Coronavirus. Giuseppe Rapuano: neanche i giovani studenti sono sulla stessa barca. I docenti "mamma" e "papà". Covid-19
ROMA - Scontato che non siamo tutti sulla stessa barca. E che conteremo, a breve, i morti morti e i morti che camminano. Ritengo che non siano sulla stessa barca neanche gli studenti che in queste ultime settimane seguono le lezioni attraverso la didattica a distanza. Non tutti i discenti vivono questo tipo di scuola d'emergenza allo stesso modo.
Enrico Letta ha parlato di disagio. Desidero irrobustire, sostanziare ulteriormente, allargare la parola dell'ex capo del Governo italiano ricordando alcuni momenti di conversazione con professoresse e professori durante i quali, più volte, sono stato reso partecipe di loro rapporti veramente di grande coinvolgimento, di notevole affetto, con ragazze e ragazzi frequentanti le loro classi, davanti ai loro occhi tutti i giorni.
I docenti, spesso, rappresentano dei veri punti di riferimento per i giovanissimi più deboli, più a disagio nella società, più in difficoltà nel nucleo familiare di provenienza. Questi studenti, talvolta, risultano maggiormente legati alla propria insegnante o al proprio insegnante di quanto non siano stretti alla famiglia, alla madre e/o al padre. Davanti al monitor del portatile o del pc troviamo, durante le ore di insegnamento, i giovani abituati alla tecnologia, al digitale, e che soffrono poco il periodo di restrizione; ma troviamo - sempre se in possesso delle strumentazioni tecnologiche per la didattica a distanza - anche quei ragazzi più deboli, più fragili, più desiderosi di parole di conforto, comprensione, sostegno e cure, quelli che sentono forte la necessità degli occhi rassicuranti dei propri docenti.
Probabilmente, proprio i soggetti più a disagio avrebbero tanto bisogno di ritornare in aula, non tanto per l'apprendimento scolastico, quanto per respirare un'aria salutare, amica, per ritrovare quella "mamma" o quel "papà" che ritengono punto di riferimento, quella spalla su cui versare qualche lacrima in caso di necessità.
Forse, sono tanti i giovani, lungo tutta la Penisola, che stanno vivendo momenti di sofferenza. Bisognerebbe pensare, in qualche modo, anche a loro.
Neanche gli studenti sono tutti sulla stessa barca.
I docenti, spesso, rappresentano dei veri punti di riferimento per i giovanissimi più deboli, più a disagio nella società, più in difficoltà nel nucleo familiare di provenienza. Questi studenti, talvolta, risultano maggiormente legati alla propria insegnante o al proprio insegnante di quanto non siano stretti alla famiglia, alla madre e/o al padre. Davanti al monitor del portatile o del pc troviamo, durante le ore di insegnamento, i giovani abituati alla tecnologia, al digitale, e che soffrono poco il periodo di restrizione; ma troviamo - sempre se in possesso delle strumentazioni tecnologiche per la didattica a distanza - anche quei ragazzi più deboli, più fragili, più desiderosi di parole di conforto, comprensione, sostegno e cure, quelli che sentono forte la necessità degli occhi rassicuranti dei propri docenti.
Probabilmente, proprio i soggetti più a disagio avrebbero tanto bisogno di ritornare in aula, non tanto per l'apprendimento scolastico, quanto per respirare un'aria salutare, amica, per ritrovare quella "mamma" o quel "papà" che ritengono punto di riferimento, quella spalla su cui versare qualche lacrima in caso di necessità.
Forse, sono tanti i giovani, lungo tutta la Penisola, che stanno vivendo momenti di sofferenza. Bisognerebbe pensare, in qualche modo, anche a loro.
Neanche gli studenti sono tutti sulla stessa barca.
di Giuseppe Rapuano
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