martedì 31 marzo 2015

Cinque studenti dell’Università degli Studi dell’Insubria e due dell’Università di Jena ottengono la doppia laurea

laureati varese
VARESE - Sette studenti (cinque dell’Università degli Studi dell’Insubria e due dell’Università di Jena, Germania) hanno ottenuto lo scorso 23 marzo la doppia laurea, ossia contemporaneamente due diplomi: la laurea magistrale in “Global Entrepreneurship, Economics and Management” dell’Università degli Studi dell’Insubria e il titolo Master of Science in Economics rilasciato dall’Università di Jena. Hanno partecipato al programma di Double Degree e così hanno ottenuto la  laurea magistrale in “Global Entrepreneurship, Economics and Management” dell’Università dell’Insubria e, contemporaneamente, il titolo Master of Science in Economics rilasciato dall’Università di Jena.

Si è svolta lo scorso 23 marzo, nell’Aula Magna del Collegio Cattaneo a Varese, con collegamento in video conferenza con l’Università di Jena, in Germania, la seconda seduta di doppia laurea dell’Università degli Studi dell’Insubria. I neo “doppi-dottori” sono ben sette e ognuno di loro, grazie all’accordo stilato tra l’Università degli Studi dell’Insubria e l’Università Friedrich-Schiller di Jena, in Germania, ha conseguito due titoli accademici - sia il titolo di laurea italiano, sia quello tedesco - grazie al programma “double degree”.
In particolare, gli italiani sono cinque studenti del corso di laurea magistrale in “Global Entrepreneurship, Economics and Management” dell’Università dell’Insubria: Andrea Broggi, di Angera, 26 anni, con la tesi “The link between environmental and economic performance”, relatore professor Raffaello Seri Raffaello; Cora Gaggini, 25 anni di Varese, tesi dal titolo “Efforts to create economic and social development from below: the case of Indian Microcredit”, relatore professor Andrea Uselli; Simone Risetti, 24 anni di Busto Arsizio, con la tesi “Happiness economics and relative income - An international survey”, relatore sempre il professor Seri; Stefania Rubello, 25 anni di Busto Arsizio, “The sharing economy phenomenon and its impact on the urban mobility”, relatore professoressa Elena Maggi; Chiara Farè, 25 anni di Gallarate, “Neglected tropical diseases and trips: an empirical analysis”, relatore professoressa Silvana Robone.
Con i cinque italiani hanno ottenuto il doppio titolo, discutendo la tesi in video-conferenza, con una commissione composta da docenti italiani e tedeschi -  due studenti iscritti alla Università di Jena: Azamat Aipanov, venticinquenne del Kazakistan, con la tesi “Models of decision-making in innovation management: a game theory approach”, supervisore italiano il professor Ivan Moscati, e Marco Röhl, 30 anni di Querfurt, Germania, con la tesi “The long roots of a regional entrepreneurship culture: an empirical assessment of Italy with hist data”, supervisore italiano, professor Carlo Brambilla.      
Sono in corso le selezioni per scegliere i nuovi studenti ammessi al programma di Double Degree per il Dipartimento di Economia.


studenti jena

Autismo a scuola, Faraone: basta classi ghetto e studenti isolati. Il Miur in prima linea per l’inclusione

roma
ROMA - Giornata mondiale per la consapevolezza dell’autismo, domani al Miur. Conferenza stampa del sottosegretario Faraone: “ Basta classi ghetto e studenti isolati. Il Miur in prima linea per l’inclusione scolastica”. Domani, alle 11, nella Sala CNPI del Miur, in viale Trastevere 76/A, il sottosegretario all’Istruzione, Davide Faraone, in occasione del 2 aprile, Giornata Mondiale per la Consapevolezza dell’Autismo indetta dall’Onu, presenterà in conferenza stampa le iniziative di promozione dell’inclusione scolastica attivate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
Durante l’incontro, il sottosegretario farà il punto su tutti i progetti avviati dal Miur per favorire l’integrazione degli studenti autistici nella scuola e nella società, a partire dalla presentazione della Fondazione italiana per l’autismo, ente che riunisce associazioni e società scientifiche che si occupano del tema in Italia.

“Il Miur sarà protagonista del 2 aprile, così come è sempre stato protagonista e promotore dell’inclusione scolastica dei ragazzi disabili. La scuola italiana – ricorda Faraone - è all’avanguardia ma, nonostante questo, leggiamo ancora di classi ghetto e di ‘stanze del silenzio’. E’ quindi importante sensibilizzare tutta la società sul tema dell’autismo e per questo saremo in prima linea sia il 2 aprile con diverse iniziative, che in futuro con azioni di sistema per favorire l’inclusione scolastica degli studenti disabili”.

Autism: Il Musical e l'Autismo "secondo" Gianluca Nicoletti nella serata speciale di laeffe

autism
MILANO - “In Italia manca una profonda radicale e diffusa cultura sull'autismo, anzi una cultura sulla disabilità di tipo psichico, quello che ci fa veramente paura è l'imponderabilità della mente che sfugge. E' la follia. L'autistico ancora è l'esito moderno di quello che una volta era un pazzo”. Così Gianluca Nicoletti nella serata speciale “Secondo me” che laeffe (canale 50 DTT e tivùsat, 139 di Sky) dedica, mercoledì 1 aprile ore 21, alla riflessione sull’autismo, con un’esclusiva intervista al giornalista, seguita dal documentario di Tricia Regan, Autism: Il Musical.

“Nessun può dire con sincerità cosa sia l'autismo perché di autismi ce ne sono tanti. Posso dire cosa sia per me l'autismo. L'autismo è svegliarmi la mattina e trovarmi accanto un ragazzone con barba e baffi che pesa novanta chili, che non aspetta altro che andiamo a comprarci una ciambella in una pasticceria sotto casa, come se fosse un bambino di cinque anni”. Con queste parole comincia il racconto personale di Gianluca Nicoletti, giornalista, scrittore, ma soprattutto padre di Tommy,  da anni impegnato nel promuovere una cultura sull’autismo. Sullo sfondo del MAXXI di Roma dove l’autore presenta il progetto “I nostri figli sono un’opera d’arte”-  che si inaugurerà  il 2 Aprile- laeffe raccoglie la testimonianza di un padre determinato, che lotta perché le cose cambino: “Tutti mettono gli autistici nelle scuole, nelle parrocchie, nelle palestre, nei palazzi della politica. Io li voglio mettere dentro un museo d'arte. E' stato divertente perché appena l'ho chiesto al MAXXI ci sono stati, gli è piaciuta l'idea, l'idea di esporre la neurodiversità come fosse un'opera d'arte”. Un padre coraggioso, anche nell’ammettere le proprie paure: “Tutto questo mi sta bene, anzi è la forma di vita che avrei sempre voluto, vivere da scapolo con un compagno di bagordi che è anche mio figlio. Ma io non sono eterno e mio figlio mi sopravviverà di sicuro. E questa è la domanda che dà il segno di che cosa sia l'autismo”.
A seguire la riflessione di Nicoletti, Autism: Il Musical, documentario musicale di Tricia Regan, premiato nel 2007 al Tribeca Film Festival di New York City, che segue per sei mesi Neal, Lexi, Henry, Adam e Wyatt, cinque bambini colpiti da diverse forme di autismo che partecipano al progetto sperimentale Miracle, per stimolare la socializzazione e le forme d’espressione attraverso l’arte. Tricia Regan racconta le prove dello show musicale che i protagonisti devono preparare insieme alle loro famiglie e documenta aspetti della loro vita quotidiana fatta di momenti positivi e situazioni difficili, notti insonni, crisi comportamentali, fallimenti e successi. Il film mostra la realtà della malattia con una particolare attenzione agli effetti che questa produce nei nuclei familiari e nei loro equilibri interni.
La regista porta in primo piano l’impegno delle famiglie a garantire un futuro dignitoso a questi bambini e la grande preoccupazione di molti genitori per cosa sarà la vita dei loro figli quando loro non ci saranno più. La malattia è, però, anche un elemento di straordinaria  drammaticità che porta alcuni nuclei familiari a sgretolarsi, come accade ad Elaine, madre di Neal, che si separa dal marito.
Alla fine del progetto non accade nessun miracolo, nessuno viene guarito e nessuno trasforma la propria vita. Autism: Il Musical ha il grande valore di svelare il potenziale di questi bambini costretti a convivere con l’inesorabile natura del disturbo, facendo conoscere al pubblico le tante facce dell’autismo.

televisione e radio

Fiori di Serra, il libro della scrittrice Miriam Ballerini nelle parole dell'ergastolano Carmelo Musumeci

PADOVA - Ogni giorno mi tocca inventarmi e pensare come trascorrere la giornata. E vivendo in pochi metri quadrati con delle sbarre dietro e un cancello davanti non è facile. Per fortuna ho dei libri da leggere e la penna per scrivere. (Diario di un ergastolano: carmelo musumeci). Ci sono dei giorni che il carcere dà un tal senso d’inutilità che non riesci neppure a sentirti infelice. E quando mi viene il desiderio di uscire e non posso farlo mi metto a leggere perché i libri mi aiutano a segare le sbarre della mia finestra e mi trasmettono la forza per esistere e resistere. In questi giorni ho letto un bel libro della scrittrice e poetessa Miriam Ballerini dal titolo “Fiori di serra” (Rapsodia Edizioni, pagine 239), che sarà presentato a Francoforte alla tradizionale fiera del libro della città.

