Tassa soggiorno Pisa, disabilità e discriminazione silenziosa

Denuncia di Michela Farabella sulla tassa di soggiorno a Pisa
Michela Farabella

MILANO - La disabilità diventa un peso economico a Pisa. Michela e Gianni denunciano la tassa di soggiorno applicata nonostante un ricovero ospedaliero. Quando la disabilità diventa un peso economico: la tassa di soggiorno a Pisa una discriminazione silenziosa. Siamo Michela e Gianni, due cittadini torinesi  con disabilità riconosciuta ai sensi della Legge 104/1992, e raccontiamo questa vicenda non per spirito polemico, ma per difendere  un principio fondamentale: la dignità delle persone con disabilità non è negoziabile.

In città per un intervento al cuore


Quello che ci è accaduto a Pisa non riguarda solo noi. Riguarda tutte quelle persone fragili che, per motivi di salute, si trovano costrette a spostarsi, pernottare, affrontare cure mediche lontano da casa, e che troppo spesso si scontrano con un sistema cieco davanti alla disabilità. Non turisti, ma pazienti. Non eravamo in vacanza. Non eravamo a Pisa per piacere, svago o turismo. Eravamo in città per un intervento al cuore, in un momento di forte vulnerabilità fisica ed emotiva. La priorità non era visitare monumenti o godere delle bellezze artistiche, ma affrontare una situazione sanitaria delicata, fatta di esami, attese, paura e speranza. Eppure, nonostante questo, siamo stati trattati come semplici turisti qualunque. Tutti i documenti, nessun diritto. Entrambi siamo titolari di: verbali ufficiali di invalidità civile, riconoscimento di handicap ai sensi della Legge 104, Disability Card Europea, strumento nato proprio per facilitare la mobilità e il riconoscimento della disabilità all’interno dell’Unione europea.

Ignorare il fatto che la disabilità comporta costi aggiuntivi quotidiani


Documenti chiari, formali, validi. Documenti che attestano una condizione non discutibile. Eppure, non ci è stato consentito di farli valere. In alcuni casi ci è stato detto che quei documenti “non servivano”, in altri che la Disability Card non era conosciuta, come se si trattasse di un’invenzione e non di un riconoscimento ufficiale europeo. “Qui pagano tutti”: la normalizzazione dell’ingiustizia. La risposta ricevuta è stata sempre la stessa: «Il Comune prevede il pagamento della tassa di soggiorno per tutti: disabili, bambini, chiunque...» Una frase che colpisce come uno schiaffo. Perché equiparare una persona con disabilità grave, presente in città per un intervento sanitario, a un turista in vacanza significa negare il principio stesso di equità. Significa ignorare il fatto che la disabilità comporta costi aggiuntivi quotidiani, sacrifici, rinunce, difficoltà logistiche e sanitarie. Una tassa che perde il suo senso. La tassa di soggiorno nasce per sostenere servizi legati al turismo.

Essere disabili non è una “caratteristica secondaria”


Ma quando viene applicata indistintamente anche a chi non è in città per turismo, perde ogni legittimità morale. Pagare quella tassa non è stato solo un esborso economico. È stato il messaggio implicito che ci è arrivato: la vostra condizione non conta. Pagate e basta. La disabilità non è un dettaglio. Essere disabili non è una “caratteristica secondaria”. È una condizione che coinvolge il corpo, la salute, la vita quotidiana, il lavoro, le relazioni. È una condizione che lo Stato riconosce, tutela e dovrebbe proteggere, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, come quelli legati alla salute. Negare il riconoscimento della disabilità, ignorare documenti ufficiali, applicare regole in modo rigido e indifferente significa creare una discriminazione indiretta, subdola, ma profondamente lesiva. Una questione di civiltà, non di denaro. Non raccontiamo questa storia per recuperare pochi euro. La raccontiamo perché ciò che è accaduto non dovrebbe accadere a nessuno. A nessuna persona disabile. A nessuna coppia che affronta una malattia.

Il pieno riconoscimento della Disability Card Europea


A nessun cittadino che, già provato fisicamente e psicologicamente, si trova costretto a difendersi anche da un sistema amministrativo disumano. La nostra richiesta. Chiediamo: chiarezza normativa sull’applicazione della tassa di soggiorno alle persone con disabilità presenti per motivi sanitari; formazione e informazione per chi opera nelle strutture ricettive; il pieno riconoscimento della Disability Card Europea; il rispetto sostanziale, non solo formale, dei diritti delle persone con disabilità. Perché una società si misura da come tratta i più fragili, non da quanto riesce a incassare da loro. Raccontiamo questa vicenda affinché nessun altro debba sentirsi invisibile, ignorato o discriminato mentre affronta una battaglia ben più grande: quella per la propria salute.

di Michela Farabella

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