giovedì 30 giugno 2016

Franco Fusca è volato via. Muore l’amico, il poeta, l’intellettuale, il Provveditore. Sul filo di un’onda

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Franco Fusca e Pierfranco Bruni
CORIGLIANO CALABRO - È morto Franco Fusca, l’amico, il poeta, l’intellettuale, il Provveditore. Sul filo di un’onda ha preso il volo come un gabbiano. Franco Fusca non c’è più! È partito verso altri deserto o verso altri mari! Non voglio esserci. Non potrò esserci. Non devo esserci. Una promessa antica! Ai nostri funerali non possiamo partecipare. Tu al mio. Io al tuo. Non possiamo sancire la nostra fine.
Terrena. Tanto meno possiamo assistere a quel “viaggio” che tanto ci piaceva, e per il quale abbiamo creato un viaggiare viaggiando. Sempre e comunque.
Non voglio esserci al tuo funerale. 
Perché scaverei il solco nella tua vita trasformandola in morte definitiva. 
Devo sapere che tu non sei morto. Tu sei in quella vacanza del viaggio che si chiama assenza fisica. Ti ricordi quella tua poesia che a me dedicasti, molti anni fa, e che diceva che andremo avanti come due querce. Anche nell’assenza di uno dei due. 
Non voglio assistere ai riti. Al funebre attraversamento delle condoglianze, al pianto del figlio, della vedova, degli amici stretti e lontani. 
Io e te eravamo altra cosa. Non in amicizia. Ma nella vita. Lo siamo sempre stati. 
Tu sei morto? Il riso è una armonia delle allegorie. 
E le tue pagine? Le tue poesie, i tuoi versi, il tuo costante giocare con la vita. 
Hai giocato ancora con la vita. A scacchi con la morte. Come il cavaliere di Durer. Il cavaliere e la morte. ma io come nei miei canti sciamani ti considero un viandante che pazienta sul filo dell’orizzonte con la tua barba da saggio e il mio invito a raccogliere sempre un Namaste. 
Franco, abbiamo percorso tante stazioni. Il treno in alcune non si è fermato. In altre si è fermato troppo e i tuoi versi, i tuoi canzonieri e il tuo amore cantato come in un Cantico era il percorso obbligato per una esistenza fatta di sorrisi. 
Tu mi dicevi che dovevo sorridere. Io ti dicevo che dovevamo raccoglierci in religioso silenzio. 
Ed ora che il silenzio è giunto, forse mai improvviso, noi crediamo alla morte come improvvisazione e non è così, siamo perdenti su tutto il fronte o su tutte le frontiere. 
Due querce io e te che dagli anni Settanta abbiamo costruito tasselli di vita non di amicizia. Le amicizie si spezzano come ramoscelli al vento. 
Noi eravamo querce. 
Nulla accade improvvisamente. 
Hai voluto stabilire, regolarizzare, definire un percorso inventandoti, da istrione come eri e sei, un gruppo su WhatsApp chiamandolo il Viaggio. Pensa un po’? Il viaggio. Baudelaire che tu tanto leggevi invitava al viaggio e anche quella filosofia della spiritualità, nella quale in questi anni hai cimentato il tuo esserci dentro con le tue testimonianze, preannunciava un attraversamento ascoltando (leggendo) ogni mattina le parole di don Francesco Savino, grande personalità cristiana, e si comunicava… 
Sì, io questo viaggio su W.Z. un bel giorno ho cercato di interromperlo perché ero convinto e resto convinto che il viaggio ha sempre una sua partenza, ma può avere porti e isole completamente diversi/e. 
Tutto si è compiuto, è la recita cattolica. Io vivo il cammino degli Illuminati e il monaco che porto in me incontrerà un bel giorno uno sciamano e si diranno anche di questa tua assenza. Sul filo di un’onda come un gabbiano ha preso il volo!
Tu non sei morto. Sei assente. Tu non sei distante. Sei nelle lontananze/vicinanze. 
E ti parlo senza citare i tuoi libri, i tuoi titoli, le tue ricerche, i tuoi numerosi studi… 
Il tuo essere come me Arbereshe e alla cui cultura hai dedicato, insieme alla pedagogia e agli incarichi istituzionali (hai ricoperto incarichi istituzionali partendo dal basso come insegnante elementare sino a diventare Provveditore), tante energie. 
Quando si va in vacanza si porta un solo libro cartaceo e il resto è vento… Che il dio del Sole sia con te … 
Ricordi che parlammo spesso di quei due film che rivedemmo una sera insieme a Roma (due film in una serata e li avevamo visti già altre volte): “Anonimo veneziano” e “La prima notte di quiete”? Ebbene, ce lo siamo ricordati anche al funerale di mia madre, ad ottobre 2015, e tu mi dicesti: quante copie hai ancora di quel libro? Ora una sola mi è rimasta. La conservo per me!  
Ovvero il “Qohélet o L’Eccliaste”. 
Il personaggio di “Anonimo veneziano” portava sempre in tasca il suo “Qohélet” e spesso apriva la stessa pagina e recitava: “Ha la sua ora tutto/E il suo tempo ogni cosa/sotto il cielo/C’è il tempo di nascere/e il tempo di morire…”. 
Ma io ti recitai i versi che già tu conoscevi per aver scritto i tuoi canzonieri amorosi che provengono dal “Cantico dei Cantici”: “Il re mi ha introdotto nelle sue stanze./Esultiamo e gioiamo in te”. 
Quei due film lontani nel tempo (il Tenco che si aggrappava al nostro tempo:  e lontano lontano nel tempo…) sono rimasti come sentinelle del nostro esserci tra presenza e vacanza. 
La prima notte di quiete? 
Ebbene sì, dopo la vita o dopo la morte? 
Non posso esserci non dovrò esserci non voglio esserci al tuo funerale come non ci sono stato, per suo volere, a quello del mio maestro, e non voglio venir meno ad una nostra promessa: quella di esserci per non esserci  e veder partire uno dei due…
Certo, il nostro Pavese ci dirà: Ci saranno altri giorni altri risvegli e mi racconterai la storia di una notte che si è persa dentro una conchiglia e l’eco non era un rumoreggiare ma l’inizio di un’onda che cercava il silenzio per riposare.  
E ti ascolterò in questa tua passeggiata rivedendo un anonimo veneziano nel quale si udrà l’antico “concerto che dice la rassegnata disperazione per la morte di un uomo…. E forse di tutto ciò che è già  vissuto abbastanza”. 
Con la chiusa di questo romanzo non ti saluto. Ma non ti saluto affatto.
Gli appuntamenti saranno segnati dal calendario. 
Per andare oltre o forse per restare prima dell’oltre. 
Mantengo fede alla nostra promessa. 
Si vive la disperazione ma la pazienza ci aiuta ad attraversare il sogno. Nato a Spezzano Albanese nel 1948 e morto a Corigliano alle 13,30 di giovedì 30 giugno 2016.
Non posso vederti partire… Non voglio… Non devo…

L’approccio scientifico alla Pet Therapy, il metodo del modello federiciano. Monografia scritta dalla professoressa Francesca Menna

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NAPOLI - L’animale è un co-terapeuta. Giovedì 7 luglio 2016 alle ore 9 nell’aula Pessina del centro congressi dell’Università Federico II di Napoli, si tiene la presentazione del documentario L’approccio scientifico alla Pet Therapy, il metodo e la formazione secondo il modello federiciano, tratto dalla monografia scritta dalla professoressa Francesca Menna. Si tratta di un caso unico in Italia, studiato e realizzato nel dipartimento di Medicina veterinaria, dove, attraverso un approccio integrato tra ricerca e formazione, sono state messe a punto le prime linee guide universitarie del metodo di terapie assistite con gli animali.
“Questo è un modello che riconosce per la prima volta l’autonomia del cane rispetto alle sue capacità relazionali ed emotive – spiega Francesca Menna – un dato eccezionale, che mai sino a ora è stato elaborato in altri atenei del Paese e all’estero. L’efficacia della pet therapy sta nella relazione interspecifica, in cui uomo e animale sono in comunicazione circolare e in cui avviene uno scambio emotivo. Il paziente percepisce il linguaggio non verbale dell’animale e i suoi benefici”.
Numerosi studi antropologici e psicologici affermano che l’interazione con l’animale può ridurre i disturbi comportamentali (agitazione, aggressività), lo stress, disturbi dell’umore (ansia, apatia, depressione), ma anche stimolare alcune funzioni cognitive residue. La base fondante del modello federiciano è soprattutto la visione non antropocentrica, ma sistemica. Non si guarda soltanto a quello che l’uomo fa e dà piacere in chi lo fa, ma si basa sulle restituzioni dell’animale. “L’animale viene coinvolto e mai usato –commenta la professoressa Menna -  è un complice prezioso che partecipa attivamente al setting con il medico veterinario zooterapeuta e psicoterapeuta esperto di relazione interspecifica E.R.I esprimendo il suo talento e la sua specifica competenza rinnovando, questa volta con finalità terapeutiche, la stessa alleanza riconosciuta e base della zooantropologia”.
Alla presentazione del documentario realizzato da Carmine Luino e Federica Riccio partecipano: Gaetano Manfredi rettore dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e presidente della C.R.U.I, Guido Trombetti rettore Emerito dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, Gaetano Oliva direttore dipartimento di Medicina veterinaria e produzioni animali Università degli Studi di Napoli Federico II, Francesca Menna docente di Igiene e Sanità pubblica veterinaria Università degli Studi di Napoli Federico II.




