sabato 30 settembre 2017

Storica medaglia d’oro nel quattro di coppia pesi leggeri dicanottaggio a Sarasota

SARASOTA - Giornata di medaglie per l’Italia a Sarasota (Florida), sulle acque del Nathan Benderson Park, dove la nazionale di Francesco Cattaneo ha vinto una storica medaglia d’oro nel quattro di coppia pesi leggeri (Asja Maregotto, Paola Piazzolla, Federica Cesarini, Giovanna Schettino). Storica perché è la prima volta che il quattro di coppia pesi leggeri femminile, dopo il bronzo conquistato a Chungju (Corea) nel 2013, arriva in cima al gradino più alto del podio.

Una medaglia conquistata al termine di una gara combattutissima - riporta il comunicato stampa - nella quale l’Italia del canottaggio ha messo in fila l’Australia, che ha vinto l’argento dopo aver cercato di contrastare per tutti i duemila metri le azzurre, e la Cina, bronzo, che non è mai scesa dalle posizioni per il podio.


Medaglia d’argento per il due senza Pesi Leggeri di Giuseppe Di Mare e Alfonso Scalzone che, dopo il titolo iridato Under 23 conquistato nel luglio scorso in Bulgaria, salgono sul podio anche tra i grandi. L’Irlanda mantiene per tutto il percorso un passo forsennato, che non spaventa però gli azzurri bravi a non uscire mai dal gruppo in lotta per la medaglia e a sfilare dal collo del Brasile la medaglia d’argento negli ultimi 300 metri.

Il quattro di coppia Pesi Leggeri maschile di Matteo Mulas, Catello Amarante, Martino Goretti e Andrea Micheletti è quarto nel rocambolesco finale che vede la Francia conquistare la medaglia d’oro su Gran Bretagna e Grecia. Sempre incollati al gruppo in lotta per il podio, i quattro pielle del quadruplo negli ultimi 300 metri provano a sorprendere i greci con una chiusura decisa, che però non basta per cogliere il bronzo, che sfugge per meno di mezzo secondo.

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Chiude al quinto posto il due con composto di Jacopo Mancini, Vincenzo Abbagnale e timoniere Riccardo Zoppini dietro la Gran Bretagna e davanti alla Spagna, in una finale che vede l’Ungheria avere la meglio allo sprint sull’Australia, con la Germania medaglia di bronzo.
In apertura di giornata, spazio alle ultime semifinali, con l’Italia che centra la finale nel doppio Senior maschile grazie al terzo posto di Filippo Mondelli e Luca Rambaldi alle spalle di Polonia e Norvegia.


Niente da fare invece per il doppio Senior femminile di Kiri Tontodonati e Stefania Gobbi e per il singolo PR1 maschile di Simone Baldini, entrambi quarti nelle rispettive semifinali. Domani seconda giornata di finali con inizio alle 10.08 (16.08 in Italia) con il quattro con PR3 misto, alle 10.38 (16.38) il due senza senior maschile, 10.53 (16.53) il doppio pesi leggeri maschile, 11.23 (17.23) il quattro senza senior maschile. Dalle ore 23.30 differita su RaiSport.

Nelle immagini (ph canottaggio.org): il quattro di coppia PL femminile  in calce il due senza PL.

LEGENDA PARA-ROWING

PR3 (ex LTA): l’atleta utilizza tutto il corpo: gambe, tronco e braccia. Appartengono a questa categoria atleti ed atlete non vedenti, amputati ad un arto o con altre minime disabilità fisiche.

PR1 (ex AS): l’atleta utilizza solo le braccia e le spalle. Appartengono a questa categoria tutti gli atleti e le atlete che hanno subito lesioni alla colonna vertebrale e compromesso l’uso delle gambe 


RISULTATI DELLE FINALI

QUATTRO DI COPPIA PESI LEGGERI FEMMINILE 1. Italia (Asja Maregotto-SC Padova, Paola Piazzolla-Fiamme Rosse, Federica Cesarini-Fiamme Oro/Gavirate, Giovanna Schettino-CC Aniene) 6.33.97, 2. Australia (Amy James, Alice Arch, Georgia Miansarow, Georgia Nesbitt) 6.35.47,3. Cina (Xulian Xuan, Ling Shen, Dandan Pan, Fang Chen) 6.36.33, 4. Canada (Patricia Mara, Jennifer Casson, Jill Moffatt, Ellen Gleadow) 6.36.46, 5. Gran Bretagna (Gemma Hall, Robyn Hart-Winks, Madeleine Arlett, Eleanor Piggott) 6.47.94, 6. Giappone (Atsumi Fukumoto, Ai Kawamoto, Natsumi Yamaryo, Ai Tsuchiya) 6.49.62. 

DUE SENZA PESI LEGGERI MASCHILE: 1. Irlanda (Mark O’Donovan, Shane O’Driscoll) 6.32.42, 2. Italia (Giuseppe Di Mare, Alfonso Scalzone-RYC Savoia) 6.34.20, 3. Brasile (Xavier Vela Maggi, William Giaretton) 6.35.30, 4. Gran Bretagna (Joel Cassels, Sam Scrimgeour) 6.37.56, 5. Russia (Nikita Bolozin, Aleksei Kiiashko) 6.45.52, 6. USA (John Devlin, Alex Twist) 6.59.01.

QUATTRO DI COPPIA PESI LEGGERI MASCHILE:1. Francia (Francois Teroin, Damien Piqueras, Maxime Demontfaucon, Stany Delayre) 5.51.85, 2. Gran Bretagna (Edward Fisher, Zak Lee-Green, Peter Chambers,  Gavin Horsburgh) 5.52.02, 3. Grecia (Ninos Nikolaidis, Panagiotis Magdanis, Spyridon Giannaros, Eleftherios Konsolas) 5.53.64, 4. Italia (Matteo Mulas-CL Terni, Catello Amarante-Marina Militare, Martino Goretti, Andrea Micheletti-Fiamme Oro) 5.54.12, 5. Giappone (Hideki Omoto, Mitsuo Nishimura, Yasushi Fukui, Kazuki Nara) 5.56.99, 6. Svizzera (Matthias Fernandez, Andri Struzina, Fiorin Rueedi, Pascal Ryser) 5.58.33.

DUE CON: 1. Ungheria (Adrian Juhasz, Bela Simon Jr., tim. Andrea Vanda Kollath) 6.54.80, 2. Australia (Darcy Wruck, Angus Widdicombe, tim. James Rook) 6.56.60, 3. Germania (Malte Grossmann, Finn Schroeder, tim. Jonas Wiesen) 6.58.37, 4. Gran Bretagna (Thomas Ford, Timothy Clarke, tim. Harry Brightmore) 7.01.61, 5. Italia (Jacopo Mancini-Tevere Remo, Vincenzo Abbagnale-Marina Militare, tim. Riccardo Zoppini-SC Varese) 7.08.69, 6. Spagna (Jaime Lara Pacheco, Marco Sardelli Gil, tim. Tomas Jurado Diaz) 7.13.04.

venerdì 29 settembre 2017

Luigi Pirandello esaminato nella sua poliedrica genialità creativa, con Pierfranco Bruni in Albania

ROMA - In occasione della “Settimana della Lingua Italiana nel Mondo" l’Ambasciata di Albania dal 3 al 6 ottobre 2016,  ha programmato diversi Corsi di formazione e Conferenze a cura di Pierfranco Bruni (Responsabile del progetto “Etnie e Letterature” del MIBACT), presso le diversi sedi accademiche in Albania.

Gli incontri avranno come oggetto di analisi Luigi Pirandello esaminato nella sua poliedrica genialità creativa. Pierfranco Bruni, autore del libro del libro: “Luigi Pirandello. Il tragico e la follia”, indagherà nella complessa personalità letteraria di questo straordinario autore attraverso incursioni nella sua poesia, nella sua drammaturgia, nei suoi personaggi, nella sua grecità e contemporaneità. 

Nel corso dei vari incontri di Studio, oltre al video “Luigi Pirandello in un libro di Pierfranco Bruni” di Anna Montella verranno mostrati diversi contributi video realizzati da Stefania Romito, in collaborazione con il Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, tra i quali “IO PIRANDELLO MI RACCONTO”, improvvisazione recitata di Pierfranco Bruni che mira ad affrontare suggestivi temi esistenziali tra cui il passaggio tra la vita e la morte e il parallelismo tra Pirandello e la figura del Fu Mattia Pascal.


Gli influssi della cultura araba e greca nel suo linguaggio e nella sua poetica sono i principali temi del video dal titolo “LA GRECITA’ IN PIRANDELLO”.

In “LUIGI E MARTA” viene, invece, dato risalto al rapporto sentimentale tra Pirandello e l’attrice di teatro Marta Abba. Una struggente relazione raccontata attraverso una serie di dialoghi poetici di Pierfranco Bruni nei quali la passione si intreccia alla dedizione e alla fedeltà che l’attrice nutriva per il suo Maestro.

Il forte legame tra Pirandello e sua madre viene raccontato nell’emozionante video dal titolo “LA MADRE NELLA GRANDE STANZA DI PIRANDELLO” i cui temi principali, esposti in maniera intensa da Piefranco Bruni, vengono suggellati dalle drammatiche sequenze tratte dal film “Kaos” dei fratelli Taviani dedicate al Colloquio con la madre.

