giovedì 29 giugno 2017

Magna Grecia di Luigi Pirandello a 150 anni dalla nascita al Museo Nazionale Archeologico di Taranto

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Eva Degl'Innocenti e Pierfranco Bruni
TARANTO - Una grande serata al Museo di Taranto per celebrare i 150 anni della nascita di Pirandello Magno Greco. Evento importante per Taranto, con un museo archeologico nazionale che si apre a tutto tondo alle diverse discipline. Una struttura pluridisciplinare che avanza una bella attività sia didattica sia promozionale.

La relazione è stata svolta da Pierfranco Bruni. Ha introdotto i lavori Eva Degl'Innocenti, direttrice del MartA. L'attore Massimo Cimaglia ha magistralmente letto alcune poesie di Pirandello. Il dibattito ha suscitato un particolare interesse con diverse domande e osservazioni. Nel corso della serata è stato proiettato un video su "La grecita' in Pirandello" del Mibact Progetto Etnie.

La Magna Grecia di Pirandello a 150 anni dalla nascita al Museo Nazionale Archeologico di Taranto (MarTa). Il legame tra i temi e i luoghi della Magna Grecia nell’opera di Luigi Pirandello (a 150 anni dalla nascita:  28 giugno 1867 – 28 giugno 2017) costituiscono riferimenti fondamentali per comprendere la sua visione letteraria e filosofica, che pone al centro l’identità del Mediterraneo. Un Mediterraneo che ha le sue diverse sfaccettature tra un vocabolario, che proviene dalla cultura occidentale e una eredità orientale. 

Pirandello nasce in un territorio in cui gli intrecci tra cultura araba e cultura greca rappresentano elementi di una metafisica non soltanto culturale, ma anche esistenziale. Girgenti ha le sue radici arabe, che si intrecciano con una forte presenza greca. I miti greci e la simbologia araba sono un intreccio non soltanto linguistico (la cosiddetta parlata di Girgenti sul quale tema Pirandello discuterà  la sua tesi di laurea a Bonn), ma anche metaforico e geografico estetico. 

Basti pensare alle sue poesie, poco conosciute, che hanno costanti rimandi al mondo ellenico e al mondo omerico. La Magna Grecia in Pirandello diventa la traccia fondamentale per “costruire” i suoi personaggi calati in una cultura popolare, attraverso i percorsi reali che egli stesso trova in Sicilia e nelle storie che formano gli archetipi dei miti. 

Si pensi alla figura di Leonida di Taranto nella visione pirandelliana della poesia - filosofia. Leonida è lo spazio metafisico in Pirandello e lo considera come il modello dell’incontro tra la favola e il mito. Un discorso che verrà ripreso successivamente da Salvatore Quasimodo, forte conoscitore di Pirandello, nei suoi scritti su Leonida di Taranto. 
  
Come diventa prezioso il poemetto pirandelliano dedicato a “Scamandro”, la cui prima edizione risale al 1909, ma questa grecità che diventa Magna Grecia sia nella sua Sicilia sia nell’attraversamento della teatralità greca, che non ha completamente avvicinato la retorica della recita al gioco ironico di Euripide, che ha bisogno sempre di una giustificazione come nella “Medea”, si sviluppa con un recupero di un immaginario tutto arabo. 

Le danze, il canto, le voci delle donne hanno una rilevanza araba che vive di contaminazioni costanti con le culture e le poetiche che vanno da Ibico a Leonida, appunto. Qual è questa visione? È dentro il teatro dell’attesa e della speranza. La Magna Grecia nella sua teatralità metafisica ha come componente la filosofia dell’attesa e della dissolvenza della nostalgia. 

La maschera Magno Greca, quella che troviamo nel MarTa, è la rappresentazione del tragico e del comico nel teatro delle “maschere nude” pirandelliane. In Pirandello la favola e la leggenda, recuperando da Leonida il senso ontologico, costituiscono il fermare il tempo intorno agli archetipi della giovinezza e del divino nel  suono e nel canto. 

Si pensi al ballo tondo che si ascolta e si legge nella novella e poi commedia “La Giara”, la quale ha tutti gli elementi di una contaminazione araba, greca e Magno Greca. Non una ambivalenza, ma un vero e proprio modello di espressività post goldoniana. Pirandello è la contrapposizione della commedia goldoniana e la si vive con gli strumenti ironici, tragici e umoristici della Magna Grecia (il suo saggio sull’umorismo del 1908 ha molto di questo).

Discutere di ciò in un Museo Nazionale Archeologico come quello di Taranto, guidato intelligentemente da Eva Degl’Innocenti, significa aprirsi ad una multidisciplinarità e ad un modello articolato, in cui veramente il bene materiale si confronta con quello immateriale. I simboli della Magna Grecia qui si incontrano con le culture demoetnoantropologiche e bene fa la direttrice a far discutere di tali questioni. 

Pirandello è un sapere di una archeologia Magno Greca nel momento in cui Girgenti diventa la greca Agrigento e Leonida si lega ad una cultura che è quella saffica e di Alceo (tutti punti che in Pirandello sono vitali), in cui il mito cerca di scavare nella magia, nella alchimia e anche nella spiritualità sciamanica. 

Pirandello non ha un solo Mediterraneo. Il suo mare, viene chiamato nei sui testi, addirittura “mare d’Affrica”,  riesce a legare la tradizione adriatica balcanica con quella dei dervishi danzanti. Appunto, “La Giara” è un testo contaminato e contaminate in una Magna Grecia che è espressione di un Mediterraneo diffuso. 

Il Museo archeologico MarTa è il contenitore essenziale per unire sistemi etno – antropologici con quelli archeologici. L’esempio è dato dalla presenza - metafora di Archita nei “Colloqui con i personaggi” del Pirandello delle “Novelle”. Archita è il transito pitagorico tra Crotone e Sibari nell’immagininario delle donne raccontate nelle “Novelle”. 

Quando Pirandello intreccia il Destino alla Avventura dei personaggi, e questa ad una griglia di simboli greci, non fa altro che recuperare il  Platone della  “VII Lettera” nella quale si legge “...Sembra che Archita si sia recato presso Dionisio; perché io, prima di ripartire avevo unito Archita e i Tarantini in rapporti di ospitalità e di amicizia con Dionisio...”. 

La Magna Grecia vive nell’opera di Pirandello non come epoca morta, come reperto depositato, ma come testimonianza di lettura in cui il teatro è costantemente aperto all’inquieto vivere dei giorni attraverso la conoscenza della memoria. 

Pirandello era stato in Puglia nel 1932, aveva visitato i resti della Magna Grecia e il mondo barocco, per incontrare Marta Abba, che recitava, nel dicembre del 1932, nei teatri di Taranto, Lecce e Bari. Ma questa è un’altra storia.

Responsabile nazionale del Progetto Etnie – Letterature – Mediterraneo del Mibact

Laura Fasiolo: Amministrative con centrosinistra spezzatino, eterogeneo nei contenuti. Politiche "condizionate" da Merkel e Macron

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Laura Fasiolo
ROMA - E’ innegabile che il centrodestra unito ha ottenuto un risultato a livello nazionale nettamente superiore rispetto ai partiti del centrosinistra alle Amministrative dell'11 giugno 2017. E’ bene sottolineare un elemento di fondo, la migliore propensione all’unità del centrodestra che, alla luce dei risultati, sarà il leitmotiv che accompagnerà i prossimi appuntamenti elettorali, almeno per quanto concerne i contesti di elezione diretta.

Sì, perché non va dimenticato che insuccessi, come quello del M5S che si deve accontentare di centri “minori”, potrebbero non ripetersi in sede di elezioni politiche che, anzi, rischiano di consolidare un multipolarismo (e quindi un' instabilità politica cronica) con maggioranze diverse tra Camera e Senato, dopo il fallimento del referendum del 4 dicembre scorso.

In molte realtà il centrosinistra si è presentato diviso, a volte polverizzato,  seppure con simboli di grande richiamo e appello all’unità della sinistra italiana, salvo poi, nei fatti, rappresentare uno spezzatino molto eterogeneo nei contenuti e nelle proposte; in molte realtà, soprattutto se piccole, i partiti si sono sacrificati a un civismo "spinto", modificati in liste civiche, confidando in un miglior successo elettorale che, alla fine, non sempre è arrivato.

Sulla secca sconfitta a Gorizia non c'è molto da spiegare: annunciata dalla numerosità di aspiranti  in competizione nel  litigioso centro sinistra, a cui si è contrapposto un centro destra intelligentemente compatto, perciò imbattibile, non ha consentito vie di scampo a Roberto Collini: una competizione onesta la sua, combattiva, ma una lotta impari viste le premesse.

Quanto alla centralità della tenuta dell’unità del centrodestra sulle future elezioni politiche, ha detto bene Ceccanti in questi giorni: “Le elezioni politiche saranno contrassegnate da chi vuole aderire all’Unione Europea rafforzata, a cui ci stanno conducendo Merkel e Macron, e su cui Lega e Forza Italia hanno posizioni non compatibili tra di loro. La coalizione che ha vinto ieri non è riproducibile sul piano nazionale, esattamente come non lo è la coalizione del Pd con tutti i pezzi di sinistra alla sua sinistra, perché anche quella non è omogenea rispetto al tema con cui si decideranno le elezioni politiche che è quello del vincolo europeo”.

E merita davvero una lettura l'articolo comparso sul Corriere della Sera del 28 giugno targato Aldo Cazzullo "Il MACRON Italiano che non c'è", un'analisi che merita una lettura: "All'Italia non serve il miraggio di un modello straniero, ma un lavoro di ricucitura civile. Una svolta che rilanci gli investimenti, l'occupazione, la fiducia".

A giudicare dall'astensionismo record, sarà un lavoro lungo, comporterà il recupero della credibilità della politica. Un viaggio in salita che richiede una grande opera riformista e una forte volontà di cambiamento, elementi che dovranno catalizzare il consenso e spingere i disamorati della politica ad uscire dall'estraneità.