Simona Cremonini dà il via a una nuova saga di streghe ambientata attorno al lago, esce il “Il Sigillo di Sarca”

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BRESCIA - Il Sigillo di Sarca: il Garda si tinge di fantahorror. Esce il romanzo di Simona Cremonini, che dà il via ufficialmente a una nuova saga di streghe ambientata attorno al lago. Si ispira alle leggende a sfondo fantastico e mitologico del lago di Garda il nuovo romanzo fantahorror della giornalista Simona Cremonini, “Il Sigillo di Sarca”, con cui la scrittrice inaugura la “Saga delle Streghe Quinti”, una nuova serie di libri dedicata a una famiglia di streghe che, nei secoli, stringe i propri destini e le proprie vicende attorno a situazioni, personaggi, storie antiche del lago.
Le streghe Quinti, come esordisce il libro, nascono da un patto tra la Dea Minerva e Quinzia, sirmionese che amò Catullo (e che è citata in alcuni suoi carmi) senza essere ricambiata, che per tenere il Poeta delle Grotte legato a sé concepì la figlia Acilia grazie all’aiuto della Dea di casa a Manerba.
Duemila anni più tardi, a Manerba del Garda nel 1991 la dodicenne Brunella Quinti organizza una seduta spiritica per essere accettata dalle amichette conosciute in vacanza: grazie ai poteri derivanti dalla sua antenata, anziché lo spirito da loro scelto, quello della regina medievale Adelaide protagonista di molte leggende gardesane, Brunella richiamerà però le divinità che diedero origine al lago, dando il via inconsapevolmente a una serie di fatti tragici che culmineranno tredici anni più tardi nel 2004 quando, divenute adulte, le ragazzine di un tempo dovranno ritrovarsi sempre a Manerba a causa della rottura del “Sigillo di Sarca”, l’incantesimo fatto anni prima.
Impegnata da anni nel recupero e nella riscrittura delle antiche leggende del lago, l’autrice prosegue con il nuovo romanzo e la sua saga il proprio lavoro di saggista e narratrice del “fantasy” gardesano tingendolo di nero e di giallo: “Il Sigillo di Sarca” si ispira alle situazioni narrative dell’horror classico sposandole con le caratteristiche e le leggende antiche che ancora riecheggiano sul territorio.
La copertina riprende il motivo dello “Sposalizio del lago”, il bassorilievo presente a Punta San Vigilio a Garda, che diventa una delle leggende al centro del romanzo.
Il romanzo “Il Sigillo di Sarca”, edito da PresentARTsì di Castiglione delle Stiviere, sarà reperibile durante i numerosi eventi di promozione in estate (il calendario è su www.leggendedelgarda.com) e sarà disponibile presso le librerie che intrattengono rapporti commerciali con il Centro Libri di San Zeno Naviglio (BS).

Kelly Moncado canta Have a Good Day, brano intenso e solare che strizza all’occhio al pop country

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Kelly Moncado
ROMA - Parliamo di cose belle: esce Have a Good Day di Kelly Moncado Il 1° luglio prossimo esce in digitale su ITunes e sulle principali piattaforme web Have a good Day (Circuiti Sonori, label) della giovanissima Kelly Moncado: un brano intenso e solare che strizza all’occhio al pop country internazionale con una freschezza tutta made in Mediterraneo.
Interprete appassionata della propria musica, Kelly ha al proprio fianco alla chitarra ed ukulele Simona Malandrino e Armando Cacciato a percussioni e tastiere.
Un brano in inglese, tutt’altro che per vezzo: questa giovane cantautrice, infatti, è vissuta per tantissimi anni a Malta e l’inglese è la lingua della sua anima. Curiosa per natura, Kelly arriva a questo brano dopo un viaggio musicale, artistico e creativo che l’ha portata ad annusare e attraversare generi e stili differenti: Pop, ballad, folk, country, jazz, rap, 80s, gospel, musica classica lirica, dance. Tutti accomunati da un solo verbo, quello della musica. Che, come spesso accade, è per lei sfogo naturale e naturale strumento di espressione: “La musica va di pari passo con i miei eventi di vita, sento di dover esprimere attraverso la musica tutto quello che ho dentro. Per questo motivo quando compongo, non si sa mai cosa uscirà fuori! Di mio sono una persona estremamente cinestesica che vive di sensazioni. Quel tipo di persona che se percepisce un'emozione dal solo passeggiare per la stada e sentire un odore particolare, ne potrebbe comporre una melodia ispirandosi alla sensazione percepita da quell'odore.”
Circuiti Sonori con il suo direttore artistico Armando Cacciato continua così nella sua esplorazione delle migliori proposte musicali dell’agrigentino e questa volta scopre una voce luminosa e di carattere e un’artista dalla spiccata personalità.
Italiana di nascita, per la precisione originaria di Canicattì in Provincia di Agrigento, Kelly Moncado è cresciuta nell’Isola di Malta dove ha mosso i suoi primi passi nel canto e nella musica. E dove ha anche registrato le sue prime cover.
Vincitrice, al suo ritorno in Italia, di Una Voce per l’Estate 2010, nel 2012 partecipa al Sicilia Festival. La rete la scopre nel 2013 grazie alla sua partecipazione come volto e come voce al video di Dj Jo Corbo Disco Lights. Sempre nel 2013 è fra i volti della selezione regionale per Miss Mondo e nel 2015, dopo un 2014 intenso per la partecipazione a Festival e concorsi, è ospite di “Sei In Onda”, all’interno di Insieme, il programma di Salvo La Rosa, con una reinterpretazione del celeberrimo Nella Mia Città di Mango in chiave electro-pop. Nel 2016 arriva in finale nel “Premio Lavore” e raggiunge le semifinali del “Premio Donida”.
Attualmente sta lavorando alla realizzazione di nuovi brani inediti con Circuiti Sonori, prodotta da Armando Cacciato.

Disagio psichico e cucina nella gara I sapori dei briganti. A Caiazzo pranzo finale e premiazioni dei piatti migliori

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Caterina Fusco, Fiore Marro, Pasquale D’Antimo, Francesca Giannini,
Gaetano Rossi e Rossana Aglione
CAIAZZO - Gara gastronomica “I sapori dei briganti”, pranzo di premiazione tenuto il 29 giugno. L’atto finale del concorso promosso dalla Cooperativa Sociale Beta nell'ambito del Progetto Meglio Insieme. Giornata conclusiva per il concorso “I sapori dei briganti”, organizzato dalla Cooperativa Sociale Beta in collaborazione con il gruppo di coordinamento del progetto riabilitativo Meglio Insieme.
Mercoledì 29 giugno si è svolto, infatti, presso il ristorante La Taverna dei Briganti, a Villa Icaro, in via Santa Cristina n. 8, la cerimonia di premiazione e l’assaggio delle prelibatezze preparate nelle due giornate di gara del 16 e del 23 giugno.
Il concorso, aperto alle persone socialmente svantaggiate, ha visto in gara cinque strutture riabilitative: le due SIR di Sant'Antimo e di Acerra, la U.O.S.M. di Capua, e le due case alloggio di Galluccio e di Caiazzo. Due le tappe: la prima riservata ai "primi piatti" il 16 giugno; l'altra ai "secondi" il 23 giugno. Gli utenti hanno proposto, secondo il loro punto di vista, piatti tipici della cucina del territorio.
La giuria, chiamata a esprimersi e a decretare i vincitori, era composta del dottore Aniello Sacco (Coordinamento Socio Sanitario dell'ASL di Caserta), del dottore Emanuele Del Castello (psicologo dell' U. O. S. M. di Capua), di Fiore Marro (presidente dei Comitati delle Due Sicilie). Commissario di cucina è stato il cuoco Ennio Caprio Nono, consigliere nazionale della Federazione Italiana Cuochi e fondatore dell'Associazione Cuochi Casertani.
Durante il pranzo finale, al quale ha preso parte il sindaco di Caiazzo, Tommaso Sgueglia, sono stati premiati i migliori piatti in concorso: spaghetti “alla Pulcinella”, maccheroni "lardiati" e cotoletta alla "Musolino".

Luigi Principio e Francesca Giannini

Musica e balli tradizionali hanno condito una giornata che si è svolta all'insegna del divertimento e della socialità.
Ospiti della giornata conclusiva: la dottoressa Rossana Aglione (Coordinamento sociosanitario dell'ASL di Caserta), il dottore Gaetano Rossi (direttore della U.O.S.M. di Caserta) e la dottoressa Caterina Fusco (direttrice sanitaria delle SIR Spartaco, Gladiatore e Pulcinella di Sant'Antimo e Acerra).
L'iniziativa si è, dunque, conclusa con piena soddisfazione degli organizzatori. La gara è diventata un importante momento per approfondire e rafforzare le relazioni interpersonali e l’integrazione con la società, per sviluppare l’autonomia e migliorare la partecipazione, l’interesse e il coinvolgimento degli utenti alle attività proposte, favorendo l'acquisizione graduale di alcune tecniche e di abilità di base, l’impegno e la capacità di lavorare in gruppo.
La gara rientra nel progetto Meglio Insieme, il quale, coordinando diverse cooperative sociali, si occupa della pianificazione e della realizzazione di un ricco e variegato programma di riabilitazione, che comprende attività sportive, musicali, teatrali, iniziative culturali e visite guidate. Il programma tende ad ampliare l’offerta riabilitativa proposta dalle singole strutture, rendendola, altresì, più selezionata ed efficiente.
La Cooperativa Beta, gestita dalla dottoressa Francesca Giannini e dal presidente Luigi Principio, rientra in questo progetto occupandosi soprattutto della formazione professionale dei soggetti socialmente svantaggiati, svolgendo attività di formazione professionale nel campo della ristorazione.
Le altre cooperative protagoniste sono: Mercurio D'Oro, Aria Nuova, Sirio, Iride, Santiago, facenti capo al Consorzio Icaro.