Il libro di Miriam è importante perché parla di carcere, dando voce e luce ai detenuti. E sfogliando le sue pagine si viene a sapere che in carcere il dolore, la delusione e la sofferenza sono normali, sono pane quotidiano.
Leggendo fra le righe si scopre che i prigionieri si sentono umiliati e mortificati, poiché sentono che la società non li vuole perché li considera cattivi e colpevoli per sempre.
Io sono fortemente convinto che è un libro da consigliare ai politici, perché, forse, questa lettura potrebbe essergli utile per migliorare le carceri e portare la legalità nelle nostre “patrie galere”, poiché il sistema spesso ci vuole migliori, costruttivi e propositivi; ma al momento opportuno ci ricorda che siamo solo spazzatura sociale. Credo che una società che rinuncia al perdono e chiede giustizia, ma pensa alla vendetta, rinunci alla libertà, alla serenità e alla felicità.
L’opera di Miriam è un libro che emoziona e ti fa immaginare come vive e cosa pensa un prigioniero, confermando che il carcere è la privazione di tutto: dalla libertà di scegliere, che è l’atto fondamentale della condizione umana; fino al divieto di amare. Dentro questo libro ci sono sentimenti, passioni e sofferenze che provano tutti i detenuti dietro le mura di una prigione.
È un’opera che merita non solo di essere letta, ma di farne anche il passaparola per farlo conoscere e farlo adottare nelle scuole.
Vi confido che una delle cose che più mi hanno colpito di questo libro è il titolo: Fiori di serra. Perché Miriam, con la sua umanità e sensibilità, paragona i detenuti, nonostante il male che hanno fatto, a dei fiori che vivono e crescono in una serra.
Buona lettura.

Carmelo Musumeci
Carcere di Padova aprile 2015

Roberto Saviano riceve il "Premio FriulAdria Il romanzo della storia", nato grazie a Banca Popolare FriulAdria - Crédit Agricole

romanzo friuli-venezia giulia
GORIZIA - Il festival internazionale èStoria premia Saviano. Sarà Roberto Saviano, quest’anno, a ricevere il Premio FriulAdria - Il romanzo della storia, nato sette edizioni fa – grazie all’ispirazione e al contributo della Banca Popolare FriulAdria - Crédit Agricole – dal connubio fra storia e narrazione, fra èStoria - Festival Internazionale della Storia e Pordenonelegge - Festa del Libro.
Dopo il saggista italiano Luciano Canfora, premiato nel 2009; il romeno naturalizzato statunitense Edward Luttwak, premiato nel 2010; lo storico statunitense Daniel Goldhagen, premiato nel 2011; il giornalista e scrittore italiano Corrado Augias, premiato nel 2012; lo storico britannico Ian Kershaw, premiato nel 2013 ed il connazionale giornalista Max Hastings, insignito del premio lo scorso anno, il prossimo 23 maggio il riconoscimento della Banca Popolare FriulAdria andrà al trentacinquenne napoletano Roberto Saviano, dottore in Filosofia, che esordì come scrittore nel 2006 con Gomorra, la non-fiction novel successivamente tradotta e distribuita in oltre cinquanta Paesi del mondo e divenuta ben presto un bestseller.

La principale ragione che ha portato gli organizzatori a scegliere Roberto Saviano quale destinatario del premio di quest’anno sta nella profonda ammirazione per la sua capacità ad affrontare il presente in termini critici, studiando le radici dei problemi con precisione e rigore e trasformando la sua analisi in storia vera e propria.
Un’ulteriore motivazione riguarda l’aver indagato la natura antropologica del fenomeno camorristico con il distacco di uno storico, senza timori e senza nascondersi dietro la maschera dell’ipocrisia. Affrontare in questi termini un fenomeno sociale la cui natura penetra così a fondo nella storia del nostro Paese, e che tutt’oggi ancora fa sentire su gran parte dello stesso il peso delle sue conseguenze, ha permesso a milioni di lettori di comprendere le reali dimensioni di una minaccia apparentemente circoscritta, e che è invece in grado di mettere a repentaglio la più profonda essenza della nostra democrazia.
Quest’anno – ancor di più rispetto alle edizioni passate – si è deciso di dedicare  èStoria ai giovani, al loro passato e soprattutto al loro futuro (Giovani è proprio il titolo di questa XI edizione del festival) ed il coraggioso esempio di un giovane saggista animato dalla passione per l’indagine storiografica sembra quanto mai appropriato al fine di coniugare al meglio le tre dimensioni del passato, del presente e del futuro.
Ulteriori informazioni e dettagli sulla partecipazione di Roberto Saviano ad èStoria sono disponibili sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale èStoria.

Gesù, Giuda, Maria di Magdala, Pilato e Paolo alla ricerca di Oriente e Occidenti. Pierfranco Bruni è a Tirana

albania
ROMA - L’Albania degli intrecci tra religiosità e letteratura con Pierfranco Bruni il 7 aprile a Tirana. Le fedi e le culture tra le parole di Giuda, Paolo e Gesù nel Pierfranco Bruni tra mondo cristiano e mondo musulmano in “La pietra d’Oriente”. Gesù, Giuda, Maria di Magdala, Pilato e Paolo nel cammino alla ricerca degli Oriente e degli Occidenti sono i protagonisti che si raccontano in “La pietra d’Oriente” (Pellegrini in Modadoristore) di Pierfranco Bruni e verrà presentato, dopo Tunisi, Madrid e Nizza, e prossimamente ad Istanbul,  in Albania, a Tirana il martedì dopo Pasqua 7 aprile.
Per l’occasione Pierfranco Bruni è stato chiamato anche per una conversazione su “San Paolo: nel suo Oriente il Mediterraneo”.
Un tema che sostanzialmente annuncia il suo prossimo libro che vedrà la luce prima dell’estate dedicato proprio completamente sul Tempo e il Viaggio in San Paolo.
Il romanzo di Pierfranco Bruni presenta un forte inciso proprio nella condizione geopolitica in cui si trova a vivere il Mediterraneo e l’Oriente nella sua articolazione geografica.
È certamente un romanzo, ma come le metafore e l’estetica della filosofia si intrecciano, negli scritti di Pierfranco Bruni, con la letteratura tra prosa e poesia. 
«Nelle pagine di Bruni, ha affermato  Gerardo Picardo, la memoria è un abbraccio o una condanna. Narra di identità non sconfitte eppure dolorose perché “c’è sempre una ruga solcata dalle mani”. Giuda si è smarrito, come Ulisse che ha dovuto combattere la perdizione per ritornare a Penelope e alla sua terra. Il Nazareno e Giuda sono ancora insieme sui sentieri del tempo. “Gesù gli teneva la mano. Non hai sfidato me – gli dice – ti sei voluto sfidare. Il tuo peccato non è il tradimento, è quello di non essere stato capace di resistere e di aspettare. Non hai saputo sperare”. Si è contrapposto alla Verità con una sua verità».
Un romanzo già tradotto in diverse lingue offre spazi a chiavi di lettura importanti nell’intreccio tra metafisica e religioni tanto che nell’ultimo capitolo si parla di Tunisi e di una donna con il velo, Nadine, che incontra il suo amante alle porte della Medina.  Un capitolo che prepara un nuovo romanzo sempre sulle vie dell’Oriente.
Bruni, attento conoscitore del mondo mediterraneo e orientale fa incontrare, in una lettura buddista, le fedi ed è una significativa finestra aperta sulle culture diverse che incontrano il linguaggio della letteratura.

lunedì 30 marzo 2015

Un tempo dove le passioni sembrano ibernate, non riescono a vivere, alberi malati da abbattere

calabria
CROTONE - C'era un tempo in cui le parole avevano un senso. Un tempo in cui servivano per scrivere storie, essere testimonianza di come l'uomo si sia confrontato da sempre con il suo uso e lasciare traccia di sé, del suo passato, dei  suoi poeti della propria cultura. La scrittura è una fonte inesauribile, una sorgente alla quale dissetarsi che tramite le parole trasforma i deserti dell'anima in campi rigogliosi, giardini fioriti entro cui immergersi per perdersi in tanta bellezza. Parole che parlano al cuore, facendolo battere, risvegliando sentimenti, emozioni, passioni che rischierebbero di rimanere sepolte sotto una fitta coltre di polvere che il tempo infittisce, regalandole all'oblio. Parole che diventano sentieri, pronte a guidare lo spirito verso luoghi sperduti o isole felici che risvegliano la fantasia che il vuoto riempie e l'orizzonte dipinge facendo assaporare il senso dell'eternità.

Cosa saremmo stati noi senza poeti che servendosi solo della lira ci hanno regalato pagine di grande bellezza, rivissute attraverso le parole di chi, viaggiando per mare, immortalava l'importanza di sfidare l'ignoto, misurarsi con gli dei, conoscere mondi sconosciuti a comuni mortali e farci comprendere il senso dell'umana pietà, del ritorno in una Terra un tempo lasciata, il cui sogno era quello di approdare un giorno sfidando la sorte ed ogni ostacolo che sempre più lo allontanava da quelle amate sponde? Parole capaci di fare sognare o su un sogno camminare, per riappropriarsi di sé stessi, esprimere gioia o pianto, felicità, odio, amore. Parole che un tempo avevano un senso per chi le ascoltava o per chi le leggeva, ma che oggi  si combinano in pochi e unici concetti: sterili, aridi come il tempo che viviamo un tempo dove le passioni sembrano ibernate che non riescono a vivere ma che somigliano ad alberi malati da abbattere invece di curare. Ed in questo vagare senza meta e direzione nulla più ci emoziona perché nessuna parola è in grado di diventare canto, musica, armonia. Le parole sempre più difficili da usare sono diventate ingombri di cui bisogna liberarsi. Incapaci di essere luce, più che il silenzio alimentano una nuova forma di deserto che ci trasforma in replicanti di un tempo che sembra aver perso il senso dell'eternità.

