lunedì 30 aprile 2018

Tecnologia e grafica 3D ad Andria: appuntamento con Cinema 4D Open Lab

ANDRIA - Officina San Domenico. Esperti, professionisti, imprenditori, studenti e la loro visione del futuro. Cinema 4D Open Lab, l’appuntamento annuale con la tecnologia e la grafica 3D ad Andria. Cinema 4D Open Lab, sarà una giornata dedicata all'approfondimento dei metodi utilizzati in architettura, in ingegneria e nelle produzioni cinematografiche, per la realizzazione di immagini tridimensionali di alto impatto comunicativo.

Assurde le aperture il Primo Maggio! Liberalizzazioni contro dipendenti Gdo

AREZZO - Aperture festive dei grandi centri commerciali. Prc Arezzo: assurde le aperture il Primo Maggio! Lavoratrici e Lavoratori della GDO e negozi nei piccole centri subiscono queste liberalizzazioni.Il mondo della grande distribuzione manterrà sollevate le serrande anche nel giorno del Primo di Maggio festa delle lavoratrici e dei lavoratori. Tutto questo avviene grazie alle liberalizzazioni, volute dal governo Berlusconi prima, e peggiorate con provvedimento emanato dal Governo Monti nel 2012 con l'intento di farci credere che basti tener i negozi aperti più tempo per far tornare a crescere la nostra economia: insomma una vera e propria sublimazione del messaggio consumistico fine a se stesso.

La liberalizzazione ha consentito alle imprese della Grande Distribuzione di spremere lavoratori 365 all’anno e di fare strage degli esercizi di vicinato che non possono competere.

Nessun risultato sul piano della riduzione dei prezzi ma perdita del diritto al riposo e alla festa per lavoratrici e lavoratori, nonché ulteriore desertificazione dei nostri centri abitati.

Il far west del commercio – mentre in Europa a partire dalla Germania il settore rimane regolato – è uno dei tanti esempi di politiche condivise da centrodestra e centrosinistra. Quel che conta è il profitto e si può aprire non solo il 25 aprile o il Primo Maggio ma persino a Natale.

A nostro avviso tenere aperto durante le festività civili e religiose rappresenta, al contrario, un imbarbarimento culturale oltre che sociale cui intendiamo opporci con tutte le nostre forze e sollecitiamo tutti i sindaci della provincia a prendere nettamente posizione.

E’ ipocrita sostenere che le aperture nei giorni di festa movimentino l’economia, soprattutto in un paese in crisi in cui crollano i consumi e non c’è nessuna politica di sostegno della domanda interna: non basta tenere aperti i negozi se i portafogli sono vuoti!

Tanto più che le liberalizzazioni, che permettono di tenere aperti gli esercizi 365 giorni all’anno, penalizzano fortemente il piccoli commercianti che non possono più competere con la grande e grandissima distribuzione.

Il fenomeno che si rileva non è che la gente consuma di più ma che si acquista maggiormente nei centri commerciali a scapito della piccola distribuzione a conduzione, spesso, familiare.

Come Rifondazione Comunista ci sentiamo non solo di appoggiare le iniziative di mobilitazione promosse dai sindacati ma di chiedere con forza ai cittadini di boicottare i negozi aperti il primo di maggio e nelle restanti festività, sia civili che religiose.

La festa del lavoro deve essere la festa anche dei lavoratori del commercio che vedono nella liberalizzazione selvaggia un’ulteriore spinta verso la destrutturazione e precarizzazione del lavoro.

Segreteria Provinciale PRC - Arezzo

Matteo Trenta esce col nuovo singolo "Futuro Perverso", testo visionario e ironico

ROMA - "Futuro Perverso" il nuovo singolo di Matteo Trenta. È un brano frizzante ed originale il nuovo singolo intitolato "Futuro Perverso", dell’artista laziale Matteo Trenta, con un testo visionario e ironico, narrante una storia particolare e riflessiva. Cantautore da sempre presente nel mondo musicale e artistico, frequentatore di ambienti creativi di spessore, nel 2015 vince il Premio della Critica al Festival Internazionale Canoro – Voci dal Sud a Caltanissetta (Cl) esibendosi con il suo inedito “Certezze d’autore”.

Negli ultimi anni ha partecipato alle selezioni di area Sanremo con il brano ‘’Matto’’ entrando nei 60 finalisti di Sanremo giovani 2017 con il brano "matto".

Inoltre, Il 10 febbraio è andato in onda al programma cantatù di blob su Rai3.

Nelle scorse ore ho avuto la possibilità di contattarlo e fargli alcune domande.

Matteo, com’è cominciata la sua avventura creativa?

Mi sono avvicinato al mondo musicale fin da piccolo sognando di cantare le mie canzoni su un palco. Ascoltando cantautori come Renato Zero, Rino Gaetano e soprattutto Fabrizio De Andrè, che mi ha ispirato e colpito in particolar modo, questo mi ha spinto a mettere le mie idee in musica.

Questo singolo è molto particolare, ci può spiegare come è nato?

È nato vedendo la situazione dei giovani di oggi, incatenati nell’apatia e nell’inettitudine e ingannati dalla società colpevole di dare pochi spazi per esprimersi. Futuro Perverso è un inno che incita alla libertà, è anche un po’ autobiografico. Scritto insieme col mio coautore e carissimo amico Claudio Bastianelli. Prodotto dall’etichetta rosso al tramonto.

Ha accumulato molta esperienza nell’ambito creativo, in merito cosa può consigliare a quei giovani che intendono impegnarsi in questo percorso?

Credo che sia giusto essere sé stessi ma autocritici ed essere selettivi nel trovare le giuste collaborazioni perché bisogna difendere le proprie passioni ed i propri sogni. Non arrendersi mai ai muri imposti dalla parte malata della musica di oggi.

Quali sono i suoi progetti futuri?

Ho in programma varie date con la mia band in diversi locali romani e stiamo già lavorando al nuovo brano da presentare a Sanremo giovani e anche altri tra cui uno dal sapore estivo.

di Maurizio Piccirillo

Principia Bruna Rosco ritorna a Chieti con la sua mostra "L'alchimia del colore"

CHIETI - Mostra di pittura "L'alchimia del colore", a Chieti con Principia Bruna Rosco. Dal 22 al 31 maggio 2018. La pittrice esporrà le sue opere di arte contemporanea nella città abruzzese, Sala della Bottega d’Arte in Corso Marrucino n. 148, Sala dell’Expo Room in Piazza Templari n.9. Inaugurazione: 22 maggio 2018, alle ore 18. Previsti gli interventi di: Umberto Di Primo, sindaco di Chieti; Mauro Angelucci, presidente della Camera di commercio di Chieti e Pescara; Sabino Altobello, sindaco di Lavello (Pz); Paolo Bonomo, presidente Anc di Chieti.

L'evento si svolge con il patrocinio della Camera di commercio di Chieti e Pescara che la ospita, del Comune di Chieti, del Comune di Lavello (Pz) di cui è Cittadina Onoraria, dell’Associazione Nazionale Carabinieri-Sezione di Chieti, dei giornali online G.S.A. e Mi-Lorenteggio.com, dell’Associazione Socio Culturale Artistica Il Volano di cui la stessa artista  è presidente.

Orari della mostra: dalle 10 alle 12,30 e dalle 17 alle 20.

Questa mostra è un ritorno a Chieti di Principia Bruna Rosco perché circa venti anni fa ne aveva tenuta un’altra sempre nella Bottega d’Arte. In quel periodo s’innamorò di Chieti e della sua gente, tanto è vero che al Museo d’Arte Sacra di Chieti sono esposti tre sue opere ed è ritornata ancora per presentare il suo primo romanzo: “Petra-La Donna del Vento” nel quale c’è un intero capitolo dedicato quel periodo.

Questo ritorno per lei è molto importante perché richiesto da tantissime persone del luogo che l’hanno conosciuta e voluta bene e mai lasciata.

Il rapporto di amicizia che si era instaurato in quel periodo con gli abitanti del luogo è continuato nel tempo e di questo ne è felicissima. Dell’amicizia lei ne fa un baluardo: “Ho avuto e ho tantissimi amici, alcuni più speciali degli altri, ma tutti mi hanno aiutata a superare le difficoltà della vita”.

Principia Bruna Rosco nasce a Lavello, in Basilicata, nell’ottobre 1944. Poteva forse non dedicarsi alla pittura con un'infanzia come la sua? Tutto quello che non ha avuto in partenza, l'ha fatto sbocciare nel viaggio, mettendoci tutta la linfa e la forza che poteva. Da più di quarant’anni è stata scelta dalla civiltà generosa e violenta dell'Abruzzo e così, il destino o non so cosa, ha voluto che per lei le terre fossero anche quelle dei lupi. Ma l’emblema della sua arte è sito nella città di Lavello (Pz) che, con l’importante Cittadinanza Onoraria, della quale è fiera e orgogliosa, l’ha restituita alle sue origini facendole ritrovare i colori e l’amore della sua Terra.

A undici anni, con tutta la famiglia, si è trasferita a Milano, Terra non sua, ma che ha riconosciuto e amato come propria. Milano è il luogo che le ha dato il successo e alla quale lei è grata anche per averla adottata, sostenendola con pazienza e affetto e mettendole a disposizione il suo “ventre”.

Donna dal carattere forte e battagliero che di sé dice semplicemente “Amo la libertà e combatto per le mie idee attraverso la pittura e la scrittura”. “Vorrei possedere la libertà – scrive in una sua poesia – per andare incontro alla vita”.

E di sicuro Rosco ama la vita. Tutto ciò si nota nei suoi quadri, dalle esplosioni di colore che s’impongono a colpi di spatola, decisi e sicuri, forti dell’imperativo categorico di un animo che si è liberato dalle pastoie dei formalismi e delle apparenze, per librarsi libero e puro nelle sfere più genuine dell’essere.

Ogni sua tela è un’interpretazione cromatica, ricostruita attraverso le sue emozioni che sono sempre un intimo connubio fra forma, colore e parole.

Rosco svolge la sua attività artistica in tutta Italia e all’Estero. Ha al suo attivo oltre seicento mostre personali e collettive tenute in Italia e in tutto il Mondo.

Le sue opere sono presenti in permanenza al Museo d’Arte Sacra di Chieti; al Museo di Arte Contemporanea di Praia a Mare; alla Sede del Parco Adda Nord di Trezzo Sull’Adda di Milano; a Palazzo Cusani Sede del Comando Militare Esercito Lombardia e NATO, al Comune di residenza Cesano Boscone (MI); al Comune di nascita Lavello (PZ); al Comune di Barrea (AQ); nella Sede del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, al Comune di Vermezzo, al Comune di Zelo Surrigone, al Comune di Legnano, al Comune di Praia a Mare, nella Fondazione Asilo Mariuccia, e in moltissime altri Enti e Comuni.

Ha ricevuto la Cittadinanza Onoraria della Città di Lavello della quale si sente molto onorata; attestato di Benemerenza dal Comando Militare Esercito Lombardi del quale va particolarmente fiera; l’onorificenza di Accademico dell’Arte Italiana per il Mondo; attestato di Benemerenza dalla città di Pietra Ligure; è stata insignita del titolo di “Cavaliere del Circolo di Cultura e Scienza Piri Piri-La Gioia del Pensiero” composto dalla migliore società milanese.

Ha ricevuto il Gran Riconoscimento di “Cavaliere nell’Arte” dell’Accademia Italiana dell’Arte per la Pittura e Poesia; riconoscimento di “Donna non solo in Marzo” dal Comune di Cesano Boscone, Targa Europa dal Centro Culturale Sever, diversi Crest dal Comando Militare Esercito Lombardia; innumerevoli Coppe, Medaglie, Diplomi e Attestati di riconoscimenti nell’Arte e nella vita civile dov’è socialmente impegnata.

Rosco ha fondato ed è presidente dell’Associazione socio culturale “Il Volano” che ha desiderato legare alle Forze Armate delle quali va particolarmente fiera.

Ha fondato ed è stata presidente dell’Associazione Socio Culturale di Cesano Boscone (Milano). E’ Socio Fondatore dell’Associazione Amici di Palazzo Cusani. Socio Fondatore del Forum delle Associazioni. E’ socia dell’U.N.U.C.I. Unione Nazionale Ufficiali Congedo Italia. E’ socia del Circolo Ufficiali dell’Esercito. E’ socia del G.S.A. Giornalisti Specializzati Associati, dell’Associazione “Genti Lucane” sita in Vigevano, dell’Associazione Amici dell’Asilo Mariuccia, del prestigioso Circolo di Scienza e Cultura PIRI PIRI dal quale è stata insignita del titolo di Cavaliere, dell’Associazione Nazionale Carabinieri sede di Rho e Corsico.

Di lei hanno scritto i più importanti quotidiani quali il Corriere della Sera, Il Giorno, la Repubblica, Il Giornale, Il Corriere del Sud Ovest di Milano, i giornali on line Mi-Lorenteggio.com, Il Videogiornale e altri che sarebbero troppo lunghi da elencare, oltre alle riviste e giornali di settore come ARTE PIU’ ARTE, ARTECULTURA.

Hanno scritto di lei i più importanti giornali e critici d’arte come, Giancarlo Mazzuca, Enrico Fovanna, Giulio Giuzzi, Giorgio Rota, Roberto Bonin, Giorgio Falossi, Antonino de Bono, Carlo Roberto Sciascia, Walter Venanzio, Gennaro Montanaro, Antonio Poli, Antonino de Bono, Don Lino Lazzari, Padre Emidio Sansone, Dario Mernone, e moltissimi altri.

Dal punto di vista artistico, Principia Bruna Rosco è in continua trasformazione. Circa quarant’anni fa, ha abbandonato il figurativo formale per privilegiare uno informale tendente all’astratto. La sua è una pittura d'istinto, di gesto, una pittura che prevede l'intero coinvolgimento corporeo per creare una realtà interiore e più profonda.

Rosco in questa mostra evoca un viaggio emozionante fra tonalità cromatiche intense messe con estrema sensibilità e passione per creare atmosfere che arrivano dritto all'anima. Nelle sue opere vi è il flusso della vita, il divenire. Infatti, nel forgiare l'eterno movimento, attesta la continua trasformazione che diventa il fulcro attorno al quale ruota la natura.

Il famoso critico d’arte dott. Giorgio Falossi, che cinquant’anni fa presentò la sua prima mostra, le ha fatto pervenire il suo rilevante pensiero: “Principia Bruna Rosco, una donna del nostro tempo che si interessa alla pittura, ma pratica anche il giornalismo ed intensamente la scrittura, prima poesia, poi romanzi ed ancora uno sguardo al cinema. La pittura amata sin da bambina.

Principia Bruna Rosco dipinge fiori, paesaggi, figure, sempre più perfezionandosi, sempre più cercando di cogliere la scintilla dell’arte per trasformarla in un fuoco bruciante.

Allieva di Mario Schifano, un artista tanto contro il novecentismo dell’epoca, tanto avverso alle consuetudini e alla regolatezza, non poteva che influire sul suo modo di dipingere e di interpretare la vita, cosi che la sua forza, il suo ardore, mantenuto da sempre, lo ritroviamo nella pittura. Ci sono fiori e paesaggi leggibili nel figurativo, figure e ritratti espressionisti. Nelle margherite, la libertà del motivo le pone in un mare di verde, immerse nell’ansia di cogliere la luce, di ubriacarsi dell’attimo fuggente, in un tutto che fa comprendere la nervosa subitaneità gestuale dell’artista.

Tutto molto intenso, affidato al segno scattante, nervoso e al colore forte, ricco di pigmenti e di umori. Poi con il tempo, la forza rutilante dell’espressione non ha più bisogno della forma. Ancora una volta il colore, solo il colore è già sufficiente ad esprimere le certezze che Principia Bruna Rosco coltiva nella sua visione attuale del tempo e dello spazio. Vi è oggi, nei suoi quadri, un serrato avvicendarsi di luci e di cromatismi che cercano armonia, che lanciano messaggi, che parlano la lingua della mente. Intravediamo oggi in essa non solo la scrittrice e la poetessa, ma anche la propositrice di un mondo migliore, un mondo più uguale, un riscatto a fronte alta di tutto l’universo femminile. Dilagano i grandi gialli autunnali impastati con la luminosità dei rossi.

Sovrastano cieli come aurore boreali paesaggi arroccati su se stessi, in un complesso di inquiete atmosfere. E poi c’è il centro del mondo, il punto ove si trova l’arte, il posto dove risiede l’artista, stretto in un cerchio di fuoco, insieme a tentazioni e desideri, a sottili angosce, che impongono la risoluzione dei dubbi con un colpo di orgoglio.

Principia Bruna Rosco è al centro di questo reticolo paesaggistico fatto di spiritualità intellettuale, pressato da un esterno eseguito in tecnica mista e smalti, raffigurato da incroci, bruciature, sovrapposizioni che non potranno mai arrivare a scalfire la volontà e la disciplina dell’Artista”.

Alcune Mostre da ricordare: in particolare quella tenuta in permanenza per oltre cinque anni negli importanti saloni di Palazzo Cusani di Milano - Sede del Comando Militare Esercito Lombardia e NATO; Bottega d’Arte della Camera di Commercio di Chieti, Museo d’Arte Sacra di Chieti, Sala delle Carrozze di Villa Marazzi a Cesano Boscone, Torre di Cleveland (Ohio); in Germania con il Comune di Regeustant nella “Casa della Cultura”; Villa Gina di Trezzo Sull’Adda, sede del Parco Adda Nord; Reggia di Caserta; Palazzo Isimbardi della Provincia di Milano dove due anni fa ha festeggiato i suoi 50 anni di attività artistica; Circolo della Stampa di Milano con i 50 Maestri dell’Arte del ‘900 consacrandola fra i maggiori Maestri dell’Arte del ‘900; da diciotto anni Mostre di Beneficienza per Telethon con la Banca Nazionale del Lavoro di Milano; l’AIFO nella Sala Rossa del Centro Culturale "S.Agostino" di Caserta; Grapperie Mazzetti d’Altavilla dove, nell’ambito della mostra, è stato presentato il Calendario Artistico 2015-2016 abbinato alle mie opere; Centro San Francesco di Sulmona in favore dell’AIDO; Hotel Royal di Assago; Hotel Hoepli, Grand Hotel Plaza di Milano; Sede dell’Associazione “Genti Lucane” di Vigevano, Galleria ARS ITALIA di Milano; Studio d’Arte Bertino di Milano; Mostra alla Martesana-curata dai Lions-Parco Adda Nord; Auditorium del Centro Civico S.Bernardino di Caravaggio; Palazzo Foppoli di Tirano; Italian Book Shop 7 Cecil Court – London; Ristorante il Cenacolo di Milano; Galleria Velasquez di Milano; Galleria d’Arte IL ROMANINO di Romano di Lombardia (BG); Galleria Modigliani di Milano, Palazzo Belgioioso di Milano; Galleria IL CARUGGIO di Pietra Ligure; Museo di Arte Contemporanea di Praia a Mare; Galleria IL MAMMARINO di Barrea; Palazzo Sipari di Pescasseroli; Museo Futuro Remoto - Palazzo Dorotea di Villetta Barrea; Agriturismo Cascina Corte Grande di Semiana (PV); all’UMANITARIA di Milano; Villa Pomini di Castellanza (VA); al Forum Artist Museum di Modena; al Salon International d’Art Pictural di Rue S.te Lucie; Sala Broletto di Gallarate; alla Biblioteca di Baggio – Milano; “Il Dumo Incontra l’Arte” di Milano; al Bagutta di Milano; Sala Consiliare di Scanzorosciate (BG); Sala Consiliare di Vermezzo (MI); Mostra di beneficienza per l’A.B.A.; Mostra alla Galleria Sant’Eustorgio di Milano; Galleria Cortina di Milano; Galleria d’Arte IL ROMANINO di Romano di Lombardia; Università delle TRE ETA’-UNITRE’ di Milano e molte altre che sarebbe troppo lungo da elencare.

domenica 29 aprile 2018

“Ercole, Aldemio e il portale presbite”, racconto imprevedibile di Solange Hutter

MINORI - A “La Notte del Lavoro Narrato” le donne raccontano: il 30 aprile a Minori le storie di Ercole e Aldemio di Solange Hutter e le voci dei vicoli napoletani di Lael Moro. “Le donne raccontano…le donne le raccontano” chiude lunedì 30 aprile, alle ore 19.30, presso il Bar Bistrot 52, sul Corso Vittorio Emanuele di Minori, la quinta edizione di “èPrimavera…fiorisconoLibri”, promossa da ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo, in collaborazione con la Pro Loco e la Scuola di Musica Cittadina “Vittorio Cammarota” di Minori, l’A.M.C.A. Costiera Amalfitana, l’Associazione Musicale “Edvard Grieg”, ed il patrocinio del Comune di Minori.

Protagonisti ancora libri: da “Ercole, Aldemio e il portale presbite” di Solange Hutter, pubblicato da La Caravella, a “Le voci dei vicoli” di Lael Moro, pseudonimo di Elena Montuono e Lalla Rotoli, edito da Homo Scrivens.

Una grande vecchia casa colonica. Molteplici stanze e colori: turchese, rosa, arancio tramonto, blu oceano, color glicine e blu notte fonda stellata. Un ragazzino magro come un fuscello ma intelligente e scaltro: Ercole e la sua famiglia. Misteri e vedute incantate si alternano nelle pagine di “Ercole, Aldemio e il portale presbite”, racconto “imprevedibile” di Solange Hutter, dirigente scolastico degli Istituti Medi Superiori della Costa d’Amalfi.

Insolita detective story invece quella de “Le voci dei vicoli” delle scrittrici e poetesse partenopee Elena Montuono e Lalla Rotolo. Ambientazione ovviamente Napoli, anno 1948. Il giovanissimo garzone del lattaio, Peppino, durante il suo giro di consegne, ritrova il cadavere del vecchio maestro del quartiere. Spaventato chiede aiuto alle sue amiche Teresa e Giovanna. Per i tre inizia una surreale indagine alla napoletana, alimentata dalla curiosità e dalla compassione, sospinta dalle chiacchiere di quartiere. La città appare, dopo i terribili anni della guerra, come un luogo di lenta rinascita. Le vite dei protagonisti si intrecciano con ricordi e persone, luoghi, emozioni e storie popolari.

Con le autrici ne parla Alfonso Bottone, direttore organizzativo di ..incostieraamalfitana.it Festa del Libro in Mediterraneo. Sottolineature musicali affidate al violino di Massimiliano Esposito.

La serata di Minori si inserisce nelle iniziative de “La Notte del Lavoro Narrato”: in tutte le città e in tutte le case che aderiscono all’iniziativa, infatti, donne e uomini di ogni età si incontreranno per leggere, narrare, cantare, dipingere, rappresentare, condividere storie di lavoro. Da un’idea di Vincenzo Moretti e Alessio Strazzullo, “La Notte del Lavoro Narrato” nasce dal convincimento che non c’è lavoro di cui ci si debba vergognare, che lavorare con passione e impegno vuol dire condividere una missione, quella stessa che fa grande una nazione.

Trofeo italiano velocità in salita auto storiche, Chicco Maltese tornaalle gare

GROTTAGLIE - Chicco Maltese torna a gareggiare “Trofeo italiano velocità in salita auto storiche”. Dopo un’assenza dalle gare durata dieci anni e dovuta ad impegni lavorativi ed una parentesi aperta nel mondo del motociclismo, l’ex campione d’Italia Francesco Maltese, “Chicco” per gli amici, torna a scalare i tornanti del “Trofeo italiano velocità in salita auto storiche”. E lo fa con la sua fidata bicilindrica Fiat Abarth 595 Gruppo 2. La vettura, quest’anno, è stata affidata ad un noto preparatore di Fasano (Br), Mimì Pezzolla che, coadiuvato dal figlio Vincenzo, porterà Maltese, pilota siciliano di nascita e grottagliese di adozione, a confrontarsi con un nutrito gruppo di partecipanti.

Soddisfazione è stata espressa dal campione Maltese nei confronti del lavoro svolto dal preparatore della bicilindrica che, come ha dichiarato lo stesso Maltese “nei piccoli test effettuati ha dimostrato di reggere bene e di sviluppare a pieno la potenza necessaria per poter competere. La messa a punto dell’Abarth e il rinnovato entusiasmo di Maltese, riusciranno con la loro simbiosi ad offrire il meglio nella impegnativa gara”.

Chicco Maltese è stato campione italiano di Slalom nel 1998 nonché vincitore del Trofeo Peugeot Italia lo stesso anno; campione siciliano dal ‘94 al ‘98 per poi vincere il campionato italiano e Trofeo italiano storiche in salita classe 600 anno 2008.

Le prime gare inizieranno a metà maggio in Sicilia per proseguire, i primi di giugno, con il percorso Fasano/Selva e continuare con gare che si terranno in tutta Italia. Grossa la posta messa in gioco, che rende ancora più agguerrito il confronto automobilistico. La gara si svolgerà in 10 corse per il Trofeo italiano e 10 corse per il campionato italiano. Gare che in alcune occasioni coincidono, acquisendo una doppia valenza. Ogni gara attribuirà al pilota e alla sua auto, in base al risultato, un punteggio che verrà cumulato nelle diverse dispute.

sabato 28 aprile 2018

Andria protagonista dell’International Jazz Day, musica patrimonio dell'umanità

ANDRIA - Andria in Jazz (5^ edizione), 30 aprile 2018, Palazzo Ducale Andria (BT). Andria in Jazz, la kermesse nata nel 2014 per aderire alle celebrazioni mondiali per l'International Jazz Day voluto dall'UNESCO.