Quando si parla di società perfetta, si parla di utopie. E questa utopia di Tommaso Campanella è una utopia pericolosa

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Pierfranco Bruni
ROMA - In tempo di leggerezze rinasce l’utopia degli eretici: Tommaso Campanella. L’utopia degli eretici tocca la realtà e si veste di sogno. Ma in quel dire e in quel fare ci sono pezzi di verità che si rivelano come segreti. E gli eretici restano nella storia e segnano, comunque, il diario delle civiltà. Così per Tommaso Campanella (Stilo, 5 settembre 1568 – Parigi, 21 maggio 1639).
Oggi non è facile percorrere il viaggio degli eretici.
Soprattutto, di quegli eretici il cui pensiero si pone, nonostante la diversità delle stagioni epocali, come motivo di meditazione sulla nostra contemporaneità. Ebbene Campanella costituisce una chiave di lettura, condivisibile o meno, attraverso la quale è possibile focalizzare la crisi non solo dei valori ma in modo particolare ci permette di confrontarci con quella caduta ideologica grazie alla quale l’uomo dovrebbe riemergere con una sua identità.
C’è un Campanella che forse andrebbe riletto alla luce di una impostazione filosofica e forse etica. Il Campanella della Città del Sole e che si ritrova in quell’Utopia alla quale Tommaso Moro ha dato voce e sulla quale ci sarebbero riflessioni da spendere proprio lungo il versante ideologico.
La Città del Sole non è un manifesto di sobrietà. Né l’Umanesimo della cultura vi può trovare tasselli per tentare una ridefinizione di un “uomo nuovo”. Tommaso Campanella scrisse questa sua opera quando si trovava rinchiuso nel carcere di Napoli e precisamente dal 1599 al 1626. C’è l’indicazione, in questa scritto di Campanella, di una società perfetta. L’utopia che, come in Tommaso Moro, al quale Campanella deve molto, raggiunge il paradiso.
Quando si parla di società perfetta, indubbiamente, si parla di utopie. E questa utopia di Campanella è una utopia pericolosa perché non lascia spazio ad alcun dialogo. Con La Città del Sole si è alla morte della tolleranza. Se è da considerarsi come un manifesto sicuramente il rischio è abbastanza forte. Anzi c’è la teorizzazione di un concetto di società assolutista con precise sottolineature per uno Stato assolutista.
D’altronde Tommaso Moro, al quale Campanella si ispira (non può essere diversamente), aveva già teorizzato nella città dell’utopia quella città del sole. Così in Tommaso Moro : “ In altre parole, io sono assolutamente convinto che nessuna equità nella distribuzione dei beni – e nell’organizzazione della vita umana – sia possibile senza l’abolizione del genere umano, ed anche la migliore, sarà inevitabilmente condannata a un’esistenza miserabile, faticosa, infelice. Io non dico che si possa eliminare del tutto la miseria, ma alleviarla in qualche modo è certamente possibile. Si potrebbe porre un limite al capitale o all’estenzione della terra che ciascuno è autorizzato a possedere”.
Se La Città del Sole dovesse essere considerata come una dimensione profetica o come una profezia metaforizzata il discorso diventerebbe interessante e si arricchirebbe di altri significati sia di natura politica che storica.
Ma la realtà è un’altra cosa. La cultura dell’Umanesimo, comunque, non ha nulla a che fare né con il manifesto né con la profezia della Città del Sole di Campanella.
Non possiamo essere eredi di Campanella. Possiamo essere eredi invece di Gioachino da Fiore o di Bernardino Telesio o di Vico. Non siamo gli eredi delle scienza e della magia. Siamo eredi invece, di una testimonianza spirituale, che ha radici profondamente religiose e che ha come riferimento in modo particolare una tradizione simbolica, mitica e sacrale. Il rapporto tra Tradizione e Mito non passa attraverso la scienza e la magia. Può esserci un raccordo tra questi elementi ma le radici sono ben altre.
Indubbiamente, è un’opera interessante. Soprattutto, se si pensa al contesto storico nella quale è nata. Ma è un’opera sulla quale non ci si può basare come riferimento per un processo culturale di identità. In altri termini credo che Campanella sia stato troppo sovrastimato, soprattutto, per La Città del Sole.
Un discorso a parte andrebbe fatto per Il senso delle cose e la magia. Ma anche in altri suoi scritti giovanili come Philosophia sensibus demonstrata. La parabola introduttiva di quel senso delle cose e della magia si può trovare in questa sottolineatura : “Io rispondo che tutto il mondo vive d’un comun senso, e di più ci è la sua mente, come in noi la nostra, e di più c’è il senso particolare a ciascheduna cosa diffusa del comune…”. Anche qui, comunque, la magia e la scienza interagiscono. Siamo di fronte a un trattato scientifico che ha scopi diversi di quelli che si ritrovano in La Città del Sole, anche se si profila quel “tentativo” di collaborazione, sottolineato da Alexandre Cioranescu, tra “la ragione e la fede”. Ma in La città del Sole prevale abbondantemente la ragione. Così come in Tommaso Moro che diventa, alla fine, un dato meramente giustificativo.
In questo percorso campanellino ci sono contraddizioni di fondo. Ma questo ci interessa ben poco. Se nell’utopia regna l’intolleranza e la Tradizione è soltanto un passaggio (forse anche obbligato) che deve però permettere la stabilizzazione della ragione come fede è chiaro che sia come manifesto che come profezia è fuori da quella sensibilità di una cultura dell’Umanesimo, che pone al centro l’uomo con il suo mistero, con la sua fede e con la sua nostalgia. Nell’utopia non c’è nostalgia. Ad esso si preferisce quell’Erasmo da Rotterdam che fa l’elogio alla follia.
Nel discorso funebre del Priore di San Giacomo a Cqampanella si legge: “Apparteneva alla famiglia dei più nobili da che furo gli uomini in terra. Dio mette il fiato in menti siffatte per mostrare una briciola della Sua potenza e del Suo intelletto e dona la qualitate così grande, sì e no, ogni trecento anni”.
Una testimonianza che non vuole essere soltanto un momento di celebrazione ma una indicazione che resta a segnare le civiltà, che ci hanno accompagnato da quel 21 maggio del 1639 quando Campanella improvvisamente si spense.

mercoledì 29 giugno 2016

Mediterranean Inspirations, Gin Mare proclama vincitore italiano Andrea Zapis del Barrumba di Rimini

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MILANO - Gin Mare proclama il vincitore italiano della sesta edizione di Mediterranean Inspirations: è Andrea Zapis del Barrumba di Rimini. La competizione di mixology organizzata di Gin Mare ha proclamato il migliore degli 8 finalisti giunti alla fase nazionale della competizione. Andrea Zapis si prepara a partire per Ibiza per affrontare altri 8 bartender alla finale globale. Andrea Zapis del Barrumba di Rimini è il vincitore per l’Italia della sesta edizione di Mediterranean Inspirations, la competizione internazionale di bartending firmata da Gin Mare, il primo autentico gin del Mediterraneo.
Durante la finale nazionale, svoltasi quest’anno al Singita Miracle Beach di Fregene, Andrea Zapis ha avuto la meglio su altri 7 finalisti, selezionati a loro volta tra le oltre 70 candidature presentate tramite il sito www.mediterraneaninspirations.com, un numero che fa segnare un record assoluto per la finale italiana della competizione e che si posiziona anche tra il più alto numero di candidature al mondo, da quando la competizione ha preso vita.
La vittoria di ieri è giunta al termine di un’appassionata giornata di sfide: dalla creazione del Mare Nostrum Cocktail, in cui i bartender dovevano lasciarsi ispirare dai quattro valori del brand, stile di vita, cibo, clima e concetto di evasione al Gastrobartender Drink, la vera sfida di quest’anno, un richiamo a reinventarsi, elaborando una ricetta basata su un ingrediente particolarmente rappresentativo della nostra cultura gastronomica: l’uovo. 
In tutte queste prove Andrea Zapis ha saputo coinvolgere e convincere l’autorevole giuria sfruttando al meglio gli elementi botanici che contraddistinguono Gin Mare, quali l’oliva arbequina, il timo, il rosmarino e il basilico.
Ecco le ricette che gli hanno consentito di aggiudicarsi la competizione:
Mediterranean fizz (sfida: Mare Nostrum)
- Gin Mare 5 cl 
- Liquore alle arance profumato con timo 3 cl 
- Sciroppo di olio d'oliva 1,5 cl 
- Soda profumata al rosmarino 5 cl 
- Spremuta di lime all'acqua marina 2 cl
- Garnish: Scorza di limone e lime

Andrea Zapis

Don gin mediterranean (cat. Gastrobartender)
- Gin Mare 4 cl
- Spremuta di lime e limoni 2,5 cl 
- Sciroppo di timo e rosmarino 1,5 cl
- Albume uovo profumato all'arancia 1
Andrea Zapis rappresenterà il nostro Paese alla finale mondiale che si svolgerà a Ibiza il 4, 5 e 6 settembre. Per il primo classificato è in palio una collaborazione come Brand Ambassador di Gin Mare, per un importo pari a 4.500 euro; la collaborazione, sempre come Brand Ambassador, sarà invece di 2.000 euro per il secondo classificato e di 1.000 euro per il terzo classificato.




