sabato 31 dicembre 2016

Schiaccianoci, firmato da Amodio, al Teatro Valli di Reggio Emilia. Le ombre e le tinte forti di Hoffmann

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REGGIO EMILIA - Al Teatro Valli ritorna l'incanto dello Schiaccianoci firmato da Amedeo Amodio. Sulle familiari note di Ciaikovskij mercoledì 4 gennaio 2016, ore 20.30 rivive lo storico e indimenticabile spettacolo di danza, con le scene di Emanuele Luzzati, che debuttò a Reggio Emilia nel 1989 con Aterballetto.

In scena 40 danzatori, due artisti del teatro d'ombre e un trampoliere.

È lo Schiaccianoci italiano più bello, uno dei più interessanti della storia della danza, senz’altro uno dei più incantevoli: andrà in scena mercoledì 4 gennaio 2017, alle ore 20.30, al Teatro Valli nella Stagione di Danza, dove aveva debuttato nel 1989, con le oniriche coreografie di Amedeo Amodio, le proiezioni di silhouettes animate, nello sfavillante impianto scenico di Emanuele Luzzati, uno spettacolo sulle familiari note di Ciaikovskij, dove “i confini tra il mondo dell’immaginario e la realtà di tutti i giorni sono così attenuati che, a volte, non sappiamo quale sia più vero e più concreto” (A. Amodio)

Lo spettacolo coincide con il 10° anniversario della scomparsa di Emanuele Luzzati che ha fatto risplendere le scene italiane e del mondo con i colori della sua tavolozza e l’arcobaleno della sua fantasia, nonché con il 200° anniversario della pubblicazione della novella di E.T. A. Hoffmann.

Il cast al Teatro Valli vedrà la prima ballerina Anbeta Toromani, affiancata dal primo ballerino Vito Mazzeo (Balletto Nazionale Olandese), con il corpo di ballo e i solisti della Daniele Cipriani Entertainment. 


In scena 40 artisti (37 ballerini, 2 artisti del teatro d’ombre e un trampoliere).

Se la maggior parte degli “Schiaccianoci” – a partire dall’originale del coreografo Marius Petipa –  si rifanno all’adattamento e addolcimento del racconto da parte dello scrittore Alexandre Dumas, il balletto di Amodio ci restituisce le ombre e le tinte forti di Hoffmann, sottolineando il confine labile tra immaginazione e realtà. 

In questo Schiaccianoci, creato per Elisabetta Terabust e Vladimir Derevianko nel 1989 da Amodio, all’epoca direttore di Aterballetto, lo Schiaccianoci del titolo non è il prodotto di un sortilegio, bensì della fantasia di una bambina la quale gioca e parla coi suoi giocattoli, facendoli vivere nel mondo magico dell’immaginazione, che è quello della “sua” realtà: uno schiaccianoci  può benissimo essere un principe, un’ombra sulla parete può diventare un drago in quel mondo dove desiderio e paura, sogno e incubo si sovrappongono in continuazione. Una rivisitazione in chiave psicologica del balletto normalmente popolato di fate, che lascia tuttavia intatto l’elemento fiabesco poiché nulla vi è di più magico della fantasia infantile. 

Lo Schiaccianoci di Amodio/Luzzati si rivolge a grandi e bambini: con la coreografia di Amodio, le scene e costumi di Luzzati, le “ombre” ideate dal Teatro Gioco Vita e qui realizzate della Compagnia teatrale L’Asina sull’Isola, gli inserimenti musicali di Giuseppe Calì volti a dare risalto all’odore sulfureo che, ogni tanto, s’insinua tra le note di Caikovskij.



Teatro Municipale Valli. Mercoledì 4 gennaio 2017, ore 20.30. Lo Schiaccianoci di Ciaikovskij. 

Balletto in due atti di Amedeo Amodio, dal racconto di E.T.A. Hoffmann "Schiaccianoci e il Re dei Topi" coreografia e regia Amedeo Amodio, musiche Pëtr Il'ic Ciaikovskij scene e costumi Emanuele Luzzati teatro d’ombre L’Asina sull’Isola, voce Gabriella Bartolomei luci Marco Policastro assistente alla coreografia Stefania Di Cosmo produzione Daniele Cipriani Entertainment con il contributo del Ministero dei Beni, delle Attività Culturali e del Turismo.  

Primi Ballerini Vito Mazzeo (Schiaccianoci) e Anbeta Toromani (Clara). Solisti e Corpo di Ballo Daniele Cipriani Entertainment.




venerdì 30 dicembre 2016

Gianluca Terranova, tenore noto per Caruso, dà il benvenuto al 2017 da Ravello col Concerto di Capodanno

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Gianluca Terranova
RAVELLO - Gianluca Terranova al Concerto di Capodanno. Sarà Gianluca Terranova, il tenore noto al grande pubblico italiano per aver dato voce a Caruso in una popolarissima miniserie TV, a dare il benvenuto al 2017 da Ravello con il Concerto di Capodanno, pensato come omaggio alla tradizione operistica italiana.

Proprio questa sera, alle ore 21,20, su Rai Premium andrà eccezionalmente in onda la replica di "Caruso, la voce dell’amore".

Apprezzato interprete lirico - recenti i suoi successi alla Scala di Milano, all’Arena di Verona, al Regio di Torino, al San Carlo di Napoli, all’Opéra Royal de Wallonie di Liegi, al Theater Essen, al New National Theatre di Tokyo, all’Opera Australia di Sydney - Terranova vanta numerose collaborazioni con artisti e programmi televisivi. Per il grande schermo, è la voce del potente e allegro messicano "El Chubacabra" nel film d’animazione Planes (2013). Conosciuto anche oltre i confini europei, in Australia vince l’Helpman Awards come miglior interprete maschile per il suo Alfredo in Traviata.

Per la rassegna di fine anno, organizzata dalla Fondazione Ravello in collaborazione con il Comune di Ravello, Terranova si esibirà nelle più belle arie del repertorio lirico italiano, attingendo dai capolavori di autori quali Rossini, Donizetti, Verdi e Puccini.

Programma

Auditorium Oscar Niemeyer

La Fondazione Ravello invita cittadinanza e turisti

al Concerto di Capodanno

Domenica 1 gennaio 2017, ore 12

Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi”

Direttore: Francesco Ciampa

Jessica Nuccio soprano

Gianluca Terranova tenore

Musiche di: G. Rossini, G. Verdi, G. Puccini, G. Donizetti

Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento posti

Martedì 3 gennaio, ore 20.30

Peppe Barra

In “natalizia”

con Peppe Barra e Angela Luglio

Paolo Del Vecchio, chitarre, mandolino; Luca Urciuolo pianoforte, fisarmonica; Sasà Pelosi basso;

Ivan Lacagnina tammorre, percussioni; Giorgio Mellone violoncello; Alessandro De Carolis flauti

Regia di Peppe Barra

Musiche di R. Viviani, R. De Simone, P. Trampetti, P. Del Vecchio, L. Urciuolo e della Tradizione

Venerdì 6 gennaio ore 20,30

Noa & Band

Love Medicine

Noa, voce e percussioni; Gil Dor, chitarra e dir. musicale;

Adam Ben-Ezra, contrabbasso; Gadi Seri, percussioni

giovedì 29 dicembre 2016

Rossana Casale a Roma con "Round Christmas", storie "attorno" al Natale da grandi autori della musica

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ROMA - "Il Natale deve essere, a mio parere, un tempo dove poter gioire ma dove è anche d'obbligo accendere il pensiero ed essere presenti al racconto dell'uomo in tutte le sue sfaccettature e la musica è l'unica cosa che ti dà la possibilità di farlo contemporaneamente." Rossana Casale​

Il 5 gennaio 2017 l'Auditorium Parco della Musica di Roma celebra le festività natalizie con un grande concerto: Rossana Casale salirà sul palco della Sala Petrassi con il suo nuovo progetto e album "Round Christmas", dedicato alle storie raccontate "attorno" al Natale da grandi autori della musica mondiale del '900, tra cui Tom Waits, Maria Bethânia, George Brassens, Gilberto Gil, Edith Piaf, Henry Salvador, Donald Y Gardner. 

Dopo il disco "Merry Christmas in Jazz" del 2009, Rossana Casale torna a cantare del Natale con un concerto insolito, interpretando musiche e canzoni di culture diverse, unite sotto la stessa anima blues e jazz, accostando sacro e profano: il tradizionale "Silent Night" e "Chocolate Jesus" di Tom Waits, "A cradle in Bethlehem" e "Invocação" di Maria Bethânia. I racconti crudi e poetici di George Brassens ne "Le Père Noël Et La Petite Fille" o di Edith Piaf con la sua toccante "Le Noel de la rue", contrapposti al gioco del brano del 1946 "All I want for Christmas is my two front teeth" (D Y Gardner) o "Zat You Santa Claus", ai tempi interpretata dal grande Louis Armstrong.

Dopo aver concluso lo scorso ottobre una grande tournée di tre anni con il progetto dedicato a Giorgio Gaber "Il Signor G e l'Amore", Rossana Casale partirà in tour con "Round Christmas" toccando importanti locations italiane, tra cui il Parco della Musica di Roma e il Blue Note di Milano, accompagnata dal suo Rossana Casale Jazz Quintet formato con il pianista Emiliano Begni, Gino Cardamone alla chitarra e al banjo, il contrabbassista Ermanno Dodaro e Francesco Consaga impegnato al sax soprano e al flauto.

Ad aprire il concerto a Roma, la talentuosa cantante Violetta Zironi, finalista dell'edizione 2013 di X Factor.

Il Fantasma dei Natali passati, dal "Canto di Natale" di Dickens e “Il Presepe popolare napoletano” di De Simone

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NAPOLI - Se siamo a Piazza San Gaetano e gli spiriti di Fiammetta (Fabiana Fazio) e Boccaccio (Mario Di Fonzo) corrono a corteggiarsi come al loro primo incontro, allora siamo nel Complesso Monumentale di San Lorenzo Maggiore di Napoli.

Il 27 dicembre 2016 "Il Fantasma dei Natali passati", a cura di NarteA, si è ispirato al "Canto di Natale" di Dickens e a “Il Presepe popolare napoletano” di De Simone. I testi vivi e pregnanti di Febo Quercia, si avvalgono dei costumi di Antonietta Rendina e di intervalli pregni di storia e dell’atmosfera suggestiva del chiostro: “Guai a chi non crede ai fantasmi, soprattutto guai a chi non crede ai propri fantasmi, quelli che abbiamo dentro, quelli che non vogliamo ascoltare, quelli che non vogliamo vedere. Tutto scorre, tutto gira…” 

Sergio Del Prete inverte la clessidra e siamo nelle sale del museo accompagnati da Matteo Borriello, dove tra allegorie medievali e collezioni del settecento, gli occhi del visitatore sono rapiti ad ogni passo.

Tra una meraviglia e l’altra, il nostro fantasma del Natale, dondola fra le ombre per condurci nella meravigliosa Sala Sisto V, in cui Lina Toscano ci presenta, appassionata, la storia della “piccola Cappella Sistina” affrescata da Luigi Rodriguez.

Lo spirito letteralmente prende la forma di Eleonora Pimentel Fonseca che proprio nelle festività del 1798 fu arrestata con l’accusa di giacobinismo.


Interpretata da Elisabetta Bevilacqua, l’essere immateriale della rivoluzionaria che fu “impiccata come una lazzara” si presenta elegante e convincente, crudele e bella proprio come Napoli.

Ma il tempo, si sa, è circolare e non fa meraviglia seguire Camilla Tripodi nell’antico foro romano, in cui Antimo Casertano è un panettiere che sembra vivere da sempre nel sottosuolo della Neapolis greco-romana.

Se il pubblico viene dal futuro, lui lo accoglie in modo che il forno, che vede acceso, quasi sembra scottare a dispetto del freddo, con verve, racconta come chi governa “banchetta un anno sano tra lussi e terme” mentre a noi non resta che guardare un piccolo fuoco che scoppietta e “chiedere al dio dell’agricoltura di farci bastare l’anno intero e tutto il raccolto”.

Molti gli applausi alle cose fatte con gusto.









Alla Casa delle Culture di Cosenza, Partire per ricominciare - Isabella. Delicato romanzo di Marlisa Albamonte

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COSENZA - Partire per ricominciare - Isabella. Cosenza -  Casa delle Culture - Sala “Gullo”. E’ stato presentato a Cosenza presso la Casa delle Culture, Partire per ricominciare - Isabella (The Writer Edizioni), sensibile e delicato romanzo di Marlisa Albamonte.

Dopo i saluti di rito portati da Rosaria Succurro, assessore comunale, l’autrice ha tracciato, con un’attenta disamina, il suo lavoro. 

Sono, altresì, intervenuti alla manifestazione, moderata dallo scrivente, Antonello Grosso La Valle, presidente provinciale UNPLI; Concetta Grosso, presidente provinciale CIF e Matteo Dalena, storico e giornalista.

Da annotare, ancora, alcune riflessioni proposte dal pubblico presente e un suggestivo e struggente momento musicale (alcune melodie in lingua Arbëreshe).

Nel corso dell’iniziativa è stato ricordato, con un breve profilo e un minuto di raccoglimento, Giorgio Leone, apprezzato storico dell’arte, prematuramente scomparso.

Silvio Rubens Vivone

mercoledì 28 dicembre 2016

Il Comune di San Lorenzo del Vallo intitoli la Biblioteca a Mariano Bruni, matematico e storico delle Scienze

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Mariano Bruni
SAN LORENZO DEL VALLO - A Mariano Bruni la Biblioteca: un matematico che ha applicato, nelle sue lezioni, le teorie di Halmos e Weil ed ha formato intere generazioni. In virtù della sua personalità di intellettuale e della funzione scientifica ed educativa che ha svolto, ed essendo nato a San Lorenzo del Vallo nel 1914, vissuto successivamente a Cosenza, dopo aver studiato a Roma, ma non ha mai perso i contatti con il paese di origine per motivi di affetto e di legami di sangue, le cui radici sono ben ramificate,  propongo, all’Amministrazione Comunale, di intitolare la Biblioteca Comunale a Mariano Bruni, matematico e storico delle Scienze e personalità che ha saputo fondere la cultura scientifica con quella umanistica in un processo prettamente educativo che ha formato intere generazioni.

Personalità di primo piano nella Calabria degli Anni Sessanta e protagonista nelle Scienze matematiche in Italia.

“La matematica non è una scienza deduttiva: quello è un cliché. Quando tentiamo di dimostrare un teorema, non è che elenchiamo le ipotesi e poi iniziamo a ragionarci su. Quello che facciamo è una serie di prove ed errori, esperimenti, tentativi.” Mariano Bruni era molto vicino alla lezione di Paul Richard Halmos (1916 – 2006). 

Una lezione continuata con Snow e prima con la scuola moderna nata tra il Cinquecento e il Settecento. Infatti sia Charles Percy Snow, e le sue due culture e Pascal e Leibniz nella riflessione sulle “intermittenze” umanistiche costituiscono una significativa chiave di lettura. Si intrecciano i parametri delle scienze e, tra le scienze matematiche e la fisica, un continuatore di quei ricercatori, che hanno sempre saputo legare il modello umanistico a quello scientifico, attraverso lo studio articolato delle algebre, ovvero dei numeri con i quali si racconta la “cifra” dei simboli, è stato certamente Mariano Bruni.  Mariano Bruni ha applicato, nelle sue lezioni, il metodo scientifico – umanistico. 

Un matematico, “puro” ma anche “applicato”, dentro una formazione umanistica, che ha sempre preso come modello Charles Percy Snow nel sottolineare che  “coloro che trascurano una delle due culture non sanno quello che si perdono”.  

Mariano Bruni è nato a San Lorenzo del Vallo nel 1914. I suoi studi forti sono stati sviluppati tra collegi e la sua  esperienza importante romana. È stato un intellettuale che sempre è riuscito a porre all’attenzione il confronto tra le lettere e il “racconto” della matematica. 

Da questo punto di vista si potrebbe considerare un innovatore. Appunti sparsi, quaderni andati perduti e un “vocabolario” dei linguaggi parlati lo hanno sempre posto come un riferimento in una Cosenza che guardava alle scienze della matematica con molta attenzione. 

Il suo voler insegnare la matematica con gli strumenti di una formazione umanistica, e mai relativista, ha significato aprire nuove strade alla comprensione di quelle scienze che restano applicate alla “indiscutibilità” del dato, ma Mariano Bruni creava un “ragionamento” intorno ai risultati di una equazione, intorno alla visione di un triangolo nelle sue forme, intorno ad un trapezio. 

La forma perfetta, ricordo un suo dialogare proprio sulla perfezione delle forme e sui numeri perfetti. La questione dei numeri perfetti, Mariano Bruni la impostava in una filosofia che comprendeva, in modo particolare Telesio, Giordano Bruno e l’interpretazione vichiana dei cicli. 