Senatrice Laura Fasiolo

mercoledì 28 giugno 2017

A Pergola, diretto da Simone Massi, il primo festival al mondo dedicato all’animazione poetica e d’autore

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PERGOLA - Animavì Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico, seconda edizione, a Pergola (PU) dal 12 al 16 luglio 2017. Diretto dal regista Simone Massi, il primo festival al mondo dedicato specificatamente all’animazione poetica e d’autore. Bronzo Dorato alla Carriera 2017 al regista russo Alekandr Sokurov.

Tra gli ospiti, il regista svizzero Georges Schwizgebel - che ha realizzato la locandina del festival - Sergio Staino, Marco Paolini - che a Pergola porterà in conferenza-spettacolo il suo Techno-Filò. Technology and me – Ninetto Davoli e Valentina Carnelutti, i poeti Nino De Vita e Umberto Piersanti e i tanti registi in concorso. Conduce le serate Luca Raffaelli. Sedici opere in concorso da tutto il mondo, aperte le iscrizioni al workshop di animazione poetica tenuto dalla regista Anna Shepilova. Ma anche mostre, workshop, reading, musica dal vivo, una tavola rotonda e il #fuorifestival con street food.

Si tiene nel centro storico di Pergola (Pesaro - Urbino) nel giardino di Casa Godio e in numerose altre location, dal 13 al 16 luglio 2017 - e con un preludio, il 12 luglio, dedicato al regista russo Alekandr Sokurov che riceve il Bronzo Dorato alla Carriera 2017 - la seconda edizione di ANIMAVÌ - Festival Internazionale del Cinema d’animazione poetico, con la direzione artistica del più importante regista italiano di cinema d’animazione, Simone Massi.

Tanti gli ospiti, dal disegnatore e regista Sergio Staino, all'attore e regista Marco Paolini - che porterà a Pergola in conferenza-spettacolo il suo Techno-Filò. Technology and me - agli attori Ninetto Davoli e Valentina Carnelutti, ai poeti Nino De Vita e Umberto Piersanti, ai tanti registi in concorso. 

Ospite d'eccezione il Maestro svizzero Georges Schwizgebel, che ha realizzato la locandina del festival, regista di fama internazionale premiato nei festival di tutto il mondo, da Cannes ad Annecy, autore di oltre venti cortometraggi d’animazione (tra cui La Course à l’abîme; The Man with No Shadow; Romance; Jeu; Erlkonig), in cui applica una tecnica originale, artigianale, che consiste nel dipingere a mano ogni fotogramma, realizzando una pittura animata, di fatto opere d’arte dinamiche. 

A condurre le serate di Animavì, primo festival al mondo dedicato specificatamente all’animazione poetica e d’autore, Luca Raffaelli, giornalista, saggista, sceneggiatore e uno dei massimi esperti di fumetti e animazione in Europa. 

A contendersi il Bronzo Dorato, prezioso trofeo artistico ispirato all'omonimo gruppo equestre di epoca romana e simbolo della cittadina marchigiana, saranno 16 opere di animazione provenienti da tutto il mondo, dall'Australia alla Svizzera – con “Aubade”, di Mauro Carraro - passando per l'italiano “Confino”, di Nico Bonomolo, che si avvale delle musiche di Gioacchino Balistreri, inserito nella long list per i Premi Oscar 2018 e candidato ai Globi d'Oro della Stampa Estera in Italia, ma anche lavori da Spagna, Francia, Russia, Cina, Corea del Sud, Polonia, Lettonia, Portogallo e Danimarca. La Croazia sarà rappresentata da “1000”, del fumettista e regista Danijel Žeželj. Lavori che saranno giudicati dalla Giuria composta dallo scrittore e poeta Nino De Vita – autore, tra gli altri, del volume La casa sull'altura, illustrato da Simone Massi e pubblicato da Orecchio Acerbo; dal regista Georges Schwizgebel e dall'attrice e regista Valentina Carnelutti.

Il festival avrà un preludio, a ingresso gratuito, mercoledì 12 luglio, a partire dalle ore 21 presso il Borgo di Montalfoglio, a San Lorenzo in Campo, con la serata dedicata al regista russo Aleksandr Sokurov (Madre e Figlio; Moloch; Il Sole; Arca Russa; Faust - Leone D'Oro a Venezia 2011), che il festival si onora di premiare con il Bronzo Dorato alla Carriera 2017. A seguire, la proiezione del suo ultimo lungometraggio, Francofonia. Quindi gli ospiti musicali, il gruppo Hombre all’ombra, lo spettacolo di circo e magia muto, ma tutt'altro che silenzioso, del gruppo L’abile teatro e un incontro speciale, con reading, con Valentina Carnelutti.

Il giorno successivo giovedì 13 luglio alle ore 16 presso la Libreria Guidarelli si inizierà con la presentazione del libro 'Là sotto nell'inferno: da Pesaro a Marcinelle' alla presenza dell'autore, Marco Labbate. Quindi, in collaborazione con il settimanale Film TV, media partner del festival, incontro con gli autori in concorso. La serata nel giardino di Casa Godio – a pagamento - ha inizio alle ore 20 con Le Memorie Vive, a cura del regista Filippo Biagianti, con i racconti di Duilio e con ospiti Valentina Carnelutti e il regista svizzero Georges Schwizgebel, che sarà omaggiato con una retrospettiva dei suoi lavori. A seguire la proiezione dei film in concorso Waiting for the new year , di Vladimir Leschiov (Lettonia); Myo-A, di MinJi Kang (Corea del Sud); Peripheria, di David Coquard-Dassault (Francia) e Mr Sand, di Soetkin Verstegen (Danimarca/Belgio). Il concerto serale sarà all'insegna del rock alternativo, indie e psichedelico del duo Comaneci.

Il programma di venerdì 14 luglio ha inizio alle ore 16 presso la Libreria Guidarelli con la presentazione dei lavori realizzati durante il workshop Animani, quindi l'incontro con gli autori in concorso a cura della redazione di Film TV e la sera, nel giardino di Casa Godio, Le Memorie Vive incontrano i racconti di Livio, con ospiti il disegnatore Sergio Staino e il poeta dialettale Nino De Vita, di cui saranno lette opere scelte. Quindi, la proiezione dei corti in concorso: Amore d'inverno, di Isabel Herguera (Spagna/Italia); The poem, di Xi Chen (Cina); 1000, di Danijel Žeželj (Croazia); Fugue for cello, trumpet and landscape, di Jerzy Kucia (Polonia); Summer 2014, di Wojciech Sobczyk (Polonia) e Soot, di David Doutel e Vasco Sá (Portogallo). Protagonista musicale della serata, il gruppo di ricerca e canto popolare La Macina.

Sabato 15 luglio alle ore 10,30, presso l'Officina Giovani di Pergola, la premiazione del miglior autore in mostra della Scuola del Libro di Urbino, alla presenza di Bianca Maria Pia Marrè, Luca Raffaelli, Julia Gromskaya e Sergio Staino. Quindi, alle ore 17:30, presso il teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo, incontro con il fumettista, disegnatore e regista Sergio Staino, in occasione della presentazione di una selezione di opere della sua mostra 'Bestie, Bestiacce & Bestioni'. La serata del festival nella consueta, splendida cornice del giardino di Casa Godio, si apre alle ore 20 con la conferenza-spettacolo teatrale Tecno-Filò. Technology and Me, di e con l'attore e regista Marco Paolini. Quindi, la proiezione dei corti in concorso A photo of me, di Dennis Tupicoff (Australia); Brutus, di Svetlana Filippova (Russia); My Grandfather was a Cherry Tree, di Olga e Tatiana Polietkova (Russia); Confino, di Nico Bonomolo (Italia); Bao, di Sandra Desmazieres (Francia) e Aubade, di Mauro Carraro (Svizzera). La serata sarà accompagnata dalla musica – rigorosamente acustica – dei The Morsellis.

L'ultima giornata del festival – domenica 16 luglio – si apre alle ore 10,30 presso Palazzo Bruschi con la tavola rotonda su 'Il Cinema di Animazione Poetico', a cura della redazione di Film Tv con il direttore della rivista, Giulio Sangiorgio e Pierpaolo Loffreda, Georges Schwizgebel, Anna Shepilova e i registi in concorso. Alle ore 12 la degustazione dei prodotti tipici di Pergola, a cura della Pro Loco. Quindi, alle 17,30 presso il Giardino Botanico di Fonte Avellana a Serra di Sant'Abbondio, reading, sotto il grande tasso secolare, con il poeta Umberto Piersanti. La serata del festival nel giardino di Casa Godio si apre alle ore 20 con Le Memorie Vive in compagnia di Veraldo, quindi l'omaggio all'attore pasoliniano per eccellenza, Ninetto Davoli (Il Vangelo Secondo Matteo; Uccellacci e Uccellini; Teorema; Partner; Casotto). A seguire, le premiazioni dei film in concorso, il tutto con la musica del cantautore e chitarrista Luigi Grechi.

Le giornate del festival a Casa Godio prevedono anche l’area #fuorifestival a ingresso gratuito fino a esaurimento posti, con aree street food e musica di dj e concerti. Nella serata del 12 invece verrà organizzata una “cena sul mantile” nel borgo di Montalfoglio ad aprire la serata.

La ricca offerta del festival prevede anche dei workshop dedicati all'animazione poetica: da quello organizzato da Animani (30 giugno presso la Libreria Guidarelli prenotazioni libreriaguidarelli@valcesano.com) al “Laboratory of Poetic Animation” che sarà tenuto dalla regista russa Anna Shepilova, vincitrice dell’edizione 2016 di Animavì e che si terrà al Castello della Porta di Frontone, dal 10 al 15 luglio (per prenotazioni animavi@opera-coop.it). Il workshop è realizzato in collaborazione con la prestigiosa Scuola del Libro di Urbino, che ha rafforzato il sodalizio con il festival e aggiunge questa ulteriore forma di collaborazione al concorso biennale dedicato alla sezione di 'Cinema di Animazione' che si tiene all’interno del festival ogni 2 anni. Tre, quindi, le mostre del festival: presso l'Officina Giovani di Pergola, la Mostra dei lavori della sezione Disegno animato e Fumetto Scuola del libro di Urbino, quindi, presso Fisiosan, sempre a Pergola, la mostra delle opere di Simone Massi e presso il Foyer del teatro Tiberini di San Lorenzo in Campo la selezione di opere della mostra 'Bestie, Bestiacce & Bestioni', di Sergio Staino.