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Pierfranco Bruni
La scomparsa della donna induce Pirandello a perlustrare le aree più funeste della sua mente rinvenendo avvilenti verità. L’assenza della madre, che lui continua ad avvertire come tangibile presenza, oltre a privarlo della sicurezza e del calore necessari ad ogni età, lo depreda del suo ruolo di figlio, inducendolo a una inevitabile ricostruzione della sua identità. «Ora che sei morta, io non sarò più vivo per te e non lo sarò più». 

L’altra tematica che emerge in questo struggente dialogo immaginario con la madre è l’invito che l’anziana donna rivolge al figlio ad osservare la realtà che lo circonda con gli occhi di coloro che non la possono più vedere, soltanto così ogni cosa gli apparirà più preziosa. «Impara a guardare le cose con gli occhi di quelli che non le vedono più, ne proverai dolore ma quel dolore te le renderà più sane e più belle».

Il video dal titolo “METODOLOGIE DIDATTICHE SULLE OPERE DI PIRANDELLO”, le cui tematiche verranno approfondite da Pierfranco Bruni durante i Corsi di Formazione per i docenti albanesi, mira ad analizzare, attraverso una analisi critica di Stefania Romito, i personaggi pirandelliani drammaturgici, poetici e narrativi nella loro dimensione psicologica esaminati nei vari ambiti rappresentativi (teatro, romanzo e poesia). Verrà, inoltre, esposto lo Studio realizzato da Pierfranco Bruni e Annarita Miglietta che pone all’attenzione il linguaggio di Pirandello in un dialogo tra lingua e antropologie.

mercoledì 27 settembre 2017

Il rettore Lucio d'Alessandro: la mia vicenda giudiziaria trae origineda un concorso del 2003

NAPOLI - In merito a quanto riportato stamani da alcuni organi di stampa relativamente a una indagine della Procura di Napoli nei miei confronti per concorso in abuso di ufficio, da Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa, voglio precisare alcuni aspetti della vicenda.

L’eco mediatica della notizia mi addolora e mi sorprende, tanto più che interviene in un momento in cui è forte il rischio che questa vicenda si confonda con fatti di natura profondamente diversa. Per quanto personalmente addolorato sono, però, assolutamente sereno circa la legittimità dei miei comportamenti e, soprattutto, nutro piena fiducia nel lavoro della magistratura. Tanto che avevo più volte ripetuto di volermi astenere da qualsiasi dichiarazione proprio per non turbare il lavoro dei magistrati e il corso degli accertamenti. 


Purtroppo, però, avendo letto alcune inesattezze e soprattutto taluni accostamenti a vicende profondamente diverse, attualmente all’attenzione del pubblico, ritengo doveroso dover precisare due punti nodali.

Innanzitutto, si tratta di una vicenda giudiziaria quanto mai complessa che trae origine da un concorso del 2003, a margine del quale si sono succeduti numerosi ricorsi amministrativi, mentre io soltanto dal maggio del 2011 ho avuto l’onore di iniziare a ricoprire la carica di Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa; e sin da quando ho assunto questa carica, con riferimento al concorso in oggetto, mi sono limitato a dare seguito alle decisioni assunte dalla magistratura amministrativa.

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Lucio d'Alessandro
In secondo luogo, e più in generale, proprio nella mia veste di Rettore sono convinto di aver tenuto sempre comportamenti legittimi e trasparenti; peraltro, nella fattispecie in esame la legge attribuisce la nomina del membro interno della Commissione  esaminatrice di cui si parla al Consiglio della Facoltà di Lettere - Facoltà della quale non faccio parte - e non già al Rettore, cui spetta un mero compito di verifica formale degli atti.

Resto convinto che la magistratura avrà modo di chiarire correttamente i termini di questa vicenda.

Lucio d’Alessandro
Rettore dell’Università Suor Orsola Benincasa

martedì 26 settembre 2017

Scuola. Elvira Serafini (Snals Confsal): non è accettabile la propostadegli 85 euro

ROMA - Parte con la rassicurante dichiarazione del sottosegretario del Miur, Vito De Filippo il convegno dello Snals-Confsal che apre oggi, 26 settembre 2017, i lavori del Consiglio nazionale a Tivoli: “Stiamo lavorando, in primis la ministra Fedeli, per convincere il Governo e il ministero dell'Economia a mettere in bilancio le risorse per il nuovo contratto, dando per acquisiti gli 85 euro. Parlo di un minimo di 1,6 miliardi. Il nostro obiettivo è che in questa legislatura vengano definite sia la parte economica sia quella normativa del contratto”.

Parole accolte con attenzione dalla platea e dalla segretaria generale dello Snals Confsal Elvira Serafini che criticando alcuni aspetti della L. 107 aveva dichiarato: “Le innovazioni e i nuovi impegni per il personale sono stati introdotti senza nuova contrattazione, con retribuzioni ferme da 10 anni, e senza creare adeguate condizioni strutturali organizzative. Sono mancati rispetto ed equità”.


Serafini ha proseguito: “Dopo l'accordo del novembre 2016 – firmato anche dalla Confsal cui lo SNALS aderisce – aspettiamo di verificare la sincera volontà del Governo di stipulare i contratti del pubblico impiego senza tattiche dilatorie e senza furbizie elettoralistiche. In concreto, lo Snals chiede, per la parte economica, un aumento dignitoso delle retribuzioni. Non è accettabile la ventilata proposta degli 85 euro soprattutto in considerazione della lunga vacanza contrattuale. Ci batteremo anche per la salvaguardia degli scatti di anzianità, a oggi l'unica forma di avanzamento retributiva, ma vanno certamente reperite nuove risorse per il recupero del potere di acquisto. Per la parte normativa vanno rivisti diversi aspetti, dal bonus, che deve divenire parte integrante della retribuzione, al sistema di valutazione dei docenti e dei dirigenti, oggi lesivo della libertà stessa della funzione docente”.

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Elvira Serafini
Senza questo, conclude Serafini, l'autonomia delle istituzioni scolastiche sta diventando solo un pesante decentramento, mentre si riservano al centro le decisioni più rilevanti e si scaricano tutte le responsabilità sulle scuole. Il nostro impegno a favore dell’intero comparto, quindi per scuola, università, ricerca e Afam, sarà sempre più incisivo, e non solo per i docenti e i dirigenti, ma anche per il personale Ata.

Lo Snals è consapevole che la difesa del comparto Istruzione e Ricerca è la difesa del futuro del nostro Paese”.

Sergio Gasparrini, presidente dell'Aran, ha annunciato alcune novità per i prossimi incontri: “A voi che aspettate risposte da tanto tempo, e dopo le difficoltà dell'atto di indirizzo che ha rallentato l'apertura del tavolo del vostro comparto, dico che procederemo in un confronto per sessioni tematiche, così da riscrivere in modo chiaro le regole e arrivare a un unico testo, ovviamente con una copertura finanziaria certa. Lo faremo in tempi ragionevoli, con l'approvazione della legge di bilancio”.

Contro il bullismo "La Lezione a teatro" di Emanuela Giordano. Storiadi un vuoto

BOLOGNA - Il Teatro Il Celebrazioni con il progetto La Lezione a teatro intende aprirsi alle scuole secondarie di primo e di secondo grado della città metropolitana di Bologna con la messa in scena di una rappresentazione teatrale che ha l’obiettivo di sensibilizzare le nuove generazioni sulla delicata tematica del bullismo. 

Lo spettacolo multimediale La Lezione a teatro, scritto e diretto da Emanuela Giordano e realizzato in collaborazione con Enfi Teatro, andrà in scena nelle mattine di giovedì 26 ottobre, martedì 7 novembre e venerdì 18 novembre, alle ore 11 (altre repliche sono ancora da definire). Nei matinée proposti gli studenti avranno la possibilità di riflettere sulle dinamiche di questo diffuso fenomeno comprendendone le cause e le conseguenze.


Nel mese di luglio 2017, per la realizzazione dello spettacolo, è stato indetto un casting rivolto ad attori professionisti domiciliati a Bologna e provincia che ha portato alla selezione, tra più di 200 curricula pervenuti, di 30 candidati. Tra questi, i 4 attori finalisti verranno selezionati, in presenza della regista e dei produttori, presso il Teatro Il Celebrazioni nelle giornate del 25 e del 26 settembre 2017. 

La Lezione a teatro ha come tema il bullismo, fenomeno spesso confuso mediaticamente con altri, come il teppismo, il vandalismo, lo squadrismo delle tifoserie. È da questa realtà sociale che siamo partiti ad indagare, ma, non volendo rischiare di offrire l’ennesimo palcoscenico dove esibire raccapriccianti bravate, atti di confusa e narcisistica immaturità, abbiamo provato a spingerci oltre. 

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La Lezione a teatro è divenuto un racconto sulla giovinezza, sulla difficoltà di crescere, sul desiderio di essere accettati, sulla disperazione di chi non trova ascolto. È la storia di un vuoto che è sempre esistito, quello del passaggio dall’adolescenza alla maturità, ma che oggi sembra protrarsi e aggravarsi in assenza di modelli e di punti di riferimento e grazie a strumenti di comunicazione che amplificano la violenza e la persecuzione sui soggetti più fragili o semplicemente più sensibili.