In realtà applicava la “spiegazione” – Lezione sulla matematica non affidandosi ad un linguaggio “arido” tra il concreto e l’astratto, nella leggibilità e non leggibilità del numero, bensì ogni forma e ogni numero avevano una loro partecipazione metafisica. Anzi sosteneva che la parola stessa andava pronunciata in questi termini Meta – Fisica. Da questo punto di visto è stato un innovatore e lo è stato proprio nel momento in cui il dibattito sulle scienze esatte poneva delle discussioni interessanti sul piano del dibattito nazionale. 

Il suo modello restava Michael Polanyi con il saggio Le due culture,  che risale del 1959. Parlava spesso di questo autore perché, sostanzialmente, condivideva il pensiero: “Il nostro compito non è sopprimere la specializzazione della conoscenza ma realizzare l'armonia e la verità nell'intero dominio della conoscenza”. La conoscenza è punto nodale tra il sapere umanistico e quello scientifico.

L’umanesimo e la scienza, mi diceva, dialogano nel momento in cui Spinoza incontra Pitagora. Il sapere umanistico è dentro il sapere scientifico. L’esempio, appunto, che spesso poneva era incentrato sulla grecità di Pitagora. Ricordo che sosteneva la necessità di una teoria filosofica attraverso la teoria pitagorica. 

Non creava mai steccati tra la filosofia e la matematica perché in entrambi, lo ricordo benissimo, è il Pensiero che prevale e quando il Pensiero perde le coordinate è difficile comprendere perché i numeri sono un vocabolari dentro i linguaggi della vita. 

Sono elementi che hanno una loro valenza in un processo culturale tout court, perché è in questo processo che lo scibile umano si centralizza come metodologia dei saperi. Un matematico puro che trovava nella filosofia la chiave di lettura per interpretare il rapporto tra spazio e tempo. 

L’altro suo “assillo”, o meglio pensiero pensante, scientifico e Meta Fisico. Il Pensiero si sviluppa non solo con il mettere in discussione dati acquisiti, ma con il dimostrare che i dati acquisiti siano realmente tali. Ed è un “vocabolario” che ha le sue matrici filosofiche. Mariano Bruni, si stabilisce a Cosenza, come già detto, e diventa un riferimento per intere generazioni. 

Muore nel novembre del 1983. Era nato cento anni fa. La sua presenza è da prendere come modello in un contesto in cui la discussione tra scienze e modelli umanistici resta completamente aperta. Un esempio di matematico che ha saputo legare le scienze alla vita e la matematica stessa alla filosofia. Pitagora, Eraclito, Talete e Spinoza i suoi riferimenti.

Ha sempre posto nella lettura della matematica una visione interpretativa dei modelli pedagogici e dei modelli educativi. Infatti, considerato allievo della scuola formativa di Snow non poteva che sottoscrivere considerando le due culture, scientifica e umanistica, che “…c’è una sola via per uscire da questa situazione: e naturalmente passa attraverso un ripensamento del nostro sistema educativo”. 

Mariano Bruni ha saputo mettere in discussione la visione soltanto scientifica della matematica, inserendo la cosiddetta “scienza esatta” nella vasta problematica delle due culture, che si pongono come ricerca e come pensiero nell’incontro tra filosofie: umanistica e ragione.  

Un filosofo amato dal Bruni è stato sempre Husserl, ovvero mentre la matematica si serve dei numeri,  la filosofia si chiede se i numeri esistono. Ma il matematico che studiava spesso resta, per Mariano Bruni, André Weil (1906 – 1998), fratello della filosofa Simone Weil: “Niente è più fecondo, tutti i matematici lo sanno, di quelle vaghe analogie, quegli oscuri riflessi che rimandano da una teoria all'altra, quelle furtive carezze, quelle discrepanze inesplicabili: niente dà un piacere più grande al ricercatore”.

A Torino spettacolo tragicomico “S.O.S – Storia di un’Odissea Psicosomatica”, con Aurélia Dedieu

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TORINO - La Compagnia Makiro presenta “S.O.S - Storia di un'Odissea psicosomatica”. Venerdì 6 gennaio 2017, ore 15,30; sabato 7 gennaio 2017, ore 19,30. Teatro Gobetti, via Rossini, 12, Torino. Spettacolo in prima nazionale, presentato all’interno della terza edizione della rassegna “Il Cielo su Torino”, organizzata dal Sistema Teatro Torino.

A one HUMAN show in cui un personaggio clownesco accompagna il pubblico con canzoni, gag, danza e pantomima in un viaggio all’interno del corpo umano ed in un serrato confronto con gli organi interni alla ricerca di un equilibrio biologico ed emozionale in cui si parlerà anche di terapie alternative. Una riflessione tragicomica sugli esseri umani, sulle loro contraddizioni, sui loro stati d'animo e sul collegamento tra fisico e psiche. 

Venerdì 6 e sabato 7 gennaio nell’affascinante cornice dell’ottocentesco Teatro Gobetti di Torino, la Compagnia Makiro presenta in prima nazionale lo spettacolo tragicomico “S.O.S – Storia di un’Odissea Psicosomatica” interpretato dalla giovane attrice francese Aurélia Dedieu con regia di Giuseppe Vetti.  Lo spettacolo è programmato all’interno della terza edizione della rassegna “Il Cielo su Torino”, progetto dedicato ai giovani talenti sostenuto da Sistema Teatro Torino e inserito nel cartellone del Teatro Stabile.

Uno spettacolo che farà viaggiare il pubblico all’interno del corpo umano in un serrato confronto con gli organi interni alla ricerca di un equilibrio biologico ed emozionale. Per gli appassionati dell’Allegro chirurgo, per chi cerca un collegamento tra fisico e psiche, per un breve e singolare ripasso di anatomia, per chi è interessato a terapie di cura alternative, S.O.S. propone un viaggio “allucinante” in cui si incontrano strani abitanti dei nostri organi che agevolano la comprensione dei sottili fili che uniscono cuore, mente e corpo. 


Guidata da un medico molto particolare, la protagonista incontrerà sette tra i suoi organi, sette stazioni che le riveleranno sorprendenti retroscena: l’intestino, territorio irrazionale e istintivo; l’utero, un campo dove la vita si riproduce se le “condizioni atmosferiche“  lo permettono ;  lo stomaco che, se il corpo e fabbrica, si sindacalizza in una comica rilettura dei rapporti di forza nel mondo del lavoro; il sistema ormonale con ipotalamo, tiroide, ipofisi, ghiandole che diventano giocatori di un campionato sportivo che condiziona il funzionamento quotidiano dell’organismo in momenti a volte meno idonei ; il fegato, il simbolo del coraggio ma anche della rabbia incondizionata, luogo della depurazione degli scarti, ma anche della necessità di sopravvivere in un contesto bellico continuo; il cuore, luogo di emozioni fuori controllo che si manifestano sulle note di una famosa canzone d’amore… ovviamente francese; il cervello, la sala macchine del nostro organismo, il centro direzionale di scelte e azioni. 

Dalla periferie alla sala macchine del nostro organismo, in un crescendo paradossale di clownerie, canto, gag, danza e pantomime, la protagonista cercherà di entrare in sintonia con se stessa mettendo in scena le fragilità dell'essere umano verso un'accettazione più grande e sicuramente più ironica di noi stessi.

Ma può la comicità e la semplicità disarmante del clown parlare di questi temi? Di terapie alternative, di analisi personale, di espansione della coscienza? Come semplificare queste tematiche senza che perdano il loro senso profondo? Come deridere costruendo? Come costruire deridendo? Esiste l’arte del paradosso? Può diventare una risorsa per noi esseri umani? Può esistere una consapevolezza leggera? Comica?

Le risposte vengono lasciate a chi guarderà questo spettacolo nato dall’incontro tra Aurélia Dedieu, l’attrice, e Giuseppe Vetti, il regista. Mettendo a confronto metodologie e esperienze diverse in campo teatrale e non; mescolando l’arte del clown che Giuseppe Vetti pratica professionalmente da 15 anni, con l’esperienza mista tra teatro, canto, educazione, insegnamento e terapia personale portata avanti da Aurélia negli anni. 

Aurélia Dedieu è una giovane artista francese che da 11 anni ha scelto Torino come città in cui vivere, dando vita a spettacoli dove si fondono le sue numerose competenze teatrali e musicali. 
Giuseppe Vetti si dedica da anni all’universo clown attraverso performance in prima persona e regie. Con S.O.S, accoglie la sfida di dirigere uno spettacolo che affronta temi complessi con un linguaggio semplice. Unica regola : non prendersi mai del tutto sul serio.

Credits: scritto da Aurélia Dedieu e Giuseppe Vetti. Con Aurélia Dedieu. Regia di Giuseppe Vetti. Musiche: Elia Pellegrino - Giuseppe Vetti. Grafiche: Housedada. Scenografia: Jacopo Valsania. Tecnica: Luca Carbone. Costumi: Federica Chiappero. Foto-video: Davide Carrari. Produzione Compagnia Makiro in collaborazione con Teatro B. Brecht di Formia, Sala Fenix di Barcellona, Teatro C’Art di Castelfiorentino, CuboTeatro di Torino e Teatro della Caduta di Torino.

La Rassegna IL CIELO SU TORINO - teatrostabiletorino.it

All’interno della stagione 2016/17 del Teatro Stabile di Torino è presente la terza edizione della rassegna denominata “Il cielo su Torino”, in collaborazione con Sistema Teatro Torino.  
Il progetto, attento ai linguaggi del contemporaneo nonché al ricambio generazionale, è dedicato alle compagnie teatrali operanti sul territorio piemontese con un livello artistico professionale, e si propone di offrire un’adeguata visibilità ai debutti delle loro produzioni.

martedì 27 dicembre 2016

I 70 anni della prima Cineteca d'Italia, fondata da Luigi Comencini e Alberto Lattuada. I film d'archivio

Cineteca-Italia-Luigi-Comencini-Alberto-Lattuada
MILANO - Da gennaio a dicembre 2017 si svolgerà Cineteca70, l’evento celebrativo per i primi 70 anni di Fondazione Cineteca Italiana (1947 – 2017), la prima Cineteca d’Italia, fondata da Luigi Comencini e Alberto Lattuada nel 1947. L’iniziativa è organizzata da Fondazione Cineteca Italiana in collaborazione con MIBACT – Direzione Generale Cinema e Comune di Milano, con il Patrocinio di Regione Lombardia e sostenuta da SIAE - Società Italiana degli Autori ed Editori.

Tantissime le iniziative, fra cui varie rassegne cinematografiche. 

Dal 10 al 28 gennaio presso il MIC - Museo Interattivo del Cinema, Fondazione Cineteca Italiana in occasione dei festeggiamenti per i 70 anni della Cineteca, presenta 1947: 14 FILM D’ARCHIVIO: durante tutto l’anno ogni mese saranno proposti i migliori film d’archivio realizzati nel settimo anno di ogni decennio, un utile e speriamo avvincente ripasso della nostra storia recente e meno, dove il film si mostra nella sua duplice natura di opera d’arte e di documento storico, testimonianza del proprio tempo. Ai lungometraggi saranno affiancati documentari che raccontano la società del 1947 e cortometraggi d’animazione.

I film in programma: La signora di Shanghai di Orson Welles, La donna della spiaggia di Jean Renoir, Il caso Paradine di Alfred Hitchcock, Il diavolo in corpo di Claude Autant-Lara, Il vento m’ha cantato una canzone di Camillo Mastrocinque, Forza bruta di Jules Dassin, Il silenzio è d’oro di René Clair, Notte senza fine di Raoul Walsh, Gli uomini sono nemici di Ettore Giannini, Monsieur Verdoux di Charles Chaplin, Legittima difesa di Henri-Georges Coluzot, Le catene della colpa di Jacques Tourneur, Il miracolo della 34ª Strada di George Seaton e Il pirata di Vincente Minnelli.


Fra i film d’animazione che precedono i lungometraggi, da segnalare un vero e proprio gioiello: Lalla, piccola Lalla, primo mediometraggio a colori dei fratelli Pagot (1946), autori del pulcino Calimero. Il soggetto del film è tratto dal racconto “Poldo e Paola” scritto da Toni Pagot e illustrato da Nino e pubblicato su “Il Giornalino” tra il 1940 e il 1942, ed è stato presentato alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nel 1947.

SCHEDE DEI FILM E CALENDARIO 
Martedì 10 gennaio
h 17.00 Miss Italia 1947
Italia, 1947, 10’. 
Il concorso di Miss Italia 1947 a Stresa.
A seguire
La signora di Shanghai 
Orson Welles, USA, 1947, 87’. Con Everett Sloane, Rita Hayworth Un avventuriero senza prospettive salva una ricca donna da alcuni teppisti e viene quindi assunto come guardaspalle tuttofare e si trova a viaggiare per il mondo su un magnifico jacht.
Mercoledì 11 gennaio
h 15.00 La donna della spiaggia
Jean Renoir, USA, 1947, 71’. Con Robert Ryan, Charles Bickford.
Un ufficiale di marina conosce una donna misteriosa, moglie di un pittore cieco, e ne diviene l'amante. 
A seguire 
Lalla piccola Lalla
Nino Pagot, 1947, 18’
Primo mediometraggio d’animazione italiano a colori.
h 17.00 Il caso Paradine
Alfred Hitchcock, USA, 1947, 125’. Con Gregory Peck, Alida Valli. Un’affascinante donna viene accusata di aver ucciso il marito, l’avvocato che assume la sua difesa si innamora di lei, mettendo a repentaglio il suo matrimonio e la sua carriera.
Giovedì 12 gennaio
h 17.00 Il diavolo in corpo
Claude Autant-Lara, Francia, 1947, 110’. Con Micheline Presle, Gérard Philipe. Un’infermiera in un ospedale militare conosce fortuitamente un liceale diciassettenne.  Venerdì 13 gennaio 
h 17.00 Il vento m’ha cantato una canzone
Camillo Mastrocinque, Italia, 1947, 80’. Con Laura Solari, Alberto Sordi.
Radio Sibilla è in difficoltà: lo sponsor, il commendator Torelli, è insoddisfatto delle trasmissioni e minaccia di ritirare i fondi.
Sabato 14 gennaio
h 17.00 La Città del Vaticano
Romolo Marcellini, Italia, 1947, 12’
La città del Vaticano vista nei suoi apetti minori: la minuta vita quotidiana degli anni cinquanta che si svolge all’ombra della presenza papale e dell’ininterrotto affluire di fedeli e pellegrini.
A seguire
Forza bruta
Jules Dassin, USA, 1947, 98'. Con Yvonne De Carlo, Burt Lancaster. In un carcere oppresso dai metodi brutali di un poliziotto avvengono incidenti sempre più gravi e sanguinosi.
Martedì 17 gennaio
h 15.00 Il silenzio è d’oro René Clair, Francia, 1947, 100’ con Maurice Chevalier, François Périer Un ex attore di varietà datosi al cinema muto s'innamora di una innocente fanciulla provinciale, affidatagli dal padre perché muova i primi passi nella carriera artistica.
Mercoledì 18 gennaio
h 17.00 Notte senza fine Raoul Walsh, USA, 1947, 101'. Con Robert Mitchum, Dean Jagger.
Un giovane reduce della guerra ispano-americana è tormentato da un sogno ricorrente che si rivelerà originare da un ricordo represso.
Giovedì 19 gennaio
h 15.00 Gli uomini sono nemici
Ettore Giannini, Francia/Italia, 1947, 108’. Con Andrea Checchi, Valentina Cortese Durante la seconda guerra mondiale, un uomo accusato di collaborare coi nazisti viene ucciso dai partigiani. La sua amante, per vendicarlo, accetta di diventare una spia al servizio dei tedeschi.  h 17.00 Monsieur Verdoux Charles Chaplin, USA, 1947, 122’. Con Isobel Elsom, Charles Chaplin. Per mettere al riparo dalla rovina economica la moglie e il figlio, Verdoux, bancario licenziato, corteggia ricche vedove.
Venerdì 20 gennaio
h 17.00 The World Parade
USA, 9’.
Documentario girato sulle Isole Hawaii: musica, balli popolari, spiagge e surf.
A seguire
Legittima difesa
Henri-Georges Coluzot, Francia, 1947, 107'. Con Bernard Blier, Louis Jouvet. Un uomo geloso dell'incontro tra sua moglie ed un attempato libertino viene accusato del suo omicidio quando questo viene trovato senza vita
Sabato 21 gennaio
h 17.00 Ave Maria
Ferdinando Cerchio, Italia, 1947,15’
Documentario in cui pastori percorrono la Via Crucis.
A seguire
Le catene della colpa
Jacques Tourneur, USA, 1947, 88’ con Robert Mitchum, Kirk Douglas Il gestore di una stazione di servizio sogna una vita tranquilla ma il suo passato lo raggiungerà
Giovedì 26 gennaio
h 17.00 Il miracolo della 34ª Strada George Seaton, USA, 1947, 96’. Con Maureen O'Hara, John Payne.
Un vecchio, in occasione delle feste, viene assunto da un grande magazzino come Babbo Natale. I modi affabili dell'uomo e le sue premure disinteressate verso i piccoli lo fanno presto diventare il loro idolo.
Sabato 28 gennaio
h 15.00 L’ultimo Sciuscià
Gibba, Italia, 1947, 15’
La storia d' un bambino che sopravvive in un angolo di strada vendendo sigarette di contrabbando. A fine giornata, sogna le stelle, verso cui vola in un impeto di gioia.
A seguire
Il pirata Vincente Minnelli, USA, 1947, 102'. Con Judy Garland, Gene Kelly.
Agli inizi dell'800 in un'isola dei Caraibi una ragazza promessa sposa al Sindaco si innamora di un pirata ma le apparenze si riveleranno ingannevoli.