Animavì – che vanta il supporto di numerose figure di spicco della cultura e dell’arte, insieme a contadini, minatori, ex emigranti e partigiani - vuole soprattutto rappresentare a livello internazionale il “cinema d’animazione artistico e di poesia”, quel genere di animazione indipendente e d’autore che si propone di raccontare per suggestione, prendendo le distanze in maniera netta dall’animazione mainstream.

Animavì è un evento realizzato grazie all'organizzazione di Mattia Priori, Leone Fadelli, Silvia Carbone e dall'associazione culturale Ars Animae. Il festival ha partnership di Libera.mente Fano onlus; Urbino-Scuola Del Libro; Retina comunicazione; L'Image cinema video comunicazione; Madesign. Forte della Medaglia di riconoscimento del Presidente della Repubblica, il festival ha il patrocinio di: Presidenza del Consiglio dei Ministri; Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo; Regione Marche; Provincia di Pesaro e Urbino; dei Comuni di Pergola, San Lorenzo in Campo, Frontone e Serra Sant’Abbondio; Accademia del Cinema Italiano Premio David di Donatello; SNGCI - Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici Italiani; ASIFA Italia; Fondazione Marche Cultura. Main sponsor del festival: ETS Engineering SpA; Noctis SpA; Feluca Viaggi; Eidos Consulting Srl; BCC Pergola; Fisiosan Fisioterapia e Polispecialistica. Media partner: Film TV.

Nella Villa Reale a Monza evento da veri “Janeites”, per omaggiare ironia e modernità di Jane Austen

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MONZA - Un weekend con Jane Austen: nel bicentenario della morte un evento per celebrare la scrittrice nel roseto Niso Fumagalli della Villa Reale di Monza. Sabato 30 settembre e domenica 1 ottobre 2017 nella splendida cornice del Roseto Niso Fumagalli della Villa Reale a Monza un evento da veri “Janeites” per omaggiare tutta l’ironia e la modernità di Jane Austen.

Comitato scientifico (idea e organizzazione): Liliana Rampello, Elisa Bolchi, Sara Sullam, Raffaella Musicò. Evento ragazzi e bambini (idea e organizzazione): Giovanna Canzi con il sostegno di Chiara De Vizzi Fumagalli “la più perfetta artista fra le donne” Virginia Woolf su Jane Austen.

È una verità universalmente riconosciuta che gli anniversari importanti vadano celebrati con appuntamenti fuori dalle righe. È proprio da questa consapevolezza e dal desiderio di rendere omaggio a una delle scrittrici più amate, ironiche, ammirate, copiate di tutta la storia della letteratura, che è nata l’idea di “Un weekend con Jane Austen”, l’appuntamento organizzato nello splendido contesto del Roseto Niso Fumagalli della Villa Reale di Monza da Liliana Rampello, Elisa Bolchi, Sara Sullam, Raffaella Musicò e Giovanna Canzi, con il sostegno di Chiara De Vizzi Fumagalli.

Nel corso della due giorni dedicata alla scrittrice inglese - riporta il comunicato stampa - si alterneranno studiose e scrittrici che su “Zia Jane” hanno ragionato, scritto, dibattuto, sognato, inventato, presentandocela in tutta la sua indiscussa attualità e persino nel suo essersi trasformata, contro ogni previsione, in una vera icona pop. Per un weekend all’insegna di tante 'chiacchierate letterarie' a passeggio tra le pagine di Ragione e Sentimento, Orgoglio e Pregiudizio, Mansfield Park, Emma, l’Abbazia di Northanger, Persuasione (e pure tra i racconti meno noti di Jane).

In uno scambio con il pubblico di tutte le età, sono previsti anche un incontro dedicato al rapporto tra classici della letteratura e ragazzi e un laboratorio per bambini dai 6 ai 10 anni. Sempre circondati dai profumi del Roseto Niso Fumagalli, pronto a ricordarci -con odori e colori- le tante varietà di rose che crescevano rigogliose a Chawton, intorno alla celebre dimora della scrittrice: Blush Noisette, Belle Amour, Shailers White Moss, Gloire de France, Portland Rose e persino Rosa Mundi!

Un weekend che saprà senza dubbio conquistare tutti i veri “Janeites”, gli appassionati dell’opera di Jane Austen che si sentono uniti a lei, alla sua vita, ai suoi libri, da un legame profondo. E che, a duecento anni dalla sua morte, ne avvertono ancora, e anzi più che mai, l’incredibile modernità e dirompenza che la porta ad essere fonte di ispirazione per film, romanzi, siti web, fanclub, fumetti, webseries e persino… libri horror!

Nata a Steventon nel 1775, Jane Austen è una delle più famose scrittrici inglesi di tutti i tempi. In occasione del bicentenario della sua morte, avvenuta nel 1817, le iniziative in suo onore si sono moltiplicate in tutto il mondo. La Gran Bretagna in particolare l’ha omaggiata inserendo il suo volto su una moneta da due sterline e contemporaneamente sulla banconota da dieci: una doppia onorificenza che spetta solo ai regnanti e che, al momento, è riservata solo a un’altra “regina”, Queen Elizabeth, anche lei -pare- appassionata lettrice di Jane.

Un weekend con Jane Austen è organizzato con il sostegno della Jane Austen Society of Italy (JASIT), l'associazione culturale italiana che intende promuovere in Italia la conoscenza e lo studio di Jane Austen, attraverso qualunque attività utile a realizzare tale scopo, nel nome dell’arricchimento culturale personale e condiviso.

In Rai siamo al “non ci resta che piangere”, pensando alla statura dei vertici aziendali di passata memoria

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ROMA - No agli uomini della provvidenza. Le dichiarazioni della presidente della Rai il 27 giugno 2017 in audizione presso la Commissione Parlamentare di Vigilanza sulla radio e tv ci lasciano a dir poco basiti ed amareggiati. Per non essere strumentalizzati politicamente, non vogliamo entrare nella bagarre che si è accesa in merito alla congruità o meno del contratto stipulato tra la Rai e Fabio Fazio e al conseguente importo economico, anche se tanto ci sarebbe da dire, ma ascoltare la massima rappresentante dell’azienda vincolare l’esito di questa trattativa con il destino occupazionale dei dipendenti del Servizio Pubblico Radiotelevisivo ci sembra davvero un’abnormità senza giustificazioni che tocca certamente un tema sindacale sul quale vogliamo esprimerci.

Il sindacato Libersind Conf.sal considera irricevibile ed offensivo che il quotidiano lavoro di migliaia di dipendenti impegnati nella produzione di contenuti televisivi, radiofonici, multimediali, informativi, supportati a livello centrale e regionale da supporti amministrativi, da supporti di manutenzione impiantistica, di ingegneria,  di esercizio reti di diffusione televisiva e radiofonica, possa essere considerato dipendente dagli esiti di audience di un qualsivoglia unico programma televisivo.

La Rai è un’azienda complessa, questo la presidente dovrebbe saperlo, una macchina produttiva imponente e meravigliosa che deve onorare il contratto di servizio verso lo Stato in quanto dal canone Tv trae i tre quarti delle sue risorse economiche mentre ad oggi le risorse provenienti dalla pubblicità sono ridotte ad un quarto dell’intero “fatturato” aziendale. 

Ora, ammesso e non concesso che Fabio Fazio sia quell’insostituibile fenomeno dello spettacolo, semmai reso tale anche dalla professionalità delle maestranze Rai che lo mandano in onda e sperando che la prossima collocazione nel palinsesto di Rai 1 non si traduca in un gigantesco flop, ci spieghi la Presidente quanto potrà essere il maggior introito pubblicitario previsto e tale da contribuire in modo essenziale a reggere il peso economico di tutta la baracca in modo da assicurare la tenuta occupazionale dei 13.000 dipendenti della Rai (compresi i suoi circa 1800 suoi colleghi giornalisti).

Pensiamo che ai lavoratori della Rai spettino delle scuse per essere stati considerati una massa aziendalmente sostenibile nel suo numero non per la qualità del loro lavoro, ma grazie al fatto che fortunatamente abbiamo in casa Fazio e tutti i suoi accoliti a garantire la tenuta occupazionale.

Verrebbe da dire che dopo un apprezzabile “scusate il ritardo” ormai siamo al “non ci resta che piangere” pensando alla statura dei vertici aziendali di passata memoria. 

Segreteria Generale Libersind Conf.sal
Giuseppe Sugamele

martedì 27 giugno 2017

La tre giorni di cinema di animazione dell'Euganea Film Festival dedicata al cartoonist Bruno Bozzetto

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Bruno Bozzetto
PADOVA - Euganea Film Festival rende omaggio al genio di Bruno Bozzetto. Il celebre cartoonist sarà a Padova venerdì 30 giugno 2017 al Multisala MPX per incontrare il pubblico. A lui saranno inoltre dedicati numerosi appuntamenti durante la tre giorni dedicata al cinema di animazione che Euganea Film Festival terrà ad Este da venerdì 30 giugno a domenica 2 luglio.

E’ dedicata al geniale cartoonist Bruno Bozzetto la tre giorni di cinema di animazione della sedicesima edizione di Euganea Film Festival, evento internazionale dedicato al cinema indipendente organizzato dall’Associazione Euganea Movie Movement con il sostegno di FriulAdria - Crédit Agricole e con il contributo di Provincia di Padova - Rete Eventi, Fondazione Antonveneta, Scuola Internazionale di Comics Padova e dei Comuni di Este, Monselice, Due Carrare, Montegrotto Terme, Rovolon e Battaglia Terme.

