mercoledì 31 dicembre 2014

Arteriosclerosi, scritto e diretto da Dalia Frediani, al Teatro Bellini di Napoli dal 5 al 18 gennaio 2015

dalia frediani
NAPOLI - Fondazione Teatro di Napoli - Teatro Bellini presenta dal 5 al 18 gennaio 2015, Dalia Frediani, in Arteriosclerosi, scritto e diretto da Dalia Frediani; con Angela De Matteo, Rosaria D'Urso, Annarita Ferraro, Noemi Cognigni, Carmine Borrino, Fabio Santucci, Luciano Barbieri. Dalia Frediani Arteriosclerosi è un insieme di cose che non posso spiegare perché non le ricordo. Ma sul palcoscenico mi torneranno in mente perché il palcoscenico ha la magia di far passare tutti i malesseri, arteriosclerosi inclusa, appena lo calchi. So solo che doveva essere un monologo ma, monologando monologando mi sarò sentita sola, e così oggi mi ritrovo in compagnia di altri attori... stavo rischiando di trasformarlo in un kolossal!!! Forse gli altri sanno cosa dire dello spettacolo perché sono più lucidi di me! Anche se il fatto che abbiano accettato di partecipare mi fa dubitare della loro lucidità... Comunque anche se ricordassi qualcosa non farei l'errore di scrivere le note sullo spettacolo! Non amo dare troppe aspettative e tante volte le note non corrispondono a ciò che ci si aspetta di vedere e si rischia così di rimanere delusi.
Oppure servono per capire cosa volesse significare lo spettacolo al quale si è appena assistito, quindi se si vanno a leggere vuol dire che non si è capito niente! Insomma, perché si devono scrivere le note e spiegare uno spettacolo o ciò che vuole significare? Uno spettacolo si deve guardare e basta.
Poi o piace o non piace, non saranno certo le note a modificare i pareri. Il mio spettacolo piace a me e spero che sia visto da un pubblico con i miei stessi gusti!
Intanto il cast, formato da Angela De Matteo - Carmine Borrino - Rosaria D'Urso - Sabrina Carnevale - Fabio Santucci - Luciano Barbieri ha accettato, incoscientemente, di partecipare con entusiasmo e divertimento. Uh... l'arteriosclerosi mi stava facendo dimenticare che ci partecipo anche io.
Info spettacoli: orari: feriali ore 21,15 - domenica ore 18

Concorso di economia per studenti delle scuole secondarie di secondo grado, vincitori al Festival di Trento

scuola
ROMA - Festival dell’Economia di Trento 2015. 29 Maggio – 2 Giugno 2015. “Mobilità sociale” EconoMia. Concorso di economia per studenti delle scuole secondarie di secondo grado. REGOLAMENTO DEL MIUR Il Concorso Il Comitato promotore del Festival dell’Economia di Trento (Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Università degli Studi di Trento), l’Editore Laterza (responsabile della progettazione e organizzazione del Festival dell’Economia), in collaborazione con MIUR – Direzione generale per gli Ordinamenti Scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione, Istituto Tecnico Economico “Bodoni” di Parma, AEEE-Italia, bandiscono la terza edizione del concorso nazionale EconoMia, per il conferimento di un premio a studenti meritevoli delle scuole superiori italiane.

Le Finalità Il concorso intende: promuovere una più solida e diffusa cultura economica tra gli studenti delle scuole secondarie di secondo grado di tutti gli indirizzi scolastici, contribuendo in questo modo al miglioramento della crescita culturale del Paese; favorire l’esercizio di una cittadinanza attiva fondata sulla capacità di compiere scelte razionali, critiche e responsabili di fronte ai fenomeni della realtà economica, fornendo ai giovani gli strumenti culturali e metodologici utili a tale scopo; sottolineare la vocazione al dialogo dell’economia con le discipline degli altri ambiti del sapere: storico-filosofico, quantitativo, linguistico; diffondere l’interesse per i temi economici introdotti anche nei percorsi liceali dal recente riordino con la nascita del Liceo Economico Sociale.
Il contenuto del Concorso è collegato al Tema prescelto per l’edizione 2015 del Festival dell’Economia: Mobilità sociale.I Promotori del Concorso. I Promotori del Concorso sono: Comitato promotore del Festival dell’Economia di Trento, (Provincia Autonoma di Trento, Comune di Trento, Università degli Studi di Trento), Editore Laterza, MIUR – Direzione generale per gli Ordinamenti Scolastici e per la valutazione del sistema nazionale di istruzione, Istituto Tecnico Economico “Bodoni” di Parma, AEEE-Italia.
Il MIUR e Tuttoscuola daranno sostegno al progetto, con la comunicazione del Concorso agli Uffici Scolastici Regionali e alle scuole.
I Destinatari Il Concorso è aperto agli studenti delle scuole secondarie di secondo grado italiane, frequentanti le ultime due classi di Licei, Istituti Tecnici, Istituti Professionali e l’ultima classe della Istruzione e Formazione Professionale regionale IeFP. I Requisiti di ammissione Potranno partecipare al Concorso al massimo 10 allievi di ogni scuola, scelti a insindacabile giudizio della scuola stessa in base all’interesse e alla preparazione dimostrata dagli allievi sugli argomenti economici.
L’Oggetto del Concorso Il Concorso consiste nella partecipazione da parte degli studenti a una Prova, costituita da item a risposta chiusa o aperta univoca e dalla redazione di un saggio breve, finalizzata a valutare le competenze acquisite con lo studio dei materiali e con le iniziative messe a disposizione delle scuole da parte del Comitato promotore.
Il Premio Gli studenti risultati vincitori, in un numero massimo di due (2) per ogni istituto partecipante, saranno premiati con la partecipazione gratuita al Festival dell’Economia di Trento, dal 31 maggio al 2 giugno 2015. Le spese relative all’ospitalità, sostenute direttamente dalla Provincia Autonoma di Trento, comprenderanno il viaggio, il vitto e l’alloggio per tre giorni e due notti e un premio in denaro di 200 euro. Verrà altresì sostenuta direttamente la spesa relativa all’ospitalità anche per un (1) accompagnatore di ogni scuola ove vi siano studenti ancora minorenni alla data di inizio del Festival.
Risulteranno vincitori i primi 20 studenti classificati. A ciascuno di essi verrà consegnato, in ordine alfabetico, l’attestato di vincitore del Concorso. A ogni altro studente partecipante verrà inviato l’attestato di partecipazione al Concorso. Il Comitato scientifico Il Comitato scientifico del Concorso è composto come segue: Giorgio Fodor Università degli Studi di Trento Beatrice de Gerloni Dipartimento della Conoscenza della Provincia Autonoma di Trento Sabrina Greco Invalsi Roberto Fini Dipartimento di Studi sull’impresa, Università degli Studi di Verona-Vicenza Magda Bianco Banca d’Italia Tiziana Pedrizzi Esperta di sistemi formativi e di metodologie di valutazioneIl Comitato scientifico redigerà la Prova, predisporrà le griglie di valutazione, le modalità di correzione e di assegnazione dei punteggi.
Lo Svolgimento della Prova I Promotori del Concorso indicheranno alle scuole partecipanti, collocandoli sul sito dedicato al Concorso www.concorsoeconomia.it, materiali didattici (come libri, articoli, dati, materiali multimediali, link), che costituiranno il supporto fondamentale per la preparazione degli studenti e delle classi in vista dello svolgimento della Prova. Questi materiali trarranno spunto dal tema della Edizione 2015 del Festival dell’Economia.
La Prova avrà una durata complessiva di 3 ore e si svolgerà in un’unica data nazionale, su piattaforma online del MIUR.
La Prova si articolerà in due parti.
la prima parte consisterà in item a risposta chiusa o aperta univoca, sulla falsariga dei test OCSE-PISA e di altre prove internazionali e nazionali di valutazione obiettiva;
la seconda parte consisterà nella redazione di un saggio breve con griglia di correzione definita in modo adeguato.
La Valutazione della Prova
Il Comitato scientifico fisserà i criteri per la valutazione oggettiva della Prova.
I primi quaranta studenti classificati nella prima parte verranno valutati anche sulla seconda parte della Prova.
Il punteggio della prima parte della Prova verrà elaborato in automatico dalla piattaforma, la seconda parte sarà corretta da una commissione di esperti, individuata dal Comitato scientifico e composta da un gruppo selezionato di esperti di valutazione.
L’elenco finale dei 20 vincitori risulterà dalla valutazione di entrambe le parti della Prova, ciascuna con il peso del 50%.
La Premiazione
La premiazione avverrà in un’apposita manifestazione nel corso dell’Edizione 2015 del Festival dell’Economia di Trento.

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martedì 30 dicembre 2014

Buon 2015. Ci insegue. Mi piacerebbe sapere in quanti cuori palpita un desiderio di scappare

buon anno 2015
ROMA - Buon 2015. Si avvicina, a grandi passi, frettolosamente, ci insegue, ci alita sul collo, impaziente… la fine dell’anno. Fornelli che avvampano, cucine in fermento, ansia da prestazione culinaria, conta degli ospiti, inviti non ricevuti, inviti mal volentieri accettati. Mi piacerebbe sapere quanta felicità sgorga da quei piatti guarniti a festa, dalle tavole imbandite, dalle maglie rosse e i completini intimi a tema. Mi piacerebbe sapere in quanti di quei cuori palpita un desiderio diverso, cioè quello di scappare, di abbandonare il desco e lasciare tutti con gli occhi sgranati e il piatto in mano. Mangiate voi pure per me, abbuffatevi di leccornie, delizie d’ogni genere, che manco Vatel, cuoco di corte, avrebbe saputo fare di meglio, o forse dovrei dire Gordon Ramsay , per amor di adeguamento al gusto odierno: io vado!

Ma dove? 
Una vacanza nei mari del sud? Così voi a congelarvi e io con il deretano al sole, a farmi la tintarella da riportare in ufficio, ai colleghi sfigati?
O magari in una grande capitale, a bere spumante e sentire i fuochi d’artificio, che si, è vero, sempre lo stesso rumore fanno, ma vuoi mettere lo spettacolo sotto la Torre Eiffel? O la ruota londinese?
Così voi a guardare in televisione gli altri che si divertono in quelle trite e ritrite dirette televisive in cui si conta alla rovescia, ed io a farmi i selfie, con la bocca a sedere di gallina e una marea di sconosciuti alticci che entrano nell’inquadratura.
Momento, riflettiamo. Mi conviene? Ma poi, per sti mari del sud, quante ore d’aereo dovrei affrontare? E i bagagli? Quell’amica l’anno scorso s’è dovuta ricomprare pure le mutande, perché le valigie stavano facendo un viaggetto per conto loro, verso altre, ignote, destinazioni. 
E l’hotel? E il cibo? Mah! 
E Parigi? Dicono faccia freddo… figuriamoci a Londra. Mi sa che aspetto la primavera, tanto i fuochi sono uguali dappertutto. Che poi io li odio pure sti fuochi, e i botti, che me ne andrei a dormire alle dieci e mezza, ma poi mi sveglierebbero lo stesso e allora tanto vale attendere la “smitragliata”, alzare i calici, abbracciare tutti, darsi gli auguri e aspettare che ognuno se ne ritorni, diligente, verso la sua casetta, così me ne vado ad abbracciare il piumone e chi s’è visto s’è visto.
Vabbè, io resto quest’anno, lo faccio per tutti voi, che avete lo spirito giusto, che volete ammazzarvi di fatica in cucina per saziare decine di bocche fameliche. Lo faccio perché, in fondo, sono d’animo buono e non mi va di andarmi a divertire mentre voi restate a fare il “countdown” con Carlo Conti.
Ma l’anno prossimo, cascasse l’albero di natale con tutte le palle, me ne vado, mi faccio un selfie a Parigi, a mezzanotte e… tanti auguri e saluti a tutti!!!

Assunzioni in università italiane contro la fuga dei cervelli all’estero, 24 contratti per attrarre studiosi e ricercatori

ministra istruzione
ROMA - Università, Giannini firma bando “Programma Montalcini”. Assunzioni agevolate contro la fuga dei cervelli all’estero. E’ una delle novità del programma per giovani ricercatori intitolato a Rita Levi Montalcini. Il bando, per il 2014, è stato appena firmato dalla ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Stefania Giannini, e fissa anche quest’anno 24 contratti destinati ad attrarre giovani studiosi ed esperti italiani e stranieri impegnati stabilmente all’estero in attività di ricerca o didattica. Lo stanziamento è di 5 milioni di euro. Tra le novità del bando 2014, quella di agevolare l’assunzione dei “cervelli” rientrati in Italia con l’obiettivo di garantire anche il necessario ricambio generazionale del corpo docente. Il Miur, infatti, chiederà anticipatamente agli atenei la disponibilità ad assorbire i vincitori del Programma Montalcini nel caso dovessero abilitarsi durante il periodo del contratto di ricerca.
I giovani studiosi potranno così essere inquadrati nel ruolo di professori associati. Il Miur garantirà il consolidamento del finanziamento e la relativa quota di punti-organico all’ateneo.
Il bando è stato inviato per la registrazione alla Corte dei Conti per essere successivamente pubblicato in Gazzetta Ufficiale e sul sito del Miur. Le domande saranno esaminate da una Commissione presieduta dal presidente della Conferenza dei rettori delle Università italiane (Crui) e da quattro esperti qualificati in ambito nazionale e internazionale.
I vincitori potranno indicare la sede dove intendono svolgere il loro progetto di ricerca e dove saranno assunti con un contratto triennale da ricercatore di tipo B. Per l’invio delle domande, bisognerà attendere la pubblicazione del bando in Gazzetta Ufficiale. Potranno essere inoltrate per via telematica utilizzando l’apposito sito web Miur-Cineca (http://cervelli.cineca.it).

Nicola Gratteri e la scuola italiana. E gli insegnanti che redigono progetti per soldi, ragazzi "avatar" o "mafia"

nicola gratteri
CROTONE - Nicola Gratteri, magistrato impegnato in prima linea contro la 'ndrangheta e uomo di una terra, la Calabria, che vive un momento tragico per la crisi dirompente che semina incertezze di un futuro svanito tre le nebbie. E' da anni che Gratteri ha aperto le porte della conoscenza sulla 'ndrangheta, un fenomeno che è ben radicato sul territorio, che si alimenta di norme e regole tutte famigliari ed è per questo quindi che diventa impenetrabile e talmente ben strutturato da poter estendere i suoi tentacoli anche al di fuori dei confini regionali e primeggiare negli affari di ogni tipo. Nicola Gratteri che quotidianamente vive sotto scorta, è come un monaco certosino. Attento a tutto quello che si muove in questo angolo sperduto di mondo, uomo prima ancora che magistrato, in grado di capire comportamenti e modi di essere per arginare questa piaga sociale che potrebbe essere fermata, in base alla sua esperienza, soprattutto con l'azione della scuola e della famiglia. Una ricetta antica che potrebbe addirittura risultare paradossale, considerando che la 'ndrangheta ha la sua struttura portante proprio nelle famiglie, le quali sono regolamentate da rapporti di consanguineità prima ancora che di giuramenti ed ordini da eseguire per la sopravvivenza della specie.

Il magistrato non ha dubbi e sa perfettamente che l'unico modo per rispondere a tanta tracotanza e arroganza è l'Istruzione. Fa una netta differenza tra istruzione e cultura e afferma una grande verità sul fatto che la scuola, più che un luogo di sapere e confronto tra generazioni, che oggi più che mai hanno perso il senso del dialogo, sia ormai diventata un "progettificio". Gli insegnanti redigono progetti più che insegnare, per avere alla fine dell'anno quei 200-300 euro e i ragazzi una volta tornati a casa se appartengono a famiglie "normali" si mettono su Internet o giocano con gli avatar dei telefonini, se appartengono ad una di mafia si nutrono di quella mafia che finirà per contaminarli.
E' necessario che i ragazzi stiano più tempo possibile a scuola con insegnanti assunti e non sacrificati sull'altare dei tagli, per un motivo semplice: parlarsi e confrontarsi. Un saggio Nicola Gratteri che indica la strada da seguire per uscire fuori dalla palude dell'indifferenza, da questo senso inconsapevole  dell'incomunicabilità e del sapersi ritrovare intorno ad un progetto di vita in comune. 
Gandhi guidò la sua rivoluzione in nome della moralizzazione della politica. E' arrivato il momento anche per noi di intraprendere una via analoga. I grandi valori come la democrazia, il bene comune, il senso di appartenenza ad una collettività capace ancora di sognare, non possono perdersi nel porto delle nebbie dal quale non riusciamo ad uscire per andare in mare aperto.
Fino a quando avremo magistrati ed uomini come Gratteri possiamo sperare in un cambiamento.