Perché mai gli amori same-sex dovrebbero rimanere figli di un dio minore? Essere vietati a livello legislativo?

filosofa
GENOVA - Poco prima di giovedì scorso, ovvero dell’approvazione, da parte della commissione Giustizia del Senato, di un testo base sulle unioni civili, per coppie eterosessuali e omosessuali, e quindi poco prima della reazione della Conferenza episcopale italiana e delle parole proferite dal suo segretario generale, monsignor Nunzio Galantino: «Non è opportuno chiamare con lo stesso nome realtà oggettivamente diverse tra loro, come le unioni civili e la famiglia fondata sul matrimonio», Nicla Vassallo, professoressa ordinaria di filosofia teoretica, ha scritto un post per la 27esimaora:
27esimaora corriere.it perche la famiglia non puo essere una sulla precedente bufera mediatica, avviatesi con le dichiarazioni di Domenico Dolce sulla famiglia, post che induce a ragionare anche sugli avvenimenti successivi.
Per di più, nell’ultimo volume di Nicla Vassallo, “Il matrimonio omosessuale è contro natura: FALSO!” (Laterza: laterza scheda libro)  è chiaro che neanche la migliore delle unioni civili riesce a garantire a coppie lesbiche e gay il senso e significato di matrimonio e famiglia da tempo garantito agli etero. Perché mai gli amori same-sex dovrebbero rimanere figli di un dio minore? E, soprattutto, essere vietati a livello legislativo, con tutto ciò che questo comporta per l’esistenza di ogni persona?

Con Carlos Castaneda attraversando il potere del silenzio, quando lo sciamano si racconta con la letteratura

scrittore
ROMA - C’è una letteratura che ha un senso e una letteratura che vive la “ragione”. C’è lo scrittore che vive di esibizionismo e c’è lo scrittore che cattura il silenzio. Il mondo sciamanico è un invito a catturare il silenzio. Io mi sono formato al linguaggio dei silenzi come potere del tempo di Carlos Castaneda. Il potere del silenzio è nella magia dello sguardo. A 90 anni dalla nascita di Carlos Castaneda non va dimenticato il limite della parola Perché letteratura e alchimia hanno sempre un viaggio interrotto e poi ripreso tra i cominciamenti dei simboli? La letteratura diventa una rappresaglia quando non si fa preghiera e illuminazione. Nel percorso di una letteratura simbolo la figura dello sciamano diventa fondamentale.

Viaggiare dentro la propria anima è viaggiare nella saggezza dello sguardo, dell’ascolto, dell’impeccabilità, del guerriero della luce e mai delle ombre. Il combattente del sole, della luna e mai delle ombre e delle tenebre. Carlos Castaneda. Ritorna con il silenzioso passo. Leggiamolo con umiltà e con coraggio. A chi manca il coraggio di vivere la letteratura come magia, alchimia, mistero si allontani da Carlos. Ma la parola non può esistere senza i simboli sciamanici del sogno.
Ci sono parole di consolazione ma ci sono anche illuminanti visioni in cui la letteratura non è soltanto linguaggio ma contemplante eternità. C’era una volta un tempo in cui la memoria era soltanto sogno. E il sogno si colorava di fantasie lungo i viaggi dell’essenza della vita. Il silenzio era potere. Il potere del silenzio era una arcana energia dello spirito.
C’era una volta la memoria, che si sposava con il mistero e l’isola della metafora era l’isola dei segreti , dei segreti velati e poi chiariti. La magia e il mito ridisegnavano i luoghi di questo mistero.
Nell’isola di Carlos Castaneda (in origine Carlos César Salvador Aranha Castaneda, Cajamarca, 25 dicembre 1925 – Los Angeles, 27 aprile 1998)  la magia e il mito sono richiami ed echi che ci portano nella lontananza del tempo – memoria. Ritorna con noi spesso. Spesso si fa silenzio.
L’isola del Tonal di Castaneda (Rizzoli, 1997) è un intreccio di sfere la cui cultura diventa sapere dei popoli. E i popoli si impossessano di questo sapere filtrando il tempo attraverso la nostalgia. I dialoghi tra don Juan con don Genaro aprono le finestre al vento della memoria.
Si legge: “Il mondo non si offre a noi direttamente; di mezzo vi è la descrizione del mondo. Propriamente, quindi, noi siamo sempre a un passo di distanza e la nostra esperienza del mondo è sempre un ricordo dell’esperienza. Noi siamo perennemente in atto di ricordare l’istante che è appena accaduto, appena trascorso. Noi ricordiamo, ricordiamo, ricordiamo”.
È un andare tra i ricordi. Ma la distinzione tra il ricordare e afferrare la memoria è presente. Nel tempo i ricordi si frantumano e si raccolgono sulla tastiera della memoria. Nella memoria c’è il sapere e c’è il potere. Sentire, sognare e vedere. Sono i compiti anche della farfalla notturna che si metaforizza con il suo volo e con la sua presenza nel mondo. Il mondo e la memoria.
Castaneda filtra queste due dimensioni che sono delle sfere. La circolarità del tempo è un ritornare costantemente, al punto di partenza. Nel potere del silenzio c’è la circolarità del tempo – memoria. Il sognare. O il viaggiare. Già, appunto il viaggiare è il tema dominante della ricerca di Castaneda. Proprio ne L’isola di Tonal il viaggio è la trasparenza dell’isola. L’isola della partenza ma anche l’isola del ritorno. Dove i riti magici si compiono, si offrono, si avvertono. Il mondo degli stregoni non è soltanto il mondo della magia. È il mondo del sogno.
Si legge in Il potere del silenzio. Arcane energie dello spirito (Rizzoli, 2001): “Il nagual Elìas aveva grande rispetto per l’energia sessuale disse don Juan. Riteneva che ci fosse stata perché la usassimo nel segno. Credeva che il segno fosse caduto in disuso perché poteva sconvolgere il precario equilibrio mentale delle persone sensibili”.
È un itinerario lungo ma circolare. Per esempio così in Il secondo anello del potere (Rizzoli, 2001), in Il dono dell’aquila (Rizzoli, 1985), in L’arte di sognare (Rizzoli, 2000). Il sapere e il potere sono, comunque, incarnate dalla metafora della farfalla notturna che troviamo ne L’isola del Tonal. La sottolineatura è singolare oltre ad essere bella.
“Il sapere e il potere. I sapienti hanno l’uno e l’altro. E tuttavia nessuno di loro potrebbe dire come riuscì ad averli: potranno solo dire che li hanno ottenuti agendo come guerrieri, e che ad un dato momento tutto è cambiato”. I guerrieri della notte si incontrano con la farfalla.
E poi: “Un guerriero deve essere calmo e padrone di sé, senza perdere mai il controllo”. Gli stregoni e i guerrieri. Ma è Castaneda che incide un solco con queste parole: “Se volete esprimervi in modo preciso secondo gli stregoni, ma in modo molto ridicolo secondo il vostro linguaggio, potete dire che stanotte avevate un appuntamento con una farfalla notturna. Il sapere è una farfalla notturna”.
Le metafore sono anch’esse circolari perché camminano nel cuore del tempo e si fanno voce dentro l’anima del guerriero. Ma queste metafore chiedono allo stregone di mobilitarsi nel linguaggio. Alla fine il tempo è sempre il mistero, che si imprigiona nella memoria e si fa destino.
Appunto, il destino. L’incontro tra l’Occidente e l’Oriente è anche qui la trasparenza del potete del silenzio. E questo potere senza la forza e la consapevolezza del destino è follia. Ma Castaneda si rivela  nell’isola, si rivela nel silenzio, si rivela nel sogno.
Tre percorsi la cui luce primordiale vive non solo nel passato ma nella richiesta del presente. Il futuro è già memoria. La conoscenza è destino. Il silenzio interiore è la civiltà che si fa memoria. Un invito ad andare oltre alla ragione. Oltre la ragione c’è sempre il mistero. Un mistero che fa del nostro cammino il senso e l’orizzonte nella luce illuminante. Il volto non della verità ma del viaggiare dentro la propria anima.
Io che ho seguito e non smetto di leggere e di vivermi nell’immaginario di Castaneda ho sempre trovato il mio compagno di strada. Un compagno nella vita e nelle parole. Nei linguaggi e di ciò che usiamo chiamare letteratura nella spiritualità del sogno. Tutto altrimenti diventa relativo. Ed io che al relativismo non mi sono mai affidato e tanto meno alla ragione trovo in lui l’aquila e il volo tra il sogno e la fede. Proprio vivendo tra il sogno e la fede il potere del silenzio diventa sempre più un camminamento tra il Tempio della notte e la notte che si fa giorno. Quando lo sciamano si racconta con la letteratura il silenzio ha il suo potere nel camminamento delle parole che abitano l’anima.

“Aesthetica, esercizio n°1”, la danza va oltre. Ma ancora disinteresse di Caserta nei confronti dell’arte tersicorea

CASERTA - “Quando ho iniziato a pensare alla possibilità di mettere in scena uno spettacolo che tenesse conto dell'uso del corpo in questa contemporaneità, subito ho pensato al suo rapporto con il web, soprattutto con i social network”. E’ quanto dichiarato da Gennaro Cimmino, direttore artistico di Körper, a proposito di “Aesthetica, esercizio n°1”, e che sintetizza bene le tematiche della sua ultima creazione scandita dalle musiche di Vito Pizzo e dal disegno luci di Gianni Netti. Cimmino ne ha curato la regia, i costumi (insieme con Mario Strino) e in parte la coreografia, cofirmata con Gennaro Maione.