Ricerca e sviluppo tecnologico su terremoti, vulcani, ambiente, osservazione della Terra e rischi naturali

Ricerca-sviluppo-tecnologico-terremoti-vulcani
Carlo Doglioni
ROMA - Meeting USGS-INGV a Roma e a Catania. Martedì 28 giugno, presso la sede dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in via di Vigna Murata, 605 a Roma, il quinto meeting tra United States Geological Survey (USGS) e Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), nell’ambito della cooperazione scientifica e tecnologica tra Stati Uniti (USA) e Italia. L’incontro bilaterale anche a Catania, presso l’Osservatorio Etneo-INGV, nelle giornate di oggi mercoledì 29 e giovedì 30 giugno 2016.
Al centro della tre giorni, verificare lo stato delle attività bilaterali di ricerca e sviluppo tecnologico con particolare riferimento ai temi: terremoti, vulcani, ambiente, osservazione della Terra e comunicazione dei rischi naturali.
Il meeting assume anche un’importante valenza programmatica all’interno dell’accordo biennale per la cooperazione scientifica e tecnologica tra USA e Italia, rinnovato a Gennaio 2016. 
INGV e USGS nel 2014 hanno firmato una “Joint USGS-INGV activity letter"  sulla base del Memorandum of Understanding (MoU), sottoscritto nel 1988, con l'obiettivo d'incrementare ulteriormente le collaborazioni scientifiche tra i due Enti di riferimento nel settore Geofisico e Geologico su specifici obiettivi scientifici. Saranno discussi: lo scambio di dati in tempo reale, compreso l’accesso ai dati satellitari in caso di disastri naturali, la cooperazione per le attività di comunicazione e sensibilizzazione e le opportunità di mobilità per i ricercatori.
In questa seconda giornata del 29 e il 30 giugno, presso la sezione di Catania, si discute di comunicazione dei rischi naturali (Natural Hazard Communication): dalla comunicazione della scienza e del rischio (communication  of science and risk to the public), ai protocolli di comunicazione con il Dipartimento della Protezione Civile (Communication protocols with the Department of Civil Protection), fino alle strategie di pianificazione dell’emergenza a Stromboli e all’Etna (Role of INGV in emergency planning at Stromboli and Etna);  
Da sempre l’INGV svolge insieme a USGS un importante ruolo di coordinamento del Bilateral Working Group “Earth/Natural Resources”, definendo il piano di azioni per lo sviluppo e il coordinamento delle attività coinvolte in quest’area sia in Italia che negli Stati Uniti - riporta il comunicato stampa -. 
Ai lavori: il presidente dell’INGV Carlo Doglioni, il vicedirettore dell’USGS William Werkheiser, la responsabile delle Comunicazioni USGS Barbara Wainman, la responsabile per l'Ufficio Programmi internazionali (Europa, Russia, Asia centrale) Ingrid Verstraeten,  e il dirigente referente per le infrastrutture satellitari dell’INGV,  Maria Fabrizia Buongiorno.
Interventi: i direttori delle Strutture Vulcani, Terremoti e Ambiente dell'INGV, e i colleghi americani dell'USGS, Charles Mandeville, Michael Blampied e Thomas Cecere.
A chiudere il meeting, una escursione sull’Etna prevista per venerdì 1 luglio.

La senatrice Laura Fasiolo presenta una interrogazione sulle Poste in merito alla chiusura degli uffici in Friuli-Venezia Giulia

senatrice-Laura-Fasiolo-interrogazione-Poste-Friuli-Venezia-Giulia
Laura Fasiolo
ROMA - Ho presentato, prima firmataria, un’interrogazione sulle poste che riguarda la chiusura o temuta chiusura degli uffici postali di varie località del Friuli-Venezia Giulia. Il 24 giugno,  la risposta del sottosegretario Giacomelli in commissione Lavori pubblici, comunicazioni del Senato.
Ho espresso soddisfazione per la risposta,come da riscontro. Tuttavia si rende opportuno che le Regioni e gli EELL, in particolare, intensifichino in questi giorni i contatti, come necessario, con Poste Italiane, per evitare disagi all’utenza; comunque, ho invitato il ministero a intensificare il suo necessario pressing. Senatrice Laura Fasiolo.
 Atto n. 3-01660 (in Commissione)
Pubblicato il 17 febbraio 2015, nella seduta n. 392
Svolto nella seduta n. 245 della 8ª Commissione (23/06/2016)
FASIOLO , PEZZOPANE , PUPPATO , PEGORER , AMATI - Al Ministro dello sviluppo economico. -
Premesso che,
il 5 novembre 2014, nel corso dell'audizione presso la 10a Commissione permanente (Industria, commercio, turismo) del Senato, l'amministratore delegato di Poste italiane Francesco Caio ha annunciato il piano di riorganizzazione della rete di sportelli postali su tutto il territorio nazionale che prevede la chiusura di circa 450 uffici di Poste italiane a decorrere dal 2015;
considerato che:
secondo recenti notizie di stampa locale e comunicazioni ufficiali da parte del responsabile di Poste italiane in area Nord-Est sembra che sia nell'intenzione di Poste italiane SpA chiudere, a partire dal 13 aprile 2015, in Friuli Venezia Giulia 19 sportelli, di cui 4 in provincia di Pordenone, uno in quella di Trieste, uno in provincia di Gorizia, ben 13 in quella di Udine;
saranno coinvolti dal piano di chiusura i comuni di Campeglio di Faedis, Carpacco di Dignano, Ciconicco, Cisterna di Coseano, Fossalon (comune di Grado), Goricizza e Pozzo (Codroipo), Ipplis(frazione di Premariacco), Lavariano, Ospedaletto di Gemona, Percoto, Perteole di Ruda, Ramuscello (frazione di Sesto al Reghena), Rodeano Basso, Sant'Antonio in Bosco (comune di San Dorligo della Valle-Dolina), Terzo di Tolmezzo e Torreano di Martignacco;
considerato in particolare che:
la maggior parte degli uffici postali di cui si paventa la chiusura è frequentato da persone anziane, che risiedono nei piccoli centri interessati;
gli uffici postali in questi piccoli centri rappresentano un servizio di pubblica utilità e spesso sono un punto di riferimento importante, anche con funzioni sociali, per cui la loro soppressione rischia di produrre una diaspora con la conseguente scomparsa della stessa comunità;
il progetto, a parere degli interroganti, rischia di penalizzare fortemente parte del territorio italiano, fatto soprattutto di piccoli centri e di zone rurali, che caratterizzano prevalentemente alcune regioni, come il Friuli-Venezia Giulia, con pesanti ricadute sugli utenti e sui livelli occupazionali;
considerato altresì che tali chiusure andrebbero ad unirsi alle già numerose soppressioni di sportelli avvenute negli ultimi anni e causerebbero ulteriori disagi alle famiglie,
si chiede di sapere:
se il Ministro in indirizzo non ritenga urgente richiamare l'attenzione di Poste italiane ad una più attenta valutazione delle particolari situazioni locali, prestando attenzione anche agli aspetti sociali ed economici che i citati sportelli postali assolvono, evitando di procedere in base a scontati tagli lineari;
se non ritenga necessario riconsiderare le programmate chiusure degli uffici postali in Friuli-Venezia Giulia, vista la straordinaria valenza sociale ed economica degli sportelli postali;
se non ritenga opportuno, per attenuare, almeno in parte, gli inevitabili disagi causati dalla progressiva riduzione degli uffici postali nei piccoli centri italiani, garantire un minimo di servizio sul territorio, chiedendo a Poste italiane SpA di essere maggiormente collaborativa con le amministrazioni locali e le organizzazioni sindacali, di evitare chiusure drastiche e traumatiche e di favorire la trasformazione degli sportelli, ove comunque destinati a chiusura, in postazioni "postamat" per consentire alla clientela di prelevare contanti o di effettuare pagamenti delle bollette, ricariche telefoniche e altre operazioni fattibili tramite la cassa automatica.
RISPOSTA DEL SOTTOSEGRETARIO GIACOMELLI
“In via preliminare, fa presente che il settore postale, a livello nazionale e comunitario, è stato interessato negli ultimi anni da profondi cambiamenti sia a livello normativo, sia a livello degli assetti di mercato. Le chiusure e le rimodulazioni degli orari degli uffici postali, comunicate preventivamente all'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM), sono previste nel Piano di rimodulazione degli orari nel periodo estivo, redatto da Poste Italiane. Inoltre, il contratto di programma vigente tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane prescrive che l'azienda trasmetta all'AGCOM, con cadenza annuale, l'elenco degli uffici postali e delle strutture di recapito che, non garantendo condizioni di equilibrio economico, si intende assoggettare a un processo di razionalizzazione.
L'AGCOM, sulla base di criteri fissati a garanzia degli utenti, in particolare per quelli residenti nelle comunità montane e nelle isole minori, valuta la correttezza delle proposte di razionalizzazione della rete formulate da Poste Italiane. Contestualmente, il Ministero, nell'esercizio delle sue funzioni di regolamentazione e vigilanza, è più volte intervenuto per assicurare che ogni intervento di riorganizzazione della rete degli uffici postali da parte di Poste Italiane fosse preceduto da una fase di effettivo confronto con le Regioni e gli enti locali. Tale attività del Ministero ha determinato una effettiva modifica del Piano di Poste Italiane con una serie di accordi con le Regioni e gli enti locali, nonché una ridefinizione del nuovo contratto di programma, al fine di avviare una nuova linea di politica industriale sulla rete degli sportelli.
La nuova impostazione si basa sull'assunto che la capillarità della presenza sul territorio sia un "asset strategico" e un valore, per cui Poste Italiane si è impegnata a ricercare e valutare ogni possibilità di potenziamento complessivo dei servizi, anche attraverso accordi con le Regioni e gli enti locali, considerando l'ipotesi di riduzione come estrema ratio dopo aver valutato possibilità alternative. Poste Italiane, prima di assumere qualunque decisione, dovrà quindi valutare il rapporto costi-ricavi non sulla base del singolo ufficio postale ma in un ambito territoriale più ampio, confrontandosi con enti e istituzioni territoriali, che dovranno inviare eventuali proposte entro il 30 settembre di ogni anno. La società si è impegnata a trasmettere il nuovo piano all'Autorità entro il 1° luglio 2016. Precisa, infine, che il Ministero ha sensibilizzato a marzo, con un'apposita lettera, tutti i presidenti delle Regioni italiane e che l'AGCOM ha assicurato che proseguirà nell'attività di vigilanza su tali profili.
La senatrice FASIOLO (PD), in qualità di interrogante, ringrazia il sottosegretario Giacomelli per la sua articolata risposta e si dichiara soddisfatta. Raccomanda tuttavia l'attenzione costante del Ministero per garantire la tutela delle istanze dei territori, fermo restando che anche le Regioni e gli enti locali dovranno fare la loro parte, interagendo con Poste Italiane nell'interesse degli utenti.”