Magic shadow, la spettacolare danza delle ombre in scena mercoledì 7 gennaio 2014 al Teatro Duse di Bologna

BOLOGNA - Incanta i bambini ma stupisce e commuove anche gli adulti. E’ ‘Magic shadow’, la spettacolare danza delle ombre che andrà in scena mercoledì 7 gennaio (alle 21) al Teatro Duse di Bologna. Sul palco la compagnia ‘Catapult’, nata nel 2008 dal genio creativo del texano Adam Battlestein, che ha lavorato per 19 anni come danzatore, coreografo e direttore creativo del celebre Pilobolus Dance Theater. Dopo aver conquistato il pubblico USA di ‘America’s Got Talent 2013’, i ‘Catapult’ stanno affascinando le platee di tutto il mondo e sbarcano ora per la prima volta in Italia con un nuovo spettacolo, prodotto dalla BaGs Entertainment.
Sulle musiche di Vivaldi, Arlen, Norton e altri, le coreografie e la regia di Battelstein esaltano, l’incredibile talento dei danzatori che esprimono tutto il loro virtuosismo, utilizzando solo la multiforme e sorprendente potenza dell’ombra dei propri corpi.
“Ho cominciato questo viaggio nel 2008 - spiega Adam Battlestein -  il mio sogno era di dare nuova vita a una forma d’arte antica. Volevo raccontare storie in un modo che non fosse mai stato visto prima. So che Catapult può dare vita ai miei sogni rendendo queste visioni una realtà. I danzatori di Catapult sono dei performer incredibili, che possono ballare, recitare e trasformare i loro corpi in forme apparentemente impossibili. Con le loro silhouette creano storie che entusiasmano l’immaginazione e toccano il cuore. L’obiettivo è creare un mondo di trasformazioni magiche fatte da corpi umani e dalle loro ombre”.
“Adam Battlestein ha del genio comico ed è un maestro di clownerie sotto forma di ballerino”. (New York Times)
"Questa è una performance da un milione di dollari!" (Howard Stern)


lunedì 29 dicembre 2014

La donna armena aveva gli occhi raccontati da una magia e le sue labbra sapevano d’Oriente

armenia
ROMA - Si comincia sempre con un appuntamento o un incontro che non ha appuntamento e poi diventa una storia o un destino. Il freddo non era soltanto un’onda di coltello. Tagliava gli appuntamenti dello sguardo. E cominciò così. La donna armena aveva gli occhi raccontati da una magia e le sue labbra sapevano d’Oriente. Questa volta si erano dati appuntamento. Lei era bella. La sua bellezza una danza che chiedeva alle parole di farsi impazienza. Forse si sono amati. O forse si ameranno.
Lo sapremo? 
Si comincia sempre con un appuntamento o un incontro che non ha appuntamento e poi diventa una storia o diventa la storia o addirittura si fa destino. 
Non ha importanza. 
Le parole hanno un senso sino a quando le labbra non sono un amplesso di tocchi e di immagini, di pelle e di carne che incide l’anima. 
Si sono amati per  un bacio? Si ameranno per tanti altri baci e per un amore.

Forse c’era una volta una donna che aveva gli occhi che parlavano di assenza e malinconie. Poi quegli occhi hanno toccato il sorriso. C’è sempre un sorriso che apre la via dell’amore e l’infinito può essere un eterno. Lui toccò leggermente le ali di una farfalla che si era posata sui suoi capelli e si raccontò recitando: 

“Già, c'è un foglio bianco
dimenticavo
ma tutto ha un senso
sarai tu a scriverlo
sarò io a leggerlo
e poi io a scriverlo e tu a leggerlo
e le parole saranno acqua di roccia
nel tuo nel mio cammino
per tracciare l'infinito
nei tuoi occhi d'Oriente
amata mia”.

Forse ci sarà o forse c’era una volta. Ma non bisogna mai perdere una sola lancetta dell’orologio che bussa nel cuore. Bisogna viversi vivendosi. 
Il vento continuò con tagliare le parole, ma di parole non si aveva bisogno. 
L’amore ha un senso nel giorno in cui le due voci si scontrano. La ragione e l’anima, il cuore e la passione. Mai slegare la passione al cuore. 
Forse questa storia avrà un viaggio. 
Lui si affacciò dalla finestra dove il mare ingoiava la sabbia e recitò nuovamente: 

“... sai di Oriente
come onda che tocca il vento dei deserti
ed hai labbra giocate tra le mie dita
e aspettarti è un eterno
e già ti cerco
non rinunciare a domani
domani io e te
questa immensità
ha le mie mani tra i tuoi capelli
non tardare
il tempo non offre appuntamenti
ma tu cercami
prima che il crepuscolo sia notte
e sul tuo seno una farfalla...”.

Poi tutto il resto sarà una favola o una avventura?  Forse?
Ma  l’uomo che aveva scritto della donna  dagli occhi d’Oriente disse: “Bisogna sempre cercare la favola, perché senza la favola tutto diventa avventura e l’avventura ci rende marinai senza mare e senza barca. Io ho baciato quelle labbra e quella bocca che hanno il profumo della conchiglia, che ha echi di distanze d’epoche e in lei ho toccato le vicinanze dell’aurora proprio mentre il dio del Sole mi raccontava i segni della contemplazione e questo amore sarà la mia salvezza o la mia partenza…”. 

Forse c’era una volta una donna che restò abbracciata ad un uomo per lungo tempo e l’uomo le accarezzo i capelli e poi il viso e poi le loro labbra si sono recitati la vita. Forse? 
C’era una volta un uomo che rimase a guardare la luna e poi la luna raccolse il suo respiro e camminò tanto sino a raggiungere la donna dallo sguardo d’Oriente. 
Una volta raggiunta le regalò il respiro dell’uomo che aveva baciato le sue labbra e accarezzato i suoi capelli. 
Da quel giorno non c’è più il forse e neppure il c’era una volta…
Quella  donna è forse un misterioso cammino nel suo mistero e quell’uomo forse dialoga ancora con la luna…

(Da una Leggenda Armena reinterpretata e curata da Pierfranco Bruni)

The Humbling, del Premio Oscar Levinson, con Al Pacino e Tre Tocchi, di Risi, a Capri il 1 gennaio 2015

CAPRI (NAPOLI) - Andrea Iervolino e Monika Bacardi sono arrivati a Capri per la 19^ edizione del Capri Hollywood. The International Film Festival per presentare i loro ultimi due progetti cinematografici: The Humbling e Tre Tocchi. Oggi l’isola campana di Capri attende l’arrivo dei produttori Andrea Iervolino e Monika Bacardi, che presenteranno ben due film prodotti e coprodotti da AMBI Pictures, le proiezioni sono previste il giorno 1 gennaio 2015, presso il Cinema Paradiso di Anacapri. Il primo The Humbling del regista Premio Oscar Barry Levinson, con protagonista assoluto Al Pacino, in uscita nel 2015 nei cinema italiani e Tre Tocchi del maestro Marco Risi, presentati rispettivamente alla Mostra del Cinema di Venezia e al Festival Internazionale del film di Roma quest’anno. 
Tra gli illustri ospiti di questa edizione, spiccano i nomi di David O. Russell, Matt Dillon, Timothy Spall e Brenda Blethyn. Con loro Mario Martone, Stefano Sollima, Luca Zingaretti, Moran Atias, Luisa Ranieri e tantissimi giovani incluso Ellar Coltrane, l’attore texano seguito per 12 anni dal regista Linklater per la realizzazione di "Boyhood".
E ancora Francesco De Gregori, Raphael Gualazzi, Cristiano De Andre, Club Dogo, Edoardo Bennato e Franco Ricciardi. Chairman dell’evento, il regista indiano Shekhar Kapur.
Andrea Iervolino commenta: “Partecipare al Capri Hollywood, evento ideato da Pascal Vicedomini e presentato da molti anni nell’incantevole cornice dell’isola di Capri, è davvero un grande onore e sempre un piacevole incontro con chi, come me, lavora da anni nel mondo del cinema. L’anno scorso ho avuto l’immenso piacere di essere premiato, affiancato dalla mia partner in affari Monika Bacardi, per la Miglior Produzione Cinematografica con AMBI Pictures. Sono convinto che anche quest’anno sarà un’altra indimenticabile fine dell’anno”. Continua Monika Bacardi: “Sono davvero entusiasta che due film come The Humbling e Tre Tocchi siano proiettati durante questo evento. Sono stati entrambi presentati a due dei più importanti festival del cinema italiani, come Venezia e Roma e fortunatamente sono stati anche accolti con fragorosi applausi e tanta buona critica. Poi la fortuna di aver collaborato con mostri sacri del cinema nazionale e internazionale mi rende molto fiera e mi da il giusto slancio per continuare ad andare avanti e puntare sempre più su questa meravigliosa forma d’arte che è il cinema”.

CAPRI HOLLYWOOD – THE INTERNATIONAL FILM FESTIVAL
La grande festa del cinema internazionale che, sin dal 1995, coinvolge nel cuore dell'inverno sull’Isola Azzurra il gotha del grande schermo, inaugurando la stagione degli Awards. 
Giunto alla diciannovesima edizione, l’evento, ideato da Pascal Vicedomini, è prodotto con il sostegno del Ministero per i Beni e per le Attività Culturali e Turismo (Dg Cinema), della Regione Campania (Assessorato Turismo e Beni Culturali) e l'Unione Europea e con il patrocinio dell’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza per il progetto "Capri Social Project 2014". Un'attività speciale che aggiunge ai contenuti artistici, la promozione dei valori della pace e della solidarietà e soprattutto il rispetto dei Diritti Umani. Altre tematiche alla ribalta dei Simposio culturale e industriale che si affianca alla proiezioni, la produzione in Italia col nuovo sistema di Tax Credit, le potenzialità espressive per cinema e tv garantite dai New Media.