Rossini, Verdi, Puccini e Donizetti: a Ravello l’Orchestra “Giuseppe Verdi”, diretta da Francesco Ciampa

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RAVELLO - La Fondazione Ravello per le festività di fine anno si sposta, come di consueto, all’Auditorium Oscar Niemeyer. Fulcro degli eventi in cartellone, organizzati in collaborazione con il Comune di Ravello, il Concerto di Capodanno (domenica 1 gennaio 2017, ore 12) pensato come un sentito omaggio all’Italia, alla sua storia e alla forza della sua tradizione musicale.

In pedana, a dare il benvenuto al 2017, l’Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi” (che torna dopo l’applauditissima esibizione di luglio), diretta dal maestro Francesco Ciampa, con le più famose arie della tradizione operistica italiana, da Rossini a Verdi, da Puccini a Donizetti interpretate dalle voci della soprano Jessica Nuccio e del tenore Stefan Pop. Una scelta artistica dal forte valore simbolico che radica nella coesione nazionale la premessa per affrontare con spirito unitario le scelte dei tempi nuovi. 

In cartellone, non solo musica classica. Sul palco disegnato dall’archistar brasiliana si alterneranno infatti, personaggi di spicco del panorama artistico nazionale ed internazionale.

Ad inaugurare la rassegna sarà, mercoledì 28 dicembre (ore 21), il sound multietnico della Barcelona Gipsy balKan Orchestra, band di forte estrazione internazionale che ha suscitato grande curiosità a Barcellona e in molti altri paesi europei grazie alle sue performance che uniscono la musica tradizionale dei Balcani con la musica latino americana, le canzoni tradizionali catalane, italiane, greche, russe e del medio oriente con le sonorità vibranti del jazz, del flamenco, del jazz manouche e della musica rockabilly grazie all’estrazione cosmopolita dei suoi componenti. 


Giovedì 29 dicembre (ore 21) di scena invece - riporta ancora il comunicato stampa -, uno dei talenti più acclarati del panorama musicale italiano, Fabrizio Bosso che ritorna nella Città della Musica con uno dei suoi progetti più affascinanti: Lo Spiritual Trio. Omaggio alla musica nera, declinata nella sua variante Gospel e Spiritual, con ben due album alle spalle, Spiritual (2011) e In Purple (2013), Fabrizio Bosso, Alberto Marsico e Alessandro Minetto, porteranno a Ravello il meglio di entrambi i lavori in una versione inedita arricchita dalla straordinaria voce di Walter Ricci.

Martedì 3 gennaio (ore 20.30) sarà la volta di “Natalizia spettacolo tratto dalla tradizionale Cantata dei Pastori frutto dell’estro dissacratorio di Peppe Barra. Il cantore della moderna napoletanità, attingendo a piene mani ai temi della tradizione orale, interpreterà canti e testi del ‘600 e ‘700 in chiave contemporanea dando vita ad alcuni dei personaggi principali del presepe per rappresentare sulla scena l’incanto del verbo umanato e del trionfo del Bene sul Male.

A chiudere la rassegna un altro gradito ritorno, quello di Noa che, venerdì 6 gennaio (ore 20.30), tornerà a calcare il palcoscenico dell’Auditorium Niemeyer in quartetto assieme, oltre che all’inseparabile chitarrista Gil Dor, al giovane virtuoso del contrabbasso Adam Ben Ezra e all’altro partner musicale di lunga data, il percussionista Gadi Seri. Con questo progetto, pressoché tutto in acustico, Noa volge il suo sguardo in particolare ai sentieri jazzistici, rimanendo sempre ancorata alla sua dimensione di cantante totale, in grado di rappresentare se stessa sul palco sia quando si cimenta con le tradizioni musicali yemenite ed ebraiche sia quando ritorna alle sue origini di cantautrice dalle influenze world.

PROGRAMMA AUDITORIUM OSCAR NIEMEYER

Mercoledì 28 dicembre, ore 21
BARCELONA GIPSY BALKAN ORCHESTRA
Sandra Sangiao, voce; Dani Carbonell, clarinetto; Mattia Schirosa, fisarmonica; 
Julien Chanal, chitarra; Ivan Kovacevic, contrabbasso; Stelios Togias, percussioni; 
Oleksandr Sora, violino

Giovedì 29 dicembre, ore 21
FABRIZIO BOSSO SPIRITUAL TRIO
Fabrizio Bosso, tromba; Alberto Marsico, organo; Alessandro Minetto, batteria
featuring Walter Ricci 

LA FONDAZIONE RAVELLO INVITA CITTADINANZA E TURISTI 
AL CONCERTO DI CAPODANNO
Domenica 1 gennaio 2017, ore 12
Orchestra Filarmonica Salernitana “Giuseppe Verdi”
Direttore: Francesco Ciampa
Jessica Nuccio soprano
Stefan Pop tenore
Musiche di: G. Rossini, G. Verdi, G. Puccini, G. Donizetti
Ingresso libero su prenotazione fino ad esaurimento posti

Martedì 3 gennaio, ore 20,30
Peppe Barra 
IN “NATALIZIA”
con Peppe Barra e Angela Luglio
Paolo Del Vecchio, chitarre, mandolino; Luca Urciuolo pianoforte, fisarmonica; Sasà Pelosi basso; 
Ivan Lacagnina tammorre, percussioni; Giorgio Mellone violoncello; Alessandro De Carolis flauti
Regia di Peppe Barra 
Musiche di R. Viviani, R. De Simone, P. Trampetti, P. Del Vecchio, L. Urciuolo e della Tradizione

Venerdì 6 gennaio ore 20,30
Noa & Band
LOVE MEDICINE
Noa, voce e percussioni; Gil Dor, chitarra e dir. musicale; 
Adam Ben-Ezra, contrabbasso; Gadi Seri, percussioni

Dalla Grande Miniera di Serbariu, la Marcia delle Befane. Star bene con sé stessi e star bene con gli altri

Grande-Miniera-di-Serbariu-Carbonia
CARBONIA - Il 6 gennaio 2017 a Carbonia la marcia delle Befane. Partirà dalla Grande Miniera di Serbariu, il prossimo 6 gennaio, la Marcia delle Befane. La partenza, prevista per le ore 10.30, sarà preceduta dalla raccolta delle iscrizioni (ore 9) presso il Piazzale Sergio Usai all’ingresso della Miniera.

La manifestazione, che attraverserà il Centro Intermodale e via Roma, terminerà alle 13, in Piazza Roma, con la premiazione degli atleti e la distribuzione di calze.

La manifestazione è organizzata dal Comune di Carbonia con la collaborazione della società sportiva “Zitto e Corri Master Team” e MSP Italia - Movimento Sportivo Popolare.

In occasione delle festività natalizie, in linea con il concetto “star bene con sé stessi e star bene con gli altri”, il Comune di Carbonia ha voluto proporre un divertente evento sportivo per coinvolgere bambini, ragazzi e adulti.

Le attività sportive, infatti, sono un’ottima occasione di aggregazione e di incontro tra generazioni diverse, di promozione di esperienze cognitive, sociali, culturali e affettive. La conquista di abilità motorie e la possibilità di sperimentare e migliorare le proprie capacità, stando insieme agli altri, sono fonte di gratificazioni che incentivano l’autostima, l’ampliamento progressivo delle esperienze e stimolano lo spirito di condivisione, cooperazione e coesione sociale.
L’Assessora alla Pubblica Istruzione, Politiche Giovanili, Sport
Carla Mario

Charles Baudelaire moriva nell’anno in cui nasceva Luigi Pirandello. Autori che intrecciano maschera e follia

Charles-Baudelaire-Luigi-Pirandello-Autori
Charles Baudelaire e Pierfranco Bruni
ROMA - Charles Baudelaire il viaggio e l’alchimia a 150 anni dalla morte. Charles Baudelaire moriva nell’anno in cui nasceva  Luigi Pirandello. Due autori che intrecciano la maschera e la follia: il senso dell’invito al viaggio e il viaggiare. 1867. Siamo a 150 anni dalla morte.