Dopo il debutto al Piccolo Bellini di Napoli, lo spettacolo è andato in scena domenica 29 marzo al Teatro Comunale Costantino Parravano di Caserta nell’ambito della rassegna “Quelli che la danza”. E a questo punto bisogna dire due cose.  Da diversi anni mancava al Teatro Comunale una programmazione regolare sulle nuove tendenze della danza contemporanea e, più in generale, mancava proprio la danza. E’ perciò stato bello sapere del ritorno della kermesse itinerante sul palco di via Mazzini, per di più con compagnie campane, composte di giovani danzatori e coreografi. Di contro, però, bisogna constatare, ancora una volta, il disinteresse che il pubblico casertano mostra di avere nei confronti dell’arte tersicorea. Una delle province con il più alto numero di scuole di danza (ed è proprio questo il paradosso) lascia platee semi-vuote quando ad andare in scena ci sono professionisti della danza, che sia classica o contemporanea il risultato non cambia. E allora, viene da pensare, dove finiscono tutti i ragazzi e le ragazze che ogni giorno, in Terra di Lavoro, studiano classico, hip-hop, moderno, contemporaneo, o qualsiasi altro genere? Anche le promozioni per incentivarne la presenza in platea (biglietti a 5 euro) non sortiscono alcun effetto. Ed è un vero peccato lasciarsi sfuggire occasioni di scoperta di realtà emergenti, di crescita e di confronto. Tra le occasioni perdute c’è proprio la compagnia Korper che, neanche a dirlo, si è esibita di fronte a poche decine di spettatori. Chi non c’era si è perso un lavoro con un impatto molto forte, in cui il linguaggio artistico si è messo al servizio di una riflessione sulla società contemporanea e sulle dinamiche che ne regolano la comunicazione.
“Salta agli occhi – ha spiegato Cimmino - che lo sviluppo della tecnologia nella comunicazione di massa ha cambiato il modo di sentire, di pensare, di incontrare e di amarsi. Nella società dell’immagine si vive sottoposti ad un casting continuo. Quello che emerge è che la cultura del corpo è diventata fondamentale per esprimere la propria identità.”
Il corpo diventa, dunque, protagonista indiscusso di tutta la pièce. In ogni opera di danza esso è materia prima, al centro dell’attenzione. Ma qui, per esprimere il suo ruolo ai tempi del web, è esibito in modo sfacciato, esasperato, irruento. Gennaro Maione, Flavio Ferruzzi, Sabatino Ercole, Nello Giglio, Giovanni Imbroglia, Antonio Nicastro sono i sei bravi interpreti che, ora in t-shirt e jeans e ora solo in slip, rappresentano la generazione dei selfie e dei tatuaggi, che si preoccupa di mostrarsi in ogni istante e rigorosamente secondo i diktat imposti dalla massa. Assistiamo così all’omologazione dell’immagine e, come suggerisce Cimmino, a quel fenomeno battezzato come "vetrinizzazione sociale" e che consiste nel "mettere in vetrina" ciò che è più privato.  Significativo il cinguettio del cellulare che ci sbatte in faccia, attraverso i tic ed i versi animaleschi dei danzatori, che la tecnologia ha generato in noi una specie di autismo. La dipendenza collettiva da social viene derisa, condannata la spasmodica sete di apparire, mentre la diversità fa paura. Emozionante l'omaggio a Pasolini con la voce di Diamanda Galas: "Non voglio esser solo. Ho un'infinita fame d'amore, dell'amore di corpi senza anima".

Napoli per un giorno protagonista della scena musicale con il grande evento Disco Days 2015 - FOTOGRAFIE

NAPOLI - Disco Days 2015, conclusa la quattordicesima edizione. Con la quattordicesima edizione di Disco Days, la Fiera semestrale del Disco e della Musica conclusasi ieri sera presso il teatro Palapartenope, Napoli è stata per un giorno protagonista della scena musicale. L’evento si conferma un imprescindibile momento di incontro e confronto tra gli operatori del settore, unico nel suo genere nel Sud Italia. Tra i numerosi espositori, oltre ai tanti collezionisti e negozi di dischi, audio vintage ed alta fedeltà, erano presenti numerose etichette indipendenti (per ben 13 showcase live) e case editrici (per 2 presentazioni di libri). Il Disco Days,insomma, si è confermato un grande contenitore di eventi in cui hanno trovato espressione tutte le facce della musica.

Una manifestazione che ha proposto al pubblico eventi unici nel suo genere, come la premiazione a Henry Ruggeri con il riconoscimento “Fotografia per la Musica“, l’assegnazione del Premio Microsolco ai Foja per l’album “Astrigneme cchiu forte” e la proiezione del cortometraggio dedicato a Pino Daniele ideato e prodotto da DiscoDays con i contributi video inviati dai fan “Terra Mia. Napoli saluta Pino Daniele“, che ha suscitato apprezzamenti e commozione tra i numerosi presenti. La chiusura dell’evento è stato affidata a Maurizio Capone & BungtBangt con Lucariello, Elio 100gr dei Bisca e Nigga thieuf, ai Demonilla e al talentuoso cantautore Antonio Prestieri, in arte Maldestro.
Appuntamento alla prossima edizione!


FOTOGRAFIE DI MARIA CONSIGLIA IZZO


















Campionato Italiano di Società di Marcia, Enterprise Sport & Service al comando dopo la prima prova

CASSINO (FROSINONE) - CdS Nazionale di Marcia: Enterprise Sport & Service subito al comando Dopo la prima prova la squadra sannita in testa alla classifica italiana con gli assoluti maschili. Cassino, 29 marzo 2015, primo giorno con l'ora legale in vigore, data della prima fase del Campionato Italiano di Società di Marcia, valido per l'assegnazione dei titoli nazionali individuali sui 20km juniores, promesse ed assoluti. Quattro gli atleti in gara nell'occasione tra gli assoluti, una nella gara femminile, tre in quella maschile. Buona la prova di Nicla Dell'Aquila, regolare sin dal principio nella sua andatura, tentando tra un chilometro e l'altro di dare qualche piccolo cambio di ritmo per alzare l'andatura e limare qualche secondo al tempo finale; al traguardo il cronometro si fermava ad 1h47'31", sua quinta prestazione di sempre sulla distanza, ad un minuto dalla sua performance dello scorso anno, che le valeva la12^ posizione in classifica individuale e 39pt per la classifica a squadre.
Tra gli uomini il terzetto in gara si presentava determinato ed agonisticamente agguerrito, con Vincenzo Verde a partire in prima fila, seguito da Mirko Dolci e Teodorico Caporaso: in 7 si portavano al comando a fare l'andatura, tra cui il sannita Caporaso, pronto a rispondere ad ogni strappo o allungo dei rivali.
Chilometro dopo chilometro le posizioni andavano delineandosi ed al traguardo Teodorico transitava come 5° assoluto facendo segnare il suo nuovo primato personale di 1h25'06"; col tempo di 1h31'44" il secondo dei beneventani all'arrivo era Mirko Dolci, 9° in ordine di classifica, cui seguiva Vincenzo
Verde, 14° in 1h34'16". Grazie a queste prestazioni la classifica provvisoria per società vedeva subito l'Enterprise Sport & Service al comando della graduatoria italiana con 125 punti, portando a casa già un discreto margine sui diretti concorrenti al titolo nazionale per club di Acquaviva e Recanati. Una doverosa nota anche per l'altro atleta Enterprise in gara, Francesco Fortunato, per la prima volta in una gara di campionato con la sua nuova divisa del gruppo sportivo militare delle Fiamme Gialle, giunto in 4^ posizione assoluta al traguardo col nuovo personale di 1h24'44", ma soprattutto laureandosi ancora una volta Campione Italiano, stavolta nella categoria Promesse.



domenica 29 marzo 2015

Malena Mazza a Milano con Solo Show "Le mille vite di una donna". Universo femminile irriverente

MILANO - Mia Fair 2015. Solo Show, Malena Mazza presenta "Le mille vite di una donna". Inaugurazione venerdì 10 aprile 2015, dalle 15. La Fiera Internazionale dell'Arte dedicata alla Fotografia e all'Immagine in Movimento,
Le donne sono un elastico #lemillevitediunadonna. Se gli scatti fotografici di Malena Mazza potessero parlare, lo farebbero per ore. Dentro e dietro i suoi ritratti di donna ci sono mille vite e mille storie diverse. Quelle che ognuna di noi vive ogni giorno - affannosamente - senza fermarsi un attimo. Mille vite in una, che diventano le contraddizioni della donna contemporanea, alla ricerca di perfezione, bellezza, eleganza ma sempre in corsa verso casa, figli, cucina, mariti.
Donne, mogli, madri dedite tra le mura domestiche ma, inevitabilmente, risucchiate anche dal lavoro, dal successo, dalla moda e dall’apparire. Donne che in tacchi a spillo indossano guanti di gomma per lavare in cucina, al supermercato vestite da sposa con al piede scarpe da ginnastica, donne a lucidare il forno in abito lungo da sera. Questo infinito e complicato mondo, Malena Mazza ce lo racconta così. Con la sua arte fotografica. Con le sue decine di scatti che dipingono un universo femminile colorato e suggestivo, a volte irriverente e indescrivibile con le parole. “Meglio se sigillato da un’immagine”.
Malena quel mondo lo conosce bene. Poco più che un’adolescente comincia a lavorare per il cinema e poi per la moda. Circondata da attrici, modelle, cipria e mascara, abiti da sogno, ma soprattutto da donne come tante, a volte giovanissime, intelligenti “in modo raffinato”, abituate a viaggiare per il mondo da ragazzine, in grado di cavarsela da sole, e di adattarsi ogni volta ad un ambiente ed una città diversa. Donne che devono essere sempre al top. E che devono dare il meglio esteticamente ed emotivamente. Una vita che a volte sembra una corsa contro il tempo e che in fondo nasconde la fragilità più grande del nostro tempo. “Siamo forti, dolci ed estremamente elastiche. Ma è impegnativo vivere sempre al massimo, una cosa che agli uomini non viene richiesta,una corsa infinita che potremmo anche fermare perché non sempre necessaria. Uno stile di vita che ci consente di trincerarci dietro le cose di tutti i giorni. La corsa è solo un’ alibi per non pensare. Pensare veramente”. 
Per Malena la riflessione più intima “ci fa sentire nude. Ci mette quasi a disagio”. Ci spoglia più di qualunque uomo. E il rischio è arrivare alla vecchiaia impreparate. Arrivare al momento in cui il tempo a disposizione sarà troppo e “scopriremo di non essere più in grado di dedicarci alla parte più intima di noi stesse”.
Nelle vite complicate che Malena racconta c’è anche la sua. Anche lei è una donna contemporanea fino all’ultima goccia di sangue .