Epifania con La Tosse in Famiglia, rassegna di spettacoli dedicati ai ragazzi del Teatro della Tosse di Genova

GENOVA - Il giorno dell’Epifania appuntamento con La Tosse in Famiglia, la rassegna di spettacoli dedicati ai ragazzi del Teatro della Tosse. Alle ore 16 andrà in scena Raperonzola, lo spettacolo tratto dalla famosa fiaba dei fratelli Grimm, che sarà preceduta alle ore 15 dall’incursione della Befana con un sacco pieno di dolci e carbone. La storia di Raperonzola che raccontiamo ha origini antiche (le prime forme risalgono al 1600) e, come spesso accade, si è diffusa in tutta Europa con alcune variazioni, ma i personaggi e i luoghi sono rimasti gli stessi.
Anche la Disney nel 2010 ha tratto un film campione d’incassi, tratto da questa storia: Rapunzel, l’intreccio della torre. Lo scrittore italiano Cesare Basile nel 1600 scrisse PETROSINELLA, Italo Calvino ripropose nella raccolta fiabe italiane PREZZEMOLINA e in Germania i Fratelli Grimm scrivono RAPERONZOLO. Ed è proprio da questa versione che siamo partiti a realizzare uno spettacolo frizzante e ricco di comicità. Uno spettacolo dedicato alla figura femminile, alle madri, alle figlie e alle … orche! RAPERONZOLA è l'avventura di una fanciulla dalle lunghe trecce e di un'orca che la tiene prigioniera in una torre, ma arriverà un principe che la libererà. Su questa semplice trama abbiamo realizzato uno sviluppo scenografico magico agli occhi di chi guarda. Dentro ad una specie di “torre di Babele” che gira su se stessa, ispirata alle sculture dell'artista trentino Pietro Weber, si svolge tutta la storia. I protagonisti sono grandi pupazzi mossi a vista dal narratore che convive con loro: raccontando, litigando e muovendo tutto in una armonia di suoni e rumori che caratterizzano i vari stati d'animo.
E' uno spettacolo comico e poetico che promuove una riflessione: la vita è un ciclo continuo dove ne finisce uno comincia l'altro. 

Dal 7 al 13 gennaio, ore 20.30
Domenica ore 18.30
Dopodichè stasera mi butto
di e con
Enrico Pittaluga Graziano Sirressi Alessandro Bruni Ocaña Luca Mammoli
regia
Riccardo Pippa

Spettacolo vincitore del concorso GIOVANI REALTA' DEL TEATRO 2013
Menzione speciale della giuria al premio SCINTILLE 2013 di asti teatro 35
Menzione speciale della giuria al premio nazionale INTRANSITO – teatro Akropolis 2013

“Siamo una generazione precaria, mutevole e senza un'etichetta giusta.
Non siamo catalogabili.
Ci rappresentiamo perché non ci rappresentano.
Viviamo un mondo che non contempla ancora il nostro modo di vivere e la nuova società.
Viviamo il disagio di essere una generazione di mezzo, non più figli ma non ancora padri.

Siamo gli eterni giovani, non più abbastanza giovani da godere degli sconti su trasporti, musei e cinema, ma ancora troppo giovani per essere presi sul serio.
Non abbiamo più la paghetta ma non ci danno ancora lo stipendio.

Dal 7 al 13 gennaio arriva al Cantiere Campana lo spettacolo: Dopodichè stasera mi butto di Genarazione Disagio, cinica e dissacrante analisi della società contemporanea.
Lo spettacolo Dopodichè stasera mi butto è un cinico e spassoso gioco dell'oca che mira all'annullamento.
Le tematiche di disagio generazionale, crisi e voglia di cambiamento vengono trattate con un gioco di ribaltamento paradossale, invece di risolvere i problemi o lottare per un mondo migliore il pubblico viene invitato a scaricare tutti i suoi problemi su un attore che è un giocatore-pedina e che si contenderà con gli altri la possibilità di arrivare per primo alla casella finale: quella del suicidio. Varie prove e imprevisti faranno avanzare o indietreggiare i personaggi su un tabellone, anche grazie all'aiuto del pubblico dal vivo.
“Lo sappiamo che la vita è dura, che c'è crisi, che c'è lo spread. E allora? Dopodichè? Cosa vogliamo fare? Un nuovo partito che entra in Parlamento?!? La rivoluzione? Morire per difendere un albero in Turchia? No!
E allora cosa ci rimane? Il suicidio?
Si! Ma per ridere!
Gioca anche tu a Dopodiché: riversa i tuoi problemi su un personaggio del gioco e portalo al suicidio. I tuoi problemi moriranno con lui e la mattina dopo il tuo quotidiano cucchiaino di merda sarà più dolce. Dopodiché: l'emozione di vincere, perdendo la vita!”

CHI É  GENERAZIONE DISAGIO?
GENERAZIONE DISAGIO è un contenitore da cui partono molti progetti artistici.
Si prefigge di essere aperto e sociale, popolare e inclusivo. Il minimo comune denominatore di GD è l'appartenenza a una generazione di mezzo, che non è rappresentata. GD è un nuovo collettivo, una identità allargata, una classe sociale nell'era dell'annullamento delle classi sociali. A partire da una condizione comune: l'avere fatto del disagio la nostra condizione abituale. GD vuole creare prodotti artistici e poetici che parlino della nostra generazione, dei nostri sogni, della nostra condizione e della nostra volontà e mira a prendere la parola con diversi progetti in più spazi diversi contemporaneamente : teatri, spazi urbani, stazioni delle metro, bar, centri sociali.
L'evento artistico non è il solo modo di agire del collettivo, che mira anche ad interrogarsi su questioni di politica sociale. Uomini e donne, artisti in vari campi, con il sogno di un'Italia migliore. Ecco chi è GD. E' una voce che gratta l'orecchio di chi la sente e pone domande, problemi ma propone anche soluzioni. GD parla con la gente e porta la sua arte sui muri dei luoghi dove va. Entra nei bar, beve un bicchiere assieme al suo pubblico, racconta una storia e alla fine di uno spettacolo teatrale offre una fetta di torta o un bicchiere di vino a chi è venuto ad ascoltare una storia. GD è una mamma che ci accetta tutti per quello che siamo, e cerca di far andare bene avanti la famiglia. GD mira a togliere la barriera che divide l'arte dalla vita. È arte che parla della vita.

Sedici i borghi lucani scelti per ospitare Basilicata Gospel Festival, manifestazione de "Il Circo dell'Arte"

VENOSA (POTENZA) - Basilicata Gospel Festival: in corso la terza edizione. Sedici i borghi lucani scelti per ospitare la manifestazione dedicata alla musica gospel. Toccherà in totale sedici comuni lucani, fino al prossimo 5 gennaio, la terza edizione del Basilicata Gospel Festival, la rassegna di concerti organizzata dall’associazione culturale “Il Circo dell’Arte” di Venosa, in svolgimento dallo scorso 18 dicembre in alcuni dei borghi più belli della Basilicata. Un grande evento che porta l’energia e le migliori voci della musica gospel internazionale negli splendidi scenari lucani, il Basilicata Gospel Festival, sotto la direzione artistica di Pasquale Cappiello, si propone di favorire la crescita culturale della comunità e di contribuire alla promozione del turismo anche durante il periodo invernale, portando la gioia e la spiritualità che solo la musica gospel sa trasmettere in alcuni importanti luoghi sacri del territorio.

La musica gospel, che affonda le sue radici nei canti degli schiavi di colore impiegati nei campi di cotone del Sud degli Stati Uniti, mescola i suoni e i ritmi africani con le melodie dei canti ecclesiastici protestanti e con la musica profana suonata nei cabaret a partire dagli anni Venti del Novecento. Il termine gospel deriva dalle parole “God” e “Spell” ed è traducibile come “Parola di Dio” o “Vangelo”. Dopo essersi affermato in America come musica religiosa, il gospel si è diffuso e consolidato anche in Europa come testimonianza tipica della cultura afro-americana ed espressione corale di un popolo che fonda la sua speranza di riscatto nel Vangelo. 
Il cartellone di questa nuova edizione del Basilicata Gospel Festival presenta dodici date, sedici concerti e tre gruppi gospel internazionali come ospiti. Dalla Georgia, negli Stati Uniti, proviene il quintetto dei Divinity, che vede la presenza al suo interno della grande interprete Marsha Wilson, membro del prestigioso Gospel Music Workshop of America. Una formazione di autentici professionisti, che vantano collaborazioni discografiche e partecipazioni a tournée con importanti nomi della scena musicale religiosa afro-americana. Le quattro potenti voci dei Divinity (tre femminili e una maschile), accompagnate dal pianoforte, presentano nei loro concerti i più famosi brani della tradizione gospel. Dalla Gran Bretagna arrivano invece le altre due formazioni: il sestetto United Gospel Kingdom e gli UP Mass Choir, gruppo fondato dal pastore Patrick George e formato da talentuosi artisti provenienti dal Sud dell’Inghilterra, con un repertorio che spazia dal gospel tradizionale a quello contemporaneo. 
Dopo le date già archiviate di Ruoti, Bella, Pescopagano, Castelgrande, Balvano, Picerno e Sant’Angelo Le Fratte, altri concerti, tutti ad ingresso gratuito, sono in programma a Banzi (28 dicembre), Sasso di Castalda (28 dicembre), Vietri di Potenza (28 dicembre), Muro Lucano (29 dicembre), Satriano di Lucania (30 dicembre), Maratea (2 gennaio), Savoia di Lucania (3 gennaio), Baragiano (4 gennaio) e Tito (5 gennaio). Un’occasione per vivere un’esperienza indimenticabile, fatta di divertimento e di spiritualità, capace di coinvolgere in un’esplosione di musica e gioia.

domenica 28 dicembre 2014

Pedra Francisca de La Valle. Di notte, nell’albeggiare delle stelle… Una donna tra il Rinascimento e il Barocco

de la valle
ROMA - Una donna tra il Rinascimento e il Barocco: Pedra Francisca de La Valle. Di notte, nell’albeggiare delle stelle… Lo sguardo. Gli occhi. Pedra Francisca de La Valle. Recita con lo sguardo. Con gli occhi.  Poetessa nata  probabilmente a Siviglia nel 1555 o 1556. Non si hanno precise notizie sulla data di morte, ma i suoi versi, siamo a conoscenza soltanto di 21 poesie tradotte in italiano dallo spagnolo, tra il semi – sonetto e un verseggiare libero, portano come data ultima il 1629. Muore, dunque, a 74 anni. Dall’ultima sua poesia, datata, appunto, 30 ottobre del 1629, si evince una scrittura molto ferma il cui contenuto ha richiami di una tragica malinconia, tanto da far supporre che Pedra Francisca de La Valle si sia tolta la vita contemplando il mare Jonio. Sullo Jonio visse i suoi ultimi anni.

Ci sono elementi che rimandano ai luoghi geografici della Magna Grecia e al mare Greco Le sue notizie, dopo numerose ricerche, sono molto scarse. 
Ci è pervenuta soltanto questa minima raccolta, la cui parola, comunque, poeticamente ha un senso. Ha un titolo che è ripreso da una sua poesia: “A ritornar non posso”.
Il tempo, l’amore, il tentativo di interpretare il mistero sono tre aspetti che si trovano spesso nei suoi testi. Aspetti significativi che si legano ad una costante che è il mare. 
Pare che la poetessa abbia lasciato all’età di 15 anni Siviglia e abbia abitato, con i genitori, una piccola casa nelle campagne di Todi, in Umbria. 
Qui, profondamente legata alla santità di San Francesco d’Assisi, dedica al Santo più di una poesia. Alcuni suoi versi fanno ascoltare l’eco di Jacopone da Todi e la speranza è un battello che accompagna la poetessa sino alla fine anche se il sentimento di morte si lega fortemente a quello dell’amore.
Dopo Todi pare che abbia visitato la Calabria e sia stata anche in Puglia, fermandosi per alcuni anni nei pressi di Metaponto. In queste terre ha consumato gli ultimi anni della sua vita. La dimensione dell’amore è punto centrale nella sua poesia. Da un amore in cui la sensualità è ben marcata, si passa ad un amore contemplante, in cui la preghiera ha una forza spirituale notevole. 
La spiritualità è tutto, sembra dirci Pedra Francisca. Nella spiritualità si può vivere la bellezza. Ciò che è assente, rispetto ad un inizio “francescano” sono gli elementi della natura, il dialogare con la natura, il rapportarsi con le “creature” e il suo cantico, perché, in fondo di cantico si tratta, hanno sia una carnalità sofferta, ovvero una fisicità, sia una ricerca interiore che trova nella luce della metafisica una chiave di lettura importante. 
È una poetessa che si è formata in un clima metà rinascimentale ma è una visione di un Rinascimento che dialoga, storicamente e culturalmente, con il Barocco. Da questo punto di vista è una poetessa che sembra anticipare anche modelli che saranno foscoliani e religiosamente annuncianti quella “Grazia” che sarà successivamente di Manzoni. È naturale che conoscesse il linguaggio e la poesia di Dante Alighieri e dei poeti provenzali. 
D’altronde, il Rinascimento dovrà fare i conti con il tardo Medioevo per determinare un passaggio fondamentale che è quello linguistico. Pedra Francisca de La Valle è una poetessa nel mistero di una biografia e tutto ciò che si può dire, soprattutto oggi, è ricavabile dalle 21 poesie più tre versi, di cui siamo in possesso. 
Il poeta vive oltre la sua storia ed è come se non avesse bisogno di una sua storia, ovvero di una biografia. Così è. E se è così non ci resta che leggere i suoi testi e cercare, è sempre un tentativo, di penetrare quelle sue parole che hanno un senso certamente, ma sono solo le sue parole che recitano la sua vita e da questa recita si ha bisogno della fantasia per percorrere un cammino dentro il suo vissuto. In fondo a ritornar non posso senza lo sguardo che vive gli occhi…


POESIE DI PEDRA FRANCISCA DE LA VALLE (INEDITE)
Le poesie sono datate 1599 – 1629)  
A ritornar non posso
A CURA DI PIERFRANCO BRUNI

Lo sguardo…

Lo sguardo. Gli occhi.
Non raccogliere i miei sguardi.
Li custodisco nei  miei occhi…

Albeggiare di notte

Di notte, nell’albeggiare delle stelle
Mi sovviene lo sguardo tuo,
Come arcano,
Nel pianto delle ombre.

Se or ti vedo,
Maestoso come mare,
Le onde tue
Hanno tempeste.

Perché giammai
Trafiggermi dovresti?
Se il cor mio è in te perseverante?
Altro silenzio,
Io cercarti nell’assenza tua
Per amarti.

Nella sabbia della preghiera

Religiosa e stanca
Nel tempo,
Mio Francesco, Santo d’Assisi,
A raccontarti mio destino,

Sul colle,
Al vento della Croce,
Maddalena tocca,
Con lo sguardo di Cristo, il mio sguardo.

Ma giammai,
Sulle mie mani,
Nasconderò
Rovi di sangue.

Ho solo Grazia
Per la cenere dei sepolcri
Nella sabbia della preghiera.

La solitudine mi custodisco

Se le terre, nei mari fluttuanti,
Hanno scavato
Il mio pentimento
la solitudine mi custodisco.

Per reggere il legno
Ho visto il vento
Incontro pesarmi,
Con i suoi passi.

Ho il viaggiare negli occhi,
Se gli occhi
Ascolteranno.

Tanto pare,
Nelle acque fresche,
il tuo volto.

Mi obbligherò alle partenze

Stelle sul Mare dei Greci,
Jonio veder la mia morte,
Come luna,
Senza la sera.

Mi appiglio ai fulmini
Del vento,
come speranza
di speranza apparir non so.

Se di speranza
Io non raccoglierò il ritorno,
Mi obbligherò alla partenza.

Di venti il ricordo io abito

Più non dovrò raccontar l’isola
Dove io non sono nata.
Ma di nascer in terra
Di venti il ricordo io abito.

Perché mai dovrei
Accogliere le lune che in ciel
Sollevan pensieri miei
Come spade di pietra.

Il tempo è altro
Se a contar le ore
Io non finirò
Ma la mia morte ha un silenzio ancora.

Su queste rive di acque Greche

Mio Santo,
A parer del mio pregare,
consumato ho
le membra tutte.

Ma su queste rive,
Di acque Greche,
Io perduto non ho
Il pianto mio misero.

Di solitudini le mie notti

Erbe al vento volteggiate,
Come foglie
Di autunno,
Appassite ormai.

Io mistero non ho,
Ma di solitudine
Le mie notti
Hanno il pianto.

Dal Greco mar

Dal Greco mar
A scorgere colonne
Di profughi acerbi
Io ho veduto.

Come uomini
Nel navigar
Ho costeggiato il destino mio
Con gli occhi dei lamenti.

Udite il mio pianto

Genti,
Che udite il pianto mio,
A raccontar il mio destino
Non posso.

A pregare
Lo strazio degli inferi,
Per morir d’amore,
Come in esilio ho pianto.

Ho strappato un Padre nostro

Sulla soglia
Il tempo non mi ha risposto,
E perché
Rispondermi dovrebbe?

Io sospesa,
come argilla senza acqua,
a raccogliere memorie,
ho strappato un Padre nostro.

Tra l’Orto degli Ulivi

A dir di pietà
La Grazia mi sostiene,
Ma  a voler pregare Dio mio
Io son degna?

Misericordia io dissi,
Al tempo che ho tra le rughe delle mani,
Per porgerti Dio mio
Il mio silenzio.

A dir di pietà
Io ritrovarmi nei luoghi della pena non posso,
Come luna spezzata
Tra l’Orto degli Ulivi.

Lo spazio di una lacrima

Per pregare
Io ho dono nel cantico del miserere,
Ma giammai dovrei custodire
Lo spazio di una lacrima.