Per il quinto anno consecutivo la città di Andria è protagonista dell’International Jazz Day, la giornata celebrativa che l’UNESCO ha decretato dopo aver dichiarato la musica jazz patrimonio dell’umanità da oltre 5 anni. Le celebrazioni del genere musicale esportato dagli Stati Uniti prevedono 2 concerti che verranno svolti nella corte interna del Palazzo Ducale sito in Piazza La Corte ad Andria.

La prima formazione che si esibirà e denominata “Domenico Cartago trio” con Domenico Cartago al pianoforte, a cui si aggiunge Elisabetta Pasquale (alias Orelle) alla voce e al contrabbasso e Pippo D’Ambrosio alla batteria.

A seguire sul palco Guido di Leone Trio con il progetto “Standards on Guitar”, che vede oltre a Guido Di Leone alla chitarra, David Macchione al contrabbasso, Giovanni Scasciamacchia alla batteria e come Special Guest, Francesca Leone alla voce.

Il Trio, formazione preferita da Guido Di Leone, completato dalla voce di Francesca Leone, è la formula con cui prenderanno vita gli Standards jazz del loro repertorio.

Al contrabbasso il giovane talento David Macchione, alla batteria il lucano Giovanni Scasciamacchia, fido compagno del chitarrista nonché leader di innumerevoli progetti musicali.

Francesca Leone ,una delle voci rappresentative del nostro mondo del jazz e, oltre che una rinomata interprete dei songbooks americani, una profonda conoscitrice della cultura musicale brasiliana.

La scaletta della formazione spazia da Ballads e Originals di: Duke Ellington, Jim Hall, Wes Montgomery, Victor Young, Tom Jobim, Baden Powell, Jule Styne.

L’edizione targata 2018 di Andria in Jazz sarà un’anteprima del respiro della musica d’imporazione afroamericana che consacrerà Andria capitale del Jazz per 3 giorni con il Jazzit Fest che si svolgerà dal 22 al 24 giugno nel borgo Montegrosso con la presenza di circa 400 artisti provenienti da ogni parte del globo.

L’evento Andria in Jazz oltre al patrocinio UNESCO, è sostenuto dalla Città di Andria – Settore Cultura e Turismo e dalla Presidenza del Consiglio della Regione Puglia.

Nuovo codice forestale nazionale, posti di lavoro in montagna per il Piemonte

TORINO - “Il nuovo codice forestale rappresenta un punto avanzato che consentirà all’Italia di fare un grande passo in avanti, coniugando il tema della sostenibilità ambientale con quello dello sviluppo sostenibile. Ciò in Piemonte, dove oltre un terzo della superficie è boscata e dove oltre 200mila ettari sono a superficie cedua oggi abbandonata e in via di collasso, richiama alla indispensabilità di una armonizzazione di questa norma con altri strumenti legislativi vigenti che attendono alla Regione una sua applicazione. Penso alla legge sui piccoli Comuni, che affida ai piccoli Comuni in forma associata nelle Unioni montani la funzione dello sviluppo locale.

Penso alla Strategia nazionale delle Green Communities, prevista dal Collegato Ambientale e che può consentire programmazione e pianificazione dal basso delle risorse naturali in un’ottica di sostenibilità e valorizzazione delle risorse rinnovabili. La Regione deve eliminare l'attuale dinamica delle Unioni dei Comuni tutta basata sul 'vai e vieni' dei Comuni a seconda dell’esito delle singole elezioni comunali. Altrimenti il Piemonte rischia di rimanere al palo e non essere in grado di applicare normative che, attuate, sono in grado di generare nuovi posti di lavoro in montagna e salvaguardia dei beni collettivi.

Il nuovo codice forestale, ad esempio, prevede la surroga della proprietà boschiva assenteista in un quadro di pianificazione: deve essere fatta su un comprensorio più ampio della singola dimensione amministrativa comunale, ma non possiamo farla se lasciamo in campo una legge regionale che investe sul litigio tra i singoli Comuni anzichè sulla loro cooperazione".

Così l’onorevole Enrico Borghi, presidente nazionale Uncem, intervenendo ieri pomeriggio a Torino, al Teatro Vittoria, al seminario sul nuovo codice forestale nazionale organizzato da Uncem Piemonte, Confcooperative, Federazione delgi Ordini dei dottori Agronomi e Forestali del Piemonte e Mipaaf.

Oltre ai presidenti delle associazioni che hanno organizzato il convegno Mario Abrate e Gian Mauro Mottini, sono intervenuti il viceministro Mipaaf Andrea Olivero, l'assessore regionale Alberto Valmaggia, il direttore del Settore Foreste al Mipaaf Alessandra Stefani. Poi i tecnici Igor Boni (ad Ipla), Marco Corgnati e Valerio Motta Fré della Regione Piemonte, Gianni Tarello (Alleanza delle Cooperative), Andrea Crocetta (Politecnico di Torino e start up Replant).

Lido Riba, presidente Uncem Piemonte, non ha dubbi: "Abbiamo un sistema legislativo avanzato, nazionale e regionale - ha detto - Abbiamo un sistema di Unioni montane che deve essere reso stabile. Dobbiamo lavorare a fondo su un piano avanzato di interventi, potenziando le opportunità per i territori.

Il bosco è cresciuto negli ultimi anni, ma non la filiera, non tutte le imprese, non il benessere e l'economia montana. Ci sono le risorse da investire, nel Psr, ma queste devono essere indirizzate per creare imprese, ridurre il carico burocratico, fare in modo che si possa lavorare con gli Enti locali, con le Unioni montane, su 'oil free zone', gestione attiva dei boschi, associazionismo fondiario, pagamento dei servizi ecosistemici. Ad esempio, sull'assorbimento di Co2, 20 milioni di quintali assorbibili l'anno, con una efficace gestione e certificazione dei nostri boschi".

"Tutte cose - evidenzia oggi Lido Riba - previste dalla legge nazionale. Uncem si impegnerà a fondo per fare corretta informazione non solo tra gli addetti ai lavori, ma soprattutto sull'opinione pubblica, spiegando che tagliare il bosco all'interno di una gestione attiva e pianificata nel tempo, fa bene a tutti, all'ambiente e all'intera collettività".

Mazda Fashion Week Montenegro, la moda di Michele Miglionico conquista i Balcani

ROMA - Lo stilista Michele Miglionico ospite alla XXIII edizione del Mazda Fashion Week Montenegro per promuovere l’internalizzazione della moda made in Italy all’estero ed in particolare nei paesi balcanici.La città di Podgorica, capitale del Montenegro, ha fatto da cornice alla presentazione della collezione “Madonne Lucane”, durante la XXIII edizione del Mazda Fashion Week Montenegro.

Lo stilista Michele Miglionico, esponente dell’Alta Moda Italiana, ha presentato per la prima volta nel paese balcanico la sua collezione dedicata alle tradizioni italiane del Sud Italia in particolare il patrimonio, culturale, artistico e antropologico della sua regione di origine, la Basilicata.

Uno show come un viaggio emozionale, un omaggio al made in Italy messo in scena in una delle terre più antiche del mondo di cultura ortodossa come il Montenegro.

“Prosegue la mia scelta di luoghi magici e straordinari sia in Italia che nel mondo per la presentazione di questa collezione che evidenzia una stretta connessione tra il mondo della moda ed il cattolicesimo. Come ho già detto questo è un tema molto attuale che verrà celebrato anche dal Metropolitan Museum of Art (Met) di New York e Vogue America il prossimo 7 maggio con una mostra dal titolo Heavenly Bodies: Fashion and the Catholic Imagination”, spiega lo stilista Michele Miglionico, “questa occasione per me ha un maggiore significato in quanto ho voluto evidenziare che è possibile raccontare il mondo del religioso anche attraverso il linguaggio della moda.”

"Nel segreto dell’urna… Il voto politico a Napoli (1946-2018)", alla Mooks-Mondadori

NAPOLI - Mercoledì 2 maggio alle 17.30 alla libreria Mooks -Mondadori (piazza Vanvitelli) presentazione del libro «Nel segreto dell’urna…» Il voto politico a Napoli (1946-2018) di Guido D’Agostino e Vincenzo Mauriello. Alla presentazione, con gli autori, interverranno Nino Daniele assessore alla Cultura del Comune di Napoli e il professore Luigi Mascilli Migliorini.

Il volume costituisce, in forma agile e dall’approccio immediato, il frutto degli studi e del lavoro dagli Autori dedicati, nel corso degli anni, al tema del comportamento elettorale napoletano. Vi si privilegia l’istanza, insita nel voto, della rappresentanza della società civile e quella della rappresentazione della scena territoriale in cui il complesso processo ha avuto ed ha storicamente luogo.

Con il presente saggio, si apre altresì, all’interno dell’Istituto Campano per la Storia della Resistenza, l’attività dell’Osservatorio elettorale regionale e si inaugura la corrispondente collana dei Quaderni che ne accoglieranno i risultati più rilevanti. In questo modo, e con l’accesso on line al sito dell’Istituto, sarà consentito agli interessati approfondire la conoscenza di dati e analisi concernenti le elezioni e i vari appuntamenti della Città con le urne, a cominciare dal voto napoletano per la Camera dei Deputati, dal 1946 a oggi.

Guido D’Agostino, già docente universitario di Storia Moderna e Storia del Mezzogiorno presso la Federico II di Napoli. È stato presidente della SISE (Società Italiana di Studi Elettorali, Firenze); attualmente presiede l’Istituto Campano per la Storia della Resistenza ed è componente del CdA dell’Istituto Nazionale “F. Parri”, Milano. Ricopre altresì la carica di vicepresidente della Commissione Internazionale per la Storia delle Istituzioni Parlamentari e Rappresentative.

Vincenzo Mauriello, laureato in Economia e Commercio, ha lavorato a lungo al Servizio Statistica del Comune di Napoli (in qualità di dirigente) ed ha diretto la sesta Municipalità cittadina (S. Giovanni-Barra-Ponticelli) nel 2016. Tra i fondatori del Circolo di Cultura Cinematografica Arci Movie, di cui è stato per molti anni il Presidente. Autore di numerose pubblicazioni sulla materia elettorale.

venerdì 27 aprile 2018

Lavorare all'Inps, sulla Gazzetta Ufficiale il bando di concorso per 967 consulenti

ROMA - Inps: in Gazzetta il nuovo concorso per 967 funzionari. È stato pubblicato questa sera sulla Gazzetta Ufficiale il bando di concorso pubblico per 967 Consulenti protezione sociale, destinati a essere inseriti nei ruoli del personale Inps come funzionari di area C, posizione economica C1. Al concorso possono partecipare coloro che, alla data di scadenza del termine di presentazione delle domande, sono in possesso di una delle lauree magistrali e dei requisiti indicati all’art. 2 del bando - avvisano dall'Inps -.

Le domande di partecipazione devono essere presentate esclusivamente in via telematica, mediante la specifica applicazione disponibile sul sito internet dell’Inps, www.inps.it , utilizzando il PIN Inps, oppure il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), o anche la Carta Nazionale dei Servizi (CNS).
La domanda online deve essere inviata tassativamente entro il termine ultimo del 28 maggio 2018 alle ore 16.

Il concorso prevede due prove scritte e una orale. Se le domande di partecipazione saranno più di diecimila, sarà effettuata una preselezione dei candidati, consistente in quesiti a risposta multipla, di carattere psicoattitudinale, logica, lingua inglese, competenze informatiche, cultura generale.

Sede, ora e luogo delle prove e dell’eventuale preselezione saranno comunicati mediante pubblicazione sul sito dell’Inps, nella sezione “Avvisi, bandi e fatturazione”, alla voce “Concorsi” e sulla Gazzetta Ufficiale – IV Serie speciale “Concorsi ed esami” del 5 giugno 2018, pubblicazione che avverrà almeno 15 giorni prima del loro svolgimento.

Il concorso viene bandito in contemporanea all’emanazione del Decreto del Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione, adottato di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, con il quale viene autorizzata la spesa per nuove assunzioni di personale a tempo indeterminato in alcune amministrazioni pubbliche, fra cui l’Inps, che entro il 2020 potrà così assumere ulteriori 455 funzionari C1.

Premio Internazionale di solidarietà “Nel Fuoco” all’Associazione “Domenico Ricci”

RIETI - Salone di rappresentanza della Prefettura di Rieti, consegna dei Premi dell’Associazione culturale Santa Barbara nel Mondo. Oggi 27 aprile, nel Salone di rappresentanza della Prefettura, nell’ambito degli eventi in programma dal 25 aprile al 9 maggio 2018 per l’anteprima dei festeggiamenti organizzati dall’Associazione culturale Santa Barbara nel Mondo, patrona della città di Rieti, si è svolta la cerimonia di consegna dei prestigiosi premi che l’Associazione, sin dal 1999, ha voluto istituire con la finalità di farsi portavoce in tutto il mondo dei valori della Costituzione Italiana, dell’impegno civile, della giustizia e solidarietà, della legalità e della convivenza democratica. Il Premio Internazionale di solidarietà “Nel Fuoco”, giunto quest’anno alla sua 20° edizione, è stato assegnato all’Associazione “Domenico Ricci” nel 40° anniversario della strage di fuoco di Via Fani, dove vennero uccisi gli agenti della scorta dell’Onorevole Aldo Moro, Raffaele Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi, insigniti dal Presidente della Repubblica della medaglia d’oro “al valor civile alla memoria” e dell’onorificenza di “vittima di terrorismo”.