Amatissimo da animatori e registi come Walt Disney, John Lasseter e Matt Groening, Bozzetto ha diretto film di successo come Vip – Mio fratello superuomo, West and Soda e Allegro non troppo, ha inventato – tra gli altri – il personaggio del Signor Rossi e ha ottenuto numerosi riconoscimenti internazionali, tra i quali una nomination all’Oscar per il corto Cavallette (1991) e l’Orso d’Oro al Festival di Berlino per Mister Tao. 

Venerdì 30 giugno alle 17, Bruno Bozzetto - riporta il comunicato stampa - sarà al Multisala MPX di Padova per un incontro con i suoi numerosi estimatori, una chiacchierata informale, libera e aperta, dedicata al cinema, al fumetto e all’importanza dell’animazione, quella di oggi e quella di un tempo. L’incontro sarà inoltre preceduto alle ore 15,30, sempre al Multisala MPX, dalla proiezione ad ingresso gratuito di Vip – Mio fratello superuomo, classico dell’animazione italiana che, oltre trent’anni prima dei supereroi con problemi familiari targati Pixar, racconta le esilaranti avventure dei fratelli Vip e Minivip.

Bruno Bozzetto

Al creatore del Signor Rossi verranno inoltre tributati numerosi omaggio nel corso della tradizionale tre giorni che, da venerdì 30 giugno a domenica 2 luglio, Euganea Film Festival dedica al cinema di animazione nella suggestiva località di Este sui Colli Euganei. 

Venerdì 30 giugno alle 21,30, i Giardini del Castello ospiteranno la proiezione di Bozzetto non troppo, film documentario di Marco Bonfanti che racconta Bozzetto e il suo mondo, trasportandoci nel suo universo immaginifico, sognante, eppure capace di raccontare in modo acuto la società e i suoi cambiamenti. La proiezione verrà introdotta dal regista, Marco Bonfanti, e dallo stesso Bozzetto. 

Sabato 1 luglio, alle 17,45, l’appuntamento è al Teatro dei Filodrammatici che ospiterà una selezione di brevi avventure del Signor Rossi. Sempre sabato, alle 21,30, quattro film brevi scritti, diretti e animati da Bozzetto, tra i quali Cavallette (nomination all’Oscar), introdurranno la proiezione dei cortometraggi d’animazione in concorso. Infine domenica 2 luglio, ore 17,45, al Teatro dei Filodrammatici verrà proiettato West and Soda, surreale e divertentissima parodia dei film spaghetti western. Il film verrà proiettato nella versione restaurata in alta definizione digitale presentata al Festival di Torino.

Il Cinquecento a Firenze, nella trilogia di mostre di Palazzo Strozzi a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali

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FIRENZE - Il Cinquecento a Firenze. Tra Michelangelo, Pontormo e Giambologna (Firenze, Palazzo Strozzi 21 settembre 2017-21 gennaio 2018). Conferenza stampa martedì 19 settembre 2017, ore 12, Altana di Palazzo Strozzi (5°piano) Firenze. Un evento irripetibile e unico, ultimo atto della trilogia sulla “maniera” di Palazzo Strozzi, che vedi riuniti per la prima volta capolavori assoluti di Michelangelo, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Bronzino, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Giambologna, provenienti dall’Italia e dall’estero, molti dei quali restaurati per l’occasione.

Dal 21 settembre 2017 al 21 gennaio 2018 Palazzo Strozzi ospita Il Cinquecento a Firenze, una straordinaria mostra dedicata all’arte del secondo Cinquecento a Firenze che mette in dialogo opere di artisti come Michelangelo, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Pontormo, Bronzino, Giorgio Vasari, Santi di Tito, Giambologna. Ultimo atto d’una trilogia di mostre di Palazzo Strozzi a cura di Carlo Falciani e Antonio Natali, iniziata con Bronzino nel 2010 e Pontormo e Rosso Fiorentino nel 2014, la rassegna celebra una eccezionale epoca culturale e di estro intellettuale, la seconda metà del Cinquecento a Firenze, in un confronto serrato tra “maniera moderna” e controriforma, tra sacro e profano: una stagione unica per la storia dell’arte a Firenze, segnata dal concilio di Trento e dalla figura di Francesco I de’ Medici, uno dei più geniali rappresentanti del mecenatismo di corte in Europa.

La mostra comprende oltre settanta tra dipinti e sculture, espressione della temperie culturale di quel tempo. Lungo le sale di Palazzo Strozzi si troveranno a dialogare, in un percorso cronologico e tematico allo stesso tempo, opere sacre e profane dei grandi maestri del secolo come Michelangelo, Pontormo e Rosso Fiorentino, ma anche di pittori quali Giorgio Vasari, Jacopo Zucchi, Giovanni Stradano, Girolamo Macchietti, Mirabello Cavalori e Santi di Tito e scultori come Giambologna, Bartolomeo Ammannati e Vincenzo Danti, solo per nominare alcuni di coloro che furono coinvolti nelle imprese dello Studiolo, della Tribuna e nella decorazione delle chiese fiorentine secondo le indicazioni conciliari. Artisti capaci di giocare su più registri espressivi mediando la propria formazione, avvenuta sui grandi maestri d’inizio secolo, con le istanze di un mondo che affrontava un complesso cambiamento verso l’età che sarebbe stata di Galileo Galilei, aperta a una nuova visione sia della natura sia dell’espressione artistica di respiro europeo.

Fondamentale la rete di collaborazioni creata sia con musei e istituzioni del territorio che a livello internazionale, e l’importante campagna di restauri condotta in occasione dell’esposizione: quindici sono stati gli interventi, a cominciare da quello alla cappella Capponi in Santa Felicita, reso possibile grazie al contributo di Friends of Florence, che ha interessato l’intero preziosissimo ambiente. Ben dieci pale d’altare di imponenti dimensioni e una scultura di Michelangelo sono inoltre state sottoposte a restauro: un’opportunità per le opere che necessitavano da tempo di interventi lunghi e complessi.

La mostra è prodotta e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi con Arcidiocesi di Firenze, Direzione Centrale per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto-Ministero dell’Interno, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Firenze e per le province di Pistoia e Prato, con il supporto di Comune di Firenze, Camera di Commercio di Firenze, Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana, e con il contributo di Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze.

Sergio Muniz, attore e cantante-songwriter, in radio col brano "Que Calor", interamente scritto da lui

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Sergio Muniz
ROMA - Arriva il singolo dell'attore e cantante Sergio Muniz, dal 7 luglio 2017 in radio il brano "Que Calor". Sergio Muniz, attore e cantante-songwriter spagnolo, ha sempre coltivato una grande passione per la musica. Suona la chitarra, scrive e compone, e si diverte a suonare dal vivo con la sua band.

Risale a qualche anno fa il suo primo singolo “La Mar”, e in seguito L’Ep “Playa” che vede la collaborazione con Jontom, eccellente ukulelista. Più di recente Sergio Muniz inizia una collaborazione con Patrizia Cirulli, con la quale duetta nel brano “Deseo” contenuto nell’album della cantautrice, e con la quale tuttora si esibisce anche live, di tanto in tanto, in qualità di ospite.

Il nuovo singolo “Que Calor”, interamente scritto da lui, sarà in radio da venerdì 7 luglio - in contemporanea con il debutto del musical “Mamma Mia” che lo vede tra i protagonisti - e a breve sarà disponibile anche nei principali store digitali e piattaforme di streaming.

E’ un brano dalle atmosfere calde e avvolgenti - riporta il comunicato stampa -, che valorizzano le qualità vocali di Sergio, e caratterizzato dalla trascinante ritmica della chitarra flamenco, con la produzione musicale di Massimo Telli. Una canzone in cui Sergio miscela la magia della sua terra, la Spagna, con l’amore per l’Italia, Paese in cui vive da ormai vent’anni. 

A breve in arrivo anche il videoclip, girato in luoghi incantevoli delle Marche.

"Que Calor" è una canzone che parla delle incomprensioni, così comuni, tra uomo e donna, soprattutto in amore. Parla di come a volte siamo quasi un po’ masochisti quando facciamo di tutto per stare con qualcuno, anche se non ci vuole. – racconta Sergio Muniz – Poter raccontare storie attraverso la musica, condividere emozioni con la gente, per me è la realizzazione di un sogno. Spero che la apprezziate e… non vedo l’ora di andare in giro a suonare live la mia musica.”

Era da un po’ che Sergio voleva lavorare ai suoi brani ed ora è il momento giusto. Sta dedicando parecchio tempo alla scrittura e composizione, e non appena possibile, si chiude in studio di registrazione, dove sta preparando le basi di un progetto musicale che vedrà la luce nei prossimi mesi.

Sergio Muniz nasce a Bilbao il 24 settembre del 1975, secondo di tre fratelli. Non è mai stato un bravo studente, così inizia a 16 anni a lavorare nel negozio ortofrutticolo di famiglia.  Rimane in Spagna fino al 1995, anno in cui si trasferisce in Italia, che diviene la sua seconda casa, dove intraprende la carriera di modello. Gli inizi non sono facili. Per i primi due anni si occupa un po’ di tutto, facendo dal barman al ragazzo immagine, finché non riesce ad affermarsi come modello professionista. Dopo una notevole carriera nella moda e pubblicità, nel 2004 partecipa all’Isola dei Famosi, da cui esce vincitore. E’ grazie a questo che la sua vita cambia radicalmente poiché la fama gli permette di tramutare in professione quello che fino ad allora era stato un semplice hobby: la recitazione.  Inizia così la sua attuale carriera, quella di attore. Dopo il programma che lo ha reso famoso, infatti, Sergio inizia a dedicarsi alla recitazione a tempo pieno, sottoponendosi ad una dura preparazione che gli consente di ottenere il suo primo ruolo, quello di protagonista ne “La Signora delle Camelie”. Ne seguono altri lavori: una parte ne “I Borgia” fortunato film spagnolo per il cinema; il ruolo di presentatore nel “El traidor”, programma spagnolo; fiction come “Io non dimentico” e “Terapia d’urgenza”;  ancora cinema con “Brokers eroi per gioco”, “Sharm El Sheikh (un’estate indimenticabile)”, “Prima di lunedì”. Nel frattempo, intraprende un percorso nella musica, con il primo singolo “La Mar”, cui fa seguito l’Ep “Playa” (in collaborazione con Jontom, eccellente Ukulelista ) nel 2014 e diverse collaborazioni con la cantautrice Patrizia Cirulli. Negli ultimi anni si dedica soprattutto al teatro, passando da Musical come: “Full Monty“, “La via del successo“, “Mamma Mia”; ma soprattutto Commedia: “Tres“, “Arsenico e vecchi merletti“, “Cuori scatenati“.

