Frode sui fondi Ue per la mobilità sostenibile: sei richieste di rinvio a giudizio, bloccati 852mila euro


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Logo della Guardia di finanza - Comando provinciale di Grosseto

GROSSETO - Un progetto finanziato dall'Unione europea per promuovere la mobilità sostenibile sulla Costa d'Argento si è trasformato in una complessa inchiesta giudiziaria. La Procura europea e la Guardia di finanza contestano una presunta frode che avrebbe coinvolto fondi comunitari per milioni di euro, con sei richieste di rinvio a giudizio e finanziamenti bloccati. Le indagini hanno ricostruito un articolato sistema di spese ritenute irregolari e consulenze contestate.

Reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche

Nei giorni scorsi, al termine delle investigazioni dei finanzieri della compagnia di Orbetello, c'è stata la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 6 persone, coinvolte in un’articolata frode in danno all’Unione europea, indagate, a vario, titolo per i reati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, tentata truffa e malversazione. L’indagine, svolta sotto il coordinamento della Procura Europea (EPPO – European Public Prosecutor’s Office) - Ufficio di Bologna, ha riguardato il “programma di finanziamento comunitario LIFE” della Commissione europea, finalizzato a sostenere la mobilità sostenibile e integrata, basata sull’utilizzo di veicoli elettrici (biciclette, scooter, autovetture e imbarcazioni), nei tre comuni della Costa d’Argento (Isola del Giglio, Monte Argentario e Orbetello), ivi compresa la navigazione nella laguna di Orbetello mediante battelli elettrici appositamente realizzati, mai entrati in funzione poiché unicamente dei meri prototipi privi di omologazione alla navigazione.

Molteplici perquisizioni locali in diverse regioni italiane

In particolare, l’iniziativa progettuale era stata autorizzata attraverso una convenzione di “sovvenzione diretta” tra l’Agenzia esecutiva per le Piccole e medie imprese (ente erogatore) e il beneficiario incaricato del coordinamento, ossia un centro di ricerca di un noto Dipartimento di studi, rappresentante anche per gli altri beneficiari associati. Gli accertamenti condotti, tra i quali l’esecuzione di molteplici perquisizioni locali in diverse regioni italiane delegate dall’Autorità giudiziaria procedente e la successiva analisi della documentazione sequestrata, hanno consentito di riscontrare che i mezzi realizzati e/o acquistati con i fondi comunitari appositamente stanziati, versavano in stato di completo abbandono. È stato, altresì, appurato che circa il 70% dei fondi, è stato imputato a spese per il personale, tra le quali anche “soggiorni” in località turistiche. Inoltre, in diversi casi, anziché sviluppare un reale progetto di “mobilità sostenibile”, i responsabili del progetto stesso affidavano commesse a società a loro riconducibili, le quali hanno poi fatturato “attività di consulenza” in modo tale da incrementare i costi del progetto e percepire illecitamente i finanziamenti.

Contributi già erogati da parte dell’Unione europea pari a 1.989.281 euro

L’attività investigativa ha così permesso di bloccare l’erogazione di 852.549 euro relativi all’ultima tranche del finanziamento, di importo complessivamente pari a 2.841.430 euro e avviare la procedura per il recupero dei contributi già erogati da parte dell’Unione europea (pari a 1.989.281 euro). Tra gli indagati figurano, nello specifico, due soggetti deputati alla gestione del progetto, nonché tre amministratori e un dipendente rispettivamente di tre società beneficiarie. L'attività di servizio di mercoledì 15 luglio 2026 conferma la costante attenzione e il perdurante impegno della Guardia di finanza a tutela degli interessi economico - finanziari dell’Unione europea, nella consapevolezza che l’illecita apprensione di risorse destinate agli investimenti frena lo sviluppo del Paese, nonché l’efficacia della collaborazione con la Procura Europea – E.P.P.O. In attesa di giudizio definitivo, trova applicazione, per tutti gli indagati, il principio della presunzione di innocenza.

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