Allo storico e giornalista Filippo Boni è andato il Premio di cultura “Come Barbara”, per l’opera letteraria “Gli Eroi di Via Fani”, quale testimonianza inedita ed indelebile delle vite dei cinque servitori dello Stato appartenenti alla Polizia di Stato ed all’Arma dei Carabinieri, trucidati dalle Brigate Rosse quel tragico 16 marzo del 1978.

Il Prefetto Crudo, nel suo saluto di benvenuto, ha ringraziato il Presidente dell’Associazione Pino Strinati e, rivolgendosi agli studenti del Liceo scientifico “Carlo Jucci” di Rieti, accompagnati dal dirigente scolastico prof.ssa Stefania Santarelli, li ha invitati a mantenere sempre viva la memoria e il ricordo di coloro che hanno perso la vita durante lo svolgimento del loro dovere, nell’attentato più emblematico degli Anni di piombo, che segnarono profondamente la nostra giovane Repubblica.

Ha aggiunto che quella tragica ferita è ancora oggi la testimonianza dell’impegno di tutti per l’affermazione di messaggi positivi per il futuro, dove non c’è spazio per strategie di tensione se la strada, fatta di legalità, verità e coraggio, è ben tracciata.

Dopo la proiezione di alcuni fotogrammi della strage di via Fani tratti dal film “Il caso Moro” del 1986, momenti di particolare bellezza e partecipazione si sono toccati con il racconto di Giovanni Ricci, che ha ricordato la figura del padre Domenico e di quei drammatici momenti che hanno segnato la sua infanzia e la famiglia, e con la presentazione del libro da parte dell’autore Filippo Boni, che ha ricostruito con delicatezza ed empatia la storia di vita dei cinque servitori dello Stato.

Ai citati interventi, sono seguite le domande che gli studenti del Liceo scientifico hanno rivolto ai due protagonisti.

Il Presidente Strinati, nel ringraziare il Prefetto e tutti coloro che collaborano da sempre con l’Associazione, ha rivolto un pensiero allo statista Aldo Moro, politico e professore universitario di grandissimo spessore, sequestrato e poi ucciso dalle Brigate Rosse l’8 maggio 1978, che fu, ancorché giovanissimo, uno dei padri della nostra Costituzione, di cui quest’anno ricorre il 70° anniversario.

La cerimonia, condotta dalla giornalista reatina Catiuscia Rosati, si è conclusa con la consegna dei premi da parte del Prefetto Crudo a Giovanni Ricci, presidente dell’Associazione “Domenico Ricci” e a Filippo Boni, autore del libro “Gli Eroi di Via Fani”.

Presenti anche le Forze dell’Ordine, i Vigili del Fuoco, i rappresentanti delle Associazioni nazionali della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, oltre ai ragazzi ed ai docenti del Liceo scientifico Jucci.

Detenzione di armi da sparo e da guerra, e metodo mafioso: 4 persone arrestate

MONDRAGONE - Esecuzione di 4 ordinanze di custodia cautelare in carcere. Nelle prime ore della mattinata odierna, nelle province di Caserta, Benevento e Torino, nell’ambito di un’articolata indagine coordinata dalla D.D.A di Napoli, i carabinieri della Compagnia di Mondragone (Caserta), unitamente a personale del Nucleo Investigativo Centrale della Polizia Penitenziaria, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 persone. Nello specifico l’attività investigativa, iniziata nel 2015 a Mondragone, ha permesso di scoprire le condotte criminose poste in essere dagli indagati, accusati di detenzione illegale di armi comuni da sparo e da guerra, con l’aggravante del metodo mafioso - comunicano dall'Arma -.

Infatti le indagini, condotte anche attraverso intercettazioni telefoniche ed ambientali, nonché lo stretto monitoraggio in carcere di LA TORRE Augusto, già capo clan di Mondragone tra gli anni ‘80 e ‘90, e del fratello Antonio, hanno evidenziato come i due, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, a Mondragone dal Luglio 2015, abbiano illegalmente detenuto e portato in luogo pubblico più armi comuni da sparo e un’arma da guerra (pistola GLOCK, mitra da guerra, pistola cal. 38, fucile M52, pistola cal. 7.65) allo scopo di riaffermare l’egemonia del clan LA TORRE su quel territorio.

Dalle conversazioni ambientali, registrate durante i colloqui in carcere, è emerso che Augusto, fratello Antonio e il figlio Tiberio in più occasioni abbia fatto riferimento alla detenzione e all’occultamento delle suddette armi.
Gli indagati, inoltre, avrebbero anche formulato minacce di morte nei confronti del P.M. Alessandro D’Alessio.

Quest’ultimo, infatti, è titolare dell’indagine insieme alla Dott.ssa Maria Laura Lalia Morra.

Tra i soggetti destinatari del provvedimento vi è quindi Antonio La Torre, cl.1956, e Francesco Tiberio La Torre, cl. 1987, rispettivamente fratello e figlio del noto Augusto La Torre.

Colpiti anche i pregiudicati Luigi Meandro, cl. 1989, e Salvatore De Crescenzo, cl. 1977, già detenuto.

Lo stesso Augusto La Torre è indagato per estorsione, aggravata dal metodo mafioso, poiché, tra marzo e aprile 2015, in qualità di capo clan, inviò, dal carcere di Pescara da dove era detenuto, una lettera minatoria all’amministratore di un condominio di Mondragone, con la quale pretendeva l’assunzione di suo figlio Tiberio, fatto poi non verificatosi a causa del rifiuto della vittima.

Nello stesso periodo il capo clan risulta aver inviato, con le stesse modalità intimidatorie, una lettera al proprietario di numerose abitazioni all’interno del suddetto complesso, con la quale richiedeva la somma di euro 25.000, anche in questa occasione la vittima prescelta non aderì alla richiesta estorsiva.

Terramare in Corsica, per testare istruttori tra percorsi trekking, cascate e fiumi

GROSSETO - Dal 27 aprile al 1 maggio: 4 giorni nella natura selvaggia della Corsica per testare il livello tecnico di 16 ragazzi, tra cui 5 istruttori grossetani di trekking, kayak e stand-up paddle.Terramare unica associazione sportiva in Toscana affiliata Uisp a compiere un’esperienza outdoor fuori Italia.

È partito questa mattina il viaggio avventura dell’associazione grossetana Terramare in Corsica, per testare il livello tecnico dei suoi istruttori tra percorsi trekking, cascate, fiumi e naturalmente mare. L’associazione Terramare, che organizza durante l’anno escursioni su tutto il territorio maremmano, è l’unica associazione toscana, affiliata Uisp, a compiere un’esperienza outdoor in grado di unire trekking, kayak, stand-up paddle e softrafting fuori dai confini italiani.

“Questa è la nostra prima vera missione sportiva all’estero come Terramare – spiega Maurizio Zaccherotti, presidente dell’Asd Terramare e vicepresidente Uisp Grosseto – e sono sicuro che sarà un'esperienza importante per tutto il gruppo. Saliremo fino a 2000 metri per scendere poi lungo il fiume con le canoe e il sup, fino ad arrivare al mare dove continueremo l’allenamento. Tutto questo per diventare sempre più un'organizzazione specializzata nell’outdoor e nelle esplorazioni. Festeggeremo i 70 anni di Uisp mettendo la prima bandiera Terramare in terra francese, nella bellissima e selvaggia Corsica”.

Il gruppo, composto da 16 persone tra le quali figurano 5 istruttori grossetani di trekking, stand-up paddle e softrafting, lavorerà per 4 giorni nella natura selvaggia della Corsica con un programma a tappe giornaliere che si concluderà il primo maggio.

L’itinerario è stato organizzato nella regione di Sarì-Solenzara, nel sud-est della Corsica, dove ci sarà il campo base. Nella prima tappa previsto un trekking sulle cascate di Purcaraccia, con un dislivello di 250 metri, mentre nella seconda tappa spazio a kayak, sup e softrafting sul fiume Travo. Infine la terza tappa trekking sul Gran tour della Corsica fino a un’altezza di 2000 metri alla scoperta delle Pozzine. Sarà possibile seguire il viaggio dei grossetani sulla pagina Facebook dell’associazione.

giovedì 26 aprile 2018

Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio ricevono a Caserta il premio PulciNellaMente

CASERTA - Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio a “PrimAttore”, l’incontro al photo call della giornalista Maria Beatrice Crisci con i protagonisti di “Delitto/Castigo”, lo spettacolo in cartellone al Teatro Comunale di Caserta. L’appuntamento è per sabato 28 aprile alle ore 19,30 presso il foyer prima che i due attori vadano in scena. Saranno presenti appassionati di teatro, giornalisti e amici del mondo dello spettacolo.

“PrimAttore”, organizzato in collaborazione con il Teatro Pubblico Campano, è uno spazio consacrato a chi è protagonista sul palcoscenico, ma è anche un prima dell’attore, la possibilità di rapportarsi all’artista prima che vesta i panni di scena. Il Salotto a Teatro nell’occasione cambia formula e si propone per un incontro lampo, da realizzare tra il lampo dei selfie, tra uno scambio di battute, un sorriso e magari un brindisi.

Sarà questa l’opportunità per conferire a Sergio Rubini e Luigi Lo Cascio il premio “PulciNellaMente” che sarà consegnato dal direttore della rassegna di Teatro Scuola Elpidio Iorio.

Il premio consiste nell’artistica riproduzione della maschera atellana Maccus realizzata dallo scultore Roberto Di Carlo. Ai due attori verrà anche donata una speciale penna Marlen ideata per PulciNellaMente dai fratelli Antonio e Mario Esposito.

Il Lago dei Cigni, al Brancaccio di Roma un balletto creatura di oggi e del presente

ROMA - Il 28 aprile 2018, alle ore 18, al Teatro Brancaccio di Roma, la Compagnia Nazionale Raffaele Paganini presenta Il Lago dei Cigni, musiche di P.I. Chaikovskj, coreografia di Luigi Martelletta. Lo spettacolo nasce da un’idea che da molti anni il coreografo Luigi Martelletta inseguiva e desiderava mettere in scena, la sua lunga ed intensa carriera come primo ballerino al Teatro dell’Opera di Roma ed in tanti altri Teatri Italiani ed Europei gli ha permesso di studiare a fondo, di esaminare e di danzare molte volte questo spettacolare balletto.

La coreografia originale del repertorio classico infatti non ha mai sottolineato alcuni aspetti del libretto, che però in questa versione vorremmo esaminare e sviscerare; la drammaturgia classica dell’azione coreografica - teatrale del balletto infatti, è abbandonata a favore di una forma di riappropriazione della realtà e dell’esperienza comune basata sui particolari e sulle singole situazioni riunite tra loro in collage ampi e sfaccettati, secondo una metodologia di lavoro di ricerca e di graduale progresso. Fortemente legato alla tradizione accademica, Luigi Martelletta proporrà un lavoro stilisticamente più snello, più vivace, alleggerendo tutti i manierismi e le pantomime che fanno parte del repertorio classico, ma che ormai risultano inutili, pesanti e noiose.

Non mancheranno però tutte quelle danze e quell’itinerario danzato che molti conoscono e si aspettano: I cigni, la danza spagnola, la danza russa, il valzer, i passi a due, e molto molto altro.

Questo balletto insomma, è autenticamente una creatura di oggi, del presente, con tutto quello che ciò comporta. La sua particolarità, la sua eccezionalità consiste proprio in questa sua capacità, estrema e radicale, di proporsi vivo e attualissimo, pur dimorando in un suo pianeta espressivo che sa di antico, di già visto, di già vissuto, espressionista nel senso più universalistico e antistorico della definizione: in quanto rappresentazione della realtà-realtà esasperata e sconvolta, ma del tutto riconoscibile- in una dimensione non semplicemente realista, ma, tutt’altro, profondamente vera.

L’ideale neoclassico di una bellezza assoluta, regolata da un ordine imperturbabile, è l’obiettivo totalizzante della creazione.

Il giardino delle farfalle, di Dot Hutchison, e le perplessità sulla famiglia del killer

COMO - Il giardino delle farfalle, libro scritto da Dot Hutchison (2018 Newton Compton Editori - gli insuperabili gold, pagine 313). Un noir particolare, che attrae e spinge a continuare a leggere. Una scrittura sicuramente efficace e ben dosata.

Inara si trova presso l’FBI per essere interrogata dagli agenti Hanoverian ed Eddison, i quali si alternano nelle domande.

È il modo in cui è scritto a essere diverso e originale: il romanzo non viene narrato dallo scrittore, ma dalle domande degli agenti e dalle risposte della vittima sopravvissuta.

