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| Spettacolo teatrale di Makkox e Valerio Aprea con il pubblico in sala, scena illuminata da uno sfondo blu con il titolo dello spettacolo |
BOLOGNA - Talvolta mi è necessario disintossicarmi dalle brutture della contemporaneità. Così mi rifugio nella letteratura, nella musica, nel teatro, nel cinema, nella poesia; mi rifugio insomma nell’arte, indipendentemente dalla sua forma. Evado. Distolgo l’animo da insormontabili questioni mediatiche, sociali per poi virare verso una profonda leggerezza, in cui mi crogiolo. Tuttavia stavolta è accaduto qualcosa d’estremamente singolare. Innanzitutto, proprio in virtù della suddetta mia volontà di eludere, seppur temporaneamente, la tragicità degli eventi che stanno investendo i nostri giorni, decido di seguire un evento a teatro.
L’ipotetica soluzione parte del problema stesso
Il titolo dello spettacolo cui mi accingo ad assistere, però, tradisce tutt’altro che spensieratezza: Lapocalisse. Un monologo scritto a quattro mani dal fumettista Makkox e dall’attore Valerio Aprea, che lo porta in scena. Prodotto da Argot Produzioni e Dada, in coproduzione con Fondazione Sipario Toscana Onlus – La Città del Teatro, in collaborazione con Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito. Con la consulenza artistica Francesco Frangipane ed Alessandro Barbieri per quanto concerne luci e video. Spettacolo al Teatro Celebrazioni di Bologna giovedì 12 marzo 2026, alle ore 21. Al che penso di non essere poi così lontano da Edmond Dantès, personaggio calviniano de Il Conte di Montecristo, che per evadere dalla prigione in cui si trova pensa a come debba essere fatta la prigione perfetta, al punto da far diventare l’ipotetica soluzione parte del problema stesso. Mi congedo dalle mie illazioni letterarie, lo spettacolo inizia. Aprea inizia motivando ironicamente l’assurdità delle dichiarazioni rilasciate dai politici italiani attraverso l’esistenza di una competizione: il Fantacitorio.
Particolarmente significativi i pezzi sulla pervasività dell’algoritmo
Il gioco è semplice: più un politico ha atteggiamenti discutibili, rilascia dichiarazioni aberranti, più si fa punteggio. Una trovata sagace, che consegna una chiave di lettura, non troppo inverosimile a dire il vero, rispetto alle stranezze di una classe politica sempre più discutibile.
Non solo, è da segnalare che persino la Treccani ha ritenuto d’inserire il termine, coniato da Makkox, nel proprio vocabolario come neologismo. Dopo questo pezzo in apertura, Aprea si addentra nel tema proprio dello spettacolo, chiedendosi se possa concretamente verificarsi un’Apocalisse, e se ci sia qualcosa che si possa fare per contravvenire a quest’eventualità. Così il nostro sviluppa una riflessione, scandita in una serie di monologhi, in cui trovano spazio la storia, il web, le esperienze personali, sugli oggetti, sulle modalità, sulle personalità, sui luoghi deputati ad un’azione di rivalsa verso un mondo che declina. Particolarmente significativi i pezzi sulla pervasività dell’algoritmo, icasticamente concepito come una bolla, e sulla perdita momentanea d’un mazzo di chiavi, che culmina in una massima sapienziale, estremamente emblematica, proferita da un passante: “Ognuno di noi conosce una sola cosa e su tutte le altre deve tacere”.
La propensione dell’essere umano a resistere persino nelle contingenze peggiori
La funzione riservata alla collettività è centrale. Aprea si rivolge soprattutto ad un ‘noi’, in grado di poter incidere concretamente sulla realtà; e si rivolge al pubblico. Difatti, ci sono momenti in cui il nostro rivolge alla platea domande di varia natura. Espediente funzionale, che restituisce una concezione corale del teatro e stempera la profondità delle tematiche affrontate, per quanto vada incontro al rischio di compromettere il ritmo della messa in scena, se oltremodo prolungato. Inframezzare i monologhi spetta ad una serie di opere d’arte, di area tedesca, fiamminga, e non solo, proiettate sulla scena. Il fil rouge è sempre il tema apocalittico, mortifero: L’Apocalisse, di Hans Memling; Il trionfo della morte, di Jan Bruegel; Il trionfo della morte, di Pieter Brueghel il vecchio; La chiave del pozzo senza fondo, di scuola tedesca; L’Apocalisse, di El Greco. Nella chiusa Aprea si concentra criticamente sulla propensione dell’essere umano a resistere persino nelle contingenze peggiori, scegliendo inconsapevolmente di adattarsi piuttosto che di prendere i provvedimenti adeguati. Con questa lucida analisi si chiude uno spettacolo tragicomico che, indagando a fondo la nostra società, ricorda quanto approfonditamente bisogni scrutare in sé stessi prima di poter guardare adeguatamente il mondo. Infine, segnalo che lo spettacolo, per ammissione dello stesso Aprea, contiene un errore alquanto particolare. Un errore che riguarda il mio settore. Non dico altro. Andate a teatro.
di Alessandro Ciccone
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