni