Inchino. Come se gli adepti, con la mamma santissima, potessero speculare sulla pietà per fare presa sulle masse
CROTONE - Il Papa parla, indica la strada da seguire ai fedeli che accorrono a sentirlo. Il clero però da un orecchio non ci sente. E' successo che in provincia di Reggio Calabria, a Oppido Mamertina, terra di n'drangheta, nonostante la scomunica di Bergoglio ai mafiosi, la statua della Madonna delle Grazie si è fermata come da tradizione davanti all'abitazione del boss Giuseppe Mazzagatti, che sta scontando la sua pena ai domiciliari.
Ad eccezione del maresciallo dei carabinieri e dei suoi uomini che si sono dissociati dalla processione, il parroco con tutto il seguito appresso e il sindaco con la sua Giunta hanno continuato a restare in processione come se nulla fosse. A dir poco paradossale, se la massima espressione del cattolicesimo con veemenza condanna la n'drangheta e la base fa il contrario, con l'inchino dell'effigie della madonna davanti all'abitazione del boss. La fede non è una cosa che s'inventa e se si ha fede non si gioca con i santi facendoli prostrare davanti ai criminali.
Per troppo tempo la n'drangheta è stata forte di un potere che ha sfruttato il sentimento popolare legato alla chiesa, intervenendo con congrue offerte specialmente in occasione delle feste del santo patrono. Gli n'dranghetisti si sono sentiti per troppo tempo gli eredi di una religione dentro la quale hanno convissuto sacro e profano, come se gli adepti insieme al mamma santissima potessero speculare sulla pietà popolare per far presa sulle masse. Un potere vissuto all'ombra di quello clericale, con preti ed amministratori ossequienti.
Per il clan dimostrare la propria potenza e la propria generosità, è un segno di onore e di rispetto e chi dovrebbe per primo dire no, davanti a tanta magnanimità, offre benedizioni e non disdegna il denaro. E in un mondo che ha fatto del denaro il proprio idolo da adorare, le parole di Papa Francesco rischiano di disperdersi nel vento.
di Antonella Policastrese
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