A guardare questo Papa, di fede se ne vede ben poca. Bergoglio incarna la figura di un politico carismatico

CROTONE - Diceva Lutero “la salvezza inizia e finisce con la fede”. A guardare questo Papa, di fede se ne vede ben poca. Bergoglio incarna la figura di un politico carismatico che, muovendosi per il mondo, promuove non la figura del Cristo, ma di un sistema.  Più che redenzione delle anime c’è una distruzione di principi che per secoli sono stati l’impalcatura del Cristianesimo. E’ come se il Papa, nella sua ansia di rinnovamento, stesse trasformando e buttando giù i muri portanti del palazzo, con il rischio che un bel giorno si sgretoli in mille pezzi.

Ci hanno sempre insegnato che la figura del Cristo genera dissenso per ciò che ha fatto, per come ha predicato; attualmente il capo della cattolicità ovunque vada genera consensi tra le folle di Stati che spesso operano non in conformità con i bisogni delle comunità amministrate. Si parla sempre più di unire le religioni, una specie di globalizzazione della fede, simile a quanto avviene nella società civile, ad ogni latitudine e longitudine, dimenticando che le differenze hanno caratterizzato la nascita dei credo religiosi e che Lutero avversava la Chiesa, o meglio quel sistema di potere che aveva declassato la fede e si reggeva su un clero corrotto, che abusava dei poteri lucrando sulle speranze e sul sentire della povera gente. Tutto si evolve. Più che lavorare sulle tradizioni locali che esprimono un sentimento religioso profondo, si sta lavorando per affermare l’autorità pontificia.  Si ha l’impressione che bisogna evitare di parlare di un Dio del cielo, concetto alquanto rozzo e la fede ricopre sempre più un ruolo marginale e ogni principio o concetto viene relegato a quella categoria di pensiero che parla di tradizionalismo e modernismo. Fede che s’indebolisce di fronte ad un mondo che riconosce come valori i profeti del mercato delle logiche messe in atto per fortificarlo, dove viene meno la stessa figura del Cristo ridotta a ruolo marginale, di cui si discute più come un personaggio storico messo in croce, morto, che ha determinato un momento storico perdendo di centralità. Siamo al tramonto del Cristianesimo, in pratica siamo in presenza di un’ideologia trascurata persino dalle elite politico- culturali ed il Vangelo, un libro formale da leggere per approfondire gli aspetti storici di un uomo che, in un determinato periodo, aveva una visione nettamente superata dagli eventi odierni. Oggi nell’era di Internet si riflette e si pubblica il proprio pensiero sui social, lo fa anche il Papa, abituato a rispondere alle domande di tanti giornalisti quando si sposta da un posto all’altro. Ed in quei momenti emerge non il volto di un mistico, ma di un filosofo che predica l’avvento di una nuova era, che sta riscrivendo un nuovo vangelo. Bergoglio parla di peccato e salvezza e ultimamente anche di Misericordia, come se la Misericordia fosse una specie d’indulgenza da ottenere seguendo alla lettera la nuova ideologia vaticana. Per Bergoglio tutto è relativo anche il concetto stesso di Famiglia e del sacramento del matrimonio, ritenuto non fondamentale e che può essere sostituito da una buona convivenza. Il papa dice di chiedere scusa ai gay, come se in Italia passassimo il tempo a torturarli.  Nelle grandi Verità che solo questo Papa conosce, nel riscrivere il Vangelo non mi meraviglierei se venisse proposta la figura di un Gesù omosessuale che parla di una Famiglia non più necessariamente composta da uomo e donna. Bergoglio sembra un venditore di sogni, elergisce pseudo speranze per cui tutto è possibile quando si seguono le indicazioni di determinate ricette. Abbiamo l’uomo della Felicità, che volete più dalla vita!!!

di Antonella Policastrese

Padre Sergio, religioso Camilliano, canta "Vieni e Vedrai". Esplosione di gioia e magia che sa contagiare

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ROMA - A cinque anni dal suo ultimo lavoro “Più cuore nelle mani”, Padre Sergio, religioso Camilliano,  si prepara alla pubblicazione di un nuovo disco che ha già anticipato lo scorso novembre con il singolo “Padre di Misericordia”.
Il 28 giugno è uscito il video ufficiale di “Vieni e Vedrai”, altro estratto del nuovo lavoro “Io niente senza Te”, previsto in uscita per la fine di settembre 2016.
Un linguaggio calato nel quotidiano, dove note e parole si caricano e si arricchiscono di suggestioni ed echi infiniti; “... vieni con me, vieni e vedrai … le meraviglie che i tuoi occhi non hanno visto mai … “, è il messaggio che dà un’esplosione di gioia, quella magia che sa  contagiare. “La Goia è contagiosa, cerca di essere sempre traboccante di gioia, dovunque vai”.
Alla realizzazione del  progetto discografico, hanno collaborato musicisti di fama nazionale e internazionale, Alfredo Golino, Eric Daniel, Maurizio Fiordiliso, Mauro Spenillo.
Un messaggio, quello che vuole trasmettere l'autore, costantemente intriso di slancio verso un desiderio d’ascesa e di pienezza; una tensione lineare d’amore in cui parole e musica si spingono verso una dimensione che consola e placa. Questa la magia della gioia contagiosa!
E’ possibile ascoltare la musica di p. Sergio su Spotify e acquistare i suoi brani su iTunes e nei principali store digitali.

Come imparare usi e modi di pensare lontani dal nostro mondo. La Cinadi "Katherine", romanzo di Anchee Min

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COMO - Katherine, libro di Anchee Min. (1997 Teadue, pagine 209). Un romanzo dal sapore esotico, dove i nomi e i luoghi sono estremamente diversi da quelli che siamo abituati a conoscere. Nella Cina dopo Mao, Katherine, una donna americana, giunge in quel Paese per insegnare l’inglese a degli allievi adulti. La sua presenza scatena qualcosa negli animi dei suoi studenti, tutti indottrinati da Mao. Katherine simboleggia la libertà, la seduzione, una vita assolutamente agli antipodi, rispetto alla loro.
Katherine fa amicizia con Zebra, vuole scrivere un libro sulla Cina, affascinata da sempre da questo paese.
Zebra continua a dirle che lei non capisce cosa significhi essere cinese. Lei che, da ragazzina, è stata una Guardia Rossa.
Testa di leone, amico di Zebra e con la quale avrà una storia d’amore, s’innamora perdutamente di Katherine. Ma lei lo respinge.
Testa di leone, a sua volta, è amato da Fior di gelsomino. La ragazza fa di tutto per stare con lui, anche subire delle umiliazioni. 
Da una parte vediamo questa ragazza sottomessa, dall’altra l’americana libera, che pensa con la propria testa e segue il suo cuore. Poi abbiamo Zebra, che vuole capire, sapere, essere anche lei una donna libera.
Katherine prepara le carte per adottare Piccola lepre, una ragazzina muta che sta in un orfanotrofio; per il proprio handicap viene derisa e picchiata dagli altri bambini. Molte bambine vengono abbandonate in Cina, perché loro non hanno valore alcuno. 
In seguito a una festa in cui Katherine alza un poco il gomito e dove c’è chi trama contro di lei, “il diavolo straniero”; la donna è costretta a tornare in America.
Resta in contatto con Zebra, che, non volendo sottomettersi al regime, viene rimandata alla cava degli elefanti, dove dovrà lavorare duramente. 
Zebra salva Piccola Lepre e si prepara a partire con lei per l’America, ma la piccola prende una brutta malattia che circola nell’orfanotrofio e viene ricoverata in ospedale.
La fine del romanzo vede Piccola Lepre che migliora e le lacrime di Zebra che, in cuor suo, ha preso una decisione: “…mi resi conto che la mia vita era arrivata al punto che non avrei più rinunciato, anche se non fossi riuscita ad andare in America. Non avrei rinunciato. Era tutto quello che chiedevo a me stessa”.
Sulla copertina leggiamo: Erotico. Drammatico. Commovente.
È tutto questo e insegna usi e modi di pensare lontani dal nostro mondo.

