Il Nabucco di Verdi inaugura la stagione della Fondazione

Nabucco, fotografia di Rolando Paolo Guerzoni
Nabucco, fotografia di Rolando Paolo Guerzoni

REGGIO EMILIA - L’opera Nabucco di Giuseppe Verdi inaugura la stagione lirica della Fondazione I Teatri al teatro Municipale Romolo Valli di Reggio Emilia, venerdì 31 ottobre 2025, alle ore 20 e domenica 2 novembre, alle ore 15,30, con Massimo Zanetti che dirige l’Orchestra Filarmonica Italiana e la regia di Federico Grazzini.


Un nuovo allestimento coprodotto dal Teatro Pavarotti-Freni di Modena e Fondazione I Teatri di Reggio Emilia, con Teatri di Operalombardia e Azienda Teatro del Giglio di Lucca, che ambienta questo dramma sulla caduta dell'antica Gerusalemme per mano di Nabucodonosor (Nabucco) e sul successivo esilio degli Ebrei a Babilonia in un allestimento scenico di grande impatto caratterizzato da atmosfere apocalittiche, costumi distopici e una luce che racconta la lotta eterna tra oppressori e oppressi.

Il tiranno che diventa uomo

In scena Nabucco (Fabian Veloz), Ismaele (Matteo Desole), Zaccaria (Riccardo Zanellato), Abigaille (Marta Torbidoni) il Gran Sacerdote di Belo (Lorenzo Mazzucchelli), Fenena (Chiara Mogini), Anna (Laura Fortino) e Abdallo (Saverio Pugliese). Scene e costumi di Anna Bonomelli, luci Giuseppe Di Iorio, Giovanni Farina maestro del Coro Lirico di Modena. Il tiranno che diventa uomo, la figlia assetata di dominio che lo spinge alla follia, un popolo che resiste e canta la speranza. Un’opera che non è solo musica, ma specchio dei nostri tempi difficili: l’eterna lotta tra oppressione e libertà, tra odio e redenzione.

Raccontare una favola moderna, che risuoni con il pubblico di oggi

«Nel Nabucco – spiega il regista Federico Grazzini - entrano in gioco tendenze contrapposte dell’animo umano quella oscura, violenta e prevaricante degli oppressori e quella luminosa, compassionevole e consapevole, animata dalla speranza degli oppressi. Abbiamo voluto fondere elementi del passato, del presente e del futuro per raccontare una favola moderna, che risuoni con il pubblico di oggi a un livello più profondo ed emotivo. Un invito a riconoscere l’universalità dei temi, a vedere oltre la superficie della storia e a collegarla con le proprie esperienze».

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