Gabriella Paduano presenta a Provvidenti il libro su monsignor Corrado De Vito, primo vescovo di Lucknow


La scrittrice Gabriella Paduano
La scrittrice Gabriella Paduano

PROVVIDENTI - Un missionario molisano che ha lasciato un'impronta profonda nel cuore dell'India, tra opere di carità, dialogo e fede. A cinquantasei anni dalla sua morte, la figura di monsignor Corrado De Vito torna al centro dell'attenzione grazie al nuovo saggio della scrittrice e giornalista Gabriella Paduano, che sarà presentato l'1 agosto nel Santuario della Madonna della Libera di Provvidenti, luogo simbolo della sua infanzia.

Corrado De Vito. Un vescovo missionario alle pendici dell’Himalaya

Sabato 1 agosto 2026, alle ore 21, nel Santuario della Madonna della Libera a Provvidenti (Campobasso), Gabriella Paduano presenterà il suo nuovo libro: “Corrado De Vito. Un vescovo missionario alle pendici dell’Himalaya”, edito da tipografia Lampo di Ripalimosani. Paduano, docente, scrittrice e giornalista molisana, nata a Termoli, ha già vinto il Premio Adriatico 2025 sulla saggistica. L'autrice è alla sua quarta opera dopo “I principi Francone nel Contado di Molise”, “Pietro Ramaglia. Il medico molisano fondatore della moderna scuola medica napoletana”, "Tito Barbieri un turbolento mazziniano”. A Ottocento anni dalla morte di San Francesco d’Assisi il nuovo saggio di Paduano si propone di far conoscere la figura di un suo figlio spirituale: Padre Corrado da Provvidenti. Un frate francescano de piccolo paese del Molise, che andò in missione nell’India del Nord, negli anni Trenta del Novecento.

La presentazione del volume si svolgerà in quel santuario in cui Corrado De Vito andava a pregare da bambino

Nel 1946 divenne il primo vescovo di Lucknow, fu un padre del Concilio Vaticano II, uno scrittore dalla penna versatile; fondò Le Ancelle dei Poveri, un istituto religioso femminile, di donne coraggiose e zelanti, senza divise e regole che potessero fare del bene nel mondo. L’istituto proprio quest’anno festeggerà i 75 anni di vita. Nella sua missione non si occupò sono di conversioni ma soprattutto di opere caritatevoli. Oggi, a 56 anni dalla sua morte, in questa parte dell’India, gli ospedali, le chiese, gli orfanotrofi, le scuole, parlano ancora della sua grande opera di carità. La presentazione del volume si svolgerà in quel santuario in cui Corrado De Vito andava a pregare da bambino, una devozione, quella mariana, che lo unisce a Padre Pio, il Santo campano e del Gargano di cui era amico. Alla presentazione del saggio, commissionato dal Comune di Provvidenti, interverranno il sindaco di Provvidenti, Robert Caporicci, il vescovo di Termoli-Larino, monsignor Claudio Palumbo, il parroco di Ripabottoni-Morrone, don Gabriele Tamilia, che conobbe Corrado De Vito e Nirmala, Ancella dei Poveri.

Primo vescovo di Lucknow

«Una grande emozione per me dalla pubblicazione del mio quarto saggio storico - ha affermato la scrittrice molisana -. Un vuoto storiografico imperdonabile a 56 anni dalla morte di monsignor Corrado De Vito, che ho provato a colmare. Una grande e bella figura, un frate missionario che ha portato la Provvidenza nell'India del Nord. Primo vescovo di Lucknow, insegnante di Indira Gandhi, amico di madre Teresa di Calcutta, di Padre Pio, presente in tutte le sezioni del Concilio Vaticano II, fondatore dell'Istituto delle Ancelle dei Poveri. Un uomo attraverso il quale i collegamenti con la terra indiana e con altri luoghi del mondo non rientrano nella pura statistica, l'uomo di chiesa lascia insegnamenti e opere ovunque».

A volte, per mettersi in viaggio verso l'altro capo del mondo, non serve un biglietto aereo

L’avvocato e scrittore molisano Bruno Zappone ha scritto, colpito dalla lettura di “Corrado De Vito. Un vescovo missionario alle pendici dell’Himalaya”: «A volte, per mettersi in viaggio verso l'altro capo del mondo, non serve un biglietto aereo. Basta un inciampo. Un urto improvviso, quasi distratto, contro la rigidità monumentale di una statua, quella di monsignor Corrado De Vito, frate cappuccino, al secolo Alberto, nato il 21 marzo del 1904 a Provvidenti. È esattamente questo l'incipit intimo e potente che si avverte leggendo l'opera della professoressa Gabriella Paduano, capace di trasformare la fredda pietra della memoria in un cammino caldissimo e polveroso che dal cuore del Molise conduce fino alle sponde dell'India. In quella pietra apparentemente muta, l’autrice ha saputo scorgere una fessura. Ha guardato oltre la compostezza del marmo e l’autorità del ruolo episcopale del primo vescovo di Lucknow, rintracciandovi l’uomo, il cappuccino, il visionario. La penna di Paduano si muove con la precisione della ricercatrice storica e la grazia sensibile che la contraddistingue.

Condividere lo stesso giorno di nascita (il 21) crea una sorta di “patto segreto” tra l’autrice e Don Corrado

L'autrice ricostruisce con cura la straordinaria capacità di mediazione del vescovo che si muove con naturalezza tra figure titaniche della politica e della fede, da Indira Gandhi a Padre Pio e Madre Teresa di Calcutta. Non si limita a catalogare date e documenti, ma compie un vero e proprio miracolo di calore narrativo, un ponte invisibile ma solidissimo tra la pietra delle origini molisane e il fango fertile dell'India. La scrittura scorre fluida, alternando momenti di pura poesia visiva, dove sembra quasi di percepire l'umidità dei monsoni che bagnano i paramenti sacri di un vescovo che non ha mai dimenticato il silenzio di pietra del suo paese natale. Ma per scrivere una storia così densa, calda e partecipe, non basta solo studiare e ricercare. Serve un’affinità elettiva. Scoprire di condividere lo stesso giorno di nascita (il 21) crea una sorta di “patto segreto” tra l’autrice e Don Corrado. È come se lui, dall’ombra della storia, avesse scelto proprio lei per farsi raccontare».

Questo giornale pubblica anche grazie ai lettori.
Se gli articoli sono stati utili, per sostenere CinqueW News contribuire qui:
Supporto al progetto
  • Cultura
  • Libri