Manuela Giuliano

Diletta Fraizzoli scrive “Vado a vivere alle Canarie – Guida pratica per chi sogna di trasferirsi alle Isole Canarie”

BARI - “Vado a vivere alle Canarie – Guida pratica per chi sogna di trasferirsi alle Isole Canarie”, scritto da Diletta Fraizzoli, è il nuovo ebook curato dal portale Voglio Vivere Così. La guida, che si inserisce all’interno di un progetto di più ampio respiro, composto di guide che offrono utili consigli e pratici suggerimenti a tutti coloro che desiderano emigrare all’estero, questa volta rivolge il proprio sguardo alle Isole Canarie, presentando prima genericamente e poi più dettagliatamente le diverse isole dell’arcipelago: “L'ebook si sviluppa poi su temi più attinenti al trasferimento: dai documenti da preparare prima di partire, a quelli da fare in loco, da come trovare casa e lavoro a come fare impresa”.
Diletta, ci parli di questo nuovo progetto editoriale.
L' ebook “Vado a vivere alle Canarie” fa parte di un progetto più ampio, curato da Voglio Vivere Così. L'idea è quella di realizzare e proporre a chi ha intenzione di trasferirsi a vivere all'estero delle guide pratiche, che contengano tutte le informazioni utili per compiere questo passo.
Perché proprio le Canarie? Cosa possono offrire in più rispetto all’Italia?
Le Canarie per tanti motivi: innanzitutto il clima. A parte qualche settimana l'anno, si parla di una primavera praticamente costante e di un clima asciutto e gradevole. Altri importanti motivi, che (Continua a leggere...)

"Anche mamma e papà vanno a scuola calcio”. Evento ideato da Desirèe Romeo, della S.C. Le Mole

MARINO (ROMA) - La S.S. Le Mole Calcio lancia l’iniziativa “Anche mamma e papà vanno a scuola calcio”. L’evento ideato e promosso da Desirèe Romeo, Responsabile della Scuola Calcio, si terrà lunedì 30 marzo, a partire dalle ore 17, presso l’impianto sportivo comunale “Attilio Ferraris” e vedrà scendere in campo i genitori dei bambini iscritti all’Accademia.
Desirèe Romeo ha commentato così l’iniziativa: “Il fulcro del nostro progetto sono i più piccoli, tuttavia per una volta abbiamo voluto porre al centro dell’attenzioni i “grandi”. Infatti con la scuola calcio aiutiamo i bambini ad inserirsi nel mondo dello sport, dando loro la possibilità di poter giocare sereni all’aria aperta. Lunedì 30 Marzo vogliamo fare la stessa cosa con i genitori, distogliendoli dalle preoccupazioni e dallo stress proprio del mondo dei grandi.”
Grande entusiasmo anche da parte del direttore generale Attilio Buzi: “Il 16 luglio dello scorso anno, giorno in cui la nostra società è nata, ci siamo posti come obiettivo primario quello di creare aggregazione sociale.
Ormai siamo alla fine di marzo e si può tranquillamente dire che il nostro progetto si è realizzato, la nostra scuola calcio ha fatto registrare numeri da capogiro, con duecentocinquanta iscrizioni, siamo fra le società più importanti nel panorama dei Castelli Romani. Tuttavia, nonostante, questi risultati appaganti vogliamo continuare nel nostro intento e la dimostrazione di ciò sono le iniziative che promuoviamo. Con l’evento denominato “Anche mamma e papà vanno a scuola” vogliamo ribadire la nostra volontà di voler mettere al centro del nostro progetto il concetto di aggregazione sociale, ma soprattutto quello di famiglia nel suo complesso.”

Italia Thunder 28 marzo 2015, cinque vittorie e tifosi ripagati dalle prestazioni dei pugili azzurri che incantano l'Alcatraz

MILANO - La boxe dell’Italia Thunder incanta l’Alcatraz. Cinque vittorie e tifosi assolutamente ripagati dalle prestazioni dei pugili azzurri. Dopo la sconfitta patita dall’Italia Thunder nella sfortunata serata del 7 marzo per mano degli Azerbaijan Baku Fires, Milano ha potuto riabbracciare la grande boxe della World Series of Boxing (WSB), il torneo a squadre lanciato nel 2010 dalla International Boxing Association (AIBA), grazie alla sfida che ha visto affrontarsi la compagine azzurra e gli Argentina Condors nell’undicesima giornata del torneo.

Stessa location, la discoteca Alcatraz di Via Valtellina, e stesso supporto incessante dei tifosi ma questa volta il risultato ha sorriso ai nostri atleti che si sono imposti per 5 a 0.
Tra i ragazzi allenati dal coach Raffaele Bergamasco, il primo a salire sul ring è stato Patrick Barnes, irlandese di nascita, che ha all’attivo un record WSB di 5 vittorie e 1 sconfitta. Questo match, valevole per la categoria minimosca (49 Kg), ha visto imporsi per decisione unanime il più esperto Barnes, bronzo a Pechino 2008 e Londra 2012, su Junior Leandro Zarate (0-1), che ha comunque disputato una gara generosa. 
Nel secondo incontro è salito sul ring l’altro irlandese del team italiano, Michael Conlan (5-3), stella di 23 anni, già bronzo alle Olimpiadi di Londra 2012, che combatte nella categoria pesi gallo (56 Kg). Conlan ha sfidato Ignacio Perrin (1-3) e dominato l’incontro dall’inizio alla fine vincendo il match per decisione unanime. 
Il terzo incontro ha avuto come protagonista il capitano dell’Italia Thunder Vincenzo Mangiacapre, bronzo olimpico a Londra 2012, che combatte nella categoria superleggeri (64 Kg). Certamente una delle punte di diamante della squadra italiana, Mangiacapre non ha deluso le aspettative dei tifosi vincendo l’incontro per decisione unanime contro il pugile argentino Ronan Nahuel Sanchez (2-5) e portando il suo record personale WSB a 11 vittorie e 2 sconfitte.
Per la categoria pesi medi (75 Kg) sono saliti sul ring Raffaele Munno (0-1) e Christian Zarate (0-2). Il venticinquenne pugile italiano, oro ai Campionati Italiani 2012 e 2013, ha trovato la prima vittoria in questa competizione battendo il suo avversario per decisione unanime.
Hanno chiuso l’undicesima giornata del torneo i pesi massimi, categoria 91 Kg. Per l’Italia Thunder è salito sul ring il ventunenne Fabio Turchi che aveva all’attivo prima di questo match una vittoria e una sconfitta in WSB. Contro di lui l’argentino Dario Alcapan (0-2) che però non è stato all’altezza del nostro pugile e ha perso l’incontro per decisione unanime.
Prova decisamente convincente dunque per l’Italia Thunder che ha riscattato la sconfitta milanese di inizio marzo con un tondo 5-0.
Le World Series Of Boxing (WSB) sono un’iniziativa dell’AIBA, International Boxing Association, organo ufficiale di governo della boxe dilettantistica, riconosciuta dal Comitato Olimpico Internazionale (CIO). E’ una competizione a squadre che permette ai pugili partecipanti di mantenere la possibilità di qualificarsi alle Olimpiadi, riunendo atleti provenienti da tutto il mondo ed offrendo loro un ponte tra boxe olimpica e il professionismo. La serata è strutturata in cinque incontri, ognuno di cinque round da tre minuti. Il team vincitore è quello che conquista più incontri.

