Comuni in crisi finanziaria, la Corte dei conti lancia l'allarme: 6,2 miliardi di debiti e procedure troppo lunghe



Guido Carlino, presidente della Corte dei conti
Guido Carlino, presidente della Corte dei conti

ROMA - La Corte dei conti fotografa lo stato delle crisi finanziarie dei Comuni italiani al 31 dicembre 2025. Sono 485 le procedure attive, con una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro e circa 6,5 milioni di cittadini coinvolti. Le maggiori criticità riguardano la scarsa efficacia dei riequilibri, la durata dei dissesti e la forte concentrazione territoriale. La magistratura contabile chiede quindi di rafforzare prevenzione, monitoraggio e strumenti di risanamento.

Le crisi conclamate coinvolgono 6,5 milioni di abitanti

La Sezione delle autonomie della Corte dei conti ha approvato, con Delibera n. 15/SEZAUT/2026/FRG, la Relazione al Parlamento sui Comuni in situazione di crisi finanziaria, aggiornata al 31 dicembre 2025. Il referto unisce analisi normativa, esame dei dati e lettura territoriale, valutando in particolare l’effettiva capacità delle procedure di risanamento di riportare gli enti verso un equilibrio finanziario stabile e duraturo. Il quadro che emerge mostra un comparto comunale nel complesso solido: le 485 procedure attive riguardano 484 enti, pari al 6,1% dei Comuni italiani. Le crisi conclamate coinvolgono, tuttavia, circa 6,5 milioni di abitanti e una massa passiva stimata in 6,2 miliardi di euro. Dall’introduzione degli strumenti vigenti risultano, inoltre, attivate 1.448 procedure: 818 dissesti e 630 riequilibri, riferiti a 1.033 Comuni. Tra i profili di criticità particolarmente rilevanti, il primo riguarda la limitata efficacia delle procedure.

Sicilia, Calabria e Campania raccolgono il 63,6% delle procedure attivate

Solo il 16,1% dei riequilibri avviati risulta, infatti, formalmente concluso, mentre il 35,2% è sfociato nel dissesto. Dei 23 dissesti dichiarati nel 2025, 14 erano stati preceduti da un riequilibrio non andato a buon fine. Ulteriore elemento di criticità strutturale riguarda poi la durata delle procedure, con solo il 17,1% dei dissesti concluso, dal 2007, nel quinquennio previsto e 99 dei 227 dissesti ancora attivi che lo hanno superato. Dato, questo, di particolare attenzione, in quanto il protrarsi delle situazioni di crisi può incidere, secondo la magistratura contabile, sull’effettiva capacità degli enti di raggiungere un equilibrio finanziario stabile. Il secondo aspetto di criticità è la forte concentrazione territoriale, con Sicilia, Calabria e Campania che raccolgono il 63,6% delle procedure nel complesso attivate e l’80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni. Nello specifico, in Calabria il 54% dei Comuni ha sperimentato almeno una procedura, in Sicilia il 41% e in Campania il 39%.

269 piccoli Comuni in crisi con meno di 5.000 abitanti

Nei territori più colpiti - si legge nel documento - le crisi non possono essere ricondotte solo alla gestione del singolo ente, ma riflettono fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali che interessano l’intero sistema multilivello, con una forte eterogeneità degli interventi regionali, tra sostegno finanziario, assistenza tecnica, fondi di prevenzione e sistemi autonomi di monitoraggio. Il terzo aspetto di criticità attiene, infine, alla necessità di differenziare gli interventi. Per i 269 piccoli Comuni in crisi con meno di 5.000 abitanti appare prioritario un affiancamento tecnico tempestivo, mentre per i 47 enti con più di 30.000 abitanti occorrono strumenti più strutturati per affrontare la maggiore complessità organizzativa e gestionale. Per gli enti intermedi, secondo la Corte dei conti, la scelta dovrebbe, invece, dipendere dalla natura e dalla gravità dello squilibrio. L’esperienza dei Patti con il Governo offre, soprattutto per le realtà più grandi, un possibile modello fondato su misure concordate, sostegno finanziario, cronoprogrammi verificabili, monitoraggio e flessibilità attuativa.

Passare dalla gestione tardiva della crisi a una politica di prevenzione e risanamento

In conclusione, la Corte richiama l’esigenza di una riforma organica del Titolo VIII del TUEL, allo scopo di superare un sistema in prevalenza reattivo, uniforme e restrittivo, la necessità di integrare le banche dati BDAP e SIOPE+ in un archivio nazionale delle criticità e l’adozione di indicatori trasparenti, differenziati e predittivi, collegati al ciclo di bilancio. L’obiettivo - si legge nella relazione - è passare dalla gestione tardiva della crisi a una politica di prevenzione e risanamento, fondata su tempestività, proporzionalità, affiancamento e responsabilità condivisa.

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