Una ragazza che, per la maggior parte delle pagine, non si saprà se è stata o meno complice di quanto accaduto nel giardino.

E cos’è mai questo giardino? E chi è il Giardiniere?

Il Giardiniere è un serial killer che rapisce delle ragazze e, dopo averle tatuate con ali di farfalle sulla schiena, le violenta e le mantiene in un giardino. Una serra enorme, con laghetto e cascata. Una gabbia dorata.

Cambia loro nome, le tratta con gentilezza, fino a quando, raggiunta l’età di 21 anni, proprio come una farfalla che muore giovane alla fine del suo ciclo vitale, le imbalsama e le conserva in teche piene di resina. Lasciando che siano farfalle per sempre.

Chi delle ragazze si ammala, o rimane gravida, viene uccisa e seppellita.

Il giardino contiene all’incirca una ventina di ragazze, le une che fanno coraggio alle altre. Quando arriva una nuova vittima la coccolano, l’aiutano a superare quello che l’aspetta.

Succubi del Giardiniere nemmeno tentano più di tanto di scappare, sapendo che andrebbero incontro a morte certa.

Inara racconta tutto questo, in modo lineare, insensibile, non versando mai una lacrima.

Il Giardiniere ha due figli maschi: Avery, crudele e sadico. Quando entra nel giardino tortura le ragazze. Anche se il padre lo riprende, così come farebbe un buon genitore di fronte a un figlio che rompe i suoi giocattoli.

C’è poi Desmond, gentile, timido. All’inizio finge di non capire cosa sia il giardino. Si innamora di Inara e, quando viene messo di fronte alla realtà di chi siano suo padre e suo fratello, si rifiuta di denunciarli, per paura di fare soffrire la madre, ignara, e di dover affrontare tutte le conseguenze.

Solo alla fine, di fronte a una bambina massacrata dal fratello, avrà il coraggio di fare quel che deve.

L’unica mia perplessità sta proprio di fronte alla famiglia del serial killer. Nella realtà non potrebbe mai accadere una cosa del genere. La figura del Giardiniere, nonostante sia troppo “buono”, potrebbe anche starci, ma che i figli di un uomo malato, cresciuti in una famiglia normale, nel momento in cui venissero a scoprire una realtà così sconvolgente, non credo proprio reagirebbero come la scrittrice ha immaginato.

Ma, essendo un libro d’invenzione, lasciamo spazio anche a questa possibilità.

Definito dalla stampa come: il thriller più terrificante dell’anno. Tra “Il silenzio degli innocenti” e “Il collezionista di ossa”.

di Miriam Ballerini

Quartetto Adorno al Teatro Cavallerizza suona Mendelssohn, Webern e Zemlinsky

REGGIO EMILIA - La Stagione dei Concerti della Fondazione I Teatri accoglie sabato 28 aprile, alle ore 18, al Teatro Cavallerizza il concerto fuori abbonamento del Quartetto Adorno (Edoardo Zosi e Liù Pelliciari, violini Benedetta Bucci, viola Danilo Squitieri, violoncello), formazione terza classificata all'XI Concorso Internazionale per Quartetto d’Archi “Premio Paolo Borciani”. Il programma affianca a Mendelssohn, autore eccelso in ogni genere musicale, specialmente nella musica da camera, due autori del primo Novecento: Webern e Zemlinsky.

Di Mendelssohhn il Quartetto Adorno eseguirà il Quartetto n.2 in la minore op.13. Scritto immediatamente a ridosso della scomparsa di Beethoven, il Quartetto nasce proprio sotto il fortissimo stimolo dell’opera più matura, e in particolare quartettistica, di quel gigante della musica, il cui lascito giganteggiava già ormai nella coscienza e nella vita musicale di quel tempo.

Di Webern verranno eseguiti i Cinque pezzi per quartetto d'archi op.5, che rappresentano un punto di forte accelerazione nella maturazione del personalissimo e originale stile compositivo dell'autore e le Sei Bagatelle per quartetto d’archi op. 9. Composte tra il 1911 e il 1913, vennero eseguite la prima volta nel 1924 a Donaueschingen. Pubblicate in quello stesso anno dalla Universal di Vienna, portano la dedica ad Alban Berg accompagnata dal celebre motto ricavato da Plinio il Giovane – “Non multa sed multum”, letteralmente: “non molte cose ma molto”. Infine il Quartetto per archi n. 3 op.19 di Alexander Zemlinsky, una delle opere più rappresentative del linguaggio proposto dal compositore austriaco, figura oltremodo influente nella formazione di quella Scuola viennese che avrà in Arnold Schoenberg, Alban Berg e Anton Webern i suoi protagonisti indiscussi.

Nato nel 2015, il quartetto Adorno prende il nome in omaggio al grande filosofo Theodor Wiesengrund Adorno che, in un’epoca di declino musicale e sociale, individuò nella musica da camera l'unica chiave di salvezza per perpetuare un rapporto vero degli individui nei confronti della musica, secondo i valori del rispetto e dell'anelito alla perfezione.

Teatro Cavallerizza
Sabato 28 aprile 2018, ore 18 (fuori abbonamento)
Quartetto Adorno
A. Webern, Cinque Pezzi, op. 5
A. Webern, Sei Bagatelle op. 9
A. Zemlinsky, Quartetto n. 3 op. 19
F. Mendelssohn, Quartetto n. 2 in la minore op. 13

Esordio a Roma per l’Orchestra Erasmus in occasione del Concerto per l’Europa

ROMA - Orchestra Erasmus, l’8 maggio a Roma il Concerto per l’Europa Teatro Brancaccio, ore 19. Ingresso libero. Esordio a Roma per l’Orchestra Erasmus, la formazione musicale promossa dall’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire e formata da studenti Erasmus dei Conservatori e Istituti musicali italiani. Il Concerto per l’Europa è in programma martedì 8 maggio alle 19 al Teatro Brancaccio, in via Merulana 244, a Roma. L’evento è gratuito e si svolge in occasione delle celebrazioni per la Festa d’Europa. L’Orchestra è composta di 50 musicisti provenienti da 15 Conservatori ed è diretta dal Maestro Elio Orciuolo.

«Da più di 30 anni - dichiara la ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli - l’Erasmus apre confini e orizzonti a milioni di ragazze e ragazzi in tutta l’Unione. L’8 maggio celebreremo attraverso la musica questo progetto che ha creato e continua a creare nuove cittadine e nuovi cittadini europei. L’Orchestra Erasmus, nata un anno fa, è una bellissima espressione di quella ‘Generazione Erasmus’ che mette insieme le eccellenze dei nostri Conservatori e Istituti musicali e che, attraverso la musica, lancia a tutte e tutti un messaggio chiaro di unione e pace, di collaborazione. Un messaggio di cui oggi abbiamo particolarmente bisogno».

«L’Orchestra Erasmus - dichiara il direttore dell’Agenzia Nazionale Erasmus+ Indire, Flaminio Galli - è la prima formazione musicale interamente formata da studenti Erasmus dei Conservatori e degli Istituti musicali parificati sul territorio italiano. Con questo progetto artistico, vogliamo valorizzare i giovani talenti del nostro Paese e di tutta Europa.

Allo stesso tempo, utilizzando il linguaggio universale della musica intendiamo diffondere un forte messaggio di fratellanza tra i popoli europei. Si tratta di un’iniziativa di valore strategico per il Programma Erasmus e per questo intendo ringraziare di cuore i Conservatori e gli Istituti musicali italiani per la fondamentale partecipazione e collaborazione».

XX Raduno dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia ad Alghero

ALGHERO - Guardia di Finanza: in Sardegna il XX Raduno dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia. Da domani, venerdì 27 a domenica 29 aprile si svolgerà ad Alghero (Sassari) il XX Raduno dell’Associazione nazionale finanzieri d’Italia (Anfi). L’evento, organizzato con il patrocinio del Comune di Alghero e la collaborazione della Fondazione Musei Eventi Turismo Alghero (Meta), prevede una serie di mostre, convegni ed incontri con la cittadinanza a cui parteciperanno Autorità civili, militari e religiose, fino all’appuntamento di domenica 29, alle ore 10:15, per la sfilata conclusiva dei radunisti alla presenza del Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giorgio Toschi.

L’Anfi, Ente morale senza fine di lucro costituito oltre 100 anni fa allo scopo di fornire assistenza e mutuo soccorso ai finanzieri in congedo, custodisce e promuove nella società civile la solidarietà e lo spirito di servizio, l’onore e la disciplina propri delle più alte tradizioni delle Fiamme Gialle.

L’Associazione è formata da circa 25 mila iscritti che fanno capo a 292 sezioni dislocate in tutto il territorio nazionale, sotto la guida del suo presidente, il Gen. C.A. (in congedo) Umberto Fava.

La manifestazione offre l’occasione per rinsaldare i vincoli di amicizia fra i finanzieri in servizio e in congedo e, in ragione della località quest’anno prescelta, rafforza e rinnova la vicinanza della Guardia di Finanza alla popolazione della Sardegna. Nei giorni 27 e 28 potranno, peraltro, essere visitate le unità navali del Corpo ormeggiate presso la Banchina Dogana.

È stato approntato un programma ricco di appuntamenti tra i quali si segnalano:

- Venerdì 27 aprile:

ore 09:00, cerimonia di alzabandiera solenne in Piazza Porta Terra e successiva deposizione di una corona d’alloro al Monumento ai Caduti della città e alla Stele dell’A.N.F.I. in Via Garibaldi n. 47;

a seguire, presso le Sale Espositive “Lo Quarter” verrà inaugurata la Mostra Storico-Statica della Guardia di Finanza, allestita dal Museo Storico del Corpo con cimeli, stampe e testimonianze che raccontano la partecipazione delle Fiamme Gialle alla Grande Guerra con particolare attenzione all’eroismo dei Finanzieri sardi.

La mostra rimarrà aperta al pubblico tutti i giorni, gratuitamente, dalle 8:30 alle 19:00. Ingresso libero anche alla Mostra di Pittura allestita negli stessi locali, con l’esposizione delle opere in concorso per il Premio A.N.F.I., con orari 10:00/19:00 il giorno 27 e 8:30/19:00 nei giorni 28 e 29.

Presso il Largo San Francesco è attivo il servizio filatelico temporaneo per l’Annullo Speciale del XX Raduno, con orari 9:00/12:00 e 15:00/18:00 nei giorni 27 e 28, e dalle 8:00 alle 13:00 il giorno 29;

ore 16:30, presso la Sala Conferenze “Lo Quarter”, convegno e presentazione del volume “Storia delle Fiamme Gialle della Sardegna” e lettura del tema vincitore del Concorso Letterario “Premio A.N.F.I. 2018”, riservato agli studenti delle scuole superiori di Alghero;

ore 17:00, (Banchina Dogana Porta a Mare), esibizione delle unità cinofile della Guardia di Finanza;

- Sabato 28 aprile:

ore 17:00, Messa solenne celebrata nella Cattedrale di Santa Maria;

ore 19:00, concerto della Banda Musicale della Guardia di Finanza presso Porto Banchina Dogana (accesso libero fino ad esaurimento posti);

- Domenica 29 aprile: ore 10:15, sfilata delle Fiamme Gialle in servizio ed in congedo che inizierà da Via G. Garibaldi e terminerà a Porta Terra (*).

Tutti gli appuntamenti sono liberamente aperti alla cittadinanza.

(*) Nella speciale circostanza, la Via G. Garibaldi risulterà chiusa al traffico a partire dalle ore 08:00 fino al termine della cerimonia. Sarà comunque possibile raggiungere la Banchina Domenico Millelire percorrendo la via XXIV Maggio.

Otello l’Ultimo Bacio, al Palamontepaschi un viaggio musicale tutto nuovo

CHIANCIANO TERME - Sabato 28 aprile, ore 21, si concluderà il tour di presentazione di Otello l’Ultimo Bacio a Chianciano Terme, al Palamontepaschi. Dopo i successi di Torino e Milano, sia da parte di critica sia da parte di pubblico, il dramma shakespeariano di Otello diventato un’opera-musical, con questa imperdibile data. Il progetto ha preso il via quattordici anni fa con i primi sei brani, quando Fabrizio Voghera, cantante, attore, musicista e compositore (già Frollo e Quasimodo nell’opera popolare Notre Dame de Paris di Riccardo Cocciante), ha deciso di scrivere qualcosa di suo durante i tour, tra uno show e l’altro.

Da grande appassionato di storie d’amore, si è cimentato con una delle più struggenti della letteratura mondiale: quella della giovane nobildonna Desdemona e di Otello, uomo d’armi a capo dell’esercito veneziano, raggirati dallo scaltro alfiere Iago che, per sentimenti di rivalsa contro il suo generale, intesse una trama diabolica che porterà a un tragico epilogo. Oggi i testi sono diventati 44 per circa due ore di spettacolo suddiviso in due atti.

