Caso Mario Roggero, legittima difesa negata e condanna: perché il dibattito sulla giustizia resta aperto


Lorenza Morello sul carcere a Mario Roggero
Lorenza Morello sul carcere a Mario Roggero

TORINO - Grinzane Cavour, 28 aprile 2021. Gioielleria di famiglia. Dentro ci sono la moglie e la figlia. Entrano in tre a volto coperto. È l'ennesima rapina violenta che Mario Roggero, 72 anni adesso, subisce nella sua gioielleria a Grinzane Cavour. La moglie viene picchiata, minacciata con una pistola. Lui prende l'arma. I rapinatori scappano fuori. Lui non vede più la moglie in negozio. Pensa che l'abbiano portata fuori con loro, che l'abbiano sequestrata per portarla via. Esce e spara. Due morti, un ferito. Primo grado: 17 anni.

Il diritto smette di parlare alla vita reale


Appello a Torino: 14 anni e 10 mesi per duplice omicidio e tentato omicidio. Legittima difesa negata. La trappola tecnica dell'art. 52. La Corte dirà che né Roggero né i suoi familiari erano al momento in cui sono stati esplosi i colpi esposti al pericolo concreto di un'offesa. Dirà che è priva di fondamento la tesi secondo cui l'imputato avrebbe inseguito i malviventi nella convinzione che gli stessi avessero rapito la moglie. Tecnicamente la Corte fa il suo mestiere: valuta le immagini interne, seziona i secondi, distingue il pericolo attuale dal pericolo temuto. Se i rapinatori scappano, non c'è più attualità. Non c'è 52. C'è l'art. 55, eccesso colposo, che diventa dolo eventuale e quindi omicidio volontario. Ma è qui che il diritto smette di parlare alla vita reale. Cosa dovrebbe fare un uomo settantenne che ha appena visto la moglie a terra, picchiata, che per la quinta volta in pochi anni si vede puntare una pistola in faccia dentro il suo negozio, che esce e non la vede più?

Abbiamo consegnato la sicurezza a un asse politico


Dovrebbe fermarsi, fare un check di realtà, chiamare il 112 e aspettare l'analisi a freddo dei fotogrammi? La legge gli chiede una lucidità che non chiediamo a nessuno in nessun altro contesto. E gliela chiediamo proprio nel momento in cui lo Stato, che avrebbe dovuto proteggerlo dalle prime quattro rapine, non c'era. Un valore a-politico svenduto alla politica. Abbiamo fatto l'errore più grave: abbiamo consegnato la sicurezza a un asse politico. Se la invoca la sinistra è propaganda securitaria. Se la invoca la destra è fascismo. In mezzo resta la realtà di città e province dove chi lavora ha paura, dove la serranda si abbassa prima, dove non è più un fatto eccezionale subire cinque rapine violente nello stesso negozio. La sicurezza non è di destra o di sinistra. È pre-giuridica. È la precondizione di ogni altro diritto. Senza sicurezza non c'è libertà d'impresa, non c'è inviolabilità del domicilio, non c'è libertà personale.

Il 22 e 23 marzo 2026 abbiamo votato sulla riforma Nordio


L'art. 2 della Costituzione parla di diritti inviolabili. Il primo è poter esistere senza che tua moglie venga picchiata nel vostro laboratorio. Finché continuiamo a trattarla come scontro tra tifoserie, avremo da una parte chi strumentalizza ogni rapina e dall'altra chi giustifica ogni delinquente in nome del disagio sociale. E il cittadino resta solo. Perché il referendum non c'entra nulla. Il 22 e 23 marzo 2026 abbiamo votato sulla riforma Nordio. Separazione delle carriere, due Csm, Alta corte disciplinare. Una riforma sull'ordinamento giudiziario. Non una riga sul 52. Non una riga sulla legittima difesa domiciliare. Non una riga sulla proporzionalità delle pene. Puoi aver votato Sì o No, ma non puoi dire che quella riforma avrebbe salvato Roggero. Non lo sfiora nemmeno. La giustizia percepita dalla società civile è un'altra: 14 anni a un artigiano di 72 anni che pensava gli avessero portato via la moglie dopo averla vista picchiare alla quinta rapina, e 5 anni, come nelle cronache che ci indignano, a chi stupra e mette incinta una bambina di 10 anni.

Il cortocircuito della grazia: Minetti sì, Roggero no? 


I tecnici diranno: riti diversi, attenuanti, fattispecie non comparabili. Vero in diritto. Insostenibile sul piano umano. Il cortocircuito della grazia: Minetti sì, Roggero no? E poi arriva la grazia. Per Roggero parte l'istruttoria, su input di Palazzo Chigi. Il ministro Nordio la avvia. Il Quirinale risponde secco: “La grazia spetta solo al presidente della Repubblica” e puntualizza i limiti di attribuzioni del ministro, che aveva avviato l'istruttoria in favore del gioielliere condannato. Corretto sul piano istituzionale. Peccato che il 18 febbraio 2026, su proposta favorevole del ministro della Giustizia, lo stesso presidente Sergio Mattarella abbia concesso la grazia a Nicole Minetti, per le gravi condizioni di salute di uno stretto familiare minore. Nessuno contesta la pietas verso Minetti. Si contesta il metro. Il sistema sa essere umano, comprensivo del contesto, capace di leggere dietro la norma, quando riguarda chi viene dal potere.

Avere il coraggio di una riforma sostanziale


Diventa granitico, formalista, inflessibile quando deve giudicare un uomo che ha visto la moglie a terra alla quinta rapina e ha pensato gliel'avessero rapita. Chiamatelo derby Minetti-Roggero, come l'ha chiamato qualcuno. È il riassunto perfetto di una giustizia che agli occhi della gente è clemente verso l'alto e pedagogica verso il basso. Finché non avremo il coraggio di una riforma sostanziale, che introduca una presunzione assoluta di legittima difesa quando sei aggredito nel tuo domicilio o nel tuo negozio con moglie e figlia dentro, che restituisca proporzione alle pene, che ridia alla sicurezza il suo statuto di diritto neutro e non negoziabile, continueremo a celebrare referendum che non cambiano nulla e a condannare a 14 anni chi ha solo cercato di non perdere tutto.

di Lorenza Morello
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