Ho voluto associare queste due date con due personalità della letteratura, poiché ritengo che con Baudelaire (Parigi, 1821 – 1867) si chiuda un’epoca, che è quella dell’800; ma più che un’epoca, da un punto di vista geo-storico, cronologico, sono del parere che con Baudelaire si chiuda un’epoca poetica, perché nel 1867 siamo ancora a metà dell’800, quindi, in termini storici e storiografici veri e propri, siamo ancora in quell’800 che aveva assimilato bene il rapporto tra il post Illuminismo, anche sul piano letterario, e la fase romantica.

Baudelaire rompe tutti i moduli, anzi tutti gli “steccati” e, rompendo questi steccati, crea un nuovo modo di fare poesia, quel nuovo modello di fare poesia che è l’esplosione della parola, del verso, del linguaggio e lo fa in termini semantici veri e propri, in una Francia che era ancora accarezzata dalla fase post rivoluzionaria, dall’Illuminismo. Baudelaire rompe questi steccati sul piano della comunicazione linguistica e usa una terminologia, quindi una semantica, in cui la parola, sia nella traduzione dal francese, ma anche restando nella lingua francese, ha un significato e un significante abbastanza coreografico. 

Questo risultato lo ottiene servendosi di tematiche abbastanza innovative che hanno, in seguito, rivoluzionato tutta la poesia europea, perché l’innovazione della poesia europea nasce, appunto, proprio da Baudelaire e nasce poiché usa un linguaggio abbastanza rivoluzionario, ma anche perché utilizza delle problematiche rivoluzionarie e tra queste problematiche c’è la questione riferita al tema del viaggio, al tema della morte, al tema del rimorso, al tema del male di vivere. 

Le fleurs du mal non sono altro che questo rompere, questo spaccare, questo “spacchettare” il concetto di una psicologia analitica del linguaggio poetico in una dimensione onirica. La poesia resta al di là e al di sopra di qualsiasi forma di psicoanalisi, in quanto la poesia è linguaggio esistenziale, è l’antropologia dell’uomo e quando parla dei fiori del male non fa altro che recitare un’alchimia del dolore. 

Siamo a un concetto forte con Baudelaire, forte e innovativo: l’alchimia, appunto. In Baudelaire c’è questa alchimia e l’alchimia forte è rappresentata da questi fiori del male che non dovrebbero essere letti, in una prima interpretazione, come una vera e propria maledizione. Il fiore in sé è una purificazione, una bellezza, ma Baudelaire parla anche della bellezza, però il male è il maligno, il maledetto, e questo male maledetto, maligno, che cattura la coscienza del poeta e la coscienza degli uomini del ‘900 successivamente, è una profezia che ci fa comprendere come l’inquietudine dell’uomo è tutta sospesa a un filo, il filo dell’alchimia. 

Quando Baudelaire ci recita questo Spleen (siamo in due momenti della poesia de I fiori del male e lo Spleen) avvertiamo questo esplodere del verso del linguaggio. Questa sezione presenta in sé la caratteristica di una poesia che non è più romantica, che perde la sensualità del romanticismo, ma che recupera quella sensitiva malattia dell’anima e la sensualità del romanticismo diventa la sensualità alchemica che è tutta una visione, una dimensione  in cui l’onirico prende il sopravvento. 

Ci sono diverse considerazioni che possiamo fare perché con lo Spleen siamo alla musica dell’esplosione, alla parola musicale che diventa esplosione, ma in termini tematici siamo a una dimensione in cui il concetto di alchimia diventa forte. 

Desidero ricordare alcuni versi di Baudelaire, tra cui Il serpente che danza. 

Così: 
“I tuoi occhi in cui nulla si rivela
di dolce né d`amaro,
sono gioielli freddi in cui si lega
il ferro all`oro.

Quando cammini con quella cadenza,
bella d`abbandono,
fai pensare a un serpente che danza 
in cima ad un bastone. 

Sotto il fardello della tua pigrizia
la tua testa d`infante
dondola mollemente con la grazia 
d`un giovane elefante,

e il tuo corpo si inclina allungandosi
come un vascello sottile 
che fila ripiegato spenzolando 
i suoi alberi in mare”.

Una poesia molto forte che ci inserisce in quella contestualizzazione riportandoci ad alcuni simboli che sono prettamente sciamanici. Una cultura sciamanica non intesa come vizio e come forma, bensì una cultura sciamanica che diventa “forma” e “maschera”. E qui si ritorna a Pirandello sul quale mi sono già soffermato nel mio saggio “La follia e la maschera” (Nemapress). Pirandello non fa altro che recuperare la “forma” e la “maschera” attraverso la dimensione onirica del mondo sciamanico. 

Sia in Baudelaire sia in Pirandello sono presenti due concetti forti: la caratteristica dell’uomo che diventa personaggio e il viaggio attraverso il mare e attraverso le terre. In Baudelaire è presente proprio questa tematica dell’uomo e il mare. 

C’è una poesia dal titolo L’uomo e il mare che ci introduce in questa visione e in questa dimensione che sono caratteristiche fondamentali.

Si legge: 
“Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!”.

Baudelaire, che costruisce questo modello dell’alchimia del dolore, della contestualizzazione de I fiori del male, dei relitti, dei frammenti, della frammentazione del verso, è anche quel poeta che interpreta e traduce (per Baudelaire interpretare e tradurre sono una interazione - intermediazione) un testo dal titolo” Il giovane incantatore” nel quale ritrovo tutte quelle dimensioni oniriche che conducono all’incantesimo, alla magia, all’alchimia. 

È opportuno citare una frase molto bella dello scrittore francese Jean Cocteau “Gli specchi dovrebbero riflettere un momentino prima di riflettere le immagini”. Gli specchi, la riflessione, le immagini. Tre caratteristiche che troviamo anche dentro I fiori del male e lo Spleen di Baudelaire, tre dimensioni che hanno caratterizzato tutta l’opera di Baudelaire. 

Il giovane incantatore è un brevissimo scritto che ci fa capire come questa visione e dimensione onirica siano, entrambe, onirica e notturna. Esse rappresentano uno scavo all’interno di quella grotta che è la grotta del dolore di Leopardi. In fondo Baudelaire e Pirandello costituiscono un duetto all’interno di una letteratura del tragico che supera la rappresentazione del reale, ma recupera il dolore; il concetto del dolore di un’epoca che non è soltanto il concetto del dolore di un uomo, ma il concetto del dolore che permea tutta una letteratura che porta dentro di sé le ferite delle emozioni. 

Baudelaire diventa il punto di contatto, il punto di riferimento importante e significativo. Dentro questa forma dell’incantesimo del giovane incantatore  dovremmo pensare a ricontestualizzare un poeta che, pur essendo vissuto in un’epoca ormai superata e superabile dal sentimentalismo e dal classicismo, porta in sé tutti i germi che hanno fatto della letteratura uno scavo interiore e parcellizzato nel Decadentismo. 

Con Baudelaire siamo in una prima fase del Decadentismo in cui si racchiudono i lineamenti da una parte pirandelliani e, dall’altra parte, leopardiani. Invito al viaggio! La lettura di Manlio Sgalambro  e di Franco Battiato è uno scavare baudeleriano perfetto nella metafora del viaggio viaggiare: 
“Ti invito al viaggio
in quel paese che ti somiglia tanto.
I soli languidi dei suoi cieli annebbiati
hanno per il mio spirito l’incanto
dei tuoi occhi quando brillano offuscati.
Laggiù tutto é ordine e bellezza,
calma e voluttà.
Il mondo s’addormenta in una calda luce
di giacinto e d’oro.
Dormono pigramente i vascelli vagabondi
arrivati da ogni confine
per soddisfare i tuoi desideri.
Le matin j’écoutais
les sons du jardin
la langage des parfums
des fleurs”.

Epoche diverse, contestualizzazioni diverse, geografie diverse, ma è presente tutto un sistema letterario che diventa un sistema esistenziale. Baudelaire è l’interprete degli intrecci tragici e mitici che percorrono il viaggio come esistenza e decadenza.