Un Minuetto nella noia dei giorni. A due anni dalla scomparsa del cantante e poeta Franco Califano

cantante e scrittore
ROMA - A due anni dalla scomparsa di Franco Califano. Un Minuetto nella noia dei giorni. Il 30 marzo di due anni fa moriva Franco Califano. È stato mio amico. Mio punto di riferimento. Ha accompagnato i miei anni di università. Nella sua poesia la sua solitudine la mia solitudine, la nostra noia…Poesia e solitudine. Era  una Roma di fuoco e fiamme. Lì ho conosciuto il Califfo. Franco Califano. L’ironia tutta intrecciata nel soffocante miraggio di una “maledizione” che viveva nel tentativo di superare la noia e vive l’amore con la profondità del tempo e dei sorrisi strappati alla tentazione di superare ogni giorno la morte.
Erano anni difficili.
Metà anni Settanta. Era il mio percorso in quella Casa dello Studente di Roma, De Dominicis, e le sue parole mi accompagnavano tra libri non studiati e letti e libri scavati con l’agonia del vivere con i tanti poeti maledetti, decadenti, ermetici. Anni di fuoco e di tempeste. E Franco ci recitava che tutto il resto è noia. Per superarla bisognava attraversarla.
Concerti alla ricerca di quelle emozioni che ci facevano superare la solitudine di una serata. Ebbene, in uno di quei concerti, io ragazzo di periferia e ribelle come sempre nella vita e innamorato dell’avventure, urlai fino a raggiungere il suo sguardo. Il dopo concerto, e il nostro sguardo si fece stretta di mano, un abbraccio nel sudore della contentezza ma anche nello scambio di un sudore trasportato da pelle a pelle.
Maledetta noia. E fu così che conobbi il Franco della poesia che ha segnato non una generazione ma un’epoca della parola sussurrata e mi ha segnato con quella sua voce roca, con quel suo vivere segnando gli attimi e con il suo coraggio di non accogliere la vulgata comunista, Franco anticomunista, di quegli anni e anche degli anni suoi difficile quando venne aiutato da Bettino Craxi nel 1983. Sino ai giorni successivi.
Il suo coraggio e il suo non formarsi ad una canzone fragilmente detta impegnata e in molte occasioni futile. Franco recitò la malinconia del pianto e del non piangere. Del pianto sulle nostre vite. E lo recitammo, lo cantammo sulla scalinata di Piazza di Spagna nelle sere di giugno, di luglio in una Roma infuocata negli anni terribili della mia giovinezza.
È passato tanto tempo ma la sua coerenza nella parola, negli atteggiamenti, nel vivere cercando di uccidere le nostalgie sono rimasti dentro i miei passi di disubbidiente. E se in me non è mai passata la passione, e non la ragione, della disubbidienza lo devo anche a lui. È uno dei poeti che mi ha formato in una stagione di sorrisi e di ribellione. Cantò l’amore nella stranezza dei rapporti e negli attimi che fuggono e non li ritrovi più.
Gli attimi. L’amore è l’estrema consolazione. È il tutto. Mi ritornano i passaggi di una canzone che si intitola proprio “Attimi”. Una verseggiare che spinge l’anima ad uscir fuori e farsi vento, tempesta, naufraga, marea. Attimi nell’amore. Ma sono gli attimi che fermano la vita nell’amore e l’amore nella vita: “Ci sono attimi in cui tu mi manchi,/e in quei momenti mi sento male./Ci sono attimi in cui non ti penso/e so benissimo cosa fare./E tu che balli nei miei pensieri,/donna di oggi, donna di ieri,/chissà se vivi le mie emozioni/se a volte hai le mie sensazioni”.
Un poeta nella libertà del suo destino che non ha mai smesso dire quello che sentiva e distante dalla prigionia delle consuetudini. Era un vero artista. Il sorriso della donna che si affaccia dalla finestra. Rose e crisantemi. Un canto e un contracanto. Sempre nella libertà. Sapeva di vivere la vita alla giornata camminando sulle ali della morte e sul volo della vita di una farfalla. Parafrasando un po’ il suo recitativo. Ma Franco è stato un maestro. Un maestro vero! Il coraggio di un maestro nella sua visione di essere alla ricerca della luce. A lui ho dedicato un libro a pochi mesi dalla morte e una trasmissione per la Rai nel 2014. ho parlato del nostro rapporto e della nostra Roma.
In quella Roma anni Settanta (fine anni Settanta) è stato il mio compagno di versi e di serata che trasportato la mia perenne solitudine oltre il fiume che scorreva nella lentezza del vento. Ma mi legava a Franco un’altra amicizia “maledetta” e bella perché essere poeta maledetto è vivere la bellezza e il sottosuolo fino in fondo.
Mi legava a Franco una donna e una voce straordinariamente profonda, anche nel mio essere e nel mio tempo, Mia Martini. La mia calabrese Mia. E devo ricordare quel “Minuetto” scritto da Franco e cantato meravigliosamente da Mia. Mia e Franco in un minuetto di storie incrociate sugli orizzonti dei dubbi.
“E' un'incognita ogni sera mia.../Un'attesa, pari a un'agonia. Troppe volte vorrei dirti: no!/E poi ti vedo e tanta forza non ce l'ho!/Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no!/Le mani tue, strumenti su di me,/che dirigi da maestro esperto quale sei”.
Ma qui siamo ad anni più tardi rispetto al 1977 e 1978. Mia Martini e il suo “Minuetto” è il mio viaggio di fine Liceo. Califano è l’iniziazione dei miei anni universitari. Tra i due si è consumata la rivoluzione della mia vita. E ora mi ritornano con la passione che non ho mai perso nella sensualità delle sconfitte e delle vittorie pronto a pagare sempre, come Franco mi ha insegnato. E poi in anni successivi “La nevicata del 56” che mi riporta a mio padre, al mio paese, ai miei sogni abbandonati nelle sfreccianti malinconie.
La poesia. Sì la poesia. Ma come non può definirsi poesia un impatto testuale come “Appunti sull’Anima”. Così solo un passo: “Ma noi che navighiamo sopra un vecchio relitto,/chi pensava mai che fosse naufragato in un letto;/questa roccia d'amore dopo tante ferite/meritava il suo premio e non due vite finite./Appunti sull'anima,/far l'amore al buio, non vedersi più...”.
Poeta che penetra l’anima. Poeta che attraversa il buio. Poeta che non smette di vivere e credere nella passione perché in ogni passione ci sonno pezzi di esistenza. Mi ha insegnato di non vivere la vita mai a metà. Non si vive mai a metà. Avevamo appuntamenti non mantenuti. Ma in questi concerti che aveva avviato ci sarebbe stato un incontro magari senza appuntamento. Mancheremo a questo appuntamento. Ora “si va”.
Si va verso una meta che nessuno sa… Quante amicizie ancorati ai ricordi e al presente. Quante amicizie mai rivelate. Franco era un amico nella vita e nel raccontare gli amori. L’amore. Ma tutta la vita è sensualità sotto le lune. Senza la follia non c'è poesia. Si scrive sempre sotto la voce delle alchimie. Ma cosa sono le alchimie per un poeta?
Ha scritto versi, libri, musica segnando di silenzi e di voci il mio cammino. E' vero. tutto il resto poi diventa noia se non si riescono a racchiudere gli attimi anche tra le vie dei quartieri.
La sua scrittura. Califano scrittore e poeta. Come vorrei trafiggere gli anni e riprendermi un gesto di quando si cantava la musica è finita. "Non buttiamo via così la speranza di una vita" perchè "Un minuto è lungo da morire se non è vissuto insieme a te". Il tempo è un gioco frenetico nella vita che si intreccia nel cuore delle attese. Era nato nel 1938.

sabato 28 marzo 2015

La casa chiusa più in voga della Parigi del 1871. Su laeffe tra segreti, vendette e desideri incontrollabili

laeffe
MILANO - Domenica 29 marzo alle 23 su laeffe (canale 50 Dtt e tivùsat, 139 Sky) quarto episodio della seconda stagione di Maison Close – La casa del piacere, la serie-rivelazione francese firmata Canal+ che racconta le storie, tra prevaricazione e riscatto, di alcune professioniste dell’amore in un bordello parigino di fine Ottocento. Nel quarto episodio, Mosca, messo in guardia da Kertel, che teme un’offensiva dei fratelli del defunto Corentin, decide di tenersi le ragazze e diventarne il protettore, chiedendo loro più della metà dei guadagni in cambio della sua protezione. Vera invece, decide di rivelare tutto a sua  figlia Jeanne.
Anne Charrier, l’affascinante interprete di Vera, racconta le sue impressioni sul suo personaggio nella serie: “Un personaggio duro, che si trova ad affrontare un ambiente che non è da meno, mantenendo però una sua sensibilità. La serie è stata una rivelazione, per me, per la gente del mestiere e per il grande pubblico, mi sono ritrovata in prima linea dentro un ruolo di una ricchezza straordinaria.”
Il quarto appuntamento con la seconda stagione di Maison Close – La casa del piacere è per domenica 29 marzo alle 23.00 su laeffe (canale 50 DTT e tivùsat, 139 di Sky).

Andate a vivere la gioia delle Isole Canarie, vi accompagnano e agevolano le parole di Diletta Fraizzoli

BARI - “Vado a vivere alle Canarie – Guida pratica per chi sogna di trasferirsi alle Isole Canarie”, scritto da Diletta Fraizzoli, è il nuovo ebook curato dal portale Voglio Vivere Così. La guida, che si inserisce all’interno di un progetto di più ampio respiro, composto di guide che offrono utili consigli e pratici suggerimenti a tutti coloro che desiderano emigrare all’estero, questa volta rivolge il proprio sguardo alle Isole Canarie, presentando prima genericamente e poi più dettagliatamente le diverse isole dell’arcipelago: “L'ebook si sviluppa poi su temi più attinenti al trasferimento: dai documenti da preparare prima di partire, a quelli da fare in loco, da come trovare casa e lavoro a come fare impresa”.

Diletta, ci parli di questo nuovo progetto editoriale.
L' ebook “Vado a vivere alle Canarie” fa parte di un progetto più ampio, curato da Voglio Vivere Così.
L'idea è quella di realizzare e proporre a chi ha intenzione di trasferirsi a vivere all'estero delle guide pratiche, che contengano tutte le informazioni utili per compiere questo passo.