di Miriam Ballerini

Grande successo per il Carnevale Estivo di Torre del Greco. Tripudio di maschere e colori, entusiasmo di grandi e piccini

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TORRE DEL GRECO - “Carnevale Estivo Torrese”, un evento vero e proprio svolto a Torre del Greco dal 24 al 26 giugno 2016. Successo per la seconda edizione. Dopo la chiusura della seconda edizione del Carnevale Estivo Torrese (svoltosi dal 24 al 26 giugno a Torre del Greco, lungo via Litoranea) tanta è la soddisfazione degli organizzatori per la buona riuscita dell’evento. Una manifestazione che è stata un vero e proprio successo, con un tripudio di maschere e colori che hanno coinvolto tutta la zona costiera della città suscitando l’entusiasmo di grandi e piccini.
Molta gente ha, infatti, preso d’assalto il litorale torrese. Si stima che durante la tre giorni siano intervenute circa 30.000 presenze provenienti da tutta la Campania (dati derivanti da una disamina degli ingressi registrati nei parcheggi appositamente aperti per l'evento, nei bar, ristoranti e lidi della zona).
“Raramente si era registrata una tale affluenza nelle serate estive – ha affermato Francesco La Vela, cofodatore dell’associazione G.A.Z.I., ente che ha organizzato l’evento -. E’ stato per noi un successo inaspettato. Quest’anno abbiamo puntato non solo sulla presenza dei carri allegorici, ma anche sul gradito intrattenimento degli artisti di strada, sul raduno di auto e moto d’epoca, Ferrari, Harley e Truck che si è svolto il primo giorno, sullo schiuma party, sul mercatino e lo street food village”. “Tutto questo è stato possibile grazie al fatto che con me e Michele Langella, direttore artistico dell’evento, hanno collaborato decine di persone che hanno dato il massimo affinché tutto riuscisse nel migliore dei modi – continua Lavela -. Tra queste persone voglio fare un ringraziamento particolare a Vincenzo Bieco dell’Associazione Litoranea, ai tecnici Francesco Vitiello e Giovanni Russo, alla giornalista Maria Consiglia Izzo, ai media partner, ai volontari delle associazioni G.A.Z.I. e Pro Natura, all’amico Maurizio Romito, agli sponsor, al sindaco e a tutta l’Amministrazione comunale, alle Forze dell’Ordine e ai tecnici del SUAP”.
“Siamo riusciti in un compito particolarmente arduo – ha dichiarato Michele Langella – ovvero riconfermare, anzi migliorare, il successo della prima edizione del Carnevale. Il grande numero di presenze registrato durante questa tre giorni, unitamente agli attestati di stima che abbiamo incassato, ci spingono a metterci di già a lavoro per la terza edizione del Carnevale, che oramai è entrato a pieno titolo tra gli appuntamenti più attesi dell’estate campana”.
Prossimo appuntamento con l'allegria del Carnevale Estivo Torrese, dunque, per la terza edizione che si svolgerà nel corso dell'estate 2017!



sabato 25 giugno 2016

Caiazzo, la cotoletta alla "Musolino" vince la sezione dei "secondi" della gara culinaria voluta dalla Cooperativa Sociale Beta

Caiazzo-cotoletta-Musolino-gara-culinaria
CAIAZZO - Cotoletta alla "Musolino", cucinata dalla Cooperativa Sociale Beta, “secondo piatto” da leccarsi i baffi. Fuoco amico al ristorante “La taverna dei briganti” a Villa Icaro. Il 23 giugno si è svolta, a Caiazzo, la seconda sfida de “I sapori dei briganti”, gara culinaria organizzata per i disabili psichici, dal gruppo di lavoro del Progetto Meglio Insieme.
La cotoletta alla "Musolino", cucinata dagli ospiti della Cooperativa Sociale Beta, ha vinto la sezione dedicata ai "secondi" della gara gastronomica organizzata dalla medesima Cooperativa nell'ambito del programma riabilitativo.
I cinque giudici della competizione - il dottore Emanuele Del Castello dell’ U.O.S.M. di Capua, il dottore Aniello Sacco e la dottoressa Rossella Montesano del Coordinamento Socio Sanitario dell’ASL di Caserta, il dottore Fiore Marro dei Comitati delle Due Sicilie e il cuoco Ennio Caprio - hanno premiato i sapori e la coerenza tematica di Beta.
La manifestazione è stata portata a termine con successo dagli utenti, con piena soddisfazione degli organizzatori e degli operatori coinvolti. Tali momenti sono tesi a favorire l'emergere di esigenze e abilità personali del soggetto, che attraverso linguaggi diversi, creativi, esprime un aspetto nuovo e originale della propria persona, rendendo possibile l'incontro tra riabilitazione e dimensione artistica. Questo è l'obiettivo principale del progetto Meglio Insieme, che cerca di normalizzare e allo stesso tempo migliorare la vita delle persone svantaggiate offrendo un alternativo programma riabilitativo da affiancare a quello dato dalle singole strutture. Fondamentale è, dunque, il lavoro svolto dagli Enti affiliati, come la Cooperativa Sociale Beta che si occupa della formazione professionale di persone occupate proprio nella produzione di prodotti alimentari e nella ristorazione.
L'iniziativa, che vede protagonista la cucina come strumento terapeutico per il disagio mentale, si concluderà mercoledì 29 giugno con il pranzo sociale, organizzato al ristorante La taverna dei briganti, presso Villa Icaro, in via Santa Cristina 2. I piatti vincitori della tre giorni di gare faranno parte del menù del pranzo sociale di quella stessa giornata.
Ricordiamo che i due primi piatti vincitori della gara del 16 giugno scorso sono stati  gli spaghetti “alla pulcinella” e i maccheroni lardiati preparati da SIR Pulcinella di Acerra, gestita dalla Cooperativa Mercurio D’Oro, e dal gruppo di convivenza di Galluccio, gestito dalla Cooperativa Aria Nuova.


Alla tappa finale di questo minigiro gastronomico prevista la presenza anche del sindaco di Caiazzo, Tommaso Sgueglia.
Nella realtà "riabilitativa", che comprende anche momenti di socializzazione come le gare di gastronomia, si inserisce con professionalità qualificate, la Cooperativa Beta, guidata dal presidente Luigi Principio e dalla dottoressa Francesca Giannini, che completa la sua attività formativa occupandosi dell'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, alle quali impartisce una formazione professionale nel campo della produzione di prodotti alimentari e della ristorazione, in particolare della gestione della Taverna dei Briganti.
Le altre cooperative coinvolte nel progetto sono: Mercurio D'Oro, Aria Nuova, Sirio, Iride, Santiago, facenti capo al Consorzio Icaro.



venerdì 24 giugno 2016

La religione non è necessaria perché è finzione. Cristo è fede ed ereticamente non religioso