Baudelaire: “Là non c'è nulla che non sia beltà, ordine e lusso, calma e voluttà”.

Un poeta che inventa la liricità e la disperante malinconia che attraverserà l’inquieto nostro vivere.

lunedì 26 dicembre 2016

A Spezzano Albanese il romanzo storico “Cinque fratelli. I Bruni - Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà”

Spezzano-Albanese-romanzo-storico-Bruni
SPEZZANO ALBANESE - Una storia tra il Regno di Napoli e il post Fascismo: I Bruni - Gaudinieri a Spezzano Albanese (Cosenza), 29 dicembre 2016, a Palazzo Luci, ore 17,30. Spezzano Albanese (CS). Incontro - Evento sulla storia dei “Cinque fratelli” di Micol e Pierfranco Bruni  nella nobiltà calabrese e il Regno di Napoli nel vissuto della famiglia dei Bruni - Gaudinieri.

A presentare la storia raccontata da Micol e Pierfranco Bruni sarà Giuseppe Trebisacce, già Pro – Rettore dell’Università degli Studi della Calabria. Giovedì 29 dicembre alle ore 17,30 si svolgerà un incontro dedicato al romanzo storico “Cinque fratelli. I Bruni -  Gaudinieri nel vissuto di una nobiltà” di Micol e Pierfranco Bruni edito dalla Casa editrice Pellegrini. 

La manifestazione è organizzata dall’Associazione Cultura “Medusa”, dal Comune di Spezzano Albanese, dalla Società Dante Alighieri di Cosenza, e dal Progetto Etnie del Mibact. 

L’incontro, che si svolgerà nello storico Palazzo Luci sarà introdotta da Emanuele Armentano, Responsabile di “Medusa Associazione e dal Sindaco di Spezzano Ferdinando Nociti. La relazione sarà svolta da Giuseppe Trebisacce già Pro-Rettore dell’Università della Calabria. Anna Gaudinieri leggerà brani del libro. Sarà presente Pierfranco Bruni.

Nel corso della serata verrà proiettato un video dedicato alla storia della famiglia, realizzato da Anna Montella, visibile  su: https://www.youtube.com/watch?v=IiGEJhkTxHI.

Nel libro di Micol e Pierfranco Bruni si racconta la storia del Sud nella nobiltà del Regno di Napoli. È la storia di una famiglia borghese, nobile e militare da fine Ottocento ai giorni nostri. Cosenza è il centro di questa nobiliare famiglia.

È un raccontare uno spaccato del Regno di Napoli attraverso la tradizione della famiglia Gaudinieri-Bruni, una famiglia stemmata, che ha segnato un percorso, in quella civiltà aristocratica e nobiliare, che ha visto come riferimento alcuni centri del Sud Italia e in particolare: San Lorenzo del Vallo, Spezzano Albanese, Cosenza, Terranova da Sibari, Acri oltre che Cagliari.

Micol e Pierfranco Bruni hanno ricostruitola storia di una famiglia attraversandola con un linguaggio narrativo. I cinque fratelli sono Adolfo (commerciante), Mariano (matematico e intellettuale), Virgilio Italo (commerciante e possidente terriero), Luigi (segretario comunale) e Pietro (geometra ed esperto di fotografia d’arte).

Il libro si chiude con uno studio che lega la famiglia al culto paolano, documentato, grazie alla attestazione della Platea Gaudinieri dalla quale si evince il segno tangibile della comunanza tra l’Ordine dei Minimi e i Gaudinieri in una profonda visione cristiana.

Un romanzo che si apre alla storia e vive con intensità il senso della tradizione e della memoria.

Si parte però dalla famiglia d’origine, ovvero da Francesco Ermete (Alfredo) Bruni di San Lorenzo del Vallo e da Giulia Gaudinieri di Spezzano Albanese.

Il commercio e la nobiltà incontrano due famiglie che sono possidenti agrarie. È il mondo delle professioni che apre prospettive sia culturali che tecnico-amministrative. La nobiltà militare è stata testimoniata dal colonnello Agostino Gaudinieri, più volte decorato nella Grande Guerra, che è parte integrante tra le pagine del libro.

Si parla di una famiglia, quella dei Gaudinieri-Bruni, ma si propone uno scavo meticoloso e speculare e una interpretazione nell’evoluzione delle risorse, delle economie e delle nuove forme aristocratiche nella Calabria del Nord e del Regno di Napoli.

Sirene Migranti, immaginifica poesia animata dell'artista Franz Cerami sugli edifici di Pietrelcina

Sirene-Migranti-poesia-animata-artista
PIETRELCINA - Sirene Migranti, installazione digitale mapping video di Franz Cerami. Il 27 e 28 dicembre 2016, alle ore 19, a Pietrelcina, Benevento. Progetto finanziato dalla Regione Campania nell'ambito di “Itinerari culturali e religiosi. Speciale Pietrelcina” (POC 2016/2017) e realizzato dalla Scabec Spa in collaborazione con il Comune di Pietrelcina (Bn).

Dopo aver incontrato e ritratto centinaia di donne migranti provenienti da Oriente, Franz Cerami, artista napoletano d'arte contemporanea, ha ideato e realizzato l'installazione digitale mapping video Sirene Migranti: volti e parole di nuove sirene, insieme con la mappa delle singole migrazioni, formano una immaginifica poesia animata che verrà proiettata sulla facciata degli edifici di via Riella a Pietrelcina, provincia di Benevento, il 27 e 28 dicembre, dalle ore 19. Il progetto è finanziato dalla Regione Campania nell'ambito di “Itinerari culturali e religiosi. Speciale Pietrelcina” e realizzato dalla Scabec Spa in collaborazione con il Comune di Pietrelcina (BN).

L'artista non tradisce la sua anima napoletana e mescola sacro e profano: le sue donne migranti sono colorate e s, hanno il colore del mare, del viaggio, della traversata, dell'attraversamento. Intorno a loro si anima un velo, una corona: sono sirene, madonne, sante, donne. «E come la sirena Partenope, proveniente dal mare, rifondò la città che sarebbe divenuta Neapolis – dichiara Cerami – così le donne migranti, anche loro tragicamente provenienti dal mare, rifonderanno l'Europa, dando vita a una nuova umanità occidentale».

Sirene Migranti è allo stesso tempo una mostra digitale allestita nelle sale del Comune di Pietrelcina, dove l’immersione dello spettatore nell’oscurità ne favorirà una fruizione multisensoriale. In una prima sala suoni ritmati accompagneranno le proiezioni in loop di immagini/ritratti delle Donne Migranti e le interviste ad esperti del tema: Marino Niola, antropologo Elisabetta Moro, antropologo Paola Villani, Storico della Letteratura di Viaggio
. Le proiezioni si ripetono in loop. In un’altra stanza verrà allestita una personale di Franz Cerami con le proiezioni delle opere: Cam Portraits,  Mapping Faces,  Remìx the Classic Le opere saranno visibili attraverso video proiezioni. Saranno esposte anche i bozzetti di Mapping Faces, opere dipinte ad olio che raffigurano volti animati.

Daniela Palmieri scrive “Con tutto il cielo in gola”, romanzo sociale nella contemporanea Lecce

Daniela-Palmieri-romanzo-sociale-Lecce
CASTRO - Con il Patrocinio del Comune di Castro e l’organizzazione della Pro Loco Castro “Con tutto il cielo in gola” di Daniela Palmieri (iQdB Edizioni di Stefano Donno - collana Salento D’Esportazione). Mercoledì 28 dicembre 2016, Castro, Sala Conferenze del Castello Aragonese ore 18. Presenterà l’autrice la presidente della Pro Loco Castro Rita di Gianvittorio e interverrà l’editore Stefano Donno. L’evento è organizzato da Pro Loco Castro e Comune di Castro. “Con tutto il cielo in gola” di Daniela Palmieri edito da iQdB Edizioni di Stefano Donno è un romanzo sociale, ambientato nella contemporanea città di Lecce.

L’autrice, con uno stile semplice e scorrevole, dal ritmo incalzante, racconta le vicende di confine della così nota “zona 167”. Con estrema sincerità Daniela dipinge i volti, le anime e i pensieri turbinosi dei vari personaggi, impegnati a superare le difficoltà che il destino ha posto sul loro cammino. Attorno ai protagonisti ruotano numerosi personaggi, la cui vita è scandita da gesti quotidiani, dagli stessi volti e luoghi in cui ritrovarsi, dalle stesse chiacchiere, dalla storia che sembra ripetersi uguale per tutti, fatta di sconfitte, di frustrazioni e fatica. Le loro vite girano su se stesse e si intrecciano con quelle di Antonio e Matilda. Il primo è un quarantenne deluso e sconfitto dalla vita. Era una “promessa”, avrebbe potuto fare grandi cose, ma, con la scomparsa del padre perde tutto: non solo l’affetto del genitore, ma persino se stesso, il proprio futuro e le speranze.