Libro Bianco sulla comunicazione digitale, le regole generali destinate a tutta la industry aggiornate costantemente

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MILANO - È stato presentato alla stampa il 27 giugno 2017 nello spazio Officina 22 a Milano il “Libro Bianco sulla comunicazione digitale". Otto associazioni - Assocom, Fcp, Fedoweb, Fieg, Iab, Netcomm, Unicom e Upa - hanno dato vita, con uno sforzo di intesa, ad una pubblicazione che vuole essere una concreta risposta alla diffusa richiesta di certezze, chiarezza e fiducia nel mondo digitale.

Un impegno fatto di comune accordo sulla comunicazione digitale che affronta molte questioni complesse.

Le otto associazioni - riporta il comunicato stampa - sintetizzano un universo composito, in rappresentanza di advertiser, agenzie creative e media, concessionarie, publisher, società di ad tech e merchant, in una parola il mondo della comunicazione.

Si è prodotto un vademecum utile, una guida solida, una mappa di regole generali destinata a tutta la industry che verrà aggiornata costantemente (è previsto un tavolo permanente che semestralmente si confronti e produca nuovo materiale dove necessario) per rispondere alle evoluzioni tecnologiche e di mercato.

Il Libro Bianco tratta di sei argomenti (il settimo sulla trasparenza dell'uso dei dati personali verrà edito successivamente ed è legato alle nuove regole sulla privacy a livello europeo di futura entrata in vigore): viewability sia come regole (misuratori certi terzi indipendenti, report standard per facilitare la lettura dei dati) che come criteri; trasparenza della filiera in particolare del programmatic, in quanto più recente e complessa, che ingloba competenze media, tecnologia e gestione dati fino alla trasparenza dei flussi finanziari; user experience attraverso la misurazione condivisa degli ad blocker e alle motivazioni che portano a questo fenomeno, porgendo un occhio di attenzione nel rispetto verso i cittadini/utenti internet; ad fraud e brand safety/brand policy perché la lotta alle frodi e ai finanziamenti illeciti attraverso la pubblicità deve diventare la norma. Infine gli investimenti pubblicitari, per offrire una sintesi e un punto di riferimento per chi investe e per disporre di informazioni attendibili e corrette.

Il Libro Bianco è un parere autorevole, dove i fatti diventano regole in quanto sono condivisi i fini e i principi. Sono linee guida come un manuale operativo in grado di indicare strade virtuose.

Nel corso dell'incontro con la stampa i presidenti delle associazioni hanno conversato con il giornalista Daniele Manca sui diversi temi che il Libro Bianco ha scandagliato.

Lorenzo Sassoli de Bianchi, presidente di Upa, ha ricordato i cardini dell'iniziativa, lanciata un anno fa e ha riportato come questo risultato sia stato raggiunto, per la prima volta al mondo, con la condivisione dei diversi attori della filiera. La complessità del sistema richiede trasparenza e il Libro Bianco vuole essere una risposta. Il testo verrà messo a disposizione anche in lingua inglese per una divulgazione internazionale. 

Emanuele Nenna, presidente di Assocom, ha descritto il valore della trasparenza della filiera all'interno di un processo, quello digitale, che accanto ad indubbie opportunità presenta anche crescenti complessità non solo tecnologiche; nello specifico ha inoltre evidenziato come proprio la trasparenza possa diventare un valore anche economico.

Roberto Liscia, presidente di Netcomm, ha ricordato come la comunicazione digitale sia un asset chiave per la costruzione di una relazione efficace tra azienda e clienti, soprattutto nel settore dell’e-commerce dove i contenuti e lo storytelling rivestono un ruolo fondamentale.

Tanto più la comunicazione digitale sarà in grado di rispondere a obiettivi di trasparenza e misurabilità, quanto più i canali digitali, di comunicazione e di vendita, potranno svilupparsi.

Carlo Noseda, presidente di IAB Italia, ha sottolineato come il digitale rappresenti oggi una grande opportunità di sviluppo per il nostro Paese. Tuttavia, perché il mercato e l’intero ecosistema possano crescere in modo sano e virtuoso è necessario che le istituzioni contribuiscano a creare le condizioni necessarie. Investimenti, infrastrutture all’avanguardia e una cornice normativa, concepita sì per regolamentare il settore con la massima trasparenza, ma in grado di sostenere le aziende che vi operano sono le tre principali leve che Noseda ha indicato per una crescita organica che crei valore.

Massimo Martellini e Giorgio Galantis, presidenti di FCP e FCP-Assointernet, sono intervenuti in qualità di rappresentanti delle Concessionarie di pubblicità. Hanno rispettivamente affrontato il tema degli investimenti pubblicitari e della loro ridistribuzione su un numero sempre maggiore di mezzi, e i temi legati alla misurazione della viewability, metrica che non sempre riesce a garantire omogeneità di risultati tra le diverse società di misurazione. L'argomento è approfondito anche nell'ambito del Libro Bianco.

Alessandro Ubertis, presidente di Unicom, ha preso in esame il rapporto tra creatività e tecnologia. 

Libero sfogo alla creatività e eccessivo peso in termini di bites come si conciliano?

Giancarlo Vergori, presidente di Fedoweb, ha ricordato l'impegno che l’Associazione e gli editori aderenti hanno posto nella stesura del Libro Bianco al tema della brand safety e brand policy, sottolineando le garanzie che gli editori – in grado di definire e controllare i propri contenuti – possono offrire agli investitori e ai loro brand.

Ha concluso la serie di interventi Maurizio Costa, presidente di Fieg, che ha affrontato il tema attuale del ruolo di internet per il funzionamento della democrazia: il Libro Bianco ha incluso il tema delle fake news, il confine tra informazione corretta e informazione ingannevole e come gli editori possono contribuire a mantenere un livello di qualità al sistema.

I vari capitoli sono stati illustrati da Alberto Vivaldelli, coordinatore del tavolo dei lavori.

Lorenza Morello: un San Giovanni nero per la città di Torino, l'Amministrazione comunale "ammazza" i commercianti

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Lorenza Morello
TORINO - Stesso fine settimana (quello con San Giovanni), due eventi a Confronto: a Torino (comune di 886.837 abitanti), per la festa patronale 21.800 persone presenti alle 22.33 del 24 giugno 2017 su piazza Vittorio, contro le circa 100mila degli scorsi anni delle quali70 mila solo sulla piazza. La app che conta le persone non sbaglia di un solo numero ed era predisposta per bloccare gli ingressi se si fosse raggiunto il limite di 48mila.

A Saluzzo (comune di 16.968 abitanti), per l'ottava edizione di "C'è Fermento" (una sorta di beer fest locale) 8.500 persone solo nella serata di sabato. Controlli all'ingresso, rapidi ma efficaci, hanno fatto sì che l'evento organizzato all'interno dell'ex Caserma Mario Musso ottenesse diversi risultati, tra i quali degustare prodotti artigianali, apprezzare e valorizzare uno spazio che è stato ridestinato, passare una serata in allegria con amici senza pensieri e senza feriti, benché tutti i presenti avessero al collo un bicchiere di vetro.

Quando si analizza l'Amministrazione di una città, lo si può fare sotto diverse angolazioni ma, tipicamente, la prima analisi è quella politica. In questo caso, invece, l'analisi che preme è di carattere giuridico/commerciale.

Si è infatti a lungo parlato degli incresciosi fatti di Torino a partire dalla finale di Champions League del tre giugno, fino ai festeggiamenti del Santo Patrono appena trascorsi. E molto è stato detto e scritto dalle varie voci politiche di maggioranza e di opposizione in favore o contro le posizioni assunte dall'attuale governo della città.

Esulando, però, dal dato politico, sarebbe molto più opportuno  valutare i dati economici della città slegati da qualsiasi corrente, perché il benessere di una città e il senso civico devono essere beni superiori rispetto alle singole posizioni di pensiero.

I dati che si raccolgono parlando con chi a Torino opera e vive nel settore del commercio, lamentano una carenza evidente di attenzione e di rispetto per la categoria. Non è accettabile che chi ha un locale pubblico sia etichettato come "spacciatore di alcool" o altri appellativi simili da chi la città avrebbe il dovere di amministrarla, e non di soffocarla.

E non è accettabile che in una città molto provata dalla crisi degli ultimi anni (i dati ufficiali riferiscono che Torino è la città italiana in cui chiudono quotidianamente il maggior numero di attività commerciali) la risposta a un palese difetto di controllo da parte dell'Amministrazione comunale debba avere come controrisposta la demonizzazione di una categoria. Le prime stime parlano, per la notte di San Giovanni e l'intero week end di festa, di un fatturato inferiore al 90% rispetto agli anni precedenti. I commercianti di Piazza Vittorio dicevano che si sarebbero già sentiti soddisfatti a fare "almeno il 20% di un sabato normale". Ma il mancato incasso per Piazza Vittorio e vie limitrofe nella giornata di San Giovanni si aggira intorno ai 250.000 euro, su circa 80 locali pubblici.