I protagonisti del racconto sono vittime o testimoni diretti di piccoli e grandi atti di emarginazione e violenza avvenuti tra i banchi di scuola. C’è chi ha difeso un compagno dagli altri, chi ha venduto l’anima per farsi accettare, chi ha fatto resistenza passiva, chi è fuggito perché non ce la faceva, chi ha trasformato anni di umiliazioni e violenze in una forza positiva fondando un’associazione di sostegno per le famiglie delle altre vittime.


Il racconto si sviluppa lungo le storie di questi ragazzi e di alcuni professori, attraverso le difficoltà affrontate, cercando di indagare la dinamica vittima/persecutore, ma sempre puntando ad una via per uscire dal tunnel, con la scoperta della condivisione e con una buona dose di autoironia.

Non abbiamo cercato il patetismo, il teatro del “dolore”, non abbiamo “vampirizzato” o “speculato” sulle vicende di questi ragazzi. Non abbiamo cercato “il caso” da esibire e amplificare, l’odore del sangue. Sono storie piccole, di quotidiano disagio, raccontate con la serenità e l’ironia di chi le ha potute metabolizzare e solo per questo ne può parlare oggi, anche per ricordare agli altri che il vero sconfitto è chi usa la violenza o il dileggio come strumento di autoaffermazione.

lunedì 25 settembre 2017

Badminton, campioncini del Gsa Chiari si sfidano a colpi di volano nelTrofeo Coni 2017

CHIARI - Nel week-end del 16-17 settembre 2017 Enrico Baroni e Chiara Passeri si trovavano in Svezia con la nazionale italiana alla ricerca di punti preziosi per il ranking europeo. Durante lo “Swedish Youth Games 2017” gli atleti del Gsa Chiari di badminton si sono confrontati con ottimi giocatori provenienti da tutta Europa.

Passeri, purtroppo - riporta il comunicato stampa -, cede al secondo turno, in tutte e tre le discipline (tra cui il doppio misto con il compagno di club Baroni) disputando ottime partite durate quasi tutte tre set.

Baroni, invece, nel singolare supera senza problemi i primi due avversari del tabellone; agli ottavi di finale incontra lo svedese Penky e regola l’incontro vincendo al terzo set 12-21 21-17 10-21, nel match successivo sfida un altro svedese, Hansson, e anche in questa occasione ha la meglio in tre set con i parziali di 17-21 21-14 21-19, purtroppo perde in semifinale con il tedesco Kidklitz per 21-19 12-21 17-21.


Ottima medaglia di bronzo quindi per il campione clarense che è ormai vicinissimo a raggiungere la top 10 europea di categoria, infatti attualmente si trova in dodicesima posizione.

Altri piccoli campioni del Gsa si sono sfidati a colpi di volano a Senigallia nella IV Edizione del Trofeo CONI 2017.

Claudia Longhitano, Valeria Toti, Riccardo Ravelli e Alessandro Gozzin,i capitanati dal coach Fabio Tomasello, hanno rappresentato la Lombardia nella categoria del Badminton e hanno dato filo da torcere alle altre regioni, non sono riusciti nell’impresa dello scorso anno, ma hanno comunque conquistato il terzo gradino del podio.

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Il match decisivo è stato quello di semifinale dove, dopo un percorso netto di vittorie per 3 a 0, il team lombardo ha ceduto contro quello dell’Alto Adige poi vincitore del torneo.
Esperienza fantastica per i nostri piccoli atleti che, con il loro ottimo risultato, hanno anche contribuito a far vincere la Lombardia il trofeo CONI, che comprendeva tutti i risultati di tutte le discipline presenti.


Per la sindaca Appendino, Torino poco Reale per accogliere il G7 Ict e Industria

TORINO - G7: Lorenza Morello: "La Torino che non c'è". "A Torino oggi, 25 settembre 2017, inizia il G7. Anzi, inizierebbe. Anzi, sarebbe iniziato se non fosse che, in realtà, il G7 Ict e Industria si terrà a Venaria Reale - osserva amaramente Lorenza Morello, giurista d'impresa da sempre attenta ai temi dello sviluppo del Paese e, quindi, alle scelte politiche ad esso connesse -.

"Eppure - prosegue Morello - in occasione del ventennale di uno storico quartiere di Torino il cd "quadrilatero romano" in tanti abbiamo sentito dire da un assessore di punta della giunta Appendino che si voleva fare di Torino un Brand internazionale: "Torino, deve diventare una Città in cui attrarre tanti turisti stranieri!"

Ah, sì? Vien da chiedersi. E quale occasione migliore del G7 per iniziare?

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Lorenza Morello
Lo chiederemo - conclude la giurista - alla sindaca appena tornerà a Torino anche se una padrona di casa che non accoglie gli ospiti al proprio arrivo, ha poco da insegnare sul sacro rito del l'accoglienza e sulla capacità di amministrazione".⁠⁠⁠⁠

sabato 23 settembre 2017

Oceanografia e altro, opere di Marina Bindella. Mostra all'IstitutoItaliano di Cultura di Lisbona

LISBONA - Continuano le mostre di arte contemporanea all’Istituto Italiano di Cultura di Lisbona, che presenta xilografie di Marina Bindella nell’esposizione ‘Oceanografia e altro: opere di Marina Bindella’, curata dal Prof. Claudio Zambianchi, docente di Storia dell'Arte Contemporanea presso l'Università Sapienza di Roma. L’inaugurazione, alla presenza dell’artista e del curatore, è prevista per giovedì, 28 settembre alle ore 19, nell’ex Cappella dell’Istituto Italiano, nella sua sede di Rua do Salitre, 146 a Lisbona.

L'Esposizione comprende una scelta di xilografie, di oli e disegni su tavola, di acquarelli e il Libro d'artista Oceanografia, in cui l'artista accompagna con le sue xilografie quattro poesie sul mare di José Saramago.


Il volume è stato realizzato appositamente in occasione della mostra presso l'Istituto Italiano di Cultura di Lisbona.

Nel suo testo critico, Claudio Zambianchi parlando del segno di Marina scrive che esso ‘richiami o meno la memoria del mondo visibile, ha sempre una qualità evocativa, ottenuta mediante l’uso di un segno non gestuale, ma pulviscolare, dotato di una qualità non “esistenziale” e invece classica. 

L’azione diretta della punta sulla lastra, della penna sul foglio, del pennello sul supporto è filtrata dal rigore del metodo ed è ricreata, tradotta e sublimata nei contrasti luminosi, in un gioco di trame e segni che modulano sottilmente le quantità di luce’ ed inoltre ‘Ciascun segno possiede in Marina una morfologia specifica: segni lunghi che percorrono l’immagine da un estremo all’altro, virgole minuscole, trame e intrecci.

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Se essi sono l’esito di un’idea iniziale nata da una emozione suscitata dalla natura o dalla memoria, nelle pratiche del lavoro il contenuto interiore non si esprime in un’effusione incontrollata, ma si realizza mediante un dominio rigoroso dei mezzi e una processualità accorta, artigianale. È la moralità interna del lavoro di Marina fatta dall’impasto dell’immaginazione con la tenacia, la pazienza e il metodo’.

Marina Bindella nata a Perugia, si è laureata in Storia dell'Arte e si è diplomata in Incisione alla scuola delle Arti Ornamentali di S. Giacomo di Roma, città nella quale vive e lavora. Ha partecipato alle più importanti rassegne internazionali di incisione, ottenendo numerosi premi. È docente di xilografia all'Accademia di Belle Arti di Roma. Il suo lavoro artistico spazia dalla xilografia alla pittura. Fra le ultime mostre personali si ricordano quella al Museo Laboratorio di Arte Contemporanea dell'Università La Sapienza di Roma nel 2015 e quella al Museo di Castelvecchio di Verona nel 2017.

La Mostra è visitabile fino al 27 ottobre 2017 dal martedì al venerdì: dalle 10 alle 12,30; dal martedì al giovedì: dalle 16 alle 18. Chiusa: lunedì, sabato, domenica e festivi.

I giovani attori della Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla candidati a vincere tutto al Roma Comic Off

ROMA - «Prova d’Attore» in nomination per tutte le categorie del festival Roma Comic Off. Dalla Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla comunicano la commedia Prova d’Attore si è qualificata alla finale del festival Roma Comic Off. «Prova d’Attore» in nomination per tutte le categorie del festival della Capitale. Prova d’Attore – la commedia di Patrizio Ranieri Ciu che ha colorato l’estate dei quartieri e delle fazioni della città di Caserta – è finalista del Roma Comic Off, l’oscar italiano del teatro comico d’autore.

Lo spettacolo, portato in scena dalla Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla, selezionato su oltre cinquanta opere provenienti da tutta Italia, chiude la presenza al festival romano con più nomination in tutte le categorie del concorso – trio Mario Bilardi/Ivan Santinelli/Luigi Smimmo per miglior attore protagonista, Francesco Maienza per miglior attore non protagonista, Dafne Rapuano e Valentina Rossi per miglior attrice non protagonista, miglior scenografia, migliori costumi, migliori musiche, miglior regia, miglior testo e miglior spettacolo – segnalandosi per la grande e totale qualità del prodotto teatrale e la contemporanea capacità interpretativa degli attori in scena.

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Il risultato è un’eccellente e ulteriore qualificazione del grande lavoro svolto dagli artisti casertani, prodotto e affermazione indiscutibile della città di Caserta.

venerdì 22 settembre 2017

Giovanni Allocca e Leda Conti ricordano Enzo Tortora in "Big Ben hadetto stop"

CASERTA - Compagnia della Città & Fabbrica Wojtyla. A Caserta lo spettacolo Big Ben ha detto stop, con Giovanni Allocca e Leda Conti, in scena questa sera e domani al Palazzo delle Arti e del Teatro di Caserta.

