ROMA - A Villa Celimontana sono stati presentati i risultati finali di LIFE BEEadapt, il progetto europeo che affronta l'impatto del cambiamento climatico sugli impollinatori. In quattro anni sono stati creati habitat, prati fioriti e infrastrutture verdi in cinque aree pilota tra Lazio, Emilia-Romagna e Marche. Un intervento concreto per api, farfalle e insetti selvatici sempre più minacciati da caldo, siccità e perdita di biodiversità. Il modello punta ora a essere replicato su scala nazionale.
Oltre 100 soggetti hanno aderito al Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico
Insetti impollinatori e cambiamento climatico: presentati, nella mattinata di venerdì 15 maggio 2026, a Villa Celimontana (Roma) i risultati del progetto LIFE BEEadapt. Più di 100 alberi, 7.000 arbusti e piante messi a dimora, 33 ettari di prati fioriti e 65 beehotel: piccoli ma sostanziali cambiamenti per favorire la presenza degli impollinatori. Oltre 100 soggetti hanno aderito al Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico nel Parco. Il cambiamento climatico sta causando profonde alterazioni nella distribuzione delle popolazioni di farfalle, api ed altri impollinatori. Le variazioni di temperatura e precipitazioni portano a condizioni di sopravvivenza più ostili, con conseguenze sia sulla fisiologia degli impollinatori sia sulla possibilità di reperire fonti di nutrimento, a causa della scomparsa di alcune piante o dell’alterazione del loro ciclo vitale. Se ne è parlato a Villa Celimontana, presso la sede romana del Crea, in occasione della conferenza finale del progetto LIFE BEEadapt, con i risultati ottenuti nei quattro anni di attività in cinque aree pilota, distribuite fra Lazio, Emilia-Romagna e Marche.
Degradazione ed il consumo di suolo o l’uso di pesticidi
Co-finanziato attraverso il programma europeo LIFE, BEEadapt nasce proprio per affrontare un problema ancora troppo poco attenzionato, ossia l’impatto del cambiamento climatico sulla conservazione delle popolazioni degli insetti impollinatori selvatici. Ma a determinare un aumento del rischio di sopravvivenza e del tasso di mortalità degli insetti impollinatori sono anche cause di origine antropica, come la degradazione ed il consumo di suolo o l’uso di pesticidi. L’intervento in aree pubbliche e private è pertanto fondamentale per garantire piccoli, ma sostanziali, cambiamenti che possano favorire la riproduzione e il nutrimento per gli insetti impollinatori. Nelle 5 aree pilota del progetto, nel Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano, nella Riserva Naturale Montagna di Torricchio, nel comune di Aprilia, nelle aree protette di RomaNatura e infine nell’Agro Pontino, sono stati piantati e messi a dimora più di 100 alberi e più di 7.000 arbusti, sono stati creati circa 33 ettari di prati fioriti e circa 20 ettari di prati sono stati sopposti alla pratica dello sfalcio ritardato.
Preservare ed incrementare la connettività ecologica e l’eterogeneità degli habitat di questi insetti
In aggiunta a queste azioni, sono stati installati 65 beehotel, 160 rifugi per impollinatori e sono stati creati più di 400 alberi habitat. I portatori di interesse locali e nazionali che sono stati coinvolti nelle attività di progetto a vario titolo sono stati oltre 500. Lo scopo di LIFE BEEadapt è di preservare ed incrementare la connettività ecologica e l’eterogeneità degli habitat di questi insetti a livello nazionale, regionale e locale, attraverso l'implementazione di infrastrutture verdi, come quelle elencate sopra, e l'attivazione di un sistema di governance collaborativo: in altri termini, la pianificazione e realizzazione di interventi volti a favorire la presenza degli insetti impollinatori in contesti urbani, peri-urbani e rurali, e il coinvolgimento di portatori di interesse sia a livello locale che nazionale. «Abbiamo affrontato questo problema complesso, l’impatto del cambiamento climatico sugli impollinatori selvatici, su due binari di azioni distinte.
Il progetto BEEadapt ha coinvolto nove partner
Azioni concrete, cioè interventi dimostrativi realizzati nel tentativo di offrire occasioni di rifugio e di riproduzione agli insetti selvatici, ma anche più disponibilità di cibo, soprattutto nella fase critica, che è la seconda parte dell'estate, quando l'acqua comincia a mancare e i fiori non sono più a disposizione degli insetti impollinatori.», racconta Willy Reggioni, coordinatore del progetto per il Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano. «Un'altra serie di azioni si muovono invece sul binario della governance, ovvero strumenti che sono pensati e progettati per rendere sostenibili gli interventi e duraturi gli effetti positivi degli interventi stessi.» Iniziato nel 2022, il progetto BEEadapt ha coinvolto nove partner coordinati dal Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano: Università di Camerino, Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto per la BioEconomia, Confagricoltura Latina, Dipartimento di Architettura dell’Università di Roma Tre, Ente RomaNatura, Legambiente, U-Space e Comune di Aprilia.