Chiunque conosca i fondamenti dell'imprenditoria privata, sa bene che leggi troppo limitative dell'iniziativa privata altro effetto non possono sortire che la morte dell'imprenditoria stessa. Per un sano sviluppo imprenditoriale serve tutto ciò di cui in questo momento Torino è carente: una Amministrazione vicina ai problemi dei cittadini, norme di sicurezza applicate costantemente in modo serio e rigoroso e una tassazione equa che permetta al Comune di avere le risorse per coprire le proprie spese e fare fronte agli investimenti necessari, e che permetta agli imprenditori di avere il giusto ritorno dal lavoro quotidiano. Si chiama buonsenso, e non ha colore politico.

Pierfranco Bruni: il mito della caverna presente in Luigi Pirandello come abitazione dell'anima

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Pierfranco Bruni
ROMA - Il 28 giugno 2017 si celebrano i 150 anni dalla nascita di Luigi Pirandello. Una lettura antropologica e linguistica arabo - greca. Luigi Pirandello nella grecità. Un percorso che resta un riferimento fondamentale in tutta l'opera dello scrittore nato centocinquanta anni fa a Girgenti. Era il 28 giugno del 1867. L'antica Girgenti intreccia e incrocia le culture Mediterranee tra Oriente e Occidente.

Un percorso fatto di luoghi e di anime che portano nella storia il mito e la storia stessa diventa metafora di un simbolo eterno. In Pirandello la storia si assenta e diventa superamento del reale. 

Nel 2016 abbiamo più volte celebrato gli 80 anni della morte. Oggi siamo ai 150 anni dalla morte. 

Dalla Sicilia alla Fiera del Libro di Roma e Torino alla Casa Pirandello come Mibact siamo stati presenti con forza non solo nel ricordare Pirandello ma anche per offrire una chiave di lettura originale. Il mio libro “Il tragico e la follia” (Nemapress) pone all’attenzione un Pirandello mediterraneo, arabo e sciamanico oltre a proporre delle comparazione con le antropologie linguistiche.

Perché in esso vivono gli archetipi che sono il risultato della dissolvenza del verismo

Verga con tutta la sua simbologia profetica si dissolve e gli dei greci vivono nei personaggi Pirandelliani. Tutto è mito perché tutto si legge nel recupero di eredità che diventano viaggio. Il tema del viaggio è circolare. Ovvero omerico in Pirandello. I simboli della Grecia sono una colonna spezzata il vento che è bagnato di sale africano Girgenti e Agrigento il Tempio di Empedocle le donne il ballo il canto. Insomma Pirandello è la vera sintesi di una cultura materiale che incontra quella immateriale e viceversa. 

L'anfora pirandelliana è piuttosto una giara. Perché la giara? Perché è usata in modo particolare nei Paesi arabi. Anche la colla magica è una derivazione antropologica del sistema simbolico di un Mediterraneo orientale. Quando la piccola anfora che contiene la colla viene sollevata in segno di devozione al cielo ha una simbologia chiaramente religiosa. È come se si chiedesse la benedizione al cielo.

Ora conoscendo Pirandello e la sua dimensione nei confronti della religione distante in quel tempo dal mondo cattolico e la tradizione di Girgenti la chiave di lettura rimanda chiaramente al mondo musulmano avvalorato da ciò che accade anche successivamente con il ballo tondo e la musica araba che si intona. 

Il ballo e il canto iniziano con lo scoccare di un battito di due pietre dato da un personaggio femminile, una ragazza. Il ballo intorno alla giara si vive come un sortilegio e di notte con la luna che è un cerchio perfetto. I simboli magici ci sono tutti. 

È qui che Pirandello diventa il conoscitore dei dervishi ma anche della alchimia del mondo sciamanico. La luna è un cerchio. La ciclicità è rappresentata da 13 mesi e non da 12. La ciclicità perfetta vichiano ma anche sciamanico con la persuasione della lentezza che è la pazienza dello spazio labirintico. Lascia la metafora del Kaos ed entra nel Labirinto. Dal mondo del Kaos entra in un viaggio in cui si ha bisogno di Arianna per ritrovare il focolare domestico. Si ritorna dunque ad Omero. 

Nella chiusa c’è  la chiave antropologica principale: “A una cert'ora don Lollò, andato a dormire, fu svegliato da un baccano d'inferno. S'affacciò a un balcone della cascina, e vide su l'aja, sotto la luna, tanti diavoli; i contadini ubriachi che, presisi per mano, ballavano attorno alla giara. Zi' Dima, là dentro, cantava a squarciagola”. Con la regia dei fratelli Taviani nel 1984 questa novella e poi commedia (1906, 1909, 1916 e rappresentata nel 1925 e 1927) diventa nucleo centrale di una espressione fortemente etno antropologica.

Gli scavi nel mito sono isole di memoria. Metafore che si traducono appunto in simboli. Ma la greciità pirandelliana è un vissuto che attraversa tutto il Mediterraneo. I dervishi danzanti non hanno radici greche. Bensì persiane. Il ballo tondo lo si trova nella cultura illirica come nei nativi d'America come anche nelle civiltà contadine pre elleniche. In Pirandello rappresenta il cerchio e il mito Viggiano in un tempo il cui mito ha bisogno di confrontarsi con uno spazio reale. La piazza è sempre una ghitonia. Ovvero un vicinato. Il vicinato è lo spazio di una Medina (nel) nella quale si incontrano i vocabolari religiosi dei popoli. È qui che si vive il luogo della attrazione che diventa metafisica della contaminazione. 

Il mito della caverna è presente in Pirandello sotto forma di una abitazione dell'anima. Ancora ricordando La giara è possibile riscontrare tutti questi elementi che hanno chiaramente una visione etnoantropologica. 

Molto vitale è la lingua contaminata. Infatti in Pirandello si possono registrare almeno cinque lingue contaminate dalle etnie. Il siciliano. Il sicuro greco. Il siculo arabo. Le gemmazione del greco arabo con il tedesco. L'Italiano ha comunque diverse varianti.  le gemmazioni linguistiche la koinè demoentropologica rendono Pirandello uno scrittore unico nel legame tra letteratura e antropologia. muore a Roma il 10 dicembre del 1936.

Responsabile Progetto Etnie – Minoranze Linguistiche del Mibact

lunedì 26 giugno 2017

Sergio Mattarella: don Lorenzo Milani grande italiano, abbiamo maturato un debito di riconoscenza

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Sergio Mattarella
ROMA - «Le opere, le riflessioni e la testimonianza di vita di Don Lorenzo Milani costituiscono ancora oggi, a cinquant'anni dalla scomparsa, una fonte preziosa, una sfida incessante, una spinta all'impegno contro ogni forma di esclusione, a partire da quelle che colpiscono i giovani. Il suo impegno diretto verso gli ultimi, si è espresso in particolare nel diffondere più ampiamente conoscenze e cultura, per conquistare una vera uguaglianza delle opportunità, in modo che ne traessero beneficio tutti i cittadini, senza distinzioni di ceto e senza barriere.

Don Milani ha svolto la sua missione in una piccola realtà del nostro Paese, dalla quale guardava alla società nel suo insieme e alle ingiustizie da superare.

Dalla periferia ci ha aiutato a guardare e comprendere meglio i cambiamenti del tempo.

Per questo lo ricordiamo come un grande italiano, che tanto ha dato alla crescita della società e con il quale abbiamo maturato un debito di riconoscenza.

Rileggendo le sue parole e ripensando i gesti, che ruppero vecchie consuetudini e contribuirono ad aprire nuovi orizzonti, viene alla mente la velocità dei cambiamenti avvenuti in questo mezzo secolo. Continua però a mostrarsi con forza la modernità di Don Milani in quell'ostinato rifiuto di omologarsi ad opinioni consolidate e agli interessi prevalenti, nel progettare la libertà della persona all'interno di una crescita comunitaria, nel dare il giusto valore al percorso formativo dei giovani al fine di uno sviluppo integrale della persona.

Con la sua intelligenza e la sua passione educativa, Don Milani riuscì a costruire una realtà esemplare - la Scuola di Barbiana - che resta tuttora un punto di riferimento e un termine di confronto per chiunque si misuri con l'insegnamento e la pedagogia.

L'innovazione nel metodo e nei contenuti è stata causa anche di dure reazioni, ma ora viene da tutti riconosciuto il grande e liberatorio contributo alla scienza dell'educazione. Generazioni di studenti, di insegnanti, di cittadini impegnati per la crescita della loro comunità saranno sempre grati a Don Milani perché la vita di una società è strettamente legata ai valori e al senso di umanità che la sorreggono».

Dichiarazione del presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, in occasione del 50° anniversario della scomparsa di Don Milani.

"Presenze", di Giorgio Bormida e Nicola Oliveri, nei suggestivi spazi della Fortezza del Priamar di Savona

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SAVONA - Presenze. Lavori di Giorgio Bormida e Nicola Oliveri. Dal 6 al 31 luglio 2017. Inaugurazione giovedì 6 luglio, ore 19, Fortezza Priamar - Cellette della Sibilla, Savona. Mostra a cura di Emsteludanza, in collaborazione con associazione culturale Archimedia e con il patrocinio di Città di Savona.

La mostra Presenze, in programma dal 6 al 31 luglio 2017 nei suggestivi spazi della Fortezza del Priamar di Savona, propone le esposizioni personali di due artisti savonesi affermati nel territorio nazionale: Giorgio Bormida e Nicola Oliveri. 

L’allestimento si struttura attraverso i cunicoli e gli androni della Fortezza, tra le volte delle Cellette della Sibilla, spazi in cui lo spettatore potrà addentrarsi, godendo dell’evocativo contesto, nella ricerca estetica, pittorica e fotografica propria dei due artisti. 

Il titolo Presenze testimonia un destino sconosciuto, animato da un anelito mordace. 

Il battesimo che ogni artista suggella con la fine dei propri lavori. 

L’opera è destinata a raggiungere un’autonomia propria, tale da rendersi indipendente dalla sua genesi, matura di un nuovo senso agli occhi di chi ne fruisce. 

