Lucio Corsi, il cantautore "strano" raccontato da Zoppo

Illustrazione stilizzata del volto di Lucio Corsi con capelli neri lunghi su sfondo rosso e giallo
Lucio Corsi dalla copertina del libro di Donato Zoppo

SALERNO - Dalla Maremma alle luci dell'Ariston, passando per Milano e l'Europa, Lucio Corsi ha trasformato l'essere "strano" in una dichiarazione d'identità artistica. In Volevo essere strano, Donato Zoppo firma la prima monografia dedicata al cantautore toscano, raccontandone formazione, visioni e ascesa fino al trionfo al Festival di Sanremo. Tra glam rock e poesia surreale, il libro esplora l'universo di un artista capace di restare alieno anche nel cuore del pop. Un viaggio sorprendente dentro la musica di chi ha scelto di non essere un duro, ma semplicemente se stesso.

La fanciullezza, l’occhio bambino, sono assai spesso la cifra della poesia


Aliberti pubblica il nuovo libro di Donato Zoppo, un viaggio nel mondo del cantautore rock Lucio Corsi, da Vetulonia a Sanremo, da Milano al tour europeo. Con la prefazione di Francesco Bianconi dei Baustelle e la copertina di Alessio Vitelli, il testo racconta la formazione, le canzoni e l'eccentricità di un musicista tanto popolare quanto alieno. Volevo essere strano: la prima monografia su Lucio Corsi. Libro di Donato Zoppo, Aliberti Compagnia Editoriale, 2026, 144 pagine. «Una peculiarità della poetica di Lucio Corsi è il suo sguardo di meraviglia verso le cose. Le sue canzoni sono il regno della similitudine, hanno sempre qualcosa di paradossale, con segni che evocano altro e rimandano a un altrove. Non è un neorealista semmai un surrealista, se volessimo usare una metafora cinematografica. Le sue canzoni hanno una patina che in modo sbrigativo potremmo definire “fatata”, ma la fanciullezza, l’occhio bambino, sono assai spesso la cifra della poesia» (Francesco Bianconi, Baustelle).

Lucio Corsi è una delle figure più interessanti del panorama italiano negli ultimi anni


La Maremma e le astronavi, dinosauri, bestie selvatiche e Sanremo, una faccia pittata di bianco, Topo Gigio, la canzone d’autore e tante chitarre elettriche. All’indomani del trionfo sanremese con Volevo essere un duro, del successo all'Eurovision, del tour all'estero e della popolarità che lo ha reso l'artista più googlato del 2025, Lucio Corsi continua a fare musica senza venire meno alla sua eccentricità, al suo essere un'anomalia per la musica leggera contemporanea, un musicista che si è nutrito di glam rock e di canzone d'autore, di David Bowie e Ivan Graziani, di T. Rex e Paolo Conte. Ha portato al Festival se stesso, la sua musica a cavallo tra rock anni ’70 e tradizione cantautorale italiana. Lo ha fatto senza rinunciare alla sua personalità, mostrandosi alieno sul palco dell’Ariston. Uno strano, più che un duro. Con quattro album e centinaia di concerti all’attivo, compreso un tour europeo, Lucio Corsi è una delle figure più interessanti del panorama italiano negli ultimi anni.

Il successo dei testi su Battisti, CSI e Litfiba


Le sue canzoni sono in linea con la lezione di grandi italiani e stranieri come Lucio Battisti, Ivan Graziani, Renato Zero, Flavio Giurato, Randy Newman e Marc Bolan, la sua partecipazione sanremese è avvenuta in continuità con le apparizioni di tanti eccentrici, alternativi ai canoni festivalieri, da Vasco Rossi a Elio e le Storie Tese passando per Rino Gaetano e Morgan. Tutti accomunati da un unico motto: Volevo essere strano. Al suo quarto libro con Aliberti Compagnia Editoriale, dopo il successo dei testi su Battisti, CSI e Litfiba, Donato Zoppo prova ad entrare nel mondo di Lucio Corsi, nell'universo del musicista toscano. In Volevo essere strano, il primo libro in Italia su Corsi, racconta la sua diversità nel panorama della musica nostrana: la provenienza maremmana, gli ascolti di gioventù, il trasferimento a Milano, i primi dischi e la crescita inarrestabile, la collaborazione con i Baustelle e poi Tommaso Ottomano, il crescente apprezzamento della critica per album come Cosa faremo da grandi? (2020) e La gente che sogna (2023), fino all'esperienza di Sanremo.

La musica è buona quando si esprime in purezza, quando è libera dalla zavorra del risultato


Il tutto narrato con piglio fantasioso e surreale, ricordando che Lucio Corsi ci «insegna che la musica è come lo yoga: è buona quando si esprime in purezza, quando è libera dalla zavorra del risultato, dall’assillo del consenso. Onesta e leggera. Strana, ma neanche tanto». La poetica, la formazione e l’ispirazione, gli esiti musicali: in queste pagine Donato Zoppo segue le tracce di un giovane artista con una carriera in divenire, alla sua prima «vigorosa falcata rock». Donato Zoppo (Salerno, 1975) scrive per i magazine Audio Review e Jam, ha condotto per vent’anni il radio show Rock City Nights, dirige l’ufficio stampa Synpress44 con cui si occupa di comunicazione. Ha scritto su Beatles, Lucio Battisti, CSI, Litfiba e tanti altri, diventando uno dei saggisti musicali più stimati e prolifici in Italia.

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