Calcio e vita del Brasile in Pelé, film capolavoro sul più grande calciatore di tutti i tempi. Non arrendersi mai
MILANO - Il 24 maggio scorso, al teatro The Space Odeon di Milano, si è tenuta la proiezione in anteprima di PELÉ, film (attualmente nelle sale) basato sulla vita del famoso calciatore brasiliano, Edson Arantes do Nascimento, divenuto leggenda in Brasile e nel resto del mondo. La vicenda si dipana nel corso dei primi diciassette anni del fuoriclasse sudamericano, periodo cruciale della sua vita, durante il quale decide di essere un calciatore professionista e riportare la felicità in Brasile dopo la cocente delusione dei mondiali del 1950 e il fallimento di quelli del 1954.
Il duo di registi Jeff Zimbalist e Michael Zimbalist, alla loro seconda esperienza dietro alla cinepresa, ha svolto un ottimo lavoro, con qualche piccola imperfezione. Più di un paio di scene sono piuttosto ripetitive e, nonostante la trascinante colonna sonora, risulta difficile non farci caso, in particolare nella seconda parte del film. La pellicola si svolge quasi completamente in Brasile, luogo da cui provengono anche i due ragazzini che interpretano Pelé nelle due fasi del film. I due neo attori, Leonardo Lima Carvalho e Kevin de Paula, sono stati selezionati "on the road", nella non facile impresa di cercare ragazzi che sapessero giocare a calcio, somigliassero a Pelé e sapessero anche parlare in lingua inglese. Matthew Libatique, alla fotografia, è riuscito a dare al lavoro cinematografico un'impronta moderna, a dispetto del periodo storico nel quale si svolge il film, ottimamente ricreato e, immaginiamo, con un non elevato budget a disposizione. La colonna sonora realizzata da A. R. Rahman, come detto precedentemente, è trascinante e segue alla perfezione lo sviluppo del film e le scene memorabili.
Il tutto scorre veloce e pulito, senza troppi momenti di stasi; aiuta la durata del film, che impedisce di perdersi in fronzoli. Per concludere: i registi riescono nel tentativo di ricreare l'atmosfera di quegli anni bui per il Brasile, legati a doppio filo con il calcio. Alla vittoria del mondiale il Paese torna a vivere e sperare. Il messaggio che traspare velatamente dalla pellicola è quello di non arrendersi ed essere sempre sé stessi, qualsiasi cosa accada.
di Federico Dario Ghirardi
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