Come stella caduta,
Io ho riflessi ceduti
Alle genuflessi onde
Di acque che recidono il giorno.

Se il silenzio è una parola sola

Ad amore e morte
Ho dato la vita mia.
Sulle rive d’orizzonti
La pietà ha i chiodi.

Di Cristo mi raggela la misericordia.
Io che di misericordia ho smarrito l’altare.
Di infedeltà ho taciuto  il mio correre
Or ora che il silenzio è una parola sola.

Se ad esilio son destinata

Novi sogni
In primavere di mare,
Io leggo
Per le distanze dei miei esili.

Ma se ad esilio son destinata,
Devo pur cancellare il suono del martello
Nelle notti di veglia riconduco
A te la mia anima.

Nel sonno dissipato

A morir io penso
Nel sonno dissipato
Dall’alba che ha le stelle, ad una ad una,
Come pioggia sullo Jonio.

Ogni nebbia ha il suo parziale perdono,
Ma se di perdono ho nel buio le voci,
Al silenzio mi inchino
Per le solitudini che restituisco.

A ritornar non posso

Camminar io devo
Per ogni dove,
Ché stringe d’attesa
Amor mio diletto.

A ritornar non posso,
E non devo,
Ma a cercare io domando
Se d’amor io vivo d’amor io mi muoro.

Il volto tuo risorto

Oh mio diletto
Se per cortesia io parola non ti rivolgo,
Ozio non ti domando
Per amor che mi duole.

Se per troppo amore
Mi duole il petto
La speranza mia
È il volto tuo risorto.

Nello splendore tuo

Splendea di te la bellezza tua,
Con assorto animo
Giungesti
Al cor mio.

Ma di troppo mio indugio
Io pagai le ferite,
Pur nello splendore tuo
Che di tenerezza ha condito.

Io amor domandai

Con ardore
Io amor domandai,
Senza intendimento alcuno
Mio Dio ti amai.

Per la pietà che colsi,
Nel  triste abbandono,
Io mi fermai con la solitudine mia
Nel distante camminar.

Il mio pensar nella bellezza

A te solo rivolsi il mio mar.
Il mio pensar nella bellezza
Colse i miei occhi
Negli occhi tuoi di lontananze.

Di te rimembrar io posso
Il fuoco della vita tua
Che di tanto lustro
S’animò mia vita.

D’amor io sento

Se misera è mia vita
A pregarti io documento.
E se parole non ho
Le mani mie sono a raccogliere lo sangue tuo.

D’amor io sento
Nel carezzare lo corpo tuo,
Come di bianco le nuvole vaganti,
Pietate nell’abbraccio delle isole mie,
Io di virtù ho pazienze nell’amor tuo.

Linguaggi musicali: modelli etnici, espressione non solo pedagogicamente da considerarsi culturalmente. Anche esistenziali

etnie e linguaggi
ROMA - In un tempo senza radicamenti i linguaggi etnici sono appartenenza. Le etnie e i linguaggi musicali. Un legame importante per cercare di comprendere i processi culturali che le minoranze storiche vivono in un intreccio in cui identità, nella contemporaneità, ed eredità, in una dimensione metafisicamente scavata nella tradizione, rappresentano la coscienza di un popolo che si definisce nella permanenza della storia delle civiltà. I linguaggi musicali sono modelli etnici e come tali sono una espressione non solo pedagogicamente da considerarsi sul piano culturale, bensì anche esistenziali. 
Comunque la griglia culturale ed esistenziale necessita di un valore di fondo che è quello dato dalla tradizione. Un’etnia si regge su un tessuto fortemente radicato nella visione di una tradizione che diventa espressione di un senso e di una tradizione attraverso modelli antropologici ed elementi linguistici. 
Una tematica  che è parte integrante di quella lettura comparata tra l’identità di un popolo e l’eredità che una civiltà incamera nell’intreccio tra valore e disvalore dei linguaggi.

Una koiné è sempre un linguaggio che rende una etnia radicamento. Se una etnia non avesse un suo preciso radicamento non avrebbe una sua antropologia dell’esistenza. Va considerata esistenza e come tale resta uno scavo sia nel territorio, che è geografia fisica dei luoghi, sia nella testimonianza metafisica, che è una geopolitica nella coscienza dei popoli. 
I linguaggi etnici, proprio da questo punto di vista, si incontrano con le lingue e le lingue sono una vera “struttura” di una comunicazione che è chiave di lettura di una articolata contaminazione. Le etnie vivono, sostanzialmente, di contaminazioni. 
Bisogna fare in modo che pur restando tali, in senso positivo, si definiscono in un confronto tra ciò che chiamiamo cultura e ciò che definiamo civiltà. Ma tra le minoranze linguistiche, non solo storiche ma di quelle storiche occorre parlare, e la metafisica delle etnie il raccordo resta fondamentale. 
Così i linguaggi sono sempre linguaggi articolati e comparati. In fondo una etnia ha la sua profondità antropologica dalla quale cultura, popoli e civiltà sono una ontologia dell’esistere. Partendo da qui la geografia è una filosofia del dialogo e della conoscenza. In virtù di ciò è la solitudine di una comunità che la rende straniera, mentre i linguaggi occupano lo spazio della estraneità. 
Si è stranieri se si è distanti. Una comunità etnica che assorbe il concetto della distanza corre il rischio dello sradicamento. Invece bisogna considerare una etnia sempre un radicamento reale, quindi storico, ma anche un radicamento, appunto, metafisico. 
I linguaggi sono comunicazione. Ovvero sono partecipazione. In un tempo in cui lo sradicamento coinvolge tutti e tutto, il senso dell’appartenenza diventa un obiettivo nella “religione” dei linguaggi. Il linguaggio resta un suono. Il suono è un sentire, un avvertire, un ascoltare. Ma è anche una lingua. 
La lingua parla. Parlare con se stessi, ma il se stesso non è una interpretazione. È un essere che non si serve di fattori fenomenologici, ma esistenziali. Proprio per questo i linguaggi recuperano la tradizione e portano sulla scena una eredità. 
La parola – suono è il suono nel linguaggio. 
Una etnia si base anche su questi riferimenti.

Lady Tabata eroina rock di un fumetto d'avventura, Barbara Delmastro Meoni con le donne - FOTOGRAFIE

MILANO - Barbara Delmastro Meoni, nota al grande pubblico come Lady Tabata, icona del divertimento notturno italiano, proprietaria ed animatrice di alcuni club più esclusivi d’Italia, è protagonista del nuovo fumetto Lady Tabata, online dal 27 dicembre 2014 sulla piattaforma dedicata ai fumetti afnews.info e sulle pagine social di Lady Tabata. Disegnato da Elena Bia, il fumetto è stato ideato da un art director d’eccezione, Nico Vassallo di Anonima Fumetti, che ha scritto anche la sceneggiatura. Protagonista induscussa, Lady Tabata, una “imprenditrice della notte”, intraprendente fino alla trasgressione, assolutamente sensuale e dal grande talento artistico, sempre impegnata nella difesa delle sue “protette”.
Infatti - ancora nel comunicato stampa -, oltre a gestire discoteche e locali alla moda ed esibirsi come cantante, dj e attrice, l’eroina fronteggia con coraggio vari antagonisti, dai tratti mostruosi, per proteggere tutte le donne che le confessano di subire sopraffazioni, violenze e delitti. Come tutti i supereroi la protagonista ha un superpotere che le permette sempre di uscire vincente: riesce a fermare il tempo con un’innocente boccetta di profumo, con la quale incanta i suoi avversari, che in pochi minuti si trovano messi fuorigioco dall’affascinante icona della notte. In ogni avventura, sempre accanto a lei, l’inseparabile compagno, un cagnolino nero e giallo, molto pigro, che commenta in controcampo, con citazioni di Oscar Wilde, quello che gli accade attorno.
Il fumetto presentato ufficialmente il 27 dicembre 2014 con un grande party al Tabata Sestriere. Per seguire le avventure di Lady Tabata e del suo fido compagno, nel mondo della notte, tra glamour, seduzione, mistero e antri tenebrosi, basterà cliccare gratuitamente su afnews.info, la più importante agenzia giornalistica italiana specializzata in fumetti, e sui siti e pagine social di Lady Tabata, oltre che sul sito dell’Associazione Anonimafumetti.org.







sabato 27 dicembre 2014

Jesus Christ Superstar in scena al Paladozza per i 40 anni del film e dei 20 dalla rielaborazione di Massimo Romeo Piparo

bologna
BOLOGNA - La più grande opera rock di tutti i tempi, Jesus Christ Superstar, verrà messa in scena al Paladozza dal 30 dicembre al 1 gennaio, in occasione dei quarant'anni del film e dei venti dalla rielaborazione italiana di Massimo Romeo Piparo. Nella versione originale di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, lo spettacolo firmato da Massimo Romeo Piparo, è rappresentato in Europa con un attore d'eccezione Ted Neeley, che come nello storico successo cinematografico del 1973 di Norman Jewison interpreta Gesù. In scena con Ted Neeley, nomi affermati del musical italiano come Feysal Bonciani, classe 1990, il quale è stato scelto da Massimo Romeo Piparo e da Ted Neeley tra oltre cinquecento candidati arrivati da tutta Italia per le audizioni dello spettacolo. 
Sul palco anche l’Orchestra dal vivo di 12 elementi diretta dal Maestro Emanuele Friello, l’ensemble di 24 tra acrobati, trampolieri, mangiafuoco e ballerini coreografati da Roberto Croce, le scenografie di Giancarlo Muselli elaborate da Teresa Caruso e i costumi di Cecilia Betona.

