Sanremo: musica, polemiche e il volto dell'Italia moderna

Veduta del Teatro Ariston durante il Festival di Sanremo
Teatro Ariston Sanremo

COMO - Il Festival di Sanremo non è solo una gara canora: è uno specchio dell'Italia, dai primi anni '50 fino ai social di oggi. Tra melodie romantiche, scenografie spettacolari e polemiche virali, racconta la nostra cultura, le nostre contraddizioni e il modo in cui giudichiamo l'arte. In un'epoca in cui criticare è diventato facile e distruggere ancora più veloce, riflettere su Sanremo significa capire come ascoltiamo, discutiamo e ci confrontiamo come Paese.

Con il tempo, Sanremo è cresciuto insieme col Paese

Che due ... canzoni. Il Festival di Sanremo nasce nel 1951 nel Salone delle Feste del Casinò di Sanremo. Pochi artisti, un’orchestra, un pubblico elegante seduto ai tavolini. La televisione era agli inizi, l’Italia usciva dalla guerra e aveva bisogno di leggerezza, di melodie capaci di unire. In quelle prime edizioni, vinte da voci come Nilla Pizzi, la musica era il centro assoluto: canzoni romantiche, testi semplici, interpretazioni intense. Con il tempo, Sanremo è cresciuto insieme col Paese. È diventato fenomeno televisivo, specchio dei cambiamenti sociali e culturali italiani. Dal bianco e nero alle scenografie monumentali, dagli interpreti “classici” ai cantautori impegnati, fino alle contaminazioni pop e rap di oggi. Eppure, se agli esordi le polemiche si consumavano al bar o sulle pagine dei giornali, oggi il tribunale è permanente e globale: i social network. Ogni esibizione viene sezionata in tempo reale, ogni abito ridicolizzato, ogni stecca trasformata in meme nel giro di pochi secondi. La critica, che un tempo era argomentazione, spesso si riduce a insulto. Non si discute la canzone: si attacca la persona. Non si analizza la performance: si cerca l’errore da amplificare. Sanremo è sempre stato oggetto di discussioni — troppo tradizionale, troppo politico, troppo leggero, troppo commerciale.

I social creano un’eco continua che può influenzare la percezione pubblica

Ma c’è una differenza sostanziale tra il confronto e la demolizione. Oggi si assiste a una dinamica in cui lo spettacolo viene “distrutto” ancora prima di essere compreso.

Artisti giovani vengono etichettati come incapaci dopo pochi minuti; professionisti affermati vengono accusati di essere superati o “venduti”. Il tutto con una violenza verbale che raramente lascia spazio all’ironia bonaria o al dissenso costruttivo. Questo clima ha un impatto reale. I social creano un’eco continua che può influenzare la percezione pubblica, alimentare campagne d’odio, spostare l’attenzione dalla musica al pettegolezzo. E così il Festival, nato per celebrare la canzone italiana, rischia di diventare terreno di scontro permanente. E lo abbiamo notato chiaramente in questi giorni dove, anche persone che conosco bene e che credevo seri professionisti, si sono lasciati andare alla critica più becera, senza nulla di costruttivo. Criticare è legittimo.

Il festival fa parte della nostra Italia, quindi ben venga la gara

Sanremo vive anche di opinioni contrastanti; ma c’è una linea sottile tra il giudizio e l’aggressione. Se agli inizi il Festival rappresentava un momento di unione nazionale — famiglie raccolte attorno alla radio prima, alla Tv poi — oggi potrebbe tornare a essere uno spazio di confronto culturale, non un’arena digitale. C'è gente che lo trova noioso perché offre troppo spazio all'ascolto delle canzoni. Ricordo che è una gara canora. Altri che criticano gli intermezzi, lo spettacolo ha bisogno di movimento. Altri ancora gli abiti... e qui le braccia mi cadono proprio. Il festival fa parte della nostra Italia, quindi ben venga la gara, con intermezzi di spettacolo e lo spazio concesso alle nostre eccellenze. Forse la sfida contemporanea non è solo organizzare uno spettacolo all’altezza delle aspettative, ma educare a uno sguardo più consapevole. Perché distruggere è facile, costruire molto meno. E il Festival di Sanremo, con tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni, resta uno dei pochi momenti in cui l’Italia intera si ferma ancora ad ascoltare una canzone.

di Miriam Ballerini

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