Allo stesso tempo Presenze evoca la fisicità, la palpabile testimonianza nel territorio di un sentimento artistico, una forza animata da chi ha trovato in queste terre i natali, tanto da tramutare la propria esistenza in operato, in un linguaggio sublime che parla all’anima. 


Nicola Oliveri torna nel territorio dopo molti anni di assenza e Giorgio Bormida racconta che le opere di "VIXI" sono "presenze, diverse dalla realtà così come gran parte della fotografia cerca di fissare.” 

Il disegno e la fotografia sono solo un pretesto per segnare le tracce, le memorie, le suggestioni che vivono nella mente. 

Giorgio Bormida affronta la fotografia digitale con le stesse meticolosità e riflessione che caratterizzano un'opera pittorica. 
L'artista ricorre infatti al software e al virtuale per dare spazio atmosferico e nuova corporeità temporale a pochi dettagli raccolti con la macchina fotografica. 
L'attività di Bormida non si rivolge esclusivamente all'arte visiva ma include quella scenografica e teatrale. Anche da ciò deriva l'ambientazione estremamente avvolgente e stratificata delle sue visioni. 
L'intento è ricreare una sorta di dimensione onirica, nella quale il visibile e l'invisibile si compenetrano in modo difficilmente distinguibile. 
Si tratta appunto di un filtraggio di oggetti e ambienti reali nella dimensione impalpabile delle sensazioni interiori, soggette ad altre leggi temporali e spaziali. 

Disegnatore e pittore, Nicola Oliveri presenterà opere inedite, figlie del lavoro degli ultimi due anni di ricerca. 
La delicatezza, l’eleganza del segno e la pulizia nell’esecuzione si incontrano in una tenzone tra disegno e pittura determinando un elegante equivoco tra vuoto e pieno, tra filo e disegno, tra ciò che è rappresentato e la sua rappresentazione. 
Il possesso della tecnica diviene un vocabolario espressivo ricchissimo e infinitamente modulabile. Oliveri reinterpreta luci e ombre, assorbe la realtà che lo circonda e restituisce allo sguardo di chi osserva disegni forgiati da linee inconsuete, figure destrutturate nella forma e cariche di una nuova ermeneutica, di un significato altero.

PRESENZE inaugura giovedì 6 luglio dalle ore 19 presso la Fortezza Priamar in Corso Giuseppe Mazzini n.1 a Savona. La mostra sarà aperta al pubblico fino al 31 luglio, tutti i giorni dalle ore 18 alle ore 23.


Vignale Monferrato Festival: nel prestigioso Castello, Tutorial spettacolo a cura del coreografo Glen Çaçi

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CASALE MONFERRATO - Tutorial: giovedì 6 luglio 2017 Glen Caçi al Castello. Spettacolo inserito nel Vignale Monferrato Festival. Per la terza edizione del Vignale Monferrato Festival, giovedì 6 luglio a Casale Monferrato, nella prestigiosa cornice del Castello, verrà presentato alle ore 21,30 Tutorial, spettacolo a cura del coreografo italo-albanese Glen Çaçi.

L’iniziativa rientra anche nell’ambito delle attività promozionali della Rete MoMu – Monferrato Musei che, in questa occasione, presenterà il nuovo materiale informativo prodotto grazie al contributo della Regione Piemonte.

Classe 1979, di Tirana, Çaçi è performer, chitarrista e coerografo ma anche traduttore e reporter di guerra. Tutorial è il secondo capitolo di una ricerca artistica sull’identità culturale, un gigantesco karaoke danzante aperto a tutti, che gioca sulla contaminazione tra danze albanesi e balli del territorio esplorato. Çaçi ne segue l’andamento, invitando gli spettatori a osservare sullo schermo danze tradizionali delle quali poi guiderà l’esecuzione. Un’originale performance in cui la ricerca di Çaçi si fonde con quella del fratello Olger, anch’egli emigrato dall’Albania.

La danza è punto d’unione, un pretesto per l’autore di ampliare la sua ricerca all’Europa e al Mondo, coinvolgendo città e persone diverse, tentando di farle divertire tutte.


Per l’occasione, Caci ha voluto rivolgere, con una breve lettera, un invito speciale alla nutrita comunità albanese di Casale Monferrato: 

Të nderuar bashkëatdhetar! 
Quhem Glen Çaçi dhe jam një prej artistëve te ftuar këtë vit ne Vignale Monferrato Festival, me një event në Casale Monferrato. 
Këtu sjell një shfaqe që ka formën e një feste, dhe çdo festë që respektohet ka nevojë per njerëz që duan të festojnë. 
Përfitoj nga rasti për t'ju ftuar të gjithëve pa përjashtim dhe kam besim në traditën tonë! 
Me thonë që në Casale Monferrato jeni shum dhe unë të shumtë ju pres më datë 6 korrik në shfaqen TUTORIAL!
Përshëndetje të sinqerta, 

Gleni.

Cari connazionali, 
mi chiamo Glen Çaçi e sono uno degli artisti invitati quest’anno al Vignale Monferrato Festival, dove parteciperò con un evento a Casale Monferrato.
Qui porto uno spettacolo che si mostra come una festa e come tutte le feste rispettabili ha bisogno di persone che vogliano festeggiare.
Colgo l’occasione per invitare tutti senza esclusioni e ho fiducia nella nostra tradizione!
Mi hanno detto che qui a Casale Monferrato siete in tanti e io vi aspetto in tanti il 6 luglio al nostro spettacolo TUTORIAL!
Tanti cari saluti

Gleni.

Tutorial - Ideazione e performance Glen Çaçi - Video Andrea Gallo - Produzione Marche Teatro, 1979 - Coproduzione Pergine Spettacolo Aperto,Progetto Open Creazione - Contemporanea in Trentino Alto Adige in collaborazione con Bolzano Danza - Durata 50’.

La cantante romana Fabiana Rosciglione rivisita in chiave inedita Isn't she lovely, cult di Stevie Wonder

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Fabiana Rosciglione
ROMA - Fabiana Rosciglione esce il 29 giugno 2017 col video di "Isn't she lovely". La cantante romana rivisita in chiave inedita uno dei brani cult di Stevie Wonder. Il singolo anticipa l’uscita dell’album “Remembering”. Il 29 giugno esce il singolo “Isn’t she lovely”, su etichetta Carpe Diem e distribuito da Artist First, in contemporanea con la pubblicazione del videoclip diretto da Gabriele Rosciglione.

Il singolo è stato prodotto e arrangiato da Enrico Solazzo e missato da Eugenio Vatta. Al basso Dario Rosciglione, fratello di Fabiana che proviene da una famiglia di apprezzati musicisti: il padre Giorgio Rosciglione e i fratelli Michael e Dario sono contrabbassisti assai noti nel panorama del jazz italiano e internazionale, mentre il nipote Gabriele che firma la regia del videoclip di Isn’t she lovely è conosciuto ai più come Kaligola, giovane rapper che ha preso parte al Festival di Sanremo 2015, vincendo il prestigioso Premio Bardotti.

“Isn’t she lovely” – racconta Fabiana - è stata una scelta condivisa insieme ad Enrico Solazzo, il mio compagno di vita e di lavoro, perché entrambi amiamo da sempre Stevie Wonder.

Proponendo in chiave inedita questo favoloso artista, abbiamo voluto fargli un omaggio originale, diverso da una normale cover, andando controcorrente rispetto al genere musicale che si ascolta in questo periodo.

E’ una sorta di ringraziamento per il patrimonio artistico che ci ha donato e continuerà a donarci Stevie Wonder”.

“Isn’t she lovely” farà parte di un progetto discografico di prossima uscita, dal titolo “Remembering”, un album che raccoglie alcune delle canzoni più belle della storia della musica di tutto il mondo.

Brani celebri e indimenticabili, da Bacarach a Charlie Chaplin, da Jobim ai Beatles, melodie rivisitate con pathos e ricercatezza, grazie alla produzione e agli arrangiamenti originali di Enrico Solazzo.

Fabiana Rosciglione proviene da una famiglia di artisti ed è cresciuta respirando musica fin da piccola. Il padre Giorgio Rosciglione, considerato una colonna portante del jazz italiano, con un carriera di oltre cinquant’anni di cui venti da primo contrabbasso dell'orchestra di Musica leggera della Rai, vanta prestigiose collaborazioni con i più grandi esponenti del jazz internazionale e ha preso parte alle più importanti colonne sonore composte da Ennio Morricone, Piero Piccioni, Nino Rota e molti altri.

I fratelli Dario e Michel anche loro contrabbassisti, seguono le orme del padre vantando anche loro collaborazioni con artisti di fama mondiale.

Cantante versatile, Fabiana ha cominciato molto giovane collaborando in diverse produzioni pop per poi intraprendere la carriera nel mondo del jazz.

Si è esibita, sia in Italia sia all’estero, assieme ai nomi più importanti del jazz italiano ed internazionale come Greg Hutchinson, Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Bobby Durham, Robben Ford, Dario Rosciglione, Giorgio Rosciglione, Michel Rosciglione Domenico Sanna, Gegè Munari, Massimo Faraò, Nicola Angelucci, Massimo D’Avola, Paolo Recchia, Guido Pistocchi, Amedeo Ariano, Sandro Deidda, Pietro Lussu, Vincent Frade, Rosario Giuliani, Shawnn Monteiro, Max Ionata, Riccardo Biseo, David Sauzay, Baptiste Trotignon, Vincent Bourgeyx, Tollak Ollestad, Paolo Alderighi, Nicola Stilo, e molti altri.

Partecipa a diversi Festivals Jazz tra i quali Umbria, Jazz, Elba jazz, Lucca Jazz Donna e molti altri.

Nel 2004 esce l’album “Jazbeat” distribuito dalla etichetta francese Nocturne distribuito in tutto il mondo. La band fondata da Dario Rosciglione fu tra le prime a dare vita al genere musicale Electro-Swing.