Jesus Christ Superstar, il capolavoro di Andrew Lloyd Webber e Tim Rice, è ormai passato alla storia come uno dei Musical più famosi e amati di tutti i tempi. La versione italiana in lingua originale firmata da Massimo Romeo Piparo, autore e regista celebrato all’estero per il suo straordinario stile innovativo, compie 20 anni e vanta ormai numerosi record e grandi numeri: tre diverse edizioni prima di questa, 11 anni consecutivi in cartellone nei Teatri italiani dal 1995 al 2006, oltre 1.000.000 di spettatori, più di 100 artisti che si sono alternati nel cast,19 regioni e più di 1.000 rappresentazioni in 84 città italiane. 
Al termine della recita di mercoledì 31 dicembre, è previsto un brindisi di auguri con gli attori.
“Non cercate di trovare segni in questa messinscena, né confronti con epoche, fasi storiche: c'è l'eterno, intramontabile senso di angoscia per un’umanità che da sempre elegge i propri messia per poi mandarli al martirio, crea i propri miti per poi distruggerli, professa la propria ideologia per prontamente rinnegarla” dichiara Massimo Romeo Piparo

AL PALADOZZA
DA MARTEDÌ 30 DICEMBRE A GIOVEDÌ 1 GENNAIO
martedì ore 21.00, mercoledì ore 21.15, giovedì ore 16.30
Peep Arrow Entertainment presenta
TED NEELEY in
JESUS CHRIST SUPERSTAR
l’evento teatrale dell’anno organizzato dal Teatro EuropAuditorium
di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber
con Ted Neeley, Feysal Bonciani, Paride Acacia, Simona Distefano, Emiliano Geppetti, Francesco Mastroianni, Claudio Compagno e Salvador Axel Torrisi
direzione musicale Emanuele Friello
coreografie Roberto Croce
costumi Cecilia Betona
scene Giancarlo Muselli e Teresa Caruso
luci Umile Vainieri
suono Luca Finotti e Alfonso Barbiero
regia Massimo Romeo Piparo

A Dobbiaco seconda tappa di Spiewak Alps Icon Tour. House of Spiewak nelle più importanti località sciistiche

DOBBIACO (BOLZANO) - Franz Kraler e il Museo itinerante firmato Spiewak. Dal 29 al 31 dicembre 2014, Il multibrand store Franz kraler di Dobbiaco ospiterà la seconda tappa del SPIEWAK ALPS ICON TOUR. Si tratta di un tour che porterà un’unità mobile, l’ HOUSE OF SPIEWAK, nelle più importanti località sciistiche delle Alpi durante il periodo invernale. Parcheggiato di fronte alle 50 vetrine del celebre castello della moda di Franz Kraler a Dobbiaco, l’airstream, la classica roulotte in alluminio made in Usa, ospiterà una mostra legata al mito tutto americano del viaggio on the road.
Attraverso foto storiche e capi d’archivio del brand di outwear d’ispirazione militare nato nel 1904, si ripercorrerà, come in un vero e proprio museo itinerante, la storia americana del secolo scorso E’ il 1904 quando Isaac Spiewak inaugura a Williamsburg la propria bottega specializzata nella confezione di montoni smanicati per i lavoratori portuali di Brooklyn. Oggi, la realtà fondata da Isaac che ha come punto di partenza la classe lavoratrice di Brooklyn, continua a realizzare capi considerati vere e proprie icone dell’abbigliamento funzionale. Scelto per generazioni dai soldati della Prima e della Seconda Guerra, dalla polizia, dai pompieri e dagli operatori del primo soccorso, Spiewak abbraccia il proprio passato ma, allo stesso tempo, si rivolge al futuro.


Ogni mattina verrà allestito un campo base a ridosso delle piste, che si sposterà nel pomeriggio all’esterno del fashion multibrand store.
Lo spazio esterno, costruito come una veranda e ispirato al concetto di accampamento militare, ospiterà dunque un après-ski a base di American food: hamburgers, hot dogs & beers. L’unità mobile ,riprendendo il tema del percorso esplorativo già intrapreso in occasione delle Olimpiadi invernali del 1980, si farà dunque portatrice di diversi contenuti tematici ed emozionali legati alle radici e al lifestyle del brand in un punto nevralgico, dove sarà possibile ritrovare il potential consumer del brand stesso, appassionato di sport e viaggi.

"La bella addormentata" a Napoli. Intuizioni giuste, attualizzata un’antica fiaba e resa avvincente storia dei giorni nostri

napoli bellini
NAPOLI - Finalmente un po’ di danza in Campania, dove i titoli di balletti nei cartelloni teatrali vengono raramente inseriti (se pensiamo ai teatri casertani, allora si può dire che vengono accuratamente evitati). Non è il caso del Bellini di Napoli, che fino al 28 dicembre ospita il Balletto del Sud di Fredy Franzutti, che porta in scena una delle sue produzioni di maggior successo: La bella addormentata. Tutti abbiamo in mente questa celebre fiaba nella versione di Charles Perrault. Ma prima ancora di Perrault, fu Giambattista Basile, nella raccolta “Lo cunto de li cunti”, a narrare di una principessa addormentata per un incantesimo nella parte meridionale dell’Italia. Da qui la bella idea di Franzutti, nativo della Puglia, di riportare nel Sud del Paese, per la precisione nel suo Salento, le disavventure della bella principessa Aurora.

Essere coreografo vuole dire avere, insieme con una sviluppata creatività, una buona dose di coraggio nel lasciare che questa creatività possa esprimersi, soprattutto quando questo implica il rivedere dei classici che paiono intoccabili. Non mancano né creatività né coraggio a Franzutti, che proprio per questo è uno dei coreografi più apprezzati. Con audacia ha elaborato una versione nuovissima, e forse per alcuni impensabile, de La bella addormentata. Come detto, la prima grande novità è rappresentata dall’ambientazione. A fare da sfondo alle vicende di Aurora non ci sono più castelli e boschi incantati e lontani, ma una terra che noi tutti conosciamo. Anche il tempo della storia è definito e non così remoto: siamo negli anni ’40, in pieno clima bellico. E’ proprio per evitare gli orrori della guerra che una nobile famiglia si trasferisce nel Sud dell’Italia. Ed è da questo punto che ha inizio l’intera narrazione. Dopo la nascita e il battesimo della piccola Aurora, che, altro colpo di scena, non è figlia di nessun re e nessuna regina, si svolge un rito propiziatorio. Per assicurare felicità alla bambina viene così chiamata una giovane zingara. Ma sentendosi spodestata del suo “lavoro”, la vecchia maga del paese si precipita a lanciare la sua maledizione. Passa il tempo, la guerra finisce e la piccola Aurora diventa una bella ragazza mediterranea, pronta a compiere sedici anni. Tra gli invitati alla sua festa si fa strada la maga, che le porge uno scrigno contenente un ragno. Ebbene, non è un fuso aguzzo ma il morso di una tarantola a condannare la fanciulla a morte. A salvarla ci penserà la zingarella Lilla, che tramuta il coma in sonno, e infine il bacio d’amore di un principe-antropologo, arrivato in quei posti perché interessato alle tradizioni popolari. Non c’è che dire, si tratta di una rivisitazione originale, moderna, che porta una ventata di freschezza non solo dal punto di vista drammaturgico ma anche coreografico, con l’inserimento di tanto in tanto di passi che con la danza classica non hanno nulla a che vedere, e che pure si amalgamano bene nell’intero tessuto narrativo. Divertente la Carabosse en travestì, che si aggiunge ad una serie di intuizioni giuste, che attualizzano un’antica fiaba rendendola un’avvincente storia dei giorni nostri. Questo il cast in scena al Bellini: i ruoli principali sono di Vittoria Pellegrino e Nuria Salado Fusté (Aurora), Alexander Yakovlev e Francesco Cafforio (Ernesto, l’antropologo), Andrea Sirianni (La Strega Carabosse), Chiara Mazzola (“Jargavan, la fata dei lilla”), Alessandro De Ceglia (il padre di Aurora, Roberto); gli uccellini blu sono interpretati da Martina Minniti e Nicola Lazzaro;  completano la compagnia Giulia Bresciani, Francesca Bruno, Federica Resta, Monica Verì, Amanda Mato, Nicola Lazzaro, Lorenzo Bernardi, Francesco Rovea, Angelo Egarese Jr, Eduardo Tixeira.