religione-finzione-Cristo-fede-religioso
Pierfranco Bruni
ROMA - La religione non è necessaria in questa barbarie. Abbiamo bisogno di essere veri in una civiltà sradicante. Siamo uomini in un tempo di barbarie. Restiamo uomini nelle barbarie del tempo. Sempre le sofferenze sono lunghe e le gioie appartengono allo spazio del fiorire e sfiorire di una rosa. Chi ha abitato la vera cristianità conosce le strade e sa la grande diversità tra i cattolici e gli ortodossi, tra l'eresia che è verità in Cristo e la problematica teologia della maschera.
Sono davanti ad uno specchio.
Nella vita di ognuno di noi non so se ci sia ordine o disordine. E poi non mi interessa. Sono arrivato però al punto di percepire che il disordine ha la capacità di far durare il tempo un minuto un più rispetto a quello della lancetta. E questo mi basta. Cerco di testimoniarmi sempre. Di non fingere. Di mostrare sempre il mio nome e cognome. La mia faccia. Quella di mio padre e di mia madre. Grande dignità. Coraggio. Lealtà. 
Sono convinto che la religione non è necessaria. Anzi essere religioso non ci cambia la vita. Ma non avere riferimenti è come non aver mai pianto e mai sorriso. Essere credenti non è la stessa manifestazione della religiosità. Ma vivere in Cristo è già vivere accanto e non da solo.
Vivere nella contemplazione è credere nel Dio illuminante e sapersi raccogliere nel canto del Namaste. Non mi interessa la religione ma la religione ha interesse per me. E questo non è poco. Io vivo di religiosità e le vie del Credo sono i miei intrecci pur in una filosofica ed estetica articolazione che è la disubbidienza ai canoni prestabiliti.  Sono anche convinto in questo tempo di falsari che la parola è più altisonante del pensiero, ma la parola è soltanto una lingua e non sempre trova una empatica con il pensiero.
Il pensiero è tutto. E il tutto del pensiero è la vita. Ma con il pensiero soltanto non si Crede. Per credere occorra affidarsi completamente al mistero. È il mistero che risolve il vero problema tra fede e ragione. Molti temono il mistero. Bisogna affidarsi senza timore tra le mani di chi ha accettato i chiodi rendendoci testimoni di un vissuto che è passato alla storia. La storia è certamente meno del tempo. Quando il tuo tempo è finito non tutto il tempo finisce. Ma il tuo sì. L'orologio non sposta la storia, ma è la storia che cronometra lo spazio dell'assenza e ogni ricordo misura un vuoto una mancanza un tentativo di ricerca. È qui che l'impossibile diventa non più il possibile che si pensava fattibile infinito.
Cerco le lontananze. Le lontananze sono sempre un rischio. Giocano costantemente con il tempo e con l'anima o il cuore. Quando pensi che tutto sia risolto proprio in riferimento alle distanze c'è sempre una nuova porta che si apre (o si chiude) e davanti hai una stanza dentro l'altra ma ciò non permette di misurare il vero distacco creatosi dalla iniziale lontananza. Una scatola cinese. Le solite bambole russe. La verità è che cerchiamo di trovare una giustificazione a tutto pur sapendo che non è possibile. Mi soffermerò in un prossimo libro sul deserto e sul cammello. Ognuno di noi compie il viaggio del cammello e va oltre ogni deserto. È facile impossessarsi di tutto ciò che trovi lungo il viaggio. Meno facile è cercare ciò di cui si ha realmente bisogno. Meno facile ancora è capire cosa si cerca.
Per nulla facile è comprendere se ciò che hai cercato corrisponde a ciò che realmente hai trovato. Cercare e trovare sono due vie. Il cammello dopo aver attraversato il deserto e dopo aver superato il viaggio lungo la cruna dell'ago si ferma e con pazienza ripercorre ciò che ha già percorso. E lo fa sino a quando un granello di sabbia non diventa un seme. In ogni puntino di luce che compone il giorno ha il suo mistero, la sua eredità, la sua speranza e la sua attesa. In noi convivono l'alba e il vespro.
Il camminare tra le acque e il navigare nella sabbia. Non siamo noi ad attraversare il dolore o la gioia. Non siamo neppure complici. Non siamo neanche semplici spettatori. Siamo protagonisti e viviamo la scena come se fossimo primi attori sia sul palco sia dietro le quinte. Ma sempre ci viene data una possibilità. Sta a noi individuarla percepirla abitarla. Restiamo nella vita fino a quando la vita resta in noi. Poi si aprono orizzonti che sono fatti di certezza di dubbi di maschere. Ognuno di noi pensa di possedere il proprio segno e il proprio senso. Ma la verità del segno non ci è data saperla. Neppure il senso. Ma io vorrei che il viaggio andasse oltre la muraglia della notte. Per capire qualcosa. Semplicemente. Per capire. 
Si coltivano sempre desideri. Ma i desideri sono altro rispetto alle aspettative alle quali guardiamo con un senso di realtà maggiore. Eppure c'è un filo sottile che lega la nostra vita a queste due necessità che hanno inizialmente un valore metaforico. Noi viviamo di abitudini ma ben navighiamo in ciò che vorremmo che si realizzasse anche oltre la vita reale, oltre il quotidiano. Vivere di abitudini significa anche avere il timore di spezzare ciò che si è consolidato.
Siamo groviglio di esistenze e di viaggi inseparabili. Pur molte volte ignorando ciò ci sentiamo sorpresi. Ci sentiamo unici. Per vincere le terre desertiche della nostra coscienza aspettiamo sempre che giunga qualcuno a farci superare le solitudini con le quali conviviamo. Si convive! Purtroppo non realizzandosi i desideri e lasciando le aspettative nei loro luoghi veniamo attraversati da un disegno che chiamiamo destino. E da esso ci lasciamo condizionare. La vita è una girandola.
Le assenze sono tante le partenze necessarie i ritorni passione assopite. Ad una certa età si ama per paura di non essere più amati! Perché? Perché anche la solitudine è una disabitudine alle consolidate abitudini. Si hanno memorie. Ma non so se i vuoti che abitiamo possano contenere tutte le memorie che sono nella nostra vita. Io ormai viaggio per dimenticare cosa è il viaggiare. C'è una sola forma di viaggio salvifico. Ed io so qual è. In una temperie come la nostra non c’è dignità senza lealtà. Perché la religione non è necessaria? Perché è finzione. Cristo è fede ed ereticamente non religioso.

giovedì 23 giugno 2016

Gold, di Gabry Venus, in poche ore raggiunge la sesta posizione nella Commercial Pop Top 30 di Music Week

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Gabry Venus
ROMA - Gabry Venus - Gold piace a Music Week e Lost Frequencies. Il dj producer italiano Gabry Venus ha raggiunto un altro traguardo importante con la sua “Gold”. Il brano poche ore fa ha raggiunto la sesta posizione nella Commercial Pop Top 30 di Music Week, ovvero una delle classifiche più importanti in Uk ed in mezzo mondo per capire il successo e le potenzialità di un brano dance. In italia invece il brano è presenta nella TOP 50 Airplay Dance di Radio Airplay Dance.
E non è tutto. Il brano nelle sue differenti versioni piace molto anche ai dj. E’ stato infatti proposto da Lost Frequencies, la star di “Are You with Me”.
Un riff di chitarra acustica che si mescola ad un pianoforte e ad un groove semplice ma trascinante, perfetto per muoversi a tempo con le nuvole o il sole…  E poi una melodia, dolce e ipnotica. Tutto questo è "Gold", il nuovo singolo di Gabry Venus, dj producer italiano che da tempo trasmette su Radio Globo, l'emittente locale romana più ascoltata. E' anche o soprattutto una canzone d'amore, piena di dolcezza e di felicità, adatta quindi alla primavera / estate 2016. La voce è quella decisamente internazionale di Christian D'Errico, già interprete del progetto Uaves, che ha raggiunto le 500.000 plays su Spotify.
Insieme con la versione originale, nella release sono inclusi due remix importanti: quello di The Cube Guys, ormai al centro della scena house mondiale, è perfetto per i club e spinge forte, ma lascia ben in evidenza la melodia di "Gold"; quello di Black Legend, anche lui italiano e anche lui un riferimento in ambito house, mette insieme deep e tropical house con un ritmo 'garage - pop' decisamente interessante. Gabry Venus - Gold esce il 23 maggio 2016 ed è stato inviato alle radio da poche ore. Già oggi il brano sembra piacere molto, sia in Italia sia in mezzo mondo. All'estero è stato proposto tra gli altri da Edx, Firebeats (Spinnin'), Richie Roberts (BBC Radio), Gaydio (UK), Phil Marriott Scott Williams (Air FM), Dj Sterling (Future Radio), Niall Redmond (RTE Pulse Radio) e decine di altri. In Italia è già in programmazione su Radio Globo, Radio Ibiza, Viva FM ed è stato pure proposto da m2o e 105 In Da Klubb. Inoltre piace a colleghi come Leandro da Silva, Luca Guerrieri, Silvio Carrano, Samuele Sartini, Marco Santoro, Andrea Maggino e Savi Vincenti.

mercoledì 22 giugno 2016

Appiano Gentile: un luogo di pace e serenità dove coccolare asinelli, pecore, mucche, maiali, capre... e sensibilizzarsi

Appiano-Gentile-pace-asinelli-pecore
Miriam Ballerini e Stefania Balzarotti
APPIANO GENTILE - La fattoria delle coccole. Ad Appiano Gentile, in provincia di Como, da giugno 2014 è possibile visitare la fattoria delle coccole, il più grande, per estensione e numero di animali, modello di fattoria dove gli animali da reddito, sono stati salvati da situazioni di maltrattamento e/o morte certa. Qui vengono cresciuti e coccolati come animali domestici. Un luogo di pace e serenità dove coccolare asinelli, pecore, mucche, maiali, capre... e sensibilizzarsi a uno stile di vita cruelty-free e veg!
Sabato 18 giugno ho avuto modo di visitare la struttura e intervistare una socia fondatrice dell’associazione, Stefania Balzarotti. la struttura e intervistare una socia fondatrice dell’associazione, Stefania Balzarotti.
L’idea della struttura è nata essenzialmente da tre persone: la presidente Bianca Tagliabue, Guido Gerletti  e Stefania Balzarotti.
Lavoravano tutti nella stessa azienda e, i primi animali, li tenevano nel parco aziendale. Da allora di strada ne hanno fatta, aprendo la fattoria delle coccole ad Appiano, che da settembre avrà una nuova sede. Un’altra struttura a Guanzate e, in Valle d’Intelvi, un alpeggio a Orimento; dove è possibile soggiornare in un albergo con otto camere e trascorrere una settimana da pastore. Oppure, semplicemente concedersi una vacanza in mezzo alla natura e agli animali.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla raccolta fondi che si svolge vendendo dei loro prodotti: tramite attività rivolte ai bambini e alle scolaresche, incontri benessere, sponsor, campagne adozioni e semplici offerte donate da chi visita le strutture.
Dai pochi esemplari con i quali tutto ha avuto inizio, ad oggi, sono stati salvati trecento animali e, mi raccontano i soci fondatori, il loro obbiettivo è di arrivare a mille.
Nel tour ci ha accompagnato Lisa, una giovane volontaria, che ha raccontato a me e a un gruppo di visitatori le storie di alcuni animali.
Appena arrivata sono stata accolta dalla più giovane volontaria, di soli cinque anni! Annasole! Un nome che già contiene in sé la luce necessaria che ha chi ama gli animali. Mi porta in diversi box, raccontandomi alcuni aneddoti.