Sempre nel 2004 esce l’album come solista “The dream of love” dove interpreta brani be-bop, swing.

Per 2 anni insieme alla Band Jazzbit ha accompagnato l’artista Giorgio Panariello, nello show radiofonico in onda su RTL “Ogni maledetta domenica” ed in seguito nel tour teatrale italiano invernale ed estivo “Panariello non esiste” che ha fatto tappa nei più importanti teatri e palasport italiani.

Nel 2013 esce l’album prodotto da Nicola Bulgari Jazz Collection vol.1. Sempre nel 2013 si trasferisce per un anno a Los Angeles dove avrà modo di collaborare con diversi musicisti del luogo.

Ha collaborato come background vocal in diverse produzioni discografiche, fra le quali nell’ultimo album Eklektik, di Antoniò Faraò.

domenica 25 giugno 2017

A Minori omaggio alle vittime di mafia col libro di Giorgio Mottola “Camorra nostra. Nascita di una S.p.A. del crimine"

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MINORI - Le rivelazioni “inedite” di un ex boss dei Corleonesi in “Camorra nostra” di Giorgio Mottola, inviato di Report, il 26 giugno 2017 a Minori, con Libera e la Fondazione Pol.i.s. Da “Edizioni Ordinarie” di Rosaria Zizzo in scena monologhi in ricordo delle vittime di mafia. Lunedì 26 l’XI edizione di ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, con Libera Associazioni, nomi e numeri contro le mafie, e la Fondazione Pol.i.s., ed in collaborazione con il Comune e la Pro Loco di Minori, rende omaggio alle vittime di mafia con la presentazione del libro di Giorgio Mottola “Camorra nostra. Nascita di una S.p.A. del crimine ”, edito da Sperling & Kupfer.

A Minori, in piazza Cantilena, ore 20.30, ne parlerà con l’autore Alfonso Bottone, direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it. Interverranno lo scrittore Marcello Ravveduto e Anna Garofalo, referente Libera provincia di Salerno.

«Non chiamatela camorra. È Cosa nostra». Questa sorprendente dichiarazione di Franco Di Carlo ha indotto Giorgio Mottola, inviato di Report, a ripercorrere con “Camorra nostra. Nascita di una S.p.A. del crimine”, la storia di questa organizzazione criminale seguendo le rivelazioni dell'ex boss del clan dei Corleonesi, uno dei pentiti più attendibili. A lui Totò Riina aveva affidato, insieme ad altri fedelissimi, il delicato compito di gestire, negli anni Settanta, l'espansione dell'organizzazione siciliana sul continente. Grazie alla sua testimonianza, si scopre come avvenne, a partire dal dopoguerra, la colonizzazione mafiosa di Napoli e quale «formazione» seguirono i capifamiglia e i giovani guappi che, da piccoli criminali dediti allo spaccio e al contrabbando, si trasformeranno in industriali del crimine, con stretti agganci nella politica e nella finanza. Il silenzioso dominio della Cupola cambia il corso del narcotraffico internazionale, espande gli affari nel Nord d'Italia e traccia un disegno dei rapporti di forza fra le famiglie che porterà, negli anni Novanta, all'egemonia dei Casalesi. In questo viaggio alle radici di Gomorra si affacciano sotto una luce del tutto nuova vicende storiche: l'assassinio del marito di Pupetta Maresca, i rapporti fra Raffaele Cutolo e i Corleonesi, la faida fra i Nuvoletta e Antonio Bardellino, la trattativa per la liberazione di Ciro Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse tre anni dopo la morte di Aldo Moro. La verità raccontata da Di Carlo non ha precedenti né nelle dichiarazioni di altri pentiti siciliani o campani né nelle carte della magistratura, ma trova puntuali riscontri dispersi in migliaia di pagine di atti giudiziari, che l'autore ha scandagliato per scrivere, della camorra, la storia che non è mai stata raccontata.

Ad aprire la serata monologhi scelti da “Edizioni Ordinarie, testo di teatro sociale realizzato da Rosaria Zizzo, scrittrice e poetessa, edito da Terra del Sole, e messi in scena da Vania De Angelis e Gerardo Jula.

L’XI edizione della Festa del Libro in Mediterraneo, dedicata ai bambini di Amatrice e di Aleppo, si fregia quest’anno anche del patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Commissione Europea.

Alla Fortezza medicea di Arezzo la mostra di Ugo Riva “La Porta dell’Angelo”, a cura di Vittorio Sgarbi

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Alessandro Ghinelli, Francesca Sacchi Tommasi, Ugo Riva e Vittorio Sgarbi
AREZZO - Gli Angeli di Ugo Riva in Fortezza. La mostra aperta fino al 1 ottobre 2017. Dal 24 giugno al 1 ottobre 2017 la Fortezza medicea di Arezzo torna al centro della cultura. Dopo il suo esordio “museale” grazie alle opere di Ivan Theimer, arriva la mostra di Ugo Riva “La Porta dell’Angelo”, a cura di Vittorio Sgarbi. “Un’altra mostra di questa estate d’arte dedicata al bello, quella che espone in Fortezza le meravigliose sculture di Ugo Riva.

Una mostra che, in continuità con l’esperienza culturale inaugurata nel 2016 con la personale di Ivan Theimer, conferma la vocazione a naturale scrigno d’arte di questo monumento straordinario. E a questo è e sarà destinata”. Così il sindaco Alessandro Ghinelli ha introdotto il proprio saluto alla affollata cerimonia di inaugurazione della mostra dell’artista bergamasco Ugo Riva “La porta dell’Angelo”, tenutasi sabato 24 giugno 2017 in Fortezza. Fortezza che torna quindi al centro della cultura con una esposizione di altissimo livello.

“Il titolo della mostra assume un grande significato, così come l’opera che la caratterizza: la Porta dell’Angelo al Bastione della Diacciaia, accesso sormontato da un angelo che adesso è custodito al Museo d’arte medievale e moderna, evoca e costituisce, con la bellissima scultura di Riva lì posizionata, un ponte tra il passato e il presente della nostra Città. Attraverso gli Angeli di Riva sarà possibile tornare in possesso della nostra identità”, ha detto ancora il sindaco Ghinelli.

“Il destino stabilisce per i luoghi una identificazione e anche una ragione per cui essi diventano contemporanei”, ha affermato il curatore della mostra e critico d’arte Vittorio Sgarbi intervenendo alla inaugurazione. “La fortezza medicea è un naturale luogo del dialogo tra la storia e il presente, tra l’architettura di una civiltà antica e la testimonianza dell’oggi, così come è naturalmente predisposta ad accogliere la scultura. Spero che l’inizio con Theimer e questa continuazione con Riva diventino un filone, che questo ogni anno diventi un luogo dove si consacrano scultori”. 


La mostra, composta di 22 sculture e 7 disegni, nasce da tecniche raffinate di abbinamento e contrasto tra diversi materiali come terracotta e bronzo, in una simbiosi fra religioso e laico che colpisce per significati e bellezza. Le sculture di Riva acquisiscono il senso della bellezza che l’artista sa imprimere grazie alla cromia restituita dai materiali scelti, ai colori apportati in modo sapiente attraverso la propria tavolozza, all’equilibrio dimensionale e geometrico che le masse scolpite individuano con il vuoto circostante. Peraltro, di questa mostra resterà a memoria, e come ulteriore sottolineatura del rapporto tra Ugo Riva e Arezzo, l’elsa della lancia d’oro della Giostra del Saracino di settembre intitolata a Viviani, ingegnere che all’inizio del secolo scorso ha provveduto alla ricostruzione del fronte principale del duomo di Arezzo.

Ugo Riva, dopo una breve esperienza pittorica, dalla seconda metà degli anni Settanta matura la scelta di dedicarsi esclusivamente alla scultura frequentando la bottega di Tarcisio Brugnetti. La sua opera, in questo periodo giovanile, è vicina alle istanze espressionistiche, delle quali in seguito, nel corso degli anni Ottanta, si allontanerà in favore di un approfondito studio e recupero della classicità intesa non come maniera bensì come sorgente viva da cui attingere emozioni e sentimenti da rivivere.

Nel corso degli anni Novanta ha notevolmente diradato, nelle opere, i riferimenti alla mitologia e alla letteratura del mondo classico, ma anche nel raccontare la contemporaneità la sua attenzione si è sempre rivolta ai sentimenti e alle pulsioni che disegnano il contorno stesso di una vita umana.

“Quando sono venuto ad Arezzo per capire quanto e se potesse essere sede di una mia personale, fin dal viale che conduce alla Fortezza ho iniziato a provare sensazioni che sono esplose in me una volta entrato. L’antro, il tunnel, il buio, è come se mi avessero parlato. E la mostra si è costruita da sola”, ha dichiarato Ugo Riva. “Mi è bastato varcare il cancello del forte mediceo per capire che avrebbe accolto e condiviso la mia narrazione. E cos’è questa narrazione? Un desiderio di speranza che ha inizio con i ‘Testimoni della memoria’, vera sintesi della mia filosofia. Sono chiamato a testimoniare il mio, il nostro tempo, un tempo che si materializza in immagini violente, molto pesanti, che raffigurano la percezione di un disagio di tutti. Gli ‘Angeli’, i miei custodi, quelli dai quali non mi sono mai voluto allontanare, sono il mio sostegno. Ma il dubbio, le lacerazioni rimangono in agguato, così come l’anelito, la ‘supplica’ per una fede dalla quale non sono stato illuminato ma solo sfiorato. 

Ho bisogno di continuare ad avere speranza, di muovermi guidato dall’ottimismo della volontà, quello di gramsciana memoria, quello che mi può convincere di persistere, di ‘risorgere’, come energia, come pensiero. Ad Arezzo porto questo sentire, domande, riflessioni, insieme al tema della maternità, a me molto caro e fondamento della mia ricerca artistica”. 

La mostra “La Porta dell’Angelo” è stata resa possibile grazie al contributo di ESTRA, main sponsor, con la partecipazione di COINGAS.