Coautore delle liriche insieme a Fabrizio è Francesco Antimiani (anche lui Frollo in Notre Dame), entrato nel progetto undici anni fa quando si sono conosciuti sul palco di Giulietta e Romeo sempre di Cocciante. “C’era talmente tanto a livello musicale già in questi primi brani! Abbiamo riletto insieme Shakespeare – precisa Antimiani - e dai cinque atti originali abbiamo fatto un lavoro di pulizia per cercare di non togliere nulla alla storia ma anche di renderla molto chiara al pubblico. Il testo che abbiamo scritto strizza l’occhio e l’orecchio alla classicità, rendendolo più attuale possibile perché questi temi sono validi anche oggi.

Quanto alle musiche di Fabrizio, effettivamente nel musical italiano non c’erano, sono frutto della sua esperienza e sensibilità”. E’ stata scelta una partitura continua, senza parti recitate, i cui arrangiamenti sono stati curati da Fabrizio Ronco.

Intorno a loro altri grandi artisti che hanno calcato gli stessi palchi, condiviso le stesse esperienze, un gruppo di “uomini coraggiosi” (come li definisce Voghera), che hanno unito energie fisiche, mentali ed economiche per una necessità artistica: continuare a far sognare il pubblico portando in scena un lavoro nuovo e originale nei testi e nella musica. Una modalità inedita in Italia quella dell’autoproduzione, ma che all’estero ha precedenti illustri, tra cui il musical Hamilton, tra i più rivoluzionari di Broadway, premio Pulitzer per la drammaturgia.

E’ Fabrizio Voghera a interpretare un Moro fuori dagli schemi: non è di colore (“perché oggi ci sono tanti tipi di discriminazione”) ed è tatuato in viso. Antimiani è l'antagonista Iago. Insieme a loro Alessandra Ferrari (protagonista in Giulietta e Romeo di Cocciante ma anche in Notre Dame de Paris e, recentemente, Rapunzel nel musical con Lorella Cuccarini), veste i panni di una Desdemona che assume qui maggiore caratterizzazione: è dipinta come “una ragazza d’oggi idee sicura di sé che porta avanti le sue idee.

Una Desdemona guerriera (pure lei tatuata), non una remissiva damina di corte”, spiega Voghera. Rodrigo è interpretato da Andrea Manganotto, un altro componente del cast Giulietta e Romeo, in tour quest’anno ne Il Libro della Giungla. Lalo Cibelli (Tosca di Lucio Dalla, La Divina Commedia-l’Opera), interpreta Brabantio, Luca Marconi è Cassio, Claudia Paganelli è Emilia, mentre il giovane Alessandro Cavara è Montano e il Doge.

In un cast tutto italiano, la regia è affidata all’inglese Wayne Fowkes, che arriva dalla stessa esperienza di Notre Dame dove è stato direttore artistico. “Senza aspettare una produzione – precisa - abbiamo investito in questo progetto che nonostante sia una start up è molto vicino allo spettacolo che abbiamo in mente, ma può certamente crescere e andare avanti negli anni.”

E insieme a lui Tony Lofaro (La Divina Commedia, I Promessi sposi) ha curato le coreografie, di grande importanza quanto il canto. Sul palco infatti, oltre agli otto cantanti, anche dieci ballerini “tecnicamente forti e teatralmente molto validi, la cui presenza in scena è tanta – commenta Lofaro -. E’ stato molto stimolante lavorare a questo progetto grazie alle musiche e alle idee di base di Wayne. Quello che oggi raccolgo dal debutto è una grande soddisfazione nel vedere i danzatori in una rara condizione di felicità, al servizio di uno spettacolo moderno, dove il ballo ha una parte importante e non solo al servizio dello stile.”

In questa opera rivoluzionaria si parla di un dramma sociale, ancora oggi molto attuale: l’incomunicabilità tra uomo e donna. Le emozioni di ieri sono le stesse di oggi, di un qualunque uomo moderno che cede alle maldicenze sulla propria donna e che lentamente finisce per passare dal sospetto all’ossessione fino ad arrivare alla violenza e a una tragica fine. Si è cercato di creare uno spettacolo vero, al passo con i tempi, con persone reali. La modernità è ovunque: nella musica, nell’ambientazione, nella caratterizzazione dei personaggi e nei costumi, che seguono una linea militare per i caratteri maschili e street style per quelli femminili e per il corpo di ballo.

La musica è sinfonica ma anche elettronica, il rock si mescola in maniera molto efficace con il pop. Le canzoni sono un mix tra opera lirica, pop e rock. Otello è un generale maturo, Desdemona una giovane punk che vede in lui esperienza e carisma. Iago un finto amico, lucido manipolatore.

L’ambientazione non definita, è semplice ma efficace, con proiezioni ed elementi mobili. L’allestimento scenografico è opera di Massimo Voghera (fratello dell’autore) che precisa: "Ho cercato di dare al regista una scena e un’immagine dello spettacolo lontana da schemi oleografici e da cartolina.

In fondo questa è una storia di soldati, di invidie e di inganni che nascono all'interno di un ambiente maschile dove, come purtroppo spesso avviene, sono le donne a patirne le conseguenze. Venezia è dunque rappresentata da una serie di scrigni di ferro arrugginiti che, muovendosi su ruote, rimandano all'atmosfera di un bunker militare. Cipro invece, smontando le fodere lignee di Venezia, si rivela come una serie di gabbie bianche, ossificate dal sale e con la presenza di una rete metallica in alluminio stropicciata che sia per me che per il light designer è stata una sorpresa per come ha reagito con le luci." “In questo modo – aggiunge il regista - Cipro e Venezia lasciano spazio all’immaginazione dello spettatore che può così viaggiare con la propria mente, così come Shakespeare ci ha insegnato.”

In Otello-l’Ultimo Bacio la perversione mentale di Iago, l’impetuosità di Otello e l’amore di Desdemona sono le coordinate che tracciano la rotta di questo viaggio musicale tutto nuovo. Non solo uno spettacolo drammatico ma anche di intrattenimento, che saprà coinvolgere il pubblico dal primo all’ultimo minuto.

mercoledì 25 aprile 2018

Inquisizioni legate a un macro legame tra potere laico - reale e pontificale

ROMA - La santità e l’Inquisizione, ovvero l’eresia del Santo. Un attuale dibattito non solo teologico ma anche politico e filosofico. I santi della cristianità calabrese vissero in odore di inquisizione. Una ortodossia che ha portato San Francesco di Paola ad essere definito taumaturgo. Il Sud ebbe il travaglio cristiano del “nilano”, (San Nilo), del “paolano” (San Francesco), dello “stilano” (Tommaso Campanella), del “nolano” (Giordano Bruno). Le Inquisizioni restavano però legate ad un macro legame tra potere laico – reale e pontificale. Si pensi alla Inquisizione Medioevale.

Al terribile percorso di quella Spagnola oppure portoghese. Si pensi alla grande funzione che ebbe lo Stato nella Inquisizione romana (da Campanella a Bruno).

Nella cristianità dei Santi calabresi l’incontro con il monachesimo ha segnato sempre un percorso contemplativo, in cui il valore della pietà ha assunto una visione, quasi penitenziale, all’interno di una geografia che ha visto confrontarsi l’Occidente con l’Oriente. San Francesco di Paola, in pieno passaggio epocale tra l’Umanesimo e il Rinascimento, non è stato soltanto il santo della “Charitas”.

La sua presenza, come ascoltatore della cultura dei “minimi tra i minimi”, ha sostenuto il carisma del mistero in una storia in cui la cristianità ha dovuto, spesse volte, interpretare il mondo musulmano e lottare per la tolleranza e la persuasione.

In Francesco il concetto di persuasione si lega, chiaramente, a quella di carità e in Calabria, che è la stretta geografica e umana tra Occidente ed Oriente, la persuasione è anche l’incontro costante con la tolleranza tra le genti. A questa famiglia di umili, di caritatevoli, di perseveranti, oltre la persuasione della religiosità dei valori, appartiene San Nicola di Longobardi.

Ma la Calabria è anche la Città del Sole, ovvero è l’eresia, in un tempo di inquietante inquisizione, che comprende il destino della teologia. Lo stesso San Francesco nella obbedienza, mai venuta meno, (ubbidire è capire, non ubbidire non comprendendo si corre il rischio di toccare la via della perdizione), ha dato senso non alla ragione dell’eresia, ma alla eresia come utopia.

“Quando Giovanni Paolo II giunse in Calabria nel 1985 pronunciò un lungimirante discorso sui Santi della Calabria ed ebbe a dire:
“Voglio sperare, che voi non mancherete di rileggere la storia religiosa della vostra regione, che ha accolto il messaggio cristiano fin dal primo secolo, alla luce splendente dei Santi calabresi che hanno forgiato generazioni di cristiani secondo lo spirito del Vangelo e della Croce di Gesù Cristo. Come non rievocare alcune figure emblematiche che ebbi occasione di venerare nel corso della mia visita: S. Nilo e S. Bartolomeo, illustri rappresentanti del monachesimo cenobitico; S. Bruno, che diede impulso in Calabria al monachesimo certosino, fondando quella splendida Certosa, che ancora porto davanti al mio sguardo; S. Francesco di Paola, il Santo dell’umiltà e della carità, sempre vicino al cuore della gente! Gli alti esempi di questi Santi luminosi e sempre attuali devono costituire uno stimolo costante per quella animazione cristiana e sociale della Calabria, oggi non meno dei tempi passati, bisognosa di uomini e donne che sappiano testimoniare con coraggio l’impegno per una rinascita spirituale. Ma, i Santi calabresi, soprattutto San Francesco di Paola, non hanno disatteso l’impegno sociale, anzi non hanno lasciato occasione per porsi a servizio e a sollievo dei poveri, dei deboli, dei malati. Oggi il problema sociale, che tocca la Calabria, va sotto il nome più vasto di questione meridionale. Si tratta dei problemi riguardanti le differenti condizioni di vita delle popolazioni meridionali e quelle più specificamente calabresi, gli aspetti relativi alla vita morale e religiosa, ed alla coerenza nei comportamenti privati e pubblici, le preoccupazioni sociali relative alla disoccupazione, specialmente quella giovanile e intellettuale, ed il problema di fondo di un più vasto ed omogeneo sviluppo economico, che riguarda non solo la Calabria ma tutte le Regioni del Mezzogiorno d’Italia”.

Era l’1 giugno del 1985. Un grande Papa che lesse nella cristianità popolare l’identità di un popolo.

La cristianità è consapevole dell’utopia, ma soltanto l’utopia farà camminare il cristiano lungo la Croce per condurlo lungo l’attrazione verso la redenzione.

Il concetto di minimo, non solo tra i minimi ma anche tra gli umili, è una declamazione dell’esistere dell’anima come antropologia della religione che resta nella sfera della teologia, ma si identifica sempre nel cammino di una carità diffusa attraverso l’umiltà compresa.

Perché nella cristianità calabrese la santità è vissuta come personificazione interlocutoria tra le culture che hanno reso il popolo calabrese accettante…perché è proprio nella cristianità il dono dell’accoglienza, ma l’accoglienza è realmente una metafisica dell’anima.

Gioachino da Fiore, sia come teologo sia come camminatore nel mistero, non smette di incrociare l’eredità di un Oriente mistico con un Occidente carismatico. Nella sua religiosità l’antropologia dell’anima è sostanza oltre la ragione ed è quindi sostanza d’anima pur accettando, ecco dunque l’accoglienza, una griglia simbolica che proviene da un mondo sacro di un Oriente meta-esoterico.

Lo stesso Campanella è un migrante per eresia nei confronti dell’Occidente perché il sole è una metafora della luce graziante che diventa una metafisica della Grazia accogliente. Il culto mariano, in Calabria, resta fondamentale ed è il culto che ha la sua voce parlante nella Madonna del Rosario di Pompei.

Una Calabria dei Santi, che nel mistero del mistico viaggiatore ha attraversato il linguaggio della teologia, ha legato la religione alla filosofia, ma ha saputo interpretare il mistico passaggio di Paolo tra le terre dell’anima.

Qui si ritrovano l’esperienza mistica, che è il cammino mistero e l’obbedienza. San Nicola di Longobardi è la voce che recita la provvidenza nel Cristo Redente. Ovvero un cammino nella Provvidenza.

La santità e l’Inquisizione, ovvero l’eresia del Santo sono un intreccio inevitabile. Si pone come dibattito non solo teologico ma anche politico e filosofico.

La santità dei Santi calabresi si incontra con la teologia di Gioacchino da Fiore, di Bernardino Telesio, di Tommaso Campanella, di San Nilo e del misterioso cammino del silenzio di Serra San Bruno, ovvero di una fede carismatica bruniana che “spigola” anche con il nolano Giordano Bruno.

La Calabria ha la sua eredità orientale. Il mondo ortodosso è ben presente al punto tale che la Chiesa cattolica dialoga costantemente con le Eparchie. Francesco non scaccia i musulmani. Li ferma. San Nicola, orante ai piedi della Madonna di Loreto, si rende interprete di una cristianità.