Bianca, Miriam, Lisa, Stefania

Grazie alla piccola Annasole ho provato la fantastica emozione di farmi succhiare il dito da un piccolo agnellino. Un momento indescrivibile!
Con Lisa cominciamo il giro dai maiali, con Giuseppina, una grossa scrofa, cieca da un occhio, che abita lì con la sua famiglia d’origine. È la prima volta che in Italia una famiglia di maiali ha l’occasione di passare tutta la vita insieme. I maiali, cosa che a ben pochi è nota, sono molto intelligenti, si dice anche più dei cani. Il loro grado di apprendimento è paragonabile a quello di un bambino di cinque anni.
Alcuni di loro, ci viene fatto notare, hanno la coda e le orecchie mozzate; perché negli allevamenti, vivendo in uno stato di stress continuo, arrivano a farsi o fare del male, in atti di vero e proprio autolesionismo.
Tutti i maschi, di ogni specie animale, vengono castrati, perché l’intento della fattoria non è quello della riproduzione, ma bensì la salvaguardia degli esemplari salvati. 
La maggior parte degli individui arrivano da allevamenti non a norma, oppure da persone che non li accudivano con i dovuti modi. O ancora, perché rimasti feriti o malati e perciò, per l’allevatore, di nessuna utilità.
La visita continua nel recinto delle pecore e delle capre, dove sono ospitati anche galli, galline e un’anatra.
Ci viene raccontata la storia di una pecora maschio, della sua via crucis fra varie operazioni per salvargli una zampa. Non essendoci utilità nel guarire un animale da reddito, ci sono pochi veterinari che sanno operare in questi casi; la povera pecorella è stata portata fino a Lodi per essere sottoposta agli interventi necessari.


Tutti gli animali che ancora sono alla fattoria della coccole non possono essere condotti all’alpeggio, perché non ancora introdotti nel gregge, o perché sono in degenza.
Passiamo alla stalla dei vitelli, dove si può entrare per provare quale sensazione dia essere leccati da una mucca!
Sono presenti anche una trentina di conigli, portati lì in seguito all’operazione “nonno coniglio”.
Purtroppo un signore anziano teneva fino a tre animali in una gabbietta da cattura; in una condizione di vita inimmaginabile. I nipoti sono intervenuti per portare in salvo le povere bestiole che, adesso, vivono in un grande recinto, in armonia e tanto spazio.
Da ultimo ci rechiamo al recinto delle caprette, dove ci viene spiegato cosa accade a un animale al quale viene inserita la targhetta alle orecchie, obbligatoria per legge. Solo che, spesso, viene messa all’animale quando questo è troppo piccolo, rovinandogli le orecchie nel migliore dei casi, portandolo alla morte nella peggiore delle ipotesi.
In un recinto ci sono dei maiali vietnamiti, uno dei quali è stato trovato abbandonato nel parco pineta.
Non posso che aggiungere di avere vissuto un’esperienza forte, la mia sensibilità nei confronti degli animali non regge a certe vicende, nelle quali gli esseri umani si dimostrano, troppo spesso, non così umani. 
Per fortuna ci sono persone che dedicano il loro tempo e il loro amore a queste creature che provano le nostre stesse emozioni. Il rispetto è loro dovuto, perché alle persone è stata donata l’enorme opportunità di vivere su un pianeta che funziona, proprio per la sua diversità di vita e di forme. Credere di essere superiori, sfruttare fino allo sfinimento; creare come succede al giorno d’oggi, allevamenti intensivi che non hanno nessun riguardo dell’animale, ma tendono solo alla produzione e alla vendita insensata, non fanno bene a nessuno.


Consiglio a chi ne ha l’opportunità una visita alla fattoria delle coccole, per scoprire tante curiosità su animali ai quali, troppo spesso, si da poca attenzione. Sarà possibile visitare la struttura ancora solo sabato 25 giugno, poi il centro di Appiano chiuderà, fino a nuova apertura a settembre nel nuovo centro. Tutto le attività vengono spostate per il periodo estivo all’alpeggio.

di Miriam Ballerini

foto di Aldo Colnago

Qui di seguito tutti i riferimenti:
VISITE ESTIVE: SABATO ore 10-13 / 14-18.
Ingresso LIBERO e senza prenotazione, i cani dei visitatori NON sono ammessi (perché sono presenti altri cani in Fattoria e per evitare situazioni di stress per tutti - bipedi e quadrupedi).
V. De Gasperi 38, Appiano Gentile (Co) 370/3192642 (dopo le 19). Visite: sabato 10-13/14-18.
PER DONAZIONI ALLA FATTORIA DELLE COCCOLE E ADOZIONI DI ANIMALI:
IBAN: IT40T0569650870000026054X67

CONTO CORRENTE POSTALE: IT55W0760110900001025970771

GESTORI:








Giuseppina con Elisa, la volontaria che l'ha salvata e adottata


Gara dei secondi piatti a Caiazzo nell'ambito della iniziativa "la cucina diventa terapia per il disagio mentale"

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CAIAZZO - Continua la gara a "La taverna dei briganti", presso il ristorante Villa Icaro, sito in via Santa Cristina n. 8 (Caiazzo), dove la cucina diventa terapia per il disagio mentale. Le persone svantaggiate delle strutture gestite dagli Enti afferenti al progetto Meglio Insieme, in questo mese di giugno, invitate dalla Cooperativa Sociale Beta, con entusiasmo e dedizione, partecipano alla gara gastronomica "I sapori dei briganti".
Il tema della competizione è la cucina tradizionale napoletana e i prodotti tipici nostrani. Il 23 giugno il confronto sarà tra i secondi. Ai fornelli i partecipanti si cimenteranno nell'elaborazione di secondi piatti ispirati alla tradizione culinaria napoletana e realizzati con prodotti tipici locali.
Nella sfida del 17 giugno scorso, riservata ai primi piatti, i giudici hanno decretato la vittoria a pari merito di SIR Pulcinella di Acerra, gestita dalla Cooperativa Mercurio D’Oro, e gruppo di convivenza di Galluccio, gestito dalla Cooperativa Aria Nuova. I due piatti vincitori, gli spaghetti “alla pulcinella” e i maccheroni lardiati, faranno parte del menù del pranzo sociale che si svolgerà il 29 giugno 2016 presso il ristorante La Taverna dei Briganti.
"Siamo molto soddisfatti di questa iniziativa. Da subito abbiamo riscontrato grande entusiasmo sia da parte degli utenti sia da parte degli organizzatori - spiega la dottoressa Francesca Giannini, psicologa psicoterapeuta -. L'iniziativa ha funzione riabilitativa nella misura in cui, anche attraverso attività ludiche e agonistiche come questa, riusciamo ad aiutare le persone con malattia mentale sia ad affrontare e gestire problemi concreti della quotidianità sia ad acquisire capacità sociali, relazionali e anche professionali, come nel caso specifico della Cooperativa Beta che si occupa del reinserimento lavorativo delle persone svantaggiate".
Il progetto Meglio Insieme, coordinando diverse cooperative sociali, si occupa della pianificazione e della realizzazione di un ricco e variegato programma di riabilitazione, che comprende attività sportive, musicali, teatrali, iniziative culturali ed visite guidate. Il programma in corso tende ad ampliare l’offerta riabilitativa proposta dalle singole strutture, rendendola, altresì, più selezionata ed efficiente.


Ciò ha lo scopo di aprire per gli utenti una serie di canali di integrazione e di socializzazione al di fuori del proprio contesto di riferimento. Occasioni dinamiche e stimolanti che offrono possibilità di autodefinizione e delineano percorsi di autonomia personale e relazionale.
Cinque i giudici delle gare: il dottore Aniello Sacco e le dottoresse Rossana Aglione e Raffaella Montesano del Coordinamento Socio Sanitario dell'Asl di Caserta; il dottore Emanuele Del Castello, psicologo dell' U. O. S. M. di Capua, e Fiore Marro, presidente dei Comitati delle Due Sicilie. La giuria sarà presieduta dal cuoco Ennio Caprio Nono, consigliere nazionale della Federazione Italiana Cuochi e fondatore dell'Associazione Cuochi Casertani. All'evento è prevista la partecipazione anche del sindaco di Caiazzo, Tommaso Sgueglia.
La Cooperativa Beta, guidata dal presidente Luigi Principio e dalla dottoressa Francesca Giannini, completa la sua attività formativa occupandosi dell'inserimento lavorativo delle persone svantaggiate, alle quali impartisce una formazione professionale nel campo della produzione di prodotti alimentari e della ristorazione, in particolare della gestione della Taverna dei Briganti.
Le altre cooperative coinvolte nel progetto sono: Mercurio D'Oro, Aria Nuova, Sirio, Iride, Santiago, facenti capo al Consorzio Icaro.
Ultimo appuntamento il 29 giugno con il pranzo sociale finale, durante il quale verranno serviti i piatti vincitori dell’intera competizione.