FIRENZE - Il progetto europeo LIFE BEEadapt si conclude con risultati concreti per la tutela degli insetti impollinatori e la biodiversità. Dal 2022 sono state realizzate azioni per migliorare habitat, risorse alimentari e connettività ecologica in cinque aree pilota tra Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Marche. Nel Parco Nazionale dell'Appennino tosco-emiliano quasi 140 soggetti hanno aderito al Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico. Il progetto lascia ora alle amministrazioni e agli operatori del settore un modello replicabile, con linee guida e un Protocollo per favorire nuove strategie di adattamento.
140 soggetti aderiscono al Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico
Il progetto europeo LIFE BEEadapt arriva al termine e consegna ad amministratori del territorio e imprenditori agricoli linee guida e un Protocollo per la replicabilità per favorire l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico. Aumento della biodiversità e maggiore disponibilità di habitat per gli impollinatori fra i risultati raggiunti dal progetto. Nel Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano quasi 140 soggetti aderiscono al Patto per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico. Gli insetti impollinatori svolgono un ruolo essenziale per la conservazione della biodiversità, la stabilità degli ecosistemi e la produttività agricola. Tuttavia, gli effetti della crisi climatica stanno compromettendo habitat, risorse alimentari e cicli biologici delle specie impollinatrici. Il progetto LIFE BEEadapt, partito nel 2022 e di prossima conclusione, è nato per affrontare questa sfida, promuovendo azioni concrete di adattamento climatico – come la creazione di infrastrutture verdi e di bee hotel - e attività di governance territoriale a favore degli impollinatori.
5 aree dislocate fra Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Marche
Giunto alla sua conclusione, il progetto lascia in eredità uno strumento per le amministrazioni del territorio, imprenditori agricoli o associazioni del settore, per favorire l’adattamento degli insetti impollinatori selvatici al cambiamento climatico. Si tratta del Protocollo per la replicabilità, un documento che permette il trasferimento del modello costruito in questi anni, e che unisce interventi dimostrativi sul territorio a strumenti di governance multilivello. Il documento è consultabile online sul sito di progetto. LIFE BEEadapt ha interessato 5 aree dislocate fra Toscana, Emilia-Romagna, Lazio e Marche, ed ha coinvolto enti pubblici, privati e cooperative, attraverso attività realizzate sul territorio e volte a promuovere strategie di tutela degli insetti impollinatori selvatici. Questo è avvenuto attraverso la realizzazione di due strumenti: gli Accordi di Custodia, con cui 35 aziende agricole si sono impegnate ad attuare gli interventi sul proprio terreno, e i Patti per l’adattamento degli impollinatori al cambiamento climatico, uno per area pilota, con cui i circa 200 firmatari hanno aderito a specifiche strategie territoriali per favorire la presenza degli insetti impollinatori.
Le azioni di LIFE BEEadapt hanno generato numerosi benefici duraturi nei territori
Anche enti pubblici, privati, cooperative agricole, Comuni e Parchi nazionali e regionali hanno aderito ai Patti: la varietà di istituzioni coinvolte è di grande importanza per promuovere l’adozione di queste strategie ad ogni livello. Il modello di questi accordi e le istruzioni per stipularli sono presenti sul sito di progetto. Grazie a questo ampio coinvolgimento, è stato possibile diffondere maggiormente le pratiche di agricoltura sostenibile, e sensibilizzare i vari stakeholder sul ruolo degli impollinatori per la sicurezza alimentare. «Le azioni di LIFE BEEadapt hanno generato numerosi benefici duraturi nei territori in cui sono state svolte, e, grazie alla trasformazione di questo metodo in un vero e proprio modello, questi potranno continuare nel tempo e coinvolgere anche altre regioni», dichiara Willy Reggioni, coordinatore del progetto per il Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano. «Non parliamo solo di benefici ambientali, ma anche sociali e per l’agricoltura» aggiunge Stefano Raimondi, responsabile biodiversità per Legambiente.
Gli insetti impollinatori non sono solo api, bombi e vespe
«Gli interventi svolti hanno aumentato la disponibilità di habitat per gli insetti impollinatori, ed è cresciuta anche la connettività ecologica e la ricchezza di biodiversità; inoltre, gli ecosistemi sono diventati più resilienti: in generale, il servizio ecosistemico dell’impollinazione è risultato rafforzato, e con esso la consapevolezza di cittadini e imprenditori agricoli dell’importanza di questi insetti». Il monitoraggio, ovvero lo strumento con cui si verifica la buona riuscita degli interventi, si è focalizzato su due gruppi in particolari, apoidei e lepidotteri. Gli insetti impollinatori non sono infatti solo api, bombi e vespe, ma anche farfalle, falene, sirfidi e alcune specie di coleotteri, e ciascuna di queste specie ha la propria caratteristica e specificità di cui tener conto nel momento in cui si prevedono gli interventi. Per facilitare un approccio specifico, il progetto LIFE BEEadapt ha realizzato un Abaco delle specie vegetali che favoriscono la presenza degli insetti impollinatori e delle linee guida per la realizzazione di infrastrutture verdi.
Ad Aprilia si è registrato un incremento sia degli individui di apoidei sia della ricchezza
I risultati nelle varie aree pilota sono stati incoraggianti: i più significativi all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, dove si è visto raddoppiare il numero di specie presenti nei transetti monitorati, a seguito degli interventi svolti (erano 23 nel 2023, 49 nel 2025), e nelle aree monitorate del comune di Aprilia, dove ad aumentare sono stati anche i lepidotteri; ad Aprilia, inoltre, si è registrato un incremento sia degli individui di apoidei, che della ricchezza (nel Parco Europa si è passati da 2 a 12 specie). Di diverso tenore invece il bilancio raccolto nelle aree protette di RomaNatura, dove è apparsa chiara la correlazione fra disturbo antropico e decremento della popolazione di lepidotteri presenti nei siti (è aumentata però la ricchezza di specie: nel 2023 se ne erano contate 23, nel 2025 sono salite a 31). Dai risultati ottenuti ad oggi è possibile comprendere che le azioni di LIFE BEEadapt hanno contribuito a mitigare gli effetti della crisi climatica sulle popolazioni di insetti impollinatori, e la costruzione di un Modello “BEEadapt” permetterà a numerose altre amministrazioni e gestori del territorio di poter applicare e moltiplicare il suo effetto positivo.
Realizzazione di 442 alberi con microhabitat e posa di 176 bee hotel
In Toscana e Emilia-Romagna LIFE BEEadapt è stato portato avanti dal Parco Nazionale dell’Appennino tosco-emiliano, territorio nel quale sono stati messi a dimora 500 arbusti, sono stati creati prati fioriti per 22,5 ettari quadrati e 5,4 ettari quadrati sono stati sottoposti alla pratica dello sfalcio e/o del pascolo ritardato. Queste azioni, assieme alla realizzazione di 442 alberi con microhabitat e alla posa di 176 bee hotel, hanno avuto, come obiettivo, quello di fornire rifugio e nutrimento agli insetti impollinatori selvatici, a fronte di un habitat sempre più frammentato e devastato dalle azioni dell’uomo come il disboscamento e conseguenze del cambiamento climatico come lo sfasamento del tempo di volo degli insetti, rispetto alle tempistiche di fioritura di alcune piante. L'impatto di LIFE BEEadapt nel territorio del Parco non si ferma qui: quasi 140 sono i soggetti che sono stati coinvolti applicando direttamente gli interventi nei propri terreni o impegnandosi a farlo nei prossimi anni, e altre centinaia sono le persone che sono state coinvolte nel territorio in attività di divulgazione e formazione.
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