D’altronde i conventi dei Minimi sono l’anima della terra nella continuità tra l’Oriente e l’Occidente. La Calabria non può astenersi dal linguaggio di San Francesco. Accanto alla carità e all’umiltà si pone la fortezza che incontra l’eresia.

San Nicola ha compreso subito questa mirabile spiritualità ed ha decodificato il concetto di anima stessa in Spirito nell’essenza della sua comunità. Ecco il senso che, in fondo, si offre alle orazioni, ovvero ecco come le orazioni diventano pellegrinaggio di preghiera nella parola orante.

Diventa molto complesso e affascinante il processo del dialogare tra teologia e mistero, perché la Calabria propone come voce religiosa in Cristo la teologia. Gioacchino da Fiore è dentro questo cammino.

Campanella per sfuggire alla teologia diventa errante, pur nella ubbidienza della fede. Francesco legge, e lo fa con le Regole, il “giardino” di Gioacchino, ma interviene con le azioni e con la presenza e comprende che il mistero, affinché possa essere fede, ha bisogno del mistico.

Essere “Taumaturgo” ed/o essere considerato tale significa aver assorbito una teologia dell’Essere, ma ciò lo rende un interlocutore tra la Chiesa e il vivere la Trinità nel mistero del cammino che lo conduce tra il mare e le terre. San Nicola interpreta questa visione e la traduce nella Grazia beatificante in un raggio di luce tra l’estasi e il sublime.

Quando la penitenza chiama e la persuasione è provvidenza la voce è un camminare nella spiritualità. L’umiltà è potente, l’umiltà guida, l’umiltà disegna le vie, l’umiltà certifica la carità, l’umiltà è un camminare di senso. Ma l’umiltà resta al centro del dono della contemplazione. La contemplazione di vissuto è il donarsi nel sempre. Perché in questo donarsi si ramifica la ricerca della perfezione. Il cristiano per vivere la santità deve lasciarsi assorbire completamente dall’accettazione e allontanarsi da ogni gesto che non sia la accoglienza mistica del perdono.

Così il monachesimo è la pazienza espressa nello sguardo che ha il silenzio gaudioso. Così il monachesimo è la speranza legata alla volontà caritatevole della provvidenza. Francesco di Paola è la provvidenza nell’osservanza.

San Nicola è l’osservanza nella provvidenza. Questo incontro di santità nella Calabria degli intrecci delle cristianità, nella latinità e nella ortodossia, è la Calabria che ha dialogato con gli Orienti di un sacro immenso che è nella vita dei popoli pur in una temperie in cui prendeva consistenza il potere dell’inquisizione.

di Pierfranco Bruni

martedì 24 aprile 2018

Massimiliano Marchi a Salerno per la ri-scoperta dell'omosessualità in "Primo Amore"

SALERNO - Venerdì 27 aprile. "Primo Amore" la ri-scoperta dell'omosessualità nel monologo di Letizia Russo interpretato da Massimiliano Marchi. Ultimo appuntamento con gli spettacoli di L.A.A.V. Officina Teatrale -stagione 2017/8 al Piccolo Teatro del Giullare (via Vernieri, traversa Incagliati – Salerno) venerdì 27 aprile alle ore 21 con "Primo amore" - Monologo in versi liberi di Letizia Russo, con Massimiliano Marchi. La nuova produzione realizzata dalla compagnia L.A.A.V. Officina Teatrale ha la regia di Antonella Valitutti, disegno luci Licia Amarante. Il monologo in versi "Primo Amore" è stato presentato in anteprima al pubblico come mise en space lo scorso 12 marzo all'interno di Out of Bounds - drammaturgie fuori confine 2018, alla presenza dell'autrice, Letizia Russo, ospite di spicco della quarta edizione della rassegna. Franco Quadri, critico e studioso di teatro, ha scritto di questo testo: Letizia Russo fa scoprire un dio in terra al quarantenne di ritorno alla città della sua giovinezza che, rivangando il proprio passato, riconosce nel cameriere di un bar il ragazzo che gli fece scoprire, a quindici anni, l’amore e il destino omosessuale della sua vita. Letizia Russo dice di sé: Scrivere per me è un modo di comprendere le cose.

Soprattutto per quel che riguarda le dinamiche di relazione tra gli esseri umani. I grandi e piccoli fiumi di potere che scorrono nelle vite delle persone.

Mi sembra di avere la possibilità di capire davvero l’uomo solo quando ne scrivo, quando un personaggio parla, sfugge al mio controllo, vive senza che sia io ad ordinarglielo. Per questo per me scrivere non è dire come la penso, convincere qualcuno, ma cercare le ragioni che partoriscono gli uomini per quello che sono, e condividere col pubblico la possibilità di farsi delle domande.

domenica 22 aprile 2018

Stato con mafia. Stigma del colpevole deve essere preteso in uno stato di diritto

TORINO - Stato Mafia e rock n’roll. Delle tante parole proferite in queste ore dopo la sentenza sulla trattativa stato mafia, personalmente, stranisce e sconforta vedere un’ennesima riprova di quanto i personalismi e i particolarismi abbiano l’arroganza di volere prevalere rispetto a quello che dovrebbe essere l’interesse collettivo (e quindi di bene superiore) di lotta alla mafia per tutelare la civiltà. Con molti amici palermitani, la maggior parte dei quali legulei, da anni ci confrontiamo sul tema “mafia” in appassionate dissertazioni che durano ore.

Ed è sempre molto interessante rilevare come il nostro cursus studiorum comune trovi però poi sfumature diverse per motivo (che i motivi, si sa, sono irrilevanti per il diritto) -a detta loro- della diversa provenienza geografica e quindi, in tal senso, culturale.

Anche per questo, sono impaziente di leggere quelle che saranno le motivazioni di una sentenza che è già di per sé storica in quanto sancisce un nuovo caposaldo giuridico, ovvero il principio di “sufficienza di veicolazione del messaggio mafioso da parte di una forza pubblica o politica tesa a fare flettere la volontà dello stato ai propri voleri” per essere condannati.

E che chi lo ha fatto debba essere interdetto ad eterniis dai pubblici uffici.

Io questo lo chiamo doveroso buon senso applicato al diritto. Lo stigma di chi è riconosciuto colpevole deve essere preteso in uno stato di diritto per tornare a sancire quel confine netto tra “cose buone” e “cose cattive” che per troppo tempo è stato dimenticato a causa di una società che ha spostato il rigore e la morale in una zona d’ombra. A discapito delle leggi e di chi in esse crede, concedendo o, quantomeno, “permettendo” (quasi) tutto a tutti. O almeno troppo a molti.

Tutte le altre polemiche lasciamole, appunto, ai personalismi egoriferiti di chi pensa di guardare il mondo guardandosi allo specchio, anziché aprendo la finestra.

di Lorenza Morello

sabato 21 aprile 2018

Campioni dello sci friulano messi a confronto nello spirito del Panathlon

UDINE - Gli olimpionici friulani dello sci al Panathlon Club Udine. Emozioni e passione. Sono stati questi gli ingredienti del nuovo appuntamento targato il Panathlon Club Udine. La serata, che come di consueto si è tenuta nell’elegante cornice dell’Hotel Astoria di piazza XX settembre, è stata dedicata ai campioni dello sci friulano: “Olimpionici protagonisti di grandi imprese sportive, che con la loro eccellenza hanno contribuito a portare lustro allo sport friulano e anche a quello nazionale”, come precisato da Massimiliano Pittilino, presidente del Club-service cittadino. “Abbiamo pensato di mettere assieme – ha sottolineato Pittilino - tre grandi atleti del recente passato (Gabriella Paruzzi, Pietro Piller Cottrer, Silvio Fauner), con dei palmarès d’eccellenza, e delle giovani promesse, con tutta una carriera davanti (Raffaele Buzzi e Sebastian Colloredo). Come di consueto – ha concluso – li abbiamo messi a confronto, nello spirito del Panathlon, ovvero quello del fair play e dello sport buono, quello con la ‘s’ maiuscola”.

La serata, moderata da un grande esperto di sci, nonché vicepresidente del comitato regionale Fisi (Federazione Italiana Sport Invernali), Tancredi Del Mestre, ha ripercorso le incredibili gare di Paruzzi, Piller Cottrer e Fauner, che hanno fatto la storia dello sci italiano e le recenti prove di Buzzi e Colloredo: “Sono il nostro orgoglio, il nostro vanto. Ci hanno fatto soffrire, ci hanno fatto piangere, ci hanno fatto gioire. Alcuni – ha ricordato Del Mestre - rappresentano il recente passato, altri il presente e il futuro, un futuro che sarà sicuramente ricco di soddisfazioni, perché la nostra regione è una terra di campioni. Una regione piccola, che è però riuscita negli anni a ‘regalare’ alla nazionale tantissimi campioni e così tante medaglie da far fatica a ricordarcele tutte. Anche quest’anno ben otto atleti del Fvg hanno partecipato alle Olimpiadi in Corea, tutti hanno dato il massimo e hanno fatto vedere di che pasta è fatto lo sport in Friuli”.

Dopo avere ripercorso le emozioni di quelle gare e avere ascoltato le parole appassionate dei campioni, la serata ha lasciato spazio a un altro importante intervento, quello della dottoressa Emiliana Bizzarini, “una nostra socia - ha spiegato Pittilino -, che ha accompagnato alle Paralimpiadi la delegazione italiana, ricoprendo il ruolo di responsabile sanitario”. Una testimonianza che ha raccontato anche l’altra ‘faccia della medaglia’, quella di cui forse si parla troppo poco. La dottoressa Bizzarini ha portato la testimonianza della tenacia e della grinta che quotidianamente gli atleti diversamente abili ci mettono per raggiungere obbiettivi che per i normodotati talvolta sembrano scontati. E di come spesso, tagliano traguardi che mai avrebbero pensato. Perché anche per loro, come per tutti gli atleti che gareggiano alle Olimpiadi (e lo hanno detto in ‘coro’ i presenti), l’importante è vincere, non solo partecipare.

venerdì 20 aprile 2018

Noemi a Quelli che il Calcio col suo nuovo singolo "Porcellana". C'è Nino Frassica

MILANO - Nino Frassica al grande tavolo con Diego Abatantuono, Eleonora Pedron e Fabrizio Biasin. Dagli spalti Martin Castrogiovanni, Anna Falchi, Ciccio Graziani, Bruno Pizzul e Marcello Cirillo. Torna domenica 22 aprile alle ore 13.45 l’appuntamento settimanale con “Quelli che il Calcio”, condotto da Luca Bizzarri, Paolo Kessisoglu e Mia Ceran.

Grande musica italiana con Noemi, che presenta il suo nuovo singolo “Porcellana” , in radio da venerdì 13 aprile. Il brano è estratto dall’ultimo album “LA LUNA” che la cantante romana porterà in tour in tutta Italia da fine maggio. Noemi si esibirà anche nell’immancabile “centone” con Luca e Paolo, accompagnati dalla band dei Jaspers.

Ospite d’eccezione al grande tavolo di “Quelli che il Calcio” Nino Frassica, che commenta le partite con Diego Abatantuono, Eleonora Pedron, Fabrizio Biasin, l’arbitro degli arbitri Paolo Casarin, il Campione del Mondo Fulvio Collovati e il guru dei motori Giorgio Terruzzi. Federico Russo e i Calciatori Brutti accolgono nel “pub” di Corso Sempione il giovane attore Guglielmo Poggi, nelle sale dal 19 aprile con il film “Il Tuttofare” , la medaglia d’oro di ciclismo su strada Dino Zandegù, l’allenatore Sasà Soviero alias Il Gran Visir degli Sbrocchi e la giovane attrice Virginia Robatto.

In studio Emanuele Dotto presidia come ogni domenica la postazione tecnica mentre Melissa Greta Marchetto è pronta a intercettare i “sussurri dal web” raccontando le notizie più divertenti e curiose della rete. Immancabili le incursioni comiche di Ubaldo Pantani (nei panni del CT del Napoli Maurizio Sarri), Antonio Ornano, Toni Bonji e Edoardo Ferrario, nell’ironica parodia di Alessandro Borghese.

Mimmo Magistroni è in diretta da Ingria (TO) per riproporre i migliori gol della Serie A con i “pulcini” della squadra cittadina mentre Francesco Mandelli questa domenica si immerge nello spirito della Design Week perdendosi tra gli eventi del Fuorisalone di Milano.

Dagli spalti prosegue l’appassionante racconto del campionato: segue l’anticipo delle 12.30 Cagliari – Bologna lo scrittore Flavio Soriga; a commentare Atalanta – Torino l’ex calciatore Fabio Rustico e Ciccio Graziani; seguono invece Chievo – Inter l’ex calciatore Massimo Marazzina e Martin Castrogiovanni. La tifosa laziale Anna Falchi commenta Lazio – Sampdoria insieme a Dario Vergassola, mentre il mitico Bruno Pizzul e Marcello Cirillo seguono per “Quelli che il calcio” il match Udinese – Crotone.