Il cibo in scena: banchetti e cuccagne a Napoli in età moderna. Alla Biblioteca Nazionale percorso bibliografico e iconografico

cibi borbone
NAPOLI - Il cibo in scena: Banchetti e cuccagne a Napoli in età moderna. Un evento associato a Expo 2015. Tra gli elementi costitutivi della festa il cibo ha sempre ricoperto un ruolo fondamentale. Se per la nobiltà venivano predisposti sontuosi banchetti e rinfreschi  nelle sale di Palazzo Reale e nelle dimore aristocratiche della città, per il popolo si allestivano cuccagne sempre più elaborate, progettate dagli architetti, costruzioni effimere che alternavano cibi veri con cibi finti per saziare con l’immaginazione la fame  della gente, provocando spesso incidenti  tra la folla che le assaltava per saccheggiarle. Attraverso le raccolte della Biblioteca Nazionale sarà possibile seguire un percorso bibliografico ed iconografico che alterna la raffigurazione dei banchetti a quella delle cuccagne con rare testimonianze manoscritte e a stampa che abbracciano il periodo che va dal viceregno spagnolo al  regno dei Borbone (secoli XVI-XVIII).

Informazioni Evento: Data Inizio: 01 luglio 2015 Data Fine: 15 settembre 2015 Costo del biglietto: libero Prenotazione:Nessuna Luogo: Napoli, Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III Napoli Orario: feriali ore 10-18,30 -sabato ore 10 - 13,30

venerdì 26 dicembre 2014

All'“Eugenio D’Attoma” di Bari la psyco-commedia “C’erano un colombiano, un russo e una bipolare” di e con Ileana Pepe

bari
BARI - Al Piccolo “C’erano un colombiano, un russo e una bipolare”. In questa nostra società capita spesso di voler cercare di sembrare diversi da quello che siamo realmente. In casi eccezionali, questi mutamenti provocano conseguenze dannose, che generano delle malattie. Tra queste vi è il “Disturbo Bipolare” caratterizzato da gravi alterazioni dell’umore, delle emozioni, dei pensieri e dei comportamenti. Sabato 27 e domenica 28 dicembre, rispettivamente alle ore 21 e alle 19, al Piccolo teatro di Bari “Eugenio D’Attoma” sarà replicata, per l’ultima volta all’interno del cartellone 2014/2015, l’esilarante psyco-commedia “C’erano un colombiano, un russo e una bipolare” di e con Ileana Pepe, insieme a Lorenzo D’Armento e Maurizio Della Villa.
“Lavoro nella riabilitazione psichiatrica – ha commentato l’autrice - quindi è stato un esorcizzare quello che faccio quotidianamente. Ovviamente affrontiamo tutto questo in una forma molto ironica, cercando di divertirci su questa complessità”.

Lo spettacolo parla di alcune vicende umane in un quotidiano un po’ complesso. Fuori dagli schemi le strambe vicende dei personaggi offrono una comicità nuova, che nasce dalla tradizione della commedia in vernacolo per approdare a quell’umorismo tagliente che cela, oltre il sorriso e la facezia, una riflessione sulle complessità del quotidiano.
“Il titolo è un assaggio di quello che saranno i personaggi, ovvero figure che non hanno una definizione univoca, ma che si intersecano tra di loro con varie sfaccettature e varie identità. Ci sono personaggi che si travestono, che rocambolescamente cercano di essere altro rispetto a sé e quindi uscire dalla loro umanità per essere più apprezzati dall’esterno”.
In questa esilarante commedia l’autrice, impegnata nella psichiatria, nella narrativa e nel teatro, attraverso il consueto lieto fine, molto divertente, cerca di far comprendere che la vera personalità è sempre quella più giusta da tirare fuori verso gli altri. Quindi nella sfaccettatura e nell’errore di mostrarsi altro rispetto a quello che si è veramente, si possa mostrare invece l’autenticità della propria identità.
“In passato ho partecipato a premi letterari di narrativa, vincendone uno, quindi ho sempre scritto racconti brevi o lunghi, ma mai per il teatro, sebbene lavori nel settore da più di dieci anni, come attrice. Poi Maurizio Della Villa, che in spettacoli di Cabaret presenta ‘il colombiano’ e ‘il russo’, due personaggi che fanno parte della sua personalità, in quanto è istrionico, mi ha chiesto di creare, una commedia nella quale ci fossero loro, ai quali voleva dare vita. Partendo da questi, mi è venuto facilmente l’intreccio”.

Vincenzo Spampinato e la Piccola Orchestra del Sole in concerto al Teatro Garibaldi di Modica

modica
MODICA (RAGUSA) - Domenica 4 gennaio 2014 alle ore 20.30 al Teatro Garibaldi (Corso Umberto I, 207) Vincenzo Spampinato e la Piccola Orchestra del Sole si esibiranno nello spettacolo musicale “Il canto antico delle stelle”. Il noto cantautore catanese, accompagnato da un ensemble d'archi, interpreterà tutte le più belle melodie del Natale, dai “classici” italiani ai brani stranieri fino alle canzoni in lingua siciliana, con arrangiamenti originali. Uno spettacolo dedicato alle famiglie, per ritrovare la magia della festa, il senso religioso e spirituale del Natale d'altri tempi, tra giochi di luce, elementi scenici e suggestioni musicali.
«Porteremo anche un camino – afferma il maestro Spampinato - con tanto di fuoco acceso, con arance e mandarini del Mediterraneo, tante luci per far sognare e i giochi di un laser per incantare gli occhi e il cuore del pubblico». «Uno spettacolo - continua - che è stato ideato e realizzato per tutti, per le famiglie, certamente con tanta musica ma anche con tanti effetti speciali e tante sorprese come alla fine una bianchissima, grande nevicata per un finale travolgente e pieno di allegria; un modo certamente unico per celebrare la festa, la ricorrenza più bella e sentita dell'anno».

Vincenzo Spampinato, cantautore, musicista e interprete, è presente sulla scena artistica sin dagli anni Settanta. Nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti del calibro di ViolaValentino, Riccardo Fogli, Fausto Leali, Milva, Matia Bazar, Lucio Dalla, Franco Battiato e altri. Lo spettacolo è organizzato dalla società cooperativa Olimpo.

Crotone. Centro storico bivacco per il popolo della notte, più somigliante a pecore che a giovani dotati di creatività

CROTONE - Sistema Carminati. Zone grigie di un potere che agisce eludendo qualsiasi regola del vivere civile. Vengono alla luce le connivenze di stampo mafioso che legano a doppio nodo istituzioni e criminali, abituati ad agire nell'ombra, passando sulla testa di una collettività costretta ad essere spettatrice di quanti ottengono favori perché amici degli amici. Metodi che a livello superiore trovano una loro ragion d'essere di quanto succede in periferia, dove i procacciatori d'affari vivono come amebe sullo sfruttamento delle regole.
Succede che Crotone, avamposto di frontiera del sud Italia, in questi giorni di festività, abbia scoperto quanto sia remunerativo  fare bagarre nel centro storico, distruggendolo a colpi di megawatt; quei vicoli sono violentati da un frastuono che li sbriciolerà, dove gli spiazzi davanti ai miseri bassi sono stati trasformati in discoteche e locali all'aperto.
Succede così che, dall'una di notte fino alle sei di mattina, chi abita disgraziatamente da queste parti debba rinunciare al sonno e soccombere difronte alle ragioni di chi si improvvisa imprenditore con il fiuto degli affari. Affari che prevedono la "mattanza dei tonni": ragazzi che rientrano dall'università ed altro non sanno fare che ubriacarsi in gruppo difronte a questi locali improvvisati, per distruggere ammalati, anziani e bambini che non hanno diritto nemmeno a lamentarsi. Certo è che per soldi ultimamente si fa di tutto. Un centro storico destinato a diventare bivacco per il popolo della notte più somigliante a un gregge di pecore piuttosto che a giovani dotati di creatività, i quali seguono le orme dell'ariete  andando  tutti in un'unica direzione. E le leggi per tutelarla la collettività dove stanno? Quelle vengono tranquillamente aggirate perchè in un periodo di crisi valgono più gli interessi dei pochi, piuttosto che le ragioni di quanti la notte vorrebbero dormire. Un inferno umano a cielo aperto. La notte si trasforma in un campo di battaglia dove c'è chi usa le armi del disturbo e chi non può nemmeno difendere le proprie orecchie. Ragion per cui di questo passo è inutile parlare di sistema Carminati o mafia se ad ogni arresto vengono potati i rami del malaffare ma in ogni posto d'Italia rimangono saldi al terreno le radici di un sistema corrosivo, lesivo dei diritti altrui dove più ti ribelli più ti riducono ad uno straccio da piedi, in quanto  le tue ragioni non coincidono con quelle della prepotenza e della malandrineria.