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Interventi a favore della conservazione degli insetti impollinatori selvatici
In ogni area pilota è stato creato un Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico, un documento in cui vengono condivise buone pratiche, linee guida e opportunità di collaborazione fra vari enti. Nei cinque territori oltre 160 sono stati i soggetti aderenti al Patto, sia pubblici che aziende agricole o cooperative private, che hanno riconosciuto il valore delle azioni del progetto. Il Patto costituisce uno strumento che consente di promuovere anche al di fuori delle aree di progetto la realizzazione dei medesimi interventi, in modo da trasferire e replicare il “modello BEEadapt” anche in altri contesti, per rendere l'effetto più sostenibile nel tempo. Nelle cinque aree, inoltre, 35 aziende agricole hanno firmato l’Accordo di custodia impegnandosi a realizzare in modo concreto interventi a favore della conservazione degli insetti impollinatori selvatici. «Questo progetto ha dimostrato che intervenire oggi per tutelare gli insetti impollinatori selvatici significa rafforzare la resilienza dei nostri ecosistemi, dei territori e dei sistemi agricoli di fronte alla crisi climatica.», dice Stefano Raimondi, responsabile Ufficio Biodiversità di Legambiente.
Conservazione della biodiversità, adattamento climatico e gestione sostenibile del territorio
«Le azioni realizzate — che consentono di rafforzare gli habitat e di ridurre le pressioni antropiche — rappresentano esempi concreti di come sia possibile integrare conservazione della biodiversità, adattamento climatico, gestione sostenibile del territorio e ripristino di una componente fondamentale degli ecosistemi terrestri rappresentata dagli impollinatori selvatici. In questo senso, l’esperienza maturata offre indicazioni importanti anche per l’attuazione del futuro Piano Nazionale di Ripristino previsto dalla Nature Restoration Law, che richiederà interventi efficaci, coordinati, misurabili e capaci di generare benefici duraturi per la natura e per le comunità.» L’impatto sul territorio di queste azioni sta venendo valutato, in questa fase finale, attraverso dei monitoraggi che approfondiscono sia l’aspetto socioeconomico – come è stato accolto il progetto, se è stato integrato nelle pratiche agricole degli imprenditori cui è stato proposto – che quello ecologico.
Oltre 10 le occasioni in cui LIFE BEEadapt ha presentato il suo Protocollo
Precedentemente agli interventi sono stati svolti sul territorio dei monitoraggi floristici ed entomologici, che verranno ora ripetuti per valutare la risposta degli insetti impollinatori ai cambiamenti proposti dal progetto. Il tema della replicabilità è centrale nel progetto BEEadapt, che in esso trova uno dei suoi risultati principali, ed è stato descritto in un apposito Protocollo per la replicabilità. Tale Protocollo costituisce il risultato finale di un percorso che prevede l’analisi del contesto e la stesura di un accordo simile a quelli già realizzati dentro BEEadapt, ma adattato al nuovo contesto. Sono state oltre 10 le occasioni in cui LIFE BEEadapt ha presentato il suo Protocollo ad un pubblico interessato. Di queste 10 occasioni, 5 sono state trasformate in un Memorandum of Understanding, un documento firmato fra due dei partner di progetto – il Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano e l’Università di Camerino – e altri soggetti attuatori al di fuori delle aree target, come la Riserva della Biosfera Alto Molise che ha raccontato la sua esperienza.
Sinergie costruite sia all’interno del partenariato sia con progetti co-finanziati dello stesso programma LIFE
Gli interventi della mattinata hanno previsto non solo il racconto dei risultati ottenuti in questi anni, ma anche i prossimi passi, gli ultimi prima della chiusura del progetto a fine agosto, e soprattutto le sinergie costruite sia all’interno del partenariato sia con progetti co-finanziati dello stesso programma LIFE: LIFE Pollinetwork, LIFE+ A_GreeNet e BuzzLife. In rappresentanza del programma, nella tavola rotonda del pomeriggio Carmen Gangale, National Contact Point presso il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Con 26 alberi messi a dimora ha ulteriormente abbellito questo spazio pubblico. Inoltre, sono stati installati 10 beehotel (51 in tutto il Lazio). LIFE BEEadapt nel Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano. Il Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano, ente capofila del progetto, ha svolto diverse attività nell’ambito del progetto LIFE BEEadapt. Numerosissimi sono stati gli eventi pubblici sul territorio cui hanno partecipato gli entomologi del Parco, coinvolgendo scuole, associazioni locali, altri enti ambientali. Oltre 100 soggetti hanno sottoscritto il Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico, e 16 sono stati gli Accordi di custodia firmati. Nel Parco gli interventi previsti dal progetto sono stati sostanziali - spiegano ancora da Legambiente -, fra questi i più significativi sono stati i 3 ettari di castagneto ripristinati, le 500 piante di mirtillo messe a dimora e gli oltre 50 ettari di prati fioriti creati e sottoposti alla pratica dello sfalcio ritardato, per favorire la presenza di biodiversità e risorse trofiche per gli impollinatori.
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