Perché proprio le Canarie? Cosa possono offrire in più rispetto all’Italia?
Le Canarie per tanti motivi: innanzitutto il clima. A parte qualche settimana l'anno, si parla di una primavera praticamente costante e di un clima asciutto e gradevole. Altri importanti motivi, che invece riguardano più l'aspetto economico sono il costo della vita, decisamente più basso rispetto a quello italiano e le notevoli agevolazioni per chi pensa di trasferirvisi per fare impresa.

Com’è strutturato l’ebook?
L' ebook presenta innanzitutto l'arcipelago da un punto di vista storico-politico: spesso dimentichiamo infatti che, nonostante le isole abbiano istituzioni importanti, dipendono dal regime politico spagnolo, una monarchia parlamentare. Vengono poi presentate le isole singolarmente, per dare di ognuna un'idea generale. L'ebook si sviluppa poi su temi più attinenti al trasferimento: dai documenti da preparare prima di partire, a quelli da fare in loco, da come trovare casa e lavoro a come fare impresa. Tutto questo senza perdere di vista la quotidianità: dall'educazione alla sanità, all'affitto o al costo della benzina.

Come è stato svolto il lavoro di ricerca di informazioni e contenuti, estremamente dettagliati, presenti nella sua guida?
Per le parti generali ho consultato direttamente le istituzioni, sia locali che nazionali, mentre per le parti riguardanti le imprese, ho contattato professionisti italiani che da anni operano alle Canarie e che mi hanno fornito i dettagli più importanti su come fare impresa o come trasferire la propria dall'Italia.

Quali sono i primi passi da compiere prima di trasferirsi alle Canarie?
Sembra una banalità, ma prima di tutto bisogna capire se può essere o meno il Paese giusto per trasferirsi. Fondamentale quindi – se possibile – passare del tempo nell'arcipelago, conoscere le diverse isole, le diverse caratteristiche locali. L'ideale sarebbe, una volta sul posto, parlare con altri italiani, che prima di noi hanno compiuto questo passo, e toccare con mano la realtà di tutti i giorni.
Una volta presa la decisione di dove trasferirsi alle Canarie non resta che decidere se recarvisi per fare impresa o per cercare lavoro: da qui i passi da fare cambiano.

Il costo della vita in cosa differisce da quello italiano?
Direi in tutto: prima facevo l'esempio della benzina e non a caso, perché quando l'ho saputo, ha colpito anche me: 1,14 euro di media non è un prezzo cui siamo abituati in Italia. Ma come questo anche gli affitti, in media sui 350 euro al mese. Con questi come “costi fissi”, gli altri seguono a ruota: dalla spesa media per famiglia al cinema, dai mezzi pubblici alle bollette.

Perché scegliere di lasciarsi alle spalle l’Italia e partire per le Isole Canarie?
Direi per tutte le ragioni precedenti: costi bassi e clima su tutti...ma non solo.
Vivere alle Canarie vuol dire immergersi in pieno nello stile di vita tipico degli spagnoli che, come dico spesso, vivono molto all'aria aperta, hanno un gran senso di comunità ed amano essere socievoli. Vuol dire anche allontanarsi dallo smog e dallo stress che ormai hanno invaso l'Italia, per lasciarsi sorprendere dai colori della natura (che sì, esistono ancora), dai sorrisi della gente e dal fatto che esistono altre culture e società oltre la nostra.
Ancora oggi penso a come ho potuto vivere tanti anni in Italia, senza che l'idea di trasferirmi mi passasse per la testa: spesso la paura di muoversi da ciò che si conosce preclude un mondo davvero sorprendente.

Dove è possibile acquistare “Vado a vivere alle Canarie”?
Si può acquistare su Amzon, IBS e sugli altri principali market place, oppure in PDF direttamente dal sito Voglio Vivere Così.

venerdì 27 marzo 2015

Abu Dhabi Contemporary Art, l'artista molisana Mina Cappussi protagonista negli Emirati Arabi

ROMA - Vernissage domani, 28 marzo 2015, in Abu Dhabi che vede protagonista tra gli artisti italiani la giornalista-artista Mina Cappussi, direttrice del quotidiano internazionale Un Mondo Di Italiani. Un importante riconoscimento che si aggiunge alla carriera artistica della pittrice contemporanea italiana. L'ambasciatore Giorgio Starace ha personalmente chiesto ai curatori  di poter incontrare in udienza privata gli artisti che sono giunti negli Emirati. Ieri è iniziato l'allestimento presso Abu Dhabi Art Hub, curatrice della mostra Gina Affinito.
Il programma:
l'inaugurazione nell'open-space alle 18.30 insieme ai rappresentanti ed agli artisti della Lettonia, in residenza presso l'Art Hub per il  "Latvia Art Month". 
Inno Nazionale Italiano e Lettone; introduzione degli artisti di "Italian Soul" e del progetto da parte della curatrice; congratulazione agli artisti da parte dell'Ambasciatore Giorgio Starace; taglio del nastro inaugurale insieme al Founder dell'Art Hub, Mr Ahmed Al Yafei.

Particolarmente apprezzata dalla critica e dai collezionisti arabi l’opera Auri Mihna, caratterizzata, come suo stile, dalla preziosa peculiarità di avere connaturata alla sua natura visiva un’intrinseca spiegazione filosofica. Tutte le opere dell’artista Mina Cappussi infatti sono corredate da una didascalia, nutrita di dettagli filosofico-letterari, che impreziosisce l’opera rendendola fruibile non solo visivamente ma anche nel più intimo significato legato all’anima della pittrice e al suo background culturale. 
 “Profilo ambiguo - Mina Cappussi parla di Auri Mihna, tra le opere esposte a Dubai e da domani in mostra ad Abu Dhabi - quasi un androgino primordiale dalle forme muliebri, la figura al centro dell’opera, è simbolo di riunificazione degli opposti. Quasi un’attualizzazione del Rebis Ermetico della Scienza Segreta dell'Alchimia che riassume gli aspetti divergenti e apparentemente opposti dell’essere umano e del mondo nel quale viviamo. Ma tale dualità è illusoria, ingannevole. La visione onirica di innumerevoli mondi che si agitano intorno a noi nasconde il segreto della rivelazione: quei mondi non siamo altro che noi stessi. Lo sguardo teso verso le multiformi realtà che incessantemente creiamo ci aiuta a superare le paure, a  riconoscere l’Uno nel tutto, l’uniforme nel molteplice,  la Verità nelle ombre illusorie del divenire”.
Infine, il giorno 2 aprile è prevista l'intervista presso la Abu Dhabi Television per parlare del progetto e della mostra Italian Soul.           
ITALIAN SOUL TEAM:
Immacolata Maddaloni, presidente Centro Culturale Arianna, Gina Affinito, Art Curator, Grazia Nuzzi, Storica e Critica dell’Arte, Artrooms, Web Gallery Partner, Majid Rais, traduzioni in lingua araba, Tania Sabatino, Ufficio Stampa, Mariano Cervone, impaginazione grafica, Aleksandra Mandic, Photographer, Emanuele Antonio, supporter, Ufficio stampa dell’artista in Italia, Nicola Mucciardi.



Il film “L’ultimo lupo” di Jean-Jacques Annaud nel progetto Medwolf al The Space Cinema di Grosseto

GROSSETO - Progetto Medwolf in Maremma. Con il film “L’ultimo lupo” anche il progetto Medwolf al cinema di Grosseto. Fino a mercoledì 1 aprile con la visione del film “L’ultimo lupo” sarà possibile visionare gratuitamente la mostra Medwolf sulla conservazione del lupo. In occasione dell’uscita del film “L’ultimo lupo”, di Jean-Jacques Annaud, sarà possibile visitare al The Space Cinema di Grosseto la mostra Medwolf “le migliori pratiche di conservazione del lupo nelle aree mediterranee” e ricevere gratuitamente materiale informativo sul progetto. Il film rimarrà al cinema fino a mercoledì 1 aprile 2015 con due spettacoli al giorno: uno alle 18,30 e l’altro alle 22,30.
L'obiettivo del progetto Life+ Medwolf, finanziato dalla Commissione Europea, è quello di ridurre il conflitto tra la presenza del lupo e le attività dell’uomo nelle aree rurali delle due aree di studio (in Italia, nel territorio della provincia di Grosseto, e in Portogallo). Medwolf vede infatti per la prima volta la collaborazione tra associazioni di categoria del mondo agricolo (Confagricoltura, Cia e Coldiretti), associazioni ambientaliste (Legambiente e Wwf), istituzioni (Provincia di Grosseto) e centri di ricerca (Iea). Ricordiamo che il lupo (Canis Lupus) è una specie protetta a livello nazionale ed europeo ed è inserita nella Lista rossa dell'Unione internazionale per la conservazione della natura (Iucn) come "specie vulnerabile".