Anche la morte prematura del padre di Matilda cambia completamente la vita della sedicenne. La madre, per pagare i creditori vende tutto, abbandona la casa e il lusso in cui vivevano e si trasferisce, con le due figlie e la nonna, in un quartiere che odora di disperazione e povertà. Uno spazio urbano dove ciascuno sembra condurre la propria esistenza incurante della sofferenza altrui, dove il grigio pervasivo sembra l’unico colore in grado di soffocare qualsiasi possibilità di slancio. Tutto questo fino a quando lo sfratto nudo e crudo di una famiglia in difficoltà “sveglia” gli abitanti della “167”,  e li porta fuori per strada a lottare per una causa. Certo, ciascuno per un motivo differente: chi per sentirsi parte di un qualcosa di grande, chi per farsi perdonare un omissione una negazione, chi per farsi notare dall’uomo di cui è segretamente innamorata, chi semplicemente perché non ha altro da fare. E allora per tutto il quartiere si sente una certa “aria di rivoluzione” …   da respirare a pieni polmoni senza se e senza ma!

Daniela Palmieri è proprietaria dell’omonima libreria, una delle più antiche di Lecce. Ha scritto “Parole in prestito” per iQdB edizioni.

Film documentario We steals secrets di Alex Gibney, a Caserta le battaglie di Julian Assange

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CASERTA - A Caserta il Tam Tam DigiFest, la rivoluzione tecnologica raccontata al Laboratorio Tradizione & Traduzione. Motori di ricerca, segreti perduti è il tema della 11° edizione del Tam Tam DigiFest, la rassegna dedicata alle innovazioni digitali nel racconto audiovisivo, che quest’anno si svolge a Caserta il 27 ed il 28 dicembre 2016 con proiezioni, dibattiti e incontri con gli autori invitati dal Teatro Stabile di Innovazione della Città di Caserta – Fabbrica Wojtyla nell’ambito delle attività del Laboratorio Tradizione & Traduzione diretto da Patrizio Ranieri Ciu in Via Mazzini n.77 dalle ore 20,30.

I segreti perduti. Ma quali sono i segreti perduti raccontati in questa nuova edizione della rassegna? Innanzitutto quelli degli Stati Nazionali nell’epoca di Internet, come dimostra la storia di Julian Assange nel bestseller Underground. E quelli di Wikileaks stessa, indagati nel docufilm We steal secrets di Alex Gibney. Poi quelli della privacy, raccontata in Internet Own’s boy, biopic su un altro controverso eroe del web, Aaron Scwartz. Poi ci sono segreti più nostrani, come quelli dell’Auditel, ormai svelati da tempo ma di cui si attendono sempre nuovi sviluppi.

E c’è il metasegreto, quello dell’esistenza del cinema come forma autonoma di racconto, che viene indagato in Pervert Guide to Cinema di Sophie Fiennes con gli interventi di Slavoj Zizek, in una esilarante passeggiata tra i significati psicanalitici della settima arte.

Gli appuntamenti. Nel primo dei due appuntamenti casertani – martedì 27 dicembre 2016 alle ore 20,30 presso la sala comunale di viale Mazzini n.77 – si comincia con la sezione La Memoria Corta con proiezione delle anteprime di tre cortometraggi: La scomparsa dell’Auditel di Giulio Gargia, Dentro di me di Nico Mucci ed Eau du train – senza parole di Clara Costanzo. A seguire la proiezione di Underground – The Julian Assange story di Robert Connolly, dedicato alle origini della ribellione informatica da cui emerge il fondatore di Wikileaks.

Mercoledì 28 – sempre alle ore 20,30 presso la sala comunale di viale Mazzini n.77 – dopo la replica dei due cortometraggi di Nico Mucci e Clara Costanzo, vi sarà l’anteprima del film documentario We steals secrets di Alex Gibney, ideale continuazione della giornata precedente con il racconto dell’affermazione e delle battaglie portate avanti da Assange attraverso uno sguardo lucido che non vuole nasconderne contraddizioni e problemi. L’ingresso è libero sino ad esaurimento dei posti.

Il Tam Tam Digifest. Il Tam Tam DigiFest è nato 11 anni fa da una convinzione che l’informazione e la comunicazione sono un bene comune, che il loro corretto flusso è vitale per ogni forma di democrazia e una distorsione di questo flusso suscita naturalmente inquietudine e preoccupazione. 

Per questo, dedicare un Festival a questo tema è sembrato allora – e tanto più sembra oggi nella situazione in cui siamo – una necessità. Come rispondere a questa necessità? Cercando nelle occasioni di innovazione tecnologica (corti su Internet, film sui cellulari, digitale terrestre) il modo per alimentare quelle risorse creative della narrazione per immagini che il mondo del cinema tradizionale ormai non riesce più a soddisfare.

Ciò che il Festival ha fatto e farà, infatti - riporta ancora il comunicato stampa -, si sviluppa dentro le dinamiche di un cambiamento epocale in atto nel mondo del cinema, della narrazione per immagini, così profondo che non può ancora essere percepito in tutte le sue implicazioni ma che si può equiparare – per qualità e importanza – al passaggio dal cinema muto a quello sonoro, dalla Tv in bianco e nero a quella a colori. È il percorso che tramite le nuove tecnologie digitali, porterà il cinema fuori dai cinema, inventando forme di narrazioni per immagini per i nuovi media.

Convenzione triennale tra Università di Torino e Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura

Convenzione-Universita-di-Torino-Libro
Mario Montalcini e Gianmaria Ajani
TORINO - Innovazione, didattica e ricerca al Salone del Libri di Torino: firmata convenzione triennale tra Università di Torino e Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura. L’Università degli Studi di Torino e la Fondazione per il Libro la Musica e la Cultura hanno siglato, venerdì 23 dicembre 2016, una convenzione triennale che definisce un rapporto continuativo di collaborazione scientifica nella progettazione del Salone Internazionale del Libro di Torino.

L’accordo, firmato dal rettore dell’Università Gianmaria Ajani e dal presidente delle Fondazione, Mario Montalcini, prevede azioni sinergiche di didattica e ricerca in diversi settori: dall’editoria ai nuovi media, dalla comunicazione ai big data, dalle nuove forme di lavoro all’ecosistema delle start up.

Università e Salone si alleano in modo organico attraverso una convenzione che consente di progettare insieme e di sviluppare, nell’arco di più anni, attività comuni. Fra le principali segnaliamo: lo sviluppo di strumenti di comunicazione digitale attraverso app, progetti, azioni di monitoraggio ed engagement delle community social. Il potenziamento della collaborazione con il Master di Giornalismo “Giorgio Bocca", che già da anni contribuisce al Salone per l’attività formativa e la realizzazione di contenuti giornalistici. La possibilità di effettuare indagini sull’impatto economico e sociale del Salone, anche alla luce delle prospettive aperte dalle nuove normative sulla ricaduta sociale dei progetti. Lo sviluppo congiunto - nell’ambito del Salone - di eventi e iniziative di peculiare interesse per il ruolo svolto dall’Università. E infine il potenziamento delle attività di tirocinio degli studenti universitari presso il Salone.

“I recenti indirizzi della politica a sostegno dell'innovazione”, ha dichiarato Gianmaria Ajani, rettore dell’Università di Torino, “hanno visto l'affermazione della centralità dell'istituzione accademica che, come sede di conoscenza specialistica e di know-how di alto livello, riveste un ruolo primario nei processi di sviluppo del sistema socio-economico e culturale. Con l’accordo firmato oggi l’Università intende sviluppare interventi coordinati con la Fondazione attivando e coinvolgendo l’insieme quanto più ampio possibile delle competenze disponibili in Ateneo e sul territorio”.

Il presidente della Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura, Mario Montalcini, spiega l’importanza dell’accordo: «Con questa convenzione prosegue l’azione volta a creare o consolidare reti stabili fra il Salone e le più importanti realtà culturali, scientifiche, economiche e di ricerca di Torino e del Piemonte. I contenuti dell’accordo sono tali che non solo innovano in profondità il senso del radicamento del Salone nel suo territorio, ma soprattutto generano ricadute sostanziali sulle attività».