Festival lirico all’Arena di Verona, grande musica sotto le stelle nel teatro dei sogni

VERONA - Importanti direttori, registi di fama internazionale, stelle della lirica e nuovi astri nascenti dell’opera caratterizzano la 96ma edizione del Festival lirico all’ Arena di Verona, che prenderà il via il prossimo 22 giugno fino al 1° settembre 2018, per 47 serate all’insegna della grande musica sotto le stelle nel teatro lirico più grande del mondo. Come sempre si confermano impegnati i complessi artistici e tecnici areniani, con la loro alta professionalità che porta in scena ogni sera un titolo differente, per un Festival unico che da oltre cento anni continua a stupire ed emozionare il suo pubblico.

L’Arena di Verona Opera Festival 2018 inaugura con una nuova produzione di Carmen di Georges Bizet, opera tra le più rappresentate al mondo, accanto ad altri veri e propri cavalli di battaglia del “tempio della lirica”, da sempre acclamati dal pubblico: Aida di Giuseppe Verdi, Turandot di Giacomo Puccini, Nabucco di Giuseppe Verdi e Il Barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini.

A completamento della proposta operistica, arricchiscono il cartellone l’immancabile appuntamento con la danza Roberto Bolle and Friends e la serata-evento Verdi Opera Night dedicata al celebre compositore di Busseto, che da oltre un secolo domina le estati areniane.

Invita a partecipare al Festival 2018 il Sindaco di Verona e Presidente di Fondazione Arena Federico Sboarina, che esprime apprezzamento per il cartellone ricco e di indiscusso interesse, all’altezza di un Festival storico e prestigioso che da più di un secolo testimonia l’eccellenza culturale della città di Verona e del nostro Paese: «Grazie ad un importante lavoro di squadra e alla professionalità della Sovrintendente Gasdia, è stato possibile dar vita ad un cartellone davvero unico. Sul palcoscenico arriveranno artisti e registi internazionali di altissimo livello, che valorizzeranno il festival areniano, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo. Allo stesso tempo sarà dato spazio ad alcuni giovani talenti che si sono già contraddistinti nel panorama della lirica e che saranno al loro esordio in Arena. La programmazione dell’opera sarà inoltre arricchita da due grandi eventi, e permeata da concerti e spettacoli.

Lirica ed extra lirica devono essere un valore aggiunto l’uno per l’altro, due anime della Fondazione, che concorrono allo stesso obiettivo: fare dell’Arena il tempio per eccellenza della lirica e della musica a livello mondiale».

Il Sovrintendente e Direttore Artistico Cecilia Gasdia è orgogliosa di presentare, protagonisti di questa stagione, cast artistici di rilievo frutto di un lavoro svolto in prima persona: «Ogni anno l’Arena di Verona si impegna a realizzare spettacoli sempre più unici e ricercati, e i cast ingaggiati quest’anno saranno il fiore all’occhiello dell’eccellenza areniana. Ho voluto grandi artisti accanto a giovani talenti da valorizzare. L’Arena, infatti, storicamente ha dato origine ad innumerevoli grandi carriere ed io intendo riprendere e rafforzare questa tradizione, così che il nostro Teatro possa essere una vera e propria fucina di nuove voci. Come avevo annunciato, ho chiamato quindi grandi star internazionali e giovani artisti, molti dei quali – e questa è la grande novità – canteranno per la prima volta in Arena. Il decano della stagione ha 76 anni e la mascotte ne ha 21».

IL PROGRAMMA

L’Opera Festival 2018 inaugura venerdì 22 giugno con Carmen, capolavoro di Georges Bizet che trasporta il pubblico in un’arena dentro l’Arena per vivere il dramma di amore e morte della bella sigaraia spagnola. L’opera è in scena per 13 serate fino al 31 agosto nel nuovo allestimento a firma del famoso regista argentino Hugo de Ana, che cura regia, scene e costumi. Completano la messa in scena le coreografie di Leda Lojodice e il lighting design dell’areniano Paolo Mazzon. La nuova produzione intende offrire una nuova lettura dell’opera, consapevole dell’importante eredità lasciata nella storia dell’anfiteatro veronese dalla memorabile produzione di Franco Zeffirelli, replicata in numerosi Festival a partire dal 1995. De Ana traspone la sua Carmen un secolo dopo rispetto al libretto, negli anni Trenta del Novecento, periodo storico significativo per sottolineare la ricerca incessante della protagonista verso la sua indipendenza e libertà, che la porterà come un torero nella Plaza de Toros ad affrontare fino alla morte la prepotenza maschile e una società ostile al suo essere zingara quindi diversa.

Sul podio areniano vedremo per la prima volta il giovane direttore Francesco Ivan Ciampa, dopo gli ottimi riscontri di critica e pubblico delle ultime performance con Fondazione Arena al Teatro Filarmonico. Tre voci importanti daranno quindi corpo all’eroina del titolo: Anna Goryachova, che con l’inaugurazione del Festival farà il suo debutto in Arena, Anita Rachvelishvili, vera e propria specialista del ruolo, e Carmen Topciu, apprezzata Fenena lo scorso anno in Nabucco, ruolo che sosterrà anche per questa stagione oltre ad Amneris in Aida. Accanto a loro, il passionale Don José sarà interpretato da quattro tenori di rilievo internazionale: Brian Jagde, al suo primo confronto con l’anfiteatro come Marcelo Puente e Luciano Ganci, oltre al ritorno di Francesco Meli. Nei panni del bell’Escamillo quindi Alexander Vinogradov, Erwin Schrott e Alberto Gazale e per la prima volta in Arena interpreterà la dolce e risoluta Micaela Mariangela Sicilia, alternandosi con Ruth Iniesta, Eleonora Buratto e Serena Gamberoni.

Repliche: 29 giugno ore 21.00 – 6, 11, 17, 21 luglio ore 21.00 – 3, 9, 12, 22, 25, 28, 31 agosto ore 20.45.

Come tradizione vuole la sera successiva, sabato 23 giugno, è la volta dell’opera simbolo della stagione estiva: Aida di Giuseppe Verdi. L’opera è proposta per 16 date, fino a concludere il Festival il 1° settembre, nell’imponente messa in scena ideata nel 2002 dal genio di Franco Zeffirelli, impreziosita dagli iconici costumi di Anna Anni e dalle coreografie di Vladimir Vasiliev che, insignito dell’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della stella d’Italia, nel 2018 celebra i 60 anni di attività artistica di cui 50 legati all’Italia, dove opera dal 1968.

Dal podio i direttori Jordi Bernàcer, Daniel Oren e Andrea Battistoni guideranno una compagnia di protagonisti segnata dall’apprezzato ritorno di Anna Pirozzi, Kristin Lewis, Maria José Siri, Susanna Branchini e Hui He nel personaggio del titolo, accanto all’Amneris di Violeta Urmana, Carmen Topciu, Anita Rachvelishvili e Judit Kutasi al suo debutto areniano. Il ruolo del tenore Radamès vedrà alternarsi Yusif Eyvazov, Marco Berti, Carlo Ventre, Gregory Kunde e Walter Fraccaro, mentre quello del baritono Amonasro Luca Salsi, Sebastian Catana, Ambrogio Maestri, Amartuvshin Enkhbat, Federico Longhi e Gocha Abuladze, altra nuova voce del cast 2018.

Repliche: 28 giugno ore 21.00 – 8, 10, 14, 19, 22, 27 luglio ore 21.00 – 2, 5, 7, 11, 19, 23, 29 agosto ore 20.45 – 1 settembre ore 20.45.

Da sabato 30 giugno per 5 recite fino al 26 luglio, si aggiunge al cartellone un’altra opera colossal: Turandot di Giacomo Puccini, proposta ancora una volta nella scenografica produzione del 2010 firmata per regia e scene da Franco Zeffirelli, con i ricercatissimi e preziosi costumi del premio Oscar Emi Wada. A completare l’atmosfera della Cina imperiale i posati movimenti coreografici di Maria Grazia Garofoli e le luci disegnate da Paolo Mazzon.

Impegnati con la direzione d’orchestra troviamo nuovamente Daniel Oren e Francesco Ivan Ciampa e nei panni dei protagonisti Anna Pirozzi, che si dà il cambio con Rebeka Lokar per la gelida principessa di ghiaccio, accanto al Calaf di Gregory Kunde e Murat Karahan. Nei panni di Liù debuttano in Arena le giovani stelle Vittoria Yeo, Ruth Iniesta ed Eleonora Buratto.

Repliche: 5, 13, 18, 26 luglio ore 21.00.

Per 6 appuntamenti, da sabato 7 luglio fino al 18 agosto, il quarto titolo monumentale di questa stagione estiva, Nabucco di Giuseppe Verdi, è riproposto nell’allestimento che ha inaugurato con successo il Festival lirico 2017, per regia e costumi di Arnaud Bernard, scene di Alessandro Camera e luci di Paolo Mazzon. Jordi Bernàcer torna a dirigere questo dramma verdiano, che ha felicemente contraddistinto il suo esordio a Verona lo scorso anno. Interpretano il protagonista due baritoni dalle solide carriere internazionali: Amartuvshin Enkhbat e Luca Salsi, impegnati durante tutto il Festival anche in altri importanti ruoli, come abbiamo già visto con i primi titoli annunciati. Nella figliastra Abigaille potremo apprezzare ancora Susanna Branchini e Rebeka Lokar, applauditissime l’anno scorso nel medesimo ruolo, accanto alla Fenena di Géraldine Chauvet e Carmen Topciu. Completano i ruoli principali le nuove voci di Luciano Ganci e Vincenzo Costanzo come Ismaele, accanto ai conosciuti Rafał Siwek e Riccardo Zanellato per Zaccaria.

Repliche: 12, 20, 28 luglio ore 21.00 – 10, 18 agosto ore 20.45.

Mercoledì 25 luglio alle 21.00 ritroviamo, per il quinto anno consecutivo all’interno del cartellone areniano, l’attesissimo e ormai immancabile appuntamento con la grande danza internazionale: Roberto Bolle and Friends, studiato e voluto personalmente dal ballerino simbolo di quest’arte nel mondo, Étoile del Teatro alla Scala di Milano e Principal Dancer dell’American Ballet Theatre di New York.

E nell’anno che ricorda i 150 anni dalla scomparsa di Gioachino Rossini, non poteva mancare Il Barbiere di Siviglia proposto da sabato 4 agosto nel riuscito allestimento che, per 5 serate fino al 30 agosto, trasforma l’anfiteatro nel favolistico giardino delle meraviglie creato nel 2007 ancora una volta da Hugo de Ana, con le divertenti coreografie di Leda Lojodice. Per l’occasione Daniel Oren e Andrea Battistoni guideranno un cast d’eccezione, che vede due leggende del repertorio operistico impegnate per la prima volta insieme a scrivere una pagina di storia areniana: il Figaro di Leo Nucci, a cui si alterna Mario Cassi, con il Basilio di Ferruccio Furlanetto, a cui dà il cambio Roberto Tagliavini, con la Rosina di Nino Machaidze, il Conte d’Almaviva di Dmitry Korchak e Leonardo Ferrando, entrambi debuttanti in Arena, e il Bartolo di Ambrogio Maestri e Luca Dall’Amico.

Repliche: 8, 17, 24, 30 agosto ore 20.45.

Infine, Verdi Opera Night coronerà la 96ma edizione del Festival domenica 26 agosto alle ore 21.30. La magica serata-evento dedicata al cigno di Busseto omaggia la grande lirica con una vera e propria “parata di stelle” diretta da Andrea Battistoni, con regia e scene curate da Stefano Trespidi e luci di Paolo Mazzon. Lisette Oropesa, Maria Mudryak, Serena Gamberoni, Violeta Urmana, Rame Lahaj, Francesco Meli, Luciano Ganci, Luca Salsi e Simone Piazzola, con l’Orchestra, il Coro, il Ballo e i Tecnici areniani, porteranno in scena tra suggestive ambientazioni scenografiche e ricercati costumi gli atti più significativi della celebre trilogia popolare verdiana – Rigoletto, Il Trovatore e La Traviata – introdotta dalla Sinfonia de La Forza del destino interpretata dai danzatori del Festival sulla creazione coreografica di Gheorghe Iancu, per una vera e propria “festa dell’Opera”.

Gli organizzatori ringraziano anche tutti gli sponsor dell’Arena di Verona Opera Festival che con il loro prezioso e immancabile contributo supportano l’organizzazione dell’edizione 2018 e in particolare a UniCredit, gruppo bancario leader in Europa e Major Partner del Festival lirico da oltre vent’anni, allo Special Partner AGSM, all’Official Sponsor Intimissimi, all’Automotive Partner Volkswagen Group Italia, al Mobility Partner DB Bahn Italia e al Media Partner RTL 102.5, che torna a sostenere la mission di Fondazione Arena e il suo prestigioso Festival.