Alberto Capobianco, Gabriele Uboldi, Iacopo Fiore: studenti vincitori della XXIII edizione delle Olimpiadi di Filosofia

ministra dell'istruzione
ROMA - Olimpiadi di Filosofia, sul podio i sei vincitori. Assegnati i riconoscimenti agli studenti. Assegnati questa mattina i premi agli studenti vincitori della XXIII edizione delle Olimpiadi di Filosofia. Presso la Sala della Comunicazione del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca si è svolta la cerimonia di consegna dei riconoscimenti. Sei in tutto i ragazzi premiati, tre per la sezione Nazionale, e tre per quella Internazionale. A ricevere la targa per il miglior elaborato svolto per il canale Nazionale sono stati: Alberto Capobianco, del Liceo scientifico “Newton” di Chivasso (classificato al primo posto), Gabriele Uboldi, del Liceo classico “Volta” di Como (secondo posto), e Iacopo Fiore, del Liceo scientifico “Masci” di Chieti (al terzo posto). Per il canale Internazionale: al primo posto  Rosaria Caddeo, del Liceo classico salesiano “don Bosco” di Cagliari (con un testo in lingua inglese), al secondo, con un testo in lingua francese, Ludovico Machet, del Liceo scientifico “Binel Viglino” di Saint Vincent (Aosta) e al terzo, con un elaborato in lingua tedesca,  Alberto Merzari, del Liceo classico “Minghetti” di Bologna.

A salutare i vincitori, con un videomessaggio, la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini. Mentre i premi sono stati consegnati da Silvia Costa, presidente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo e dalla direttrice generale per gli ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Miur, Carmela Palumbo.
“E’ veramente straordinario che 4.000 e più ragazzi di tutta Italia si siano iscritti a questa competizione che – ha detto Giannini – è una competizione dello spirito, dell’intelligenza”. Una partecipazione, ha aggiunto il Ministro, che vuol dire “Mettersi davvero nella prospettiva giusta per affrontare i tempi che la vita ci pone, sia sul piano privato che sociale”.
Sono 80 gli studenti arrivati da tutta Italia per l’ultima sfida. Ieri hanno affrontato la gara finale. Questa mattina la premiazione. Per il podio i finalisti sono stati chiamati a scrivere un saggio filosofico in lingua italiana o in lingua straniera, a seconda del canale (Nazionale o Internazionale) prescelto all’inizio della competizione. I primi due studenti classificati del canale Internazionale parteciperanno alla XXIII International Philosophy Olympiad che si terrà a Tartu in Estonia dal 14 al 18 maggio 2015, sotto il patrocinio dellaFédération Internationale des Sociétés de Philosophie (la FISP). 
Le Olimpiadi di Filosofia sono promosse dalla Direzione Generale per gli Ordinamenti scolastici e la valutazione del sistema nazionale di istruzione del Miur e dalla Società filosofica italiana, in collaborazione con la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO, il Dipartimento Scienze Umane e Sociali, Patrimonio culturale del CNR, la Fédération Internationale des Sociétés de Philosophie (la FISP), e rientra nel programma nazionale del Miur per la valorizzazione delle eccellenze. 
La XXIII edizione ha visto la partecipazione di circa 4.000 studenti (praticamente il doppio degli oltre 2.000 iscritti dell’anno scolastico precedente, il 2013/2014) alle varie fasi di selezione. Oltre 200 i licei di provenienza, comprese le scuole di lingua tedesca del Trentino Alto Adige. Le Olimpiadi di Filosofia sono gare individuali rivolte agli alunni dei licei statali e paritari.
Nel corso della cerimonia di premiazione importanti esponenti delle istituzioni europee e nazionali, oltre a noti filosofi e persone di cultura, hanno animato la tavola rotonda “La filosofia scuola di libertà e creatività.

Santa Teresa D'Avila, la mistica nella profezia dell’esilio, nasceva il 28 marzo di 500 anni fa

scrittore
ROMA - Il 28 marzo di 500 anni fa nasceva  Santa Teresa D'Avila. La mistica nella profezia dell’esilio. Nella sua Spagna Musulmana ha tracciato un viaggio che ha come dimensione onirica un giardino nel quale  ci sono perle e diamanti. Questo giardino è la metafora dell’anima. Non si vive l’anima. Si abita l’anima come se si abitassero le stanze del castello del proprio cuore.  Santa Teresa d’Avila è una mistica che ha attraversato il sogno della Profezia attraversando la Provvidenza e i suoi sentieri. Santa Teresa abitando il suo castello – anima si definisce nella grazia dei setti “ambienti”, i quali intrecciano i gradini dell’essere.  Viviamo sempre dentro un "Castello". Siamo fatti di castelli. Si entra tra gli incisi o gli intagli per cercare per capire per vivere l'intensità che potrebbe condurre alla Illuminazione.
Siamo noi un "Castello interiore".
Conoscerci per conoscere. Una cifra di una intensa metafisica che "Possiamo considerare la nostra anima come un castello fatto di un solo diamante o di un tersissimo cristallo, dove sono molte mansioni...".È un concetto di Teresa D'Avila. Di Santa Teresa D'Avila.
È da anni che studio leggo medito sul senso dell'anima sul quale lo spazio di Teresa si è impostato con il suo coraggio e la sua bellezza. Una Santa che viveva nella nicchia dei miei labirinti. Labirinti che “descrivono” la vita come “una notte passata in una scomoda locanda”.
L'altra notte ha bussato al portone del mio castello e mi ha domandato perché perdo ore e ore a scrivere su un argomentare che mi lascia a volte vuoto a volte ricco a volte strapazzato da idee e pensieri. Mi ha chiesto di riflettere sulla spiritualità delle sette mansioni. Questo sette mi riporta a mio padre. Già. Mio padre morendo mi ha sussurrato che volando sarebbe arrivato al settimo piano del Castello. Nessun vento mi ha ricordato, allora, la mia Teresa, che ho studiato nei primi anni universitari, ma le pagine belle del Castello del Re risalgono addirittura  agli anni ultimi del Liceo.
Ebbene, è venuta a trovarmi e mi ha ricordato che avevo fatto una promessa dopo l'uscita del mio Canto di Requiem, dedicato a Giovanni Paolo II, scritto a Santo Domingo nel 2005. Un Canto che resta tra le letture che Teresa intreccia nelle sue “meditazioni” sul  Canto del Cantici che accompagna il mio camminare tra la passione e la sensualità dello sguardo dei miei Orienti che sono andalusi e musulmani, cristiani e culturalmente bizantini in un Rinascimento – Barocco che è l’espressione di senso.
C’era una promessa dentro di me. La promessa era quella di riflettere meditare silenziare assorto sul suo Castello e sulla metafisica dell'anima.
Era nata  il 28 marzo del 1515. Muore il 4 ottobre del 1582. Perché Teresa?  È la Santa della Resistenza al dubbio.In tempi di equivoci e di contraddizioni che portano alla debolezza dell'anima bisogna risalire e trovate "il buon giardiniere" per ricoltivare le rose che adornano il Castello.
Siamo uomini non perduti, ma chiusi nel bosco e chiedere al "chiaro" di illuminate il cammino significa abitarlo fino alla fine. Il cammino. 
Abitate l'anima. Quanta Teresa c'è nella Zambrano che continua con Camus a lasciarmi vivere la rivolta dello spirito nella ribellione della coscienza  di Cioran che mi recita l’utopia e la storia nel  vento della spiritualità. Allora. A 500 anni dalla sua nascita cercherò di abbandonare il labirinto e tentate di vivere il Castello. Quello che non si vede ma si avverte e si ascolta.
L'orizzonte della bellezza è un viaggio. Senza teologie ma con il segno mistico che è Provvidenza. È Profezia. Soltanto il mistico della profezia potrà salvarci.
Teresa busserà ancora al mio portone. Ed io non mi farò trovare impreparato perché in quella notte scomoda ci sono le radici dell’alba delle Orazioni. Bisogna conoscersi prima di conosce: mi ha insegnato Teresa. Ma “credo che non arriveremo mai a conoscerci, se non procureremo di conoscere Dio”. Per conoscerlo abbiamo bisogno della contemplazione che va oltre la meditazione. In quel senso mistico che è la fede senza teologia.
Il Cristo che trova in Teresa è quello che mi specchia nella eresia che è profezia. Bisogna sempre sopportarsi nell’esilio che viviamo e che ci vive. L’esilio è la finestra che ci conduce verso oil Castello. I quattro pilastri: raccoglimento, quiete, unione, estasi sono la Fortezza della metafisica dell’esilio perché tra Dio e l’Anima vive la Bellezza. Un percorso che non smette di accompagnarmi tra gli orizzonti fatti di linguaggio. E nel linguaggio il Divino il nostro cuore nell’umiltà.
Ormai sono anni che dialogo con Teresa e il suo misticismo è una di quelle vie che mi lascia nell’esilio ma non mi lascia solo. Perché dietro ogni crepuscolo c’è l’aprirsi della notte e in ogni notte c’è la luce che annuncia l’alba che è la Speranza.

Maremma Magnalonga Terramare 2015: affascinante viaggio escursionistico a tappe nel territorio della provincia di Grosseto

GROSSETO - Nuovo programma Escursioni/Trekking 2015. Con l'arrivo della primavera riparte la Maremma Magnalonga Terramare 2015 (II° edizione): un'affascinante viaggio escursionistico a tappe nel territorio della Provincia di Grosseto per conoscere i prodotti tipici e tradizioni legate ai luoghi di origine. L'obiettivo originale è perciò quello di "far muovere le persone" attraverso il trekking e allo stesso tempo promuovere il territorio, sopratutto i luoghi più sconosciuti e fuori dal solito circuito turistico. 4 appuntamenti nella Provincia di Grosseto da Marzo a Giugno: 29 Marzo - Trekking nel tufo - Pitigliano - ore 14.30 P.zza Garibaldi 26 Aprile - Trekking dell'ominide a Baccinello, Scansano - ore 14.30 al rondò principale 31 Maggio - Trekking granitico, Isola del Giglio - ore 8.00 imbarco P. Santo Stefano (full day) 28 Giugno - Trekking nelle gole dell'Albegna - ore 9.00 a Rocchette di Fazio (Comune di Semproniano)