Il caso Tortora, che sconvolse l’Italia dello spettacolo dei primi anni ’80, e una delicata rappresentazione della figura di Enzo Tortora sono in scena questa sera e domani, alle 21 al Pat - Palazzo delle Arti e del Teatro di Caserta con lo spettacolo Big Ben ha detto stop, realizzato dalla compagnia Assoqquadro per la regia di Massimo De Matteo, i testi di Nicola Maiello e con in scena Giovanni Allocca e Leda Conti. Lo spettacolo è parte deli eventi realizzati nell’ambito della rassegna Dentro il Giardino ed organizzati dalla Cooperativa TamTam e Fabbrica Wojtyla.


Genova, fine anni ‘80. È l’ultimo giorno di lavoro per un radiotecnico, esperto riparatore di apparecchi televisivi, amico di infanzia del presentatore Enzo Tortora, il creatore o comunque uno dei pionieri dei contenuti di quelle scatole magiche, diaboliche, belle da guardare, ma soprattutto contenitori di parole belle, da ascoltare. L'indagine umana su una delle vicende giudiziarie più controverse del dopoguerra italiano diventa il pretesto per parlare di una televisione, scomparsa insieme al suo pubblico.

La storia televisiva e giudiziaria di Enzo Tortora - riporta il comunicato stampa - vista dagli occhi di un radiotecnico, con semplicità, passione, ironia, drammaticità.

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Giovanni Allocca
Un’occasione per rivivere e dare luce ad un triste episodio della storia contemporanea che lega l’Italia, gli ultimi anni di piombo e gli albori della televisione contemporanea.

Rapporti tra storia, scienza e filosofia: a Varese col Progetto dei Giovani Pensatori

VARESE - Il Progetto dei Giovani Pensatori, giunto alla nona edizione, è promosso dal Centro Internazionale Insubrico dell’Università degli Studi dell’Insubria, con il patrocinio della Sfi (Società Filosofica Italiana) e dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Varese, nonché da una significativa rete di istituti scolastici che fanno capo al Liceo Scientifico Ferraris quale scuola polo di questo progetto che si è sempre più radicato e ramificato nel mondo della scuola varesina. Ideato e diretto dal professore Fabio Minazzi, con la collaborazione di Marina Lazzari, costituisce un progetto di didattica della filosofia realizzato in chiave fortemente interdisciplinare.

L’edizione di quest’anno è dedicata ai rapporti tra Storia, scienza e filosofia.

«La nostra scuola insegna le discipline scientifiche (matematica, fisica, biologia, scienze naturali, astronomia, geologia, geometria, trigonometria, algebra, etc., etc.) da un punto di vista rigorosamente astorico, mentre riserva un approccio storico esclusivo per le discipline umanistiche (letteratura, filosofia, arte, la storia propriamente detta, etc.).

In tal modo nel senso comune della nostra nazione si radica un pregiudizio assai diffuso (un autentico crampo mentale, à la Wittgenstein) in nome del quale la verità scientifica non avrebbe nulla a che fare con la dimensione della storicità» spiega il professore Minazzi, docente di Filosofia dell’Università degli Studi dell’Insubria, nonché direttore del Centro Internazionale Insubrico.

Il progetto di quest’anno prende così le mosse da un’interrogazione critica di questa posizione egemone, facendo dialogare direttamente tra di loro voci filosofiche, scientifiche e storiche. Pertanto saranno così presenti, oltre agli interventi dedicati alle classiche voci filosofiche (Socrate, Galilei, Cartesio, Husserl e la fenomenologia) iniziative dedicate all’informatica, alla cosmologia, alla matematica del Web, nonché approfondimenti di filosofia della scienza e di scienza della comunicazione, dedicata a Etl, la storica emittente televisiva locale di Varese.

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Filosofia e scienza si confronteranno con la valenza storica del loro tessuto disciplinare, affiancate da conferenze e convegni, quali quelli dedicati alla Rivoluzione d’ottobre, all’Europa oggi, alla storia della Resistenza considerata attraverso lo studio della figura di un uomo martinettiano come Guido Bersellini. Tutto inizierà il 29 settembre con una conferenza sul foto-giornalismo di Giorgio Lotti.
Numerosissimi saranno poi gli interventi laboratoriali, sviluppati anche presso le singole scuole. 

Prosegue con successo il progetto dei Giovanissimi Pensatori, dedicato alla Filosofia con i Bambini, curato da Veronica Ponzellini, che, anche quest’anno, sarà presente quale attività finalizzata all’avvio di quel pensare razionale e critico che consente la formazione di cittadini responsabili. Quest’anno si aprirà, nel mese di ottobre, con una Passeggiata ambientale-ecologica nel Campus Universitario di Bizzozero guidata da due docenti dell’Ateneo, Bruno Cerabolini (naturalista e botanico) e Adriano Martinoli (biologo e zoologo), che accompagneranno gli studenti delle scuole primarie alla scoperta di animali e piante tipici del nostro territorio insubrico. Si proseguirà, poi, con le attività filosofiche realizzate dai docenti aderenti al progetto che, attraverso una rete del pensare filosofico-storico-scientifico metteranno i più piccoli in condizione di divenire sempre più consapevoli della bellezza del saper pensare e del saper vedere.

In chiusura il Festival dei Giovani Pensatori, nella seconda giornata, vedrà protagonisti assoluti i Giovanissimi Pensatori presso l’Aula Magna dell’Ateneo.

Il Laboratorio Legalità come prassi, curato da Stefania Barile, oltre alla formazione giuridica nell'ambito del Diritto dell'arte, e a quella storico-filosofica (con un percorso di approfondimento sulla Resistenza a Varese, Luino e Laveno), riguarderà, da novembre a maggio, l’istituzione del laboratorio Legalità come prassi in Catalogna per spendere le competenze acquisite durante il percorso sulla guerra civile spagnola svoltosi lo scorso anno. Ad esso si affiancherà il progetto-concorso su don Milani Web-care tra valori e limiti. Dalla Lettera a una professoressa alle elaborazioni digitali che la Commissione Legalità del Progetto dei Giovani pensatori ha realizzato in collaborazione con ACLI Provinciale. Appuntamenti imperdibili per la promozione del civic lab - Legalità come prassi sono: il 30 settembre al Museo Parisi Valle di Maccagno a conclusione del primo anno di Legalità come prassi, il 17 novembre con la presentazione dell'attività del laboratorio e il 28 marzo con Nando dalla Chiesa nell'aula magna di via Ravasi.

Come per la valorizzazione dell’archivio di Etl (donato al Centro Internazionale Insubrico), significativa sarà la giornata studio dedicata ad Antonia Pozzi e al suo archivio (che sarà possibile visitare, nella sede del Centro Internazionale Insubrico al termine degli interventi) accostata ad altre illustri voci poetiche: quella di Daria Menicanti e di Lalla Romano. Altro appuntamento significativo, a chiusura delle giornate conclusive dei Festival della Filosofia, sarà la rappresentazione teatrale a maggio 2018 in piazza S. Vittore a Varese, che avrà come filo conduttore l'entusiasmo: Desideria: il coraggio di sfidare la storia su testo di Elisa Castiglioni con la regia di Daniela Sbrana. 

In collaborazione con Radio Missione Francescana continuerà, infine, la trasmissione Filosofia per tutti, con letture dei classici, interviste ai protagonisti del programma della IX edizione del progetto Giovani Pensatori e interventi dei giovani studenti con i loro docenti, mentre è già in corso e si svolgerà durante tutto l’anno la presenza di giovani liceali, nel periodo di formazione “alternanza scuola-lavoro”, nella sede del Centro Internazionale Insubrico.

giovedì 21 settembre 2017

Giovani su tetti, binari, distesi sull'asfalto per rischiare la vita. Sono i nostri figli. Perché?

TORINO - Allarme adolescenti, indagine shock. Quando un selfie pericoloso puo' diventare mortale. La mia indagine e' iniziata quasi per caso. Due settimane fa, sul mio social preferito, mi imbatto in una foto di un ragazzino scattata sui binari del treno. Leggendo i commenti e soprattutto i likes che comparivano sotto la foto, ho voluto approfondire l'argomento. Preciso che il ragazzino avrà avuto circa 13 anni.

Mi sono soffermata sui commenti e sul numero di likes che il fanciullo aveva ricevuto da parte di amici e compagni di scuola, scoprendo con tutto il terrore che una madre può avere guardando certe immagini, un fenomeno dilagante di una gravità impressionante. Così ho incominciato a sbirciare decine e decine di profili di adolescenti di una fascia di età compresa tra gli 11 e i 15 anni.

Ecco che cosa ho trovato: andando con ordine i selfie, dunque gli autoscatti più gettonati avvengono sui binari del treno, spesso fotografie scattate con il coinvolgimento degli amici; a seguire decine di selfie scattati sui tetti di centri commerciali, e di fabbriche. Come ci saranno arrivati lassù?

I ragazzini  più spavaldi e temerari si sono fatti fotografare sui tetti di palazzi alti anche 11 piani. Altri ragazzini in cerca di emozioni estreme hanno postato foto su impalcature di palazzi in costruzione. 

Una  delle foto più impressionanti che ho visto é stata quella di una ragazzina sdraiata nientemeno che su una strada statale con la curva sullo sfondo. Infine in un altro scatto l'immagine di un  ragazzo arrampicato a un ponte di ferro della ferrovia con sotto il fiume.

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Michela Farabella
Che cosa spinge un adolescente a rischiare la vita per un selfie? La ricerca spasmodica di emozioni attraversi situazioni pericolose? La noia? O Il semplice esibizionismo di cimentarsi in prove di coraggio?
Ho percepito situazioni fuori da ogni controllo. E' chiaro a tutti che l'adolescente, dal  punto di vista emotivo e comportamentale, in un contesto social cerca l’approvazione del proprio gruppo di amici. 

Sento troppo spesso genitori lamentarsi di social e smartphone, della realtà virtuale come se fossero la rovina dei figli, quando sono proprio gli stessi genitori a fare un uso smodato della tecnologia.

Da madre vi invito a riflettere e vi chiedo: quanti  punti di riferimento stabili hanno i nostri figli?

Dialoghiamo abbastanza con loro? Abbastanza da spiegargli che 100 likes (mi piace) o 100 visualizzazioni ricevute per una foto estrema non valgono certo  una vita? Non possiamo sottovalutare il problema di adolescenti che alla ricerca di fama e popolarità rischiano ogni giorno gravissimi incidenti, mettendo a repentaglio la propria esistenza.

Vi posso assicurare che tale fenomeno se di fenomeno si può parlare, è diffuso  in tutta Italia e in tutta l'Europa. Come possiamo proteggere i nostri figli?  

Sicuramente non  impedendogli di iscriversi al social. Anche l'idea di  monitorare in forma anonima i loro profili non mette certamente al riparo dal pericolo concreto che corrono. A mio avviso genitori, educatori, insegnanti hanno il dovere morale di informare e sensibilizzare i ragazzi,  spiegando che basta attimo di disattenzione, perché uno scatto, un selfie possa trasformarsi in una tragedia.

Non dobbiamo colpevolizzare i social che ormai fanno parte di tutti gli adolescenti "millennials", ma impedirne un uso scorretto. La vita è una sola e i selfie più belli sono gli abbracci, i baci, e le foto con i nostri amici più cari.

martedì 19 settembre 2017

Premio internazionale Sacu, Camerino esalta i neo laureati delPolitecnico di Bari

BARI - Le ricerche e le proposte contenute in tre tesi di laurea in architettura di 18 neo laureati del Politecnico di Bari sono state premiate a Camerino (MC), presso l’Università, in occasione dell’edizione 2017 del Premio internazionale SACU nell’ambito XXVII Seminario internazionale di Architettura e Cultura Urbana.

Le tesi che hanno partecipato al concorso, “Ricostruzione e Innovazione” con le sezioni “Trasformazione e riuso dell’esistente. Nuovi paesaggi urbani. Materiali e tecniche costruttive”, hanno focalizzato le loro attenzioni sui centri pugliesi di Locorotondo e Canosa e, in ambito europeo, sui borghi rurali andalusi (Spagna). I lavori presentati a Camerino dai neo laureati Poliba, si sono distinti nell’ambito delle 48 proposte progettuali giunte in finale da tutta Italia. 


Ricostruzione e innovazione” (tema dell’edizione 2017), sono i due aspetti salienti del progetto dell’esistente e segnano la ricorrente disputa fra conservazione e trasformazione. In realtà l’architettura trova le sue ragioni nella lettura critica dell’esistente e delle sue sedimentazioni storiche, nella comprensione dei luoghi e della multiforme società in evoluzione. Trasformare l’esistente vuol dire anche migliorarne le qualità in termini di sicurezza, salubrità, efficienza energetica, risparmio delle risorse naturali; il che richiede una stretta collaborazione architettonica-ingegneristica e un gran numero di altre competenze per le molteplici implicazioni che un progetto innovativo, partecipato e consapevole dei valori in gioco presuppone.

In questo solco si sono mossi i concorrenti del Politecnico.

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Ogni tesi di laurea ha raggruppato il lavoro di sei studenti, coordinati dal docente-coordinatore-relatore, nell’ambito del laboratorio di tesi.  
La tesi premiata su Locorotondo. Il centro antico di Locorotondo è uno degli insediamenti della Valle d’Itria dal forte carattere identitario. L’immagine del centro antico sedimentata nella memoria collettiva è affidata alla coralità dell’edilizia minuta rappresentata da case a pseudo-schiera a più piani.


Queste, realizzate con lo stesso materiale del luogo impiegato nella costruzione dei muretti a secco, assumono una particolare connotazione.


Le scale, gli sporti di gronda, gli apparati decorativi a corredo delle aperture, gli infissi tradizionali, le ringhiere, le ferrate, sono altrettanti elementi che concorrono a caratterizzare l’aspetto di Locorotondo che, per la sua singolarità, impone misure di salvaguardia. “Locorotondo però – sostengono gli autori della tesi: Roberta Quaranta (Bari Palese), Antonio De Liddo (Bari), Annalisa Cascione (Bitetto), Caterina Anelli (Rutigliano), Giorgio Maria Bevilacqua (Foggia), Serena Cellie (Brindisi), Coordinatore/Relatore: prof. Rossella de Cadilhac - è un insediamento solo apparentemente ben conservato, in realtà a rischio di progressivo degrado per l’inadeguatezza dell’edilizia di base e soggetto a interventi e riusi spesso impropri che rischiano di compromettere irreversibilmente l’elevata qualità architettonica e ambientale dell’organismo urbano.

Si pongono perciò delicati problemi di tutela e utilizzo che impongono un mirato recupero finalizzato ad una corretta fruizione attenta a preservare quei caratteri che fanno di Locorotondo un unicum irripetibile”.


La formulazione di linee-guida messe a punto nel loro lavoro dal titolo: “Centri storici minori fra conservazione e rivitalizzazione: il caso di Locorotondo”, crea le premesse per un’appropriata conservazione, ma anche per la valorizzazione del nucleo antico, attraverso interventi di manutenzione (ordinaria e straordinaria), di restauro e risanamento conservativo, di recupero del centro antico, ponendo come condizione di base l’indispensabilità di un’approfondita conoscenza dei singoli manufatti, che rappresenta il momento preliminare ad ogni azione conservativa. Lo studio rivolge una particolare attenzione, oltre ad aspetti strettamente architettonici, alla problematica del riuso e dell’attribuzione di funzioni compatibili, che si pone soprattutto per manufatti caduti in disuso, o sottoposti a cambi incongrui di destinazione funzionale proponendo - attraverso casi esemplificativi - soluzioni rispettose delle caratteristiche architettoniche e costruttive dei manufatti nel loro ineliminabile rapporto con l’aggregato di appartenenza. L’obiettivo è quello di fornire linee d’indirizzo che propongano un’idea di recupero intesa come conoscenza, conservazione, valorizzazione, fruizione, promozione del patrimonio architettonico tradizionale concepito anche come risorsa per perseguire obiettivi di sviluppo territoriale.

La tesi premiata su Canosa. Canosa, l’antica romana Canusium deve la sua importanza alla sua collocazione geografica, al confine tra il tavoliere e la murgia. Nodo di passaggio da nord a sud (via Traiana) la sua fortuna fu legata soprattutto ai fasti di Roma. Con essa strinse un'alleanza a cui si mantenne fedele anche dopo la sconfitta di Canne ad opera di Annibale.  Ancor prima greca, fu sin dai secoli IV e III a. C. città fiorente di commerci. Nei pressi del suo porto sul mare, alla foce dell'Ofanto, allora navigabile, sorse più tardi Barletta. Le invasioni barbariche e il medioevo segnarono il declino della città e un lento abbandono dell’antico insediamento urbano tuttora evidente. La tesi, “Canosa. Studio dei caratteri dell’architettura pugliese. Lettura comparata dell’organismo edilizio e aggregativo di Canosa di Puglia con altri centri dell’intorno territoriale nord barese”, elaborata da Alessio Giulio Greco (Lecce), Federica Mazza (Oria), Vito Antonio Parlante (Gioia del Colle), Marcello Pedone (Corato), Pietro Enzo Andrea Petruzzella (Molfetta), Nicola Sarcina (Giovinazzo), Coordinatore/Relatore: prof. Matteo Ieva, propone uno studio dei fenomeni urbani, dall’età medioevale alla contemporaneità, con lo scopo di provare a ricostruire le criticità che connotano la Canosa odierna. Obiettivo dello studio è anche la ricerca delle cause che hanno determinato l’attuale decadenza (soprattutto del nucleo antico) e, allo stesso tempo, quello di stabilire la possibilità concreta per costruire realisticamente la rinascita etico-civile e culturale della comunità.

La città medioevale è presentata attraverso una sintesi che giunge a proporre una ricostruzione dei tipi edilizi presenti nel borgo.  A tal proposito si osserva una eccessiva “consunzione” del costruito, analoga a quei luoghi degradati; l’assenza di servizi collettivi e di attività ordinarie, che l’ha relegato al ruolo di quartiere dormitorio; un progressivo depauperamento del luogo che è stato presto considerato “rifugio” per le classi sociali meno agiate, le quali hanno intrapreso iniziative personali di modificazione dell’esistente. Per il recupero dell’antico borgo medioevale - si sostiene nella ricerca - occorre avviare un processo graduale ma sistematico che provi a invertire l’odierna tendenza restituendo al centro storico di Canosa di Puglia una significatività autentica, vera. Le azioni da promuovere: costruire un quadro programmatico che tenga conto delle “virtù” specifiche che la città mostra nella sua totalità favorendo le opportunità di recupero a fini collettivi attraverso la valorizzazione del patrimonio archeologico-monumentale con la risposta che si potrebbe generare non solo in forma turistica ma, potenzialmente, come migrazione permanente o semi-stanziale, di popolazione interessata a occupare, recuperandolo, il costruito storico. Realizzazione di un museo archeologico nazionale. A tal proposito, è stato proposto, nell’area del battistero di S. Giovanni del VI secolo, destinata dal PUG a museo archeologico, un complesso di organismi speciali in cui emerge proprio l’edificio del museo. 

La tesi premiata sui “Borghi Rurali Andalusi”. Il tema di ricerca condotto nel Laboratorio di Laurea “Borghi Rurali Andalusi” ha avuto come oggetto i tracciati e i sistemi insediativi realizzati dall’Instituto Nacional de Colonización (INC) tra gli anni Quaranta, Cinquanta e Sessanta del XX secolo sotto la dominazione franchista in Spagna. In questo periodo, si realizzarono circa trecento nuove città, di piccole dimensioni e di bassa densità, denominate “pueblos”, con l’intento di colonizzare il territorio, trasformandolo in un primo momento con opere di irrigazione forzata e, successivamente, permettendo l’insediamento stabile dei coloni. 

Il lavoro, “I borghi rurali andalusi: progetto di valorizzazione per la definizione di una rete territoriale”, elaborato da Maria Rosa Abbondanza (Bitonto), Margherita De Luca (San Severo), Olga Maria Germinario (Santeramo in Colle), Anastasia Padovano (Mola di Bari), Giacomo Carlo Palmieri (Cassano Murge), Nicola Sinisi (Andria), Coordinatore/Relatore: prof. Loredana Ficarelli, si è concentrato nella regione andalusa, studiando 13 pueblos accomunati dal rapporto di vicinanza con il fiume Guadalquivir e caratterizzati da una diversificazione degli impianti urbani. L’indagine dei casi studio, nelle loro varianti formali e funzionali, ha permesso l’elaborazione di modelli insediativi territoriali ed abitativi ed una catalogazione morfologica, tipologica ed aggregativa dei pueblos. 

L’obiettivo del progetto di valorizzazione di questi borghi, il cui uso attuale è rimasto strettamente legato ad una produzione agricola ormai troppo spesso infruttifera, è finalizzato alla rimodulazione del rapporto con la campagna ed il territorio.   Quest’ultima ricerca, in particolare, ha ottenuto il premio della critica.

Tutti i Lavori premiati e segnalati saranno prossimamente pubblicati sul magazine di architettura, “ARCHITETTURAeCITTÀ”, Di Baio Editore.

L’Ulisse omerico, de "Il Canto di Nessuno" di Pierfranco Bruni, sbarca a Firenze

FIRENZE - Lo scrittore, poeta e saggista Pierfranco Bruni (già candidato al Nobel per la Letteratura nel 2016) ci guiderà in un entusiasmante viaggio attraverso il fascino eterno della mitologia classica. L’Ulisse omerico, l’eroe epico per eccellenza, è il protagonista assoluto del suo illuminante libro dal titolo “Il Canto di Nessuno” (Edizioni Saletta dell’Uva), un saggio filosofico-esistenziale dal carattere mitologico. Il tema dell’ulissismo, vissuto dall’autore come ricerca esistenziale attraverso il viaggio (in un “cercare cercandosi”) viene analizzato mediante la genialità creativa e il punto di vista di illustri personaggi che hanno fatto la storia della letteratura nazionale e internazionale.

Così Pound, Eliot, Whitman, Pavese, D’Annunzio, Pascoli diventano i rappresentanti privilegiati di una originale interpretazione del tema dell’ulissismo e del concetto di “Nostos” destinato a divenire uno dei modelli di riferimento di molti capolavori letterari.

Durante l’incontro, che si svolgerà il 20 settembre 2017, alle ore ore 18, presso la “LiberPop – Libreria di tutte e di tutti” (Bookstore Nardini) in via delle Vecchie Carceri - Le Murate a Firenze, si affronteranno importanti questioni di carattere letterario ed esistenziale, quali l’attualità del tema dell’ulissismo in un’epoca come la nostra che sembra aver perso di vista il valore del sentimento dell’appartenenza e quanto del mito di Ulisse sia andato smarrito, recuperato e “personalizzato” dai grandi autori della letteratura.

Verrà contemplata la sensuale figura di Calipso e verranno analizzati gli “amori di mare e di terra” del navigante Odisseo, approfondendo la visione pascoliana della ninfa Calipso che si differenzia da quella di Cesare Pavese.

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Due diversi modi di concepire uno dei più affascinanti miti appartenenti alla mitologia classica. In una realtà come quella in cui viviamo, in cui il simbolo ha spodestato il mito (quale modello etico ed esistenziale), la bellezza e la virtuosa sensualità di Calipso può realmente bastare a rendere immortale un amore?
Un libro per ricordare l’importanza del viaggio nel mare delle nostre esistenze, «un attraversamento che si compie nel cerchio magico del nostro essere».

Un viaggio metafisico dal carattere mitologico alla scoperta della propria vera essenza.

All’incontro prenderanno parte Ennio Bazzoni e il poeta metateista Emanuele Martinuzzi.

Evento organizzato dal CENTRO LEONARDO DA VINCI.

lunedì 18 settembre 2017

La dottoressa Valeria Pace fa incontrare a Catania 11 pazienti affetti da Miopatia Gne

CATANIA - La Miopatia Gne. Il termine miopatia Gne (Gnem) è la denominazione coniata per definire in modo univoco una patologia che era precedentemente conosciuta come miopatia ereditaria da corpi inclusi (Hibm), miopatia da corpi inclusi di tipo 2 (Ibm2), miopatia distale con vacuoli orlati (Dmrv) o miopatia di Nonaka. Il nome di miopatia Gne è stato proposto da un team di scienziati che, attraverso una indagine recente hanno dimostrato come i suddetti disturbi siano contraddistinti dalla stessa origine genetica e rappresentino, quindi, la medesima patologia.

Una carenza nell'acido sialico è la causa della malattia muscolare. L'acido sialico è una sostanza importante prodotta dal corpo che aiuta le proteine muscolari a funzionare correttamente. Quando i livelli di acido sialico sono bassi, i muscoli iniziano a indebolirsi, con conseguente perdita di forza e funzione muscolare.

Le abilità cognitive, il coordinamento, la funzione cardiaca, la deglutizione, la parola e la respirazione rimangono però inalterati. Una malattia rarissima tanto che le persone colpite sono meno di 2000 in tutto il mondo.

Si terrà nei prossimi Giorni a Catania un congresso promosso dalla dottoressa Valeria Pace, che ribalta i normali canoni congressuali, in cui differenti specialisti si incontrano e discutono della malattia. In questo caso avverrà sì l'incontro scientifico, ma sarà riservato a una sola mattinata, il vero focus del convegno sarà la possibilità che viene offerta ai portatori di questa invalidante e rarissima patologia, di incontrarsi e accompagnati dai loro caregiver avere un dialogo e scambiarsi informazioni. 

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Il  vero problema che riscontrano i pazienti affetti da malattie rare è il senso di vuoto e di abbandono, e più rara è la malattia, tanto più difficile è avere una buona qualità della vita, forse per mancanza delle opportune cure, ma anche per la mancanza di dialogo e di appoggio. 
Questo incontro, che permetterà a 11 pazienti, si stima che nel nostro Paese non siano più di 20, di incontrarsi e confrontarsi, sarà il primo per questa patologia che si svolgerà in Italia.

La dottoressa Pace, che ha presenziato a un appuntamento dello stesso tipo che si è svolto a Barcellona, ha deciso di riproporlo anche in Sicilia. 

Dottoressa Pace, perché organizzare un incontro di questo tipo in Italia?

Durante il convegno spagnolo, mi sono davvero resa conto di quanto sia importante per i malati di patologie rare avere la possibilità di poter fare gruppo, di poter ricoprire il loro ruolo di pazienti non più in un senso passivo ma attivo.

Educarli a quello che la loro patologia è, avere la possibilità di ascoltare medici che, come loro pari, stiano lì a spiegare cos’è che li ha colpiti senza dare per scontato nozioni che i pazienti dovrebbero già conoscere, magari perché hanno sono andati su internet. Renderli partecipi e porli al centro della loro vita con la malattia, lasciarli liberi di esprimere le loro preoccupazioni senza temere di essere giudicati o di sviluppare sensi di colpa in chi gli sta accanto, esprimere poi le loro emozioni che possono essere fatte di rabbia e speranze, e soprattutto permettere ad ognuno di loro di essere portatore di energia positiva per l’altro.

I caregiver dal canto loro, come ho avuto conferma al 4° Simposio sulla Miopatia Gne a Los Angeles, hanno il diritto di sapere cosa accade ai loro familiari o amici, comprendere l’importanza del loro ruolo e che questo gli venga riconosciuto anche dagli altri. Hanno il diritto di poter esprimere i loro eventuali sentimenti, anche se contrastanti, senza doverne avere paura e con la certezza che si possa trovare una soluzione. 

Alcuni pazienti vivono in Paesi nei quali nessun altro ne soffre, entrano in uno stato di isolamento forzato, dove la propria volontà e desiderio di fare informazione spesso non bastano, perché potrebbero avere difficoltà a spiegare non solo ai medici ma anche a chi ti circonda la serietà della propria condizione. Ecco perché credo che sia importante permettere ai malati rari di partecipare a dei meeting che provino a far vibrare quelle corde tese che costituiscono il rapporto tra paziente e medico; paziente e caregiver; paziente e se stesso; paziente e paziente. Noi speriamo vivamente che questo primo meeting sia l’inizio di qualcosa che diventi sempre più grande e attento alla necessità dei malati.

domenica 17 settembre 2017

Glenn Cooper, con La mappa del destino, intuisce il cuore macabro del nuovo millennio

COMO - La mappa del destino, libro di Glenn Cooper (2012 Tea, 411 pagine). Primo libro di Cooper che leggo. Il suo primo romanzo “La biblioteca dei morti” ha ricevuto recensioni memorabili. Non avendo modo di fare paragoni, forse la mia sarà una recensione migliore di altre che ho letto in rete e che, danno questo romanzo come un poco deludente rispetto al primo d’esordio.

Personalmente mi è piaciuto. È un giallo ambientato in ben tre epoche diverse, con risvolti fantascientifici.

L’autore è laureato in archeologia, pertanto non si può fare a meno di notare l’accuratezza di alcuni passaggi storici. Da questi passaggi nasce il romanzo d’invenzione, che si apre a ventaglio .

Nella nostra epoca, dopo un incendio, in una abbazia viene ritrovato un manoscritto redatto nel 1307.

Luc Simard è un archeologo e viene coinvolto in questo ritrovamento che è solo la punta dell’iceberg. 

Dai disegni e dalla mappa si risale a una grotta risalente agli uomini preistorici con dipinti eccezionali.

Viene istituito un campo per la ricerca, ma pare che agli abitanti del posto ciò non faccia piacere. 

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Cominciano ad avvenire strani morti, fino al completo eccidio di tutti i componenti della squadra di ricerca.

Luc e la sua amica e collega Sara sono in serio pericolo. La loro scoperta non si limita al ritrovamento di una delle più antiche, grandi e favolose grotte del periodo preistorico. C’è ben altro.
Il romanzo si articola in tre momenti: l’oggi, il 1300 e la preistoria. Veniamo così a conoscenza di tutti quanti i protagonisti che, da una scoperta incredibile, arrivano fino ai nostri giorni e a coloro che, pur di mantenere segreta una sorta di pozione della longevità, sono disposti a tutto, anche all’omicidio.

Il libro è un crescendo di colpi di scena e di verità.

Fino alla fine, fino a quando tutta la realtà ci viene mostrata. Fino a quando Luc e Sara dovranno ancora una volta lottare per la propria vita e scendere a patti pur di continuare nella loro ricerca e nella loro esistenza.

Eppure, all’ultima pagina, scopriamo che quel segreto che tale deve rimanere è andato ben oltre i confini della cittadina francese dove tutta la vicenda si è svolta.

Dice Antonio D’Orrico: “Appare sempre più evidente che il nuovo millennio ha un cuore macabro. Glenn Cooper lo ha intuito prima e meglio di tutti. E sa raccontarcelo”.

sabato 16 settembre 2017

“Tante piccole sedie rosse”, romanzo di Edna O'Brien, vince il PremioScanno

SCANNO - È Edna O'Brien, con il romanzo “Tante piccole sedie rosse” edito da Einaudi, la vincitrice della 44esima edizione del Premio Scanno, sezione Letteratura. Ad aggiudicarsi lo storico riconoscimento anche un campione nello sport e nella vita come Francesco Totti, e poi l’ambientalista Fulco Pratesi e l’azienda Ferrero, solo per citarne alcuni. E a vincere nella sezione Opera Prima è la giornalista Serena Scarpello con un libro sulla comunicazione.

Anche quest’anno, nella splendida cornice di Scanno, è l’eccellenza ad essere premiata. Il Premio Diritto va allo studioso Pietro Perlingieri; il Premio Economia a Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale; il Premio Alimentazione alla Ferrero Spa; il premio Sociologia va al professore di Sociologia dei fenomeni giuridici Marcello Fedele; il Premio Ecologia all’ambientalista Fulco Pratesi, fondatore del Wwf Italia; il Premio Antropologia a Giovanna Sotgiu per l’opera “L’isola e Le donne”; il Premio Valori al campione dello sport Francesco Totti; il Premio Musica al maestro Enrico Pieranunzi; il Premio Medicina ad Alberto Mantovani; il Premio Opera prima alla giornalista Serena Scarpello; il Premio Letteratura a Edna O’Brien.

Vedo ancora tanti uomini e poche donne nei ruoli che contano, ma quando vedo una donna che si fa spazio sono sempre dalla sua parte”, ha esordito così Edna O’Brien, vincitrice del premio Scanno 2017 nella sezione Letteratura, durante la conferenza stampa di questa mattina. La scrittrice irlandese è una delle voci più significative nel panorama della letteratura contemporanea. Un libro che è stato definito “il suo capolavoro” dal collega Philip Roth, e che ha ottenuto critiche entusiastiche da The Sunday Times, The Observer, Financial Times, The New Yorker. “Questo è il primo premio che ricevo per questo libro, e rimarrà sempre il più grande”, ha aggiunto la O’Brien, “sono sempre stata rapita dalla gentilezza degli estranei, e qui in Abruzzo la gentilezza è tanta”.

Il Premio Scanno nasce per iniziativa di Riccardo Tanturri de Horatio - riporta il comunicato stampa -, professore universitario di Lingua e Letteratura Italiana, scrittore, poeta e giornalista. Inizialmente voluto come riconoscimento letterario, presto moltiplica le sezioni fino ad arrivare ad essere un importante premio multidisciplinare del panorama culturale italiano.

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La Fondazione Tanturri, guidata da Alessandra Schoenburg Tanturri e da Manfredi Tanturri de Horatio, segretario generale Paolo De Nardis, ha creato anche quest’anno uno scenario suggestivo nel centro del paese gioiello nel cuore dell’Abruzzo. Il palco verrà calcato da ospiti d’eccezione che renderanno unico l’evento. A toccare le corde del cuore sarà poi la musica del duo arpa e violino formato dai maestri Clara Gizzi e Riccardo Bonaccini.

A presentare la cerimonia di premiazione sarà invece la nota conduttrice televisiva Paola Saluzzi, da tempo vicina al Premio e a Scanno.

E quest’anno si è rinsaldato ulteriormente il rapporto tra il Premio e la Regione Abruzzo, oltre al legame con l’Università di Teramo, rappresentata a Scanno dal prorettore Dino Mastrocola, grazie alla cui collaborazione la Fondazione Tanturri porta avanti il Premio Opera Prima. 

Di fronte ad un parterre d’eccezione, i vincitori del premio saliranno sul palco nella storica piazza de La Codacchiola per ricevere l’ambito riconoscimento.

Il premio Diritto va a Pietro Perlingieri, consegnato da Giuseppe Tesauro. Perlingieri è stato il più giovane rettore d’Italia, già senatore della Repubblica, è considerato uno dei massimi studiosi di diritto civile italiano. Le sue numerose opere e pubblicazioni hanno considerato il diritto civile non alla stregua dell’esaltazione della volontà dei privati, ma sempre coniugato con la “legalità costituzionale”. Importanti sono stati i suoi saggi sulla teoria dell’interpretazione delle fonti del diritto. Perlingieri è fondatore e presidente della Società Italiana degli Studiosi di Diritto Civile.

A Sabino Cassese il Premio Economia, consegnato da Cesare Imbriani. Giudice emerito della Corte Costituzionale, Cassese è professore emerito della Scuola Normale Superiore di Pisa, nonché professore di “Global governance” all’Istituto di Studi Politici di Parigi.

Eminente figura del nostro paese, rappresenta sia per la comunità scientifica sia per il mondo delle istituzioni un fondamentale riferimento etico e culturale.

Viene insignita col Premio Alimentazione l’azienda Ferrero Spa, ritira il premio l’ambasciatore Francesco Paolo Fulci, presidente della Ferrero. A consegnarlo è Mimmo Locasciulli. Fondata nel 1942 da Pietro Ferrero, inizia a produrre nella cittadina piemontese di Alba, in un piccolo laboratorio domestico, un impasto di nocciole e cacao. Attualmente la Ferrero è presente in 53 paesi, e commercializzata in oltre 160. Nel 2009, il Reputation Institute ha classificato l’azienda al primo posto tra i marchi più affidabili al mondo secondo i consumatori.

Premio Sociologia a Marcello Fedele, consegnato da Paolo De Nardis. Professore ordinario di Sociologia dei fenomeni politici e di Analisi delle Politiche pubbliche alla Sapienza di Roma, Fedele è stato Delegato nazionale al V Programma Quadro Comunitario sulla ricerca socioeconomica. Col suo lavoro ha contribuito con profondità analitica e rigore di metodo agli studi sociologici e politologici in Italia.

Premio Ecologia a Fulco Pratesi, consegnato da Gianfranco Amendola. Pratesi ha progettato numerosi parchi nazionali e riserve naturali in Italia e all’estero. Ha fondato nel 1966 il Wwf Italia di cui oggi è presidente onorario. Le sue battaglia in difesa dell’ambiente e della natura si sono concretizzate, sia come Wwf sia come Lipu e Italia Nostra, nella creazione di una grande rete di Oasi di protezione in tutta Italia, nella lotta contro il nucleare, contro la caccia e l’uso dei pesticidi, e nella creazione e difesa di numerosi Parchi Nazionali.

Premio Antropologia culturale e Tradizioni popolari a Giovanna Sotgiu. Ritira il premio l’editore Paolo Sorba. A consegnarlo sono Luigi Lombardi Satriani e Nunziato Di Rienzo. La Sotgiu è socio fondatore del Comitato ricerche storiche Maddalenine, la giuria ha deciso di assegnarle questo premio per la sua opera “L’isola e Le Donne”, storie di diverse tipologie di donne, alcune protagoniste altre di secondo piano, che narrano personaggi, luoghi, riti, tradizioni dell’isola de La Maddalena.

A Francesco Totti va il Premio Valori, consegnato da Paolo Barletta. La carriera di questo campione rappresenta un percorso sportivo e personale ampio, ben oltre gli importati e numerosi successi sportivi. Speciale è soprattutto l’esempio che ha saputo dare con le proprie scelte e per cui oggi le tifoserie italiane, e non solo, si riconoscono in questo grande campione. Francesco Totti è un ragazzo che partendo dal suo sogno ha costruito una straordinaria carriera ed è un esempio per migliaia di persone.

Il Premio Musica al maestro Enrico Pieranunzi, consegnato da Bruno Carioti. Pianista, compositore, arrangiatore, Pieranunzi ha registrato più di 70 cd a suo nome, spaziando dal piano solo al trio, dal duo al quintetto, e collaborando in concerto o in studio d’incisione con Chet Baker, Lee Konitz, Paul Motian, Charlie Haden, Chris Potter, Marc Johnson, Joey Baron.

Premio Medicina ad Alberto Mantovani, consegnato da Giuseppe Novelli e Guglielmo Ardito. 

Medico, specialista in Oncologia, Mantovani è professore di Patologia generale presso l’Humanitas University e direttore scientifico dell’IRCCS Istituto Clinico Humanitas. In passato ha lavorato in Inghilterra presso il Chester Beatty Research Institute di Belmont, e negli Stati Uniti. E’ stato direttore del Dipartimento di Immunologia dell’Istituto Mario Negri di Milano.

Il Premio Opera prima va a Serena Scarpello, ritira la cantante lirica Aleksandra Lazic amica del Premio. La Scarpello è una giornalista, esperta di media e digital pr, direttrice del magazine di cultura del lavoro LINC per il Gruppo Manpower. Vince con il libro “Comunicare meno comunicare meglio”, casa editrice Guerini Next. L’autrice traccia un quadro del mondo della comunicazione dei nostri giorni attraverso una panoramica dei diversi tipi di informazione, dando voce a giornalisti, artisti, scrittori, blogger e influencer. 

Il Premio Letteratura a Edna O’Brien, una delle voci più significative nel panorama della letteratura contemporanea. La scrittrice irlandese, che torna al romanzo dopo dieci anni, lo fa con quello che il collega Philip Roth ha dichiarato essere “il suo capolavoro”: Tante piccole sedie rosse, edito da Einaudi. Ambientato in un’Irlanda immaginaria, il nuovo libro dell’autrice di “Ragazze di campagna” inizia con un misterioso straniero che in una notte d’inverno raggiunge a piedi un villaggio sulla costa. Dice di essere un poeta e un guaritore, di avere erbe e pozioni per lenire i dolori e curare i problemi sessuali. Ha una personalità magnetica, tanto che la piccola comunità di Cloonoila ne è presto conquistata. Fidelma McBride più di tutti. E il suo destino rimarrà segnato in modo ineluttabile. Tante piccole sedie rosse è stato definito “straordinario e disturbante” dal The New Yorker, e ha ottenuto critiche entusiastiche da The Sunday Times, The Observer e Financial Times.

Infine, Menzione Speciale Alimentazione al Consorzio di Tutela del pecorino di Farindola, ritira il presidente Ugo Ciavattella. Menzione Speciale Alimentazione a Gregorio Rotolo, maestro scannese dell’arte casearia che reinterpreta la tradizione creando ricette uniche per formaggi rari e preziosi. Menzione Speciale Antropologia culturale per Domenico Sabino. Menzione in ricordo di Annamaria Palermo, ritirano il premio il marito Pinotto Merlino e la figlia Maria Giulia.

Leonardo Strano, con “Paterson”, vince a Scrivere di Cinema PremioAlberto Farassino

PORDENONE - Scrivere di Cinema Premio Alberto Farassino ha i suoi nuovi vincitori. A conquistare il podio del concorso di critica per ragazzi dai 15 ai 25 anni - promosso da Cinemazero, Fondazione Pordenonelegge.it, il Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani e MYmovies.it in collaborazione con Far East Film Festival, minima&moralia e Le Voci dell’Inchiesta e grazie al sostegno di Crédit Agricole FriulAdria - sono stati un manipolo di aspiranti critici che, assieme ad altri coetanei e numerosi curiosi, hanno assistito all'incontro con la madrina della giornata, Matilda De Angelis, giovane attrice reduce dai successi al Lido di Venezia, dove ha appena presentato il film di Sebastiano Riso, “Una famiglia” (che arriverà nelle sale il 28 settembre), giunta a Pordenone direttamente dal set dell’ultima stagione della fiction Rai “Tutto può succedere”. 

Nell’incontro condotto da Enrico Magrelli di Hollywood Party, in cui De Angelis ha ripercorso la strada che l’ha portata dal mondo della musica a quello del cinema – nasce infatti cantante per il gruppo Rumba da Bodas – la giovane attrice, scoperta da Matteo Rovere in “Veloce come il vento”, ha parlato alla platea di ragazzi, soffermandosi sul suo rapporto con la critica.


Ha dichiarato infatti di leggere molto i critici, sia quelli autorizzati che i cosiddetti “leoni da tastiera”, riconoscendo però ai primi un importante ruolo, come risorsa e come sguardo che, da esterno, restituisce un’immagine più completa del suo operato, aggiungendo degli importanti pezzi alla sua percezione, inevitabilmente soggettiva, completandola con aspetti che non sempre è possibile cogliere quando si è coinvolti nell’opera.

Le premiazioni vere e proprie, che da sempre sono inserite nel calendario di Pordenonelegge, hanno poi visto salire sul palco di Cinemazero, per la sezione Young Adult, Leonardo Strano (1° classificato, con “Paterson” perché “Con mirabile sintesi analizza un film intimamente minimalista, cogliendo con la medesima impeccabile geometria gli aspetti poetici fondanti e il senso ripetitivi e sfuggente dei gesti e del tempo”); Bianca Delpiano (2° posto con “Elle” per “I colori della vita e l’anima anaffettiva della protagonista.

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Il suo rapporto perverso con la sessualità. Il crollo sistematico dell’universo emotivo di personaggi. Sono questi i nodi di Elle che la recensione mette in luce con cruda lucidità”); e Alice De Luca (3° posto con “Tutto quello che vuoi”, perché “Con metodica coerenza e puntuale elencazione dei fatti la riflessione rivela un ampio e approfondito sguardo sugli aspetti principi del cinema italiano recente, pur con un eccesso di rimandi e citazioni”).

Per gli Under 25 invece sono sfilati Lorenzo Ciofani (1° posto con “Allied” grazie ad una “recensione [che] riflette e mette fuoco, con competenza, una delle magnifiche ossessioni del regista. In un film che è un affascinante gioco di specchi, incorporato in un genere classico che non ha paura della modernità); Elvira Del Guercio (2° classificata con “Knight of cups”, perché “Con una bussola ben calibrata, la recensione ci accompagna nel labirinto filosofico di un cineasta che, attraverso i suoi personaggi, affronta una ricerca spirituale inesauribile in una società sgretolata”); e Marco Castelli (3° posto con “Neruda”, che “Muovendosi con sorprendente lucidità nel disegno mobile di un film a specchio, l’analisi esprime compiutamente la stratificazione di un’anti-biografia che supera la potenza del personaggio”).

Tutti i vincitori scelti dalla giuria composta di Viola Farassino, Mauro Gervasini, Enrico Magrelli e Adriano De Grandis si sono aggiudicati la collaborazione con il blog Minima et Moralia e la partecipazione come critici alla prossima edizione del Far East Film Festival (per gli Under 25) e dei buoni acquisto per ingressi al cinema e un anno di abbonamento a MYMOVIESLIVE (per gli Young Adult). 

A chiudere l'appuntamento il Premio Mediateche FVG, promosso da Crèdit Agricole FriulAdria in collaborazione con Mediateca Cinemazero (Pordenone), Mediateca Mario Quargnolo del Visionario (Udine), Mediateca.GO “Ugo Casiraghi” (Gorizia), Mediateca La Cappella Underground (Trieste), rivolto agli studenti delle Scuole Secondarie di II grado della Regione FVG, che è stato vinto dal Liceo “G. Marinelli” di Udine, con “Animali notturni”. Il Premio per la classe vincitrice è la partecipazione ad un evento formativo loro dedicato, all’interno del festival Le Voci dell’Inchiesta 2018. 

Info, bando e iscrizioni al concorso: